<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-8095194306208351106</id><updated>2012-01-07T15:29:16.087+01:00</updated><title type='text'>Il mondo del Belli</title><subtitle type='html'>ATTUALITA' DEI SONETTI ROMANESCHI - LA SATIRA - I PRETI, IL PAPA E LA CHIESA&lt;br&gt;I RITRATTI POPOLARI - IL PESSIMISMO - LA COMICITA' - IL SESSO - LE CURIOSITA'</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://mondodelbelli.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8095194306208351106/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://mondodelbelli.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>Nico Valerio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>43</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8095194306208351106.post-4641433538045918999</id><published>2011-11-22T22:13:00.001+01:00</published><updated>2011-12-04T16:31:11.734+01:00</updated><title type='text'>L’orologio. Ai tempi del Papa-re, quando le ore erano solo sei</title><content type='html'>&lt;p&gt;&lt;a href="http://lh3.ggpht.com/-e4Ve2RbeEK8/TswQh2STSDI/AAAAAAAADKw/kE3BfZ-2UDQ/s1600-h/Orologio%252520da%252520tasca%252520Andreas%252520Mahl%2525201710%252520chiuso%252520%252528a%252520cipolla%252529%25255B5%25255D.jpg"&gt;&lt;img style="border-right-width: 0px; margin: 5px 15px 0px 0px; display: inline; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px" title="Orologio da tasca Andreas Mahl 1710 chiuso (a cipolla)" border="0" alt="Orologio da tasca Andreas Mahl 1710 chiuso (a cipolla)" align="left" src="http://lh6.ggpht.com/-vFgKDv_yGyc/TswQiWbAWRI/AAAAAAAADK0/wcXZXrI1DBo/Orologio%252520da%252520tasca%252520Andreas%252520Mahl%2525201710%252520chiuso%252520%252528a%252520cipolla%252529_thumb%25255B3%25255D.jpg?imgmax=800" width="229" height="263" /&gt;&lt;/a&gt;Nulla è stato in passato più mutevole e opinabile del tentativo di scandire il tempo. Nonostante che l’orologio portatile, individuale, si fosse diffuso in tutt’Europa a partire dal Seicento, fino agli inizi dell’800 la stessa divisione in ore del quadrante di un orologio non era per niente una regola esatta. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Intanto, mancavano o erano rarissimi gli orologi meccanici pubblici. Nei Paesi più arretrati, come lo Stato pontificio, erano ancora visibili sulle mura esterne e nei cortili dei palazzi signorili le antiche e tradizionali meridiane, con un’assicella che proiettava l’ombra su una scala graduata a seconda delle stagioni. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Del resto, nei Paesi cattolici le autorità religiose facevano di tutto per imporre al posto dell’orologio della torre municipale, tipica dei Comuni liberi e dei Paesi liberali, la campana del campanile della chiesa parrocchiale.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Altrimenti le autorità religiose e i vecchi nobili, se avevano bisogno, molto di rado, di una sorta di cronometro “esatto” per un periodo da qualche minuto ad alcune ore (in questo caso rovesciandola più volte), usavano l’antichissima clessidra a sabbia, indispensabile anche per le misurazioni rituali e legali (assemblee, cerimonie, contratti ecc).&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="http://lh4.ggpht.com/-F3_o56oWMzI/TswQi5VsZII/AAAAAAAADK4/Y1jr0HfPQuk/s1600-h/Orologio%252520da%252520tasca%252520Andreas%252520Mahl%2525201710%252520aperto%252520%252528a%252520cipolla%252529%25255B6%25255D.jpg"&gt;&lt;img style="border-right-width: 0px; margin: 5px 10px 0px 0px; display: inline; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px" title="Orologio da tasca Andreas Mahl 1710 aperto (a cipolla)" border="0" alt="Orologio da tasca Andreas Mahl 1710 aperto (a cipolla)" align="left" src="http://lh5.ggpht.com/-MCNHoZasnC4/TswQjQ7nOmI/AAAAAAAADLA/vWlBkL7rFjU/Orologio%252520da%252520tasca%252520Andreas%252520Mahl%2525201710%252520aperto%252520%252528a%252520cipolla%252529_thumb%25255B4%25255D.jpg?imgmax=800" width="280" height="155" /&gt;&lt;/a&gt;Fatto sta che a Roma, solo pochi ricchi, purché fossero contemporaneamente modernisti, non avari, un po’ eccentrici ed esibizionisti, possedevano le grandi e rumorose pendole con scappamento a pesi, o addirittura un orologio personale da tasca. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Orologio che fino alla giovinezza del Belli, visto il conservatorismo o la povertà del poeta, poteva benissimo ancora essere uno di quelli grossi e spessi tipici del ‘700, a causa delle dimensioni del meccanismo interno. Meccanismo a cui si accedeva aprendo strati successivi (di qui, sia per gli strati, sia per la grossezza dello spessore, il nomignolo di “cipolla”). &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Questi vecchi “orioli” dovevano costare poco, ormai, verso la metà dell’800, tanto da essere caratteristici di vecchi avari o persone all’antica. Il Belli, così passatista in molte cose, diventa modernista riguardo agli orologi, e in un sonetto prende in giro un tradizionalista che usa ancora uno di questi apparecchi pesanti e ingombranti, oltreché imprecisi. Arnesi fatti apposta, si direbbe, per scivolare fuori dal taschino del gilet o dei pantaloni, e cadere dove meritavano, cioè,&amp;#160; nella puzzolente “seggetta”, il recipiente di ceramica del cesso. Tipica caduta comica belliana.    &lt;br /&gt;E questo accadeva ancora agli inizi del secolo “della scienza e della tecnica”, cioè il XIX.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="http://lh6.ggpht.com/-anU-LsgHHtI/TswQkASRQYI/AAAAAAAADLI/PGwAhMxeBQk/s1600-h/Orologio%252520da%252520carrozza%252520Robert%252520%252526%252520Courvoisier%2525201800%252520ca%252520%252528Museo%252520Naz%252520Sci%252520Tecn.%252520Milano%252529%25255B6%25255D.jpg"&gt;&lt;img style="border-right-width: 0px; margin: 0px; display: inline; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px" title="Orologio da carrozza Robert &amp;amp; Courvoisier 1800 ca (Museo Naz Sci Tecn. Milano)" border="0" alt="Orologio da carrozza Robert &amp;amp; Courvoisier 1800 ca (Museo Naz Sci Tecn. Milano)" align="right" src="http://lh6.ggpht.com/-xkRijnRd9dM/TswQkzi2XcI/AAAAAAAADLU/9WkDN0tLShc/Orologio%252520da%252520carrozza%252520Robert%252520%252526%252520Courvoisier%2525201800%252520ca%252520%252528Museo%252520Naz%252520Sci%252520Tecn.%252520Milano%252529_thumb%25255B4%25255D.jpg?imgmax=800" width="200" height="198" /&gt;&lt;/a&gt;Ma i contadini, così come i tanti tradizionalisti, per vendicarsi, andavano dicendo che l’orologio “non serviva a niente”, e che dovevano essere un po’ matti quei signori che per sapere che tempo faceva guardavano anziché in alto verso il cielo, in basso, in un apparecchio estratto dal taschino. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Marchingegno che al popolino, così come ai preti, doveva apparire misterioso e diabolico. A loro, invece, bastava guardare il sole, o ascoltare i rintocchi delle campane. Su quelle regolavano le semplici fasi della loro vita e perfino i lavori agricoli. Campane, però che cambiavano ritmo a seconda delle stagioni, se è vero che i rintocchi dell’Ave Maria, sul far della sera, potevano variare tra estate e inverno anche di più di un’ora.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Il Belli nei suoi sonetti ha un curioso e un po’ maniacale rapporto con l’orologio. Intanto nei suoi frequenti viaggi in diligenza avrà dovuto portarsene appresso uno da taschino, necessariamente, visto che nei suoi resoconti (vedi le sue Lettere a Cencia) è così pignolo sugli orari di viaggio, di arrivo e partenza, tra locande, stazioni di posta e dazi. Ecco, perciò, la foto di un grosso orologio “da carrozza”, coevo del Belli giovane, per metà rivestito in pelle, quindi protetto dagli urti del viaggio, ma anche adatto ad essere maneggiato dal freddolosissimo poeta nelle giornate d’inverno. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Sul poeta romanesco e gli orologi, pubblichiamo un articolo che abbiamo avuto l’onore di ricevere dal grande scrittore scientifico e futurologo Roberto Vacca, lo stesso poi pubblicato nel maggio 2007 sulla rivista &lt;em&gt;L’Orologio&lt;/em&gt;. Vacca – pochi lo sanno – registrò nel 1997 una sua conversazione sul “Progresso scientifico e tecnico nei sonetti di G.G.Belli” (con tanto di declamazione di 12 sonetti), ora raccolta in un disco cd che può essere richiesto all’autore. Complimenti all’amico Vacca.     &lt;br /&gt;&lt;font size="3"&gt;NICO VALERIO &lt;/font&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;font size="3"&gt;&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;OROLOGI IN CERTE POESIE CURIOSE: IL BELLI&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;font color="#0000ff"&gt;&lt;a href="http://lh5.ggpht.com/-YgmWX3EPDLc/TswUOVnrjcI/AAAAAAAADLg/n6RneMMb5Kg/s1600-h/Orologio%252520di%252520Isaac%252520Soret%252520%252528Ginevra%25252C%2525201770-80%252520ca%252529%25255B4%25255D.jpg"&gt;&lt;img style="border-right-width: 0px; margin: 0px 15px 0px 0px; display: inline; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px" title="Orologio di Isaac Soret (Ginevra, 1770-80 ca)" border="0" alt="Orologio di Isaac Soret (Ginevra, 1770-80 ca)" align="left" src="http://lh3.ggpht.com/-KYnp-Ai5l_E/TswUPItat0I/AAAAAAAADLk/NdEPA-b_Odw/Orologio%252520di%252520Isaac%252520Soret%252520%252528Ginevra%25252C%2525201770-80%252520ca%252529_thumb%25255B2%25255D.jpg?imgmax=800" width="234" height="240" /&gt;&lt;/a&gt; “Oh, Griste sante! Segnar quattro, sonar tiece e star fentitue!”       &lt;br /&gt;&lt;/font&gt;&lt;font size="3"&gt;(Oh, Cristo santo! Segna le quattro, suona le dieci, ma sono le 22!)&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Questa lamentela pronunciata con accento tedesco da uno svizzero del papa, fu registrata dal poeta Giuseppe Gioachino Belli nel 1846&amp;#160; a commento del suo sonetto del 22 ottobre, “L’orloggio”. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Per capirla bisogna sapere che fino a quell’anno il grande orologio del Palazzo Pontificio al Quirinale e quelli installati sui campanili romani avevano quadranti divisi solo in 6 ore invece che in dodici. Il primo giro finiva alle 6 del mattino – e la campana batteva sei colpi. Il secondo a mezzogiorno – dodici colpi. Il terzo alle 18 – sei colpi di nuovo - e, 4 ore dopo, mentre le lancette segnavano le 4, la campana batteva 10 colpi per le 10 di sera – che gli svizzeri contavano come le 22. Da qui l’esclamazione stupita della guardia svizzera: “Oh Cristo santo! L’orologio segna le quattro, la campana batte dieci colpi e sono le ventidue!”&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Pare che i quadranti con dodici ore fossero stati introdotti a Roma al tempo di Napoleone. Con la Restaurazione si era tornati a 6 ore, ma nell’autunno del 1846 papa Pio IX (Giovanni Mastai, incoronato il 21 giugno) stabilì di nuovo che i quadranti fossero organizzati all’astronomica – o alla francese – e i francesi venivano ancora chiamati giacobini. Il Belli fa parlare un popolano romano che rimpiange il sistema tradizionale e dice: &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;font color="#0000ff"&gt;……er zanto padre ha la corata      &lt;br /&gt;D’arimette l’orloggio a la francese       &lt;br /&gt;Un papa ammalappena ar quarto mese       &lt;br /&gt;Der papatico suo! Brutta fumata!       &lt;br /&gt;Disse bene er decan de Lambruschini       &lt;br /&gt;Ar decan de Mattei: “Semo futtuti       &lt;br /&gt;Qua torneno a regna’ li giacubbini!”       &lt;br /&gt;‘Sto sor Pio come voi che Dio l’ajuti       &lt;br /&gt;Quanno ce vie’ a imbroja’ per li su’ fini       &lt;br /&gt;Sino l’ore, li quarti e li minuti? &lt;/font&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;font size="3"&gt;&lt;em&gt;Versione&lt;/em&gt;. Il Santo Padre [Pio IX] ha il cuore (coraggio) di rimettere il quadrante degli orologi alla francese. Un papa a mala pena al quarto mese del suo papato! Che brutta fumata (elezione)! Disse bene il cameriere decano (anziano) del card. Lambruschini [che, particolare non secondario, aveva conteso l’elezione a Pio IX] al decano del card. Mattei: “Siamo rovinati, qua tornano a regnare i giacobini!” Questo signor Pio, come vuoi che Dio lo aiuti, quando ci viene a imbrogliare per i suoi scopi perfino sulle ore, i quarti e i minuti? &lt;/font&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Nei sonetti del Belli gli orologi appaiono spesso come oggetti rubati e il poeta non disapprova molto i ladri. Il 24 ottobre 1835 scrive: &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;font color="#0000ff"&gt;Perché quello va in chiesa la mattina      &lt;br /&gt;Rubanno qualche orloggio o fazzoletto       &lt;br /&gt;C’entra da staje a fa’ tanta marina?       &lt;br /&gt;Bisogna compatillo, poveretto.       &lt;br /&gt;Come dice er proverbio, sora Nina?       &lt;br /&gt;“Ama l’amico tuo cor su’ difetto” &lt;/font&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;font size="3"&gt;&lt;em&gt;Versione&lt;/em&gt;. Perché quell’uomo va in chiesa al mattino per rubare qualche orologio o fazzoletto, dobbiamo poi condannarlo duramente? Bisogna compatirlo, poveretto. Come dice il proverbio, signora Nina? “Ama il tuo amico col suo difetto”.&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Il Belli nomina anche gli orologi come sintomi o indicatori della ricchezza notevole di chi li sfoggiava. Sembra che venissero offerti anche come ex voto per grazie ricevute e appesi alle statue della Madonna. Nel sonetto del 2 febbraio 1833 descrive la statua della Madonna col bambino, (opera di Jacopo Sansovino nella chiesa degli Agostiniani): &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;font color="#0000ff"&gt;“&amp;#160; …..la Madonna de Sant’Agustino,      &lt;br /&gt;quella ch’Iddio je le dà tutte vinte.       &lt;br /&gt;Tra du’ spajere de grazzie dipinte       &lt;br /&gt;Se ne sta a sede co Gesù bambino       &lt;br /&gt;Co li su bravi orloggi ar borsellino       &lt;br /&gt;E catene e scioccaje e anelli e cinte. &lt;/font&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;font size="3"&gt;&lt;em&gt;Versione&lt;/em&gt;. La Madonna di Sant’Agostino, quella a cui Dio esaudisce tutte le richieste, tra due spalliere di Grazie dipinte se ne sta seduta con Gesù bambino, con i suoi bravi orologi al borsellino, e catene e pendenti e anelli e cinture. &lt;/font&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Il poeta doveva anche tenersi informato sul valore delle varie marche. Varie volte cita come esempi di perfezione gli “orioli” prodotti a Ginevra dal famoso&amp;#160; Isaac Soret del quale storpia il nome alla romana. Nel sonetto del 19 aprile 1834, un ebanista descrive due scatole intarsiate che si accinge a produrre e ne giustifica il prezzo elevato assicurando il cliente che saranno perfette. Saranno: &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;font color="#0000ff"&gt;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160; du’ cose arissettate      &lt;br /&gt;Come du’orloggi de Sacchesorette &lt;/font&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;font size="3"&gt;Due cose rimesse in sesto come due orologi di Isaac Soret &lt;/font&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Naturalmente il poeta romano, così attento alle ansie e alle paure di una popolazione che non viveva in situazione prospera e che aveva una speranza di vita alla nascita pari a poco più di metà di quella di oggi, non manca di interpretare l’orologio in modo pessimista e rassegnato come simbolo del tempo che passa e del fato inevitabile che incombe su ciascuno di noi. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;font color="#0000ff"&gt;La morte sta anniscosta in ne l’orloggi      &lt;br /&gt;E gnisuno po’ dì “domani ancora       &lt;br /&gt;Sentirò batte er mezzogiorno d’oggi”. &lt;/font&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;font size="3"&gt;&lt;em&gt;Versione&lt;/em&gt;. La morte se ne sta nascosta negli orologi. E nessuno può dire: “Domani ancora sentirò battere il mezzogiorno”.&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;font size="3"&gt;ROBERTO VACCA&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;font color="#800000" size="2" face="Verdana"&gt;IMMAGINI. &lt;strong&gt;1-2.&lt;/strong&gt; Orologio da tasca di Andreas Mahl (1710) chiuso e aperto. Rappresenta il tipico orologio che nell’Ottocento apparirà antiquato, ingombrante, di grosso spessore e con più coperchi, perciò detto “a cipolla”.&lt;strong&gt; 3.&lt;/strong&gt; Orologio da carrozza di Robert &amp;amp; Courvoisier (1780-1800) con chiavetta di carica (Museo Nazionale Scienza e Tecnica “Leonardo da Vinci”, Milano). &lt;strong&gt;4.&lt;/strong&gt; Orologio da tasca di Isaac Soret (Ginevra 1770-80).&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8095194306208351106-4641433538045918999?l=mondodelbelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://mondodelbelli.blogspot.com/feeds/4641433538045918999/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8095194306208351106&amp;postID=4641433538045918999' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8095194306208351106/posts/default/4641433538045918999'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8095194306208351106/posts/default/4641433538045918999'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://mondodelbelli.blogspot.com/2011/11/nulla-e-stato-piu-mutevole-e-opinabile.html' title='L’orologio. Ai tempi del Papa-re, quando le ore erano solo sei'/><author><name>Nico Valerio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://lh6.ggpht.com/-vFgKDv_yGyc/TswQiWbAWRI/AAAAAAAADK0/wcXZXrI1DBo/s72-c/Orologio%252520da%252520tasca%252520Andreas%252520Mahl%2525201710%252520chiuso%252520%252528a%252520cipolla%252529_thumb%25255B3%25255D.jpg?imgmax=800' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8095194306208351106.post-5112484305511947485</id><published>2011-09-04T19:08:00.001+02:00</published><updated>2011-09-24T22:51:28.954+02:00</updated><title type='text'>Fontana del Moro. Se piazza Navona è in balia dei vandali</title><content type='html'>&lt;p&gt;&lt;a href="http://lh4.ggpht.com/-Xf599ogRx5o/TmQO3qkZCNI/AAAAAAAAC9I/xJs537Qvsqk/s1600-h/Fontana_del_Moro%25255B7%25255D.jpg"&gt;&lt;img style="border-right-width: 0px; margin: 5px 10px 0px 0px; display: inline; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px" title="Fontana_del_Moro" border="0" alt="Fontana_del_Moro" align="left" src="http://lh4.ggpht.com/-TWpTu7oObZk/TmQO4BZ385I/AAAAAAAAC9M/NVrn5GMAKUk/Fontana_del_Moro_thumb%25255B5%25255D.jpg?imgmax=800" width="360" height="210" /&gt;&lt;/a&gt; Avesse lasciato, papa Innocenzo X, parente e forse anche amante (sussurravano monsignori e popolino) di &lt;a href="http://mondodelbelli.blogspot.com/2010/11/piazza-navona-e-la-papessa-donna.html"&gt;&lt;font color="#800000"&gt;Donna Olimpia&lt;/font&gt;&lt;/a&gt;), la cancellata attorno alla fontana del Moro! I vandali non avrebbero potuto danneggiarla, come imvece è accaduto. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Piazza Navona, per chi vi entra da Campo de’ Fiori superando il monumento a Marco Minghetti e costeggiando palazzo Braschi, si presenta all’improvviso con un primo piano eccezionale: la bella e curiosa statua del Moro, un omaccione nerboruto con la faccia dai tratti forti e il naso camuso (un mitologico “tritone”, ma il popolo pensò che si trattasse di un “moro”, cioè d’un negro, e il soprannome è rimasto) che trattiene per la coda un piccolo delfino. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;La fontana del Moro fu commissionata da papa Gregorio XIII nel 1574 all’architetto Giacomo Della Porta. Per la decorazione furono utilizzati i quattro tritoni grotteschi che due anni prima erano stati scolpiti per la fontana di piazza del Popolo, con l’aggiunta di due mascheroni ornati da delfini. Proprio su uno di questi mascheroni (quello in primo piano a sinistra, nella foto in alto) si è accanito un folle vandalo armato di una pietra, colpendo ripetutamente – come ha mostrato la telecamera di controllo – fino a decapitare i due draghi alati (v. foto in basso). &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Nel 1651 papa Innocenzo X affidò a Bernini il rifacimento della fontana, con l’eliminazione dei gradini e della cancellata (che errore, visto quello che è successo!) e la costruzione di una vasca esterna più grande della stessa forma di quella interna. Al centro il Bernini aveva scolpito una grossa conchiglia con tre delfini, che però non piacquero al Papa, che li fece togliere. Come “prova d’appello” il Bernini si inventò la figura maschile, a cui lo scultore G.A. Mari aggiunse il delfino che getta acqua dalla bocca. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Il gruppo marmoreo della fontana del Moro, pur così composito, piacque molto, ed è diventato il secondo simbolo di piazza Navona, dopo la fontana centrale con l’obelisco, detta “dei Fiumi”. Tanto che il Belli immagina che una ricca turista inglese, forse invaghita dalle robuste forme del “selvaggio”, abbia chiesto la statua al Papa, a qualunque costo. Avendone, ovviamente un netto rifiuto: &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;font color="#0000ff"&gt;ER MORO DE PIAZZA NAVONA&amp;#160;&amp;#160; &lt;br /&gt;Vedi llà cquela statua der Moro       &lt;br /&gt;c’arivorta la panza a Ssant’aggnesa?       &lt;br /&gt;Ebbè, una vorta una Siggnora ingresa       &lt;br /&gt;la voleva dar Papa a ppeso d’oro.       &lt;br /&gt;Ma er Zanto Padre e ttutto er conciastoro,       &lt;br /&gt;sapenno che cquer marmoro, de spesa,       &lt;br /&gt;costava piú zzecchini che nun pesa,       &lt;br /&gt;senza nemmanco valutà er lavoro;       &lt;br /&gt;je fece arrepricà ddar Zenatore       &lt;br /&gt;come e cquarmente nun voleva venne       &lt;br /&gt;una funtana de quer gran valore.       &lt;br /&gt;E cquell’ingresa che ppoteva spenne,       &lt;br /&gt;dicheno che cce morze de dolore:       &lt;br /&gt;lusciattèi requia e scant’in pasce ammenne.       &lt;br /&gt;&lt;/font&gt;&lt;font color="#000000" size="3"&gt;25 agosto 1830 &lt;/font&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;font size="3"&gt;&lt;em&gt;Versione&lt;/em&gt;. Il Moro di piazza Navona [“piazza-Navona” nel testo originale]. Vedi là quella statua del Moro [negro] che rivolta la pancia verso la chiesa di S.Agnese? Ebbene, una volta una signora inglese la voleva acquistare dal Papa a peso d’oro. Ma il Santo Padre e tutto il Concistorio [voleva dire Curia], sapendo che quel marmo, di spesa, costava più zecchini di quanto pesasse, senza neanche valutare il lavoro [esagerazione popolaresca]; le fece rispondere dal Senatore [equivalente del sindaco], come e qualmente non voleva vendere una fontana di quel gran valore. E quella inglese che poteva spendere dicono che ci morì dal dolore. “Luceat eis, requiescant in pace, amen”. &lt;/font&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="http://lh4.ggpht.com/-yBJ-63LQPNQ/Tnu-vXbjieI/AAAAAAAAC9g/XY6-3HvK-f4/s1600-h/Fontana-del-Moro%252520mascherone%252520danneggiato%25255B11%25255D.jpg"&gt;&lt;img style="border-right-width: 0px; margin: 5px 10px 0px 0px; display: inline; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px" title="Fontana-del-Moro mascherone danneggiato" border="0" alt="Fontana-del-Moro mascherone danneggiato" align="left" src="http://lh5.ggpht.com/-9t7YuSfbZTY/Tnu-wMb1A1I/AAAAAAAAC9k/NHy3ZvuFe7Q/Fontana-del-Moro%252520mascherone%252520danneggiato_thumb%25255B9%25255D.jpg?imgmax=800" width="270" height="204" /&gt;&lt;/a&gt; Allora, come si vede, il Senatore, l’equivalente del nostro sindaco, aveva molto a cuore l’arte, e difese la statua dalle voglie d’una turista. E forse anche i capo-rioni addetti alla polizia urbana nelle varie zone storiche del Centro avrebbero vigilato, pur nella pigrizia e sonnolenza dei burocrati della Roma papalina, magari messi sull’avviso dai soliti monelli sempre a piedi nudi, che sapevano tutto e correvano ad avvertire in cambio d’una moneta le guardie di qualunque cosa accadesse in città. Oggi, invece, ben altri sindaci, ben altri caporioni!&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Anzi, forse oggi è peggio che ai tempi del Belli, fatte le debite proporzioni e visti i mezzi tecnologici a disposizione (perfino la televisione a circuito chiuso). E nonostante ben otto corpi di polizia – dai Vigili Urbani alla Guardia di Finanza – che sembrano ostacolarsi a vicenda e che ci costano un occhio della testa, non si riesce a prevenire incidenti simili. Così, l’ennesimo gesto folle d’un maniaco&amp;#160; che si è accanito contro le decorazioni e il delfino della fontana del Moro, rischia di rovinare per sempre uno dei più famosi monumenti di Roma. Fortuna che i “cherubbigneri” (carabinieri) hanno sùbito acciuffato il vandalo, mostrandosi più efficienti nelle indagini delle famigerate Guardie Civiche del Papa, su cui ironizzava spesso il Belli, o i teatrali “cherrubbigneri” di allora, armati più di baffoni che di carabina, che al massimo spaventavano i gatti dei vicoli. Ma per i monumenti, è inutile intervenire “dopo” il fattaccio: in molte piazze di Roma ricche di monumenti&amp;#160; ci vorrebbe una prevenzione capillare: vigili o altre forze di polizia dovrebbero stazionarvi in permanenza, a scopo deterrente.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Utilizzando i pezzi dei delfini ritrovati a terra, i restauratori sono già al lavoro. E poi, fortuna nella sfortuna, pochi sanno, forse solo i tecnici e gli storici della Sovrintendenza (e perciò questa apparirà a molti una rivelazione), che i gruppi marmorei decorativi della fontana del Moro furono sostituiti nel 1874, perché molto rovinati, da copie perfette. Allora – bei tempi – esistevano ancora ottime scuole di scultori copisti. Quindi il vandalo che ha martoriato la fontana ha preso un abbaglio storico-artistico. A molti piacerà questa rivelazione, e tireranno un sospiro di sollievo, ma ad altri romani dispacerà (“Ma guarda un po’, con tutte queste imitazioni, non bastavano i cinesi: oggigiorno neanche la fontana del Moro è vera!”).&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;font size="2"&gt;&lt;font face="Verdana"&gt;&lt;font color="#0000a0"&gt;&lt;strong&gt;IMMAGINI&lt;/strong&gt;. 1. La fontana del Della Porta, detta “del Moro”, col tritone al centro (scolpito dal Bernini) che regge per la coda un delfino. 2. Il mascherone della fontana mutilato dal vandalo psicopatico armato di pietra. Una volta tanto, il restauro (perfetto e invisibile) è stato completato in pochissimi giorni.&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;font color="#800000" size="2" face="Verdana"&gt;&lt;strong&gt;PER SAPERNE DI PIU’&lt;/strong&gt;. Su piazza Navona, la sua storia curiosa, le sue fontane, Donna Olimpia, papa Innocenzo X, il palazzo Pamphili, il “lago” estivo, e altro ancora, si veda lo speciale &lt;/font&gt;&lt;a href="http://mondodelbelli.blogspot.com/2010/11/piazza-navona-e-la-papessa-donna.html"&gt;&lt;strong&gt;&lt;font color="#800000" size="2" face="Verdana"&gt;articolo&lt;/font&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;font color="#800000" size="2" face="Verdana"&gt; dedicato.&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8095194306208351106-5112484305511947485?l=mondodelbelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://mondodelbelli.blogspot.com/feeds/5112484305511947485/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8095194306208351106&amp;postID=5112484305511947485' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8095194306208351106/posts/default/5112484305511947485'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8095194306208351106/posts/default/5112484305511947485'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://mondodelbelli.blogspot.com/2011/09/fontana-del-moro-se-piazza-navona-e-in.html' title='Fontana del Moro. Se piazza Navona è in balia dei vandali'/><author><name>Nico Valerio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://lh4.ggpht.com/-TWpTu7oObZk/TmQO4BZ385I/AAAAAAAAC9M/NVrn5GMAKUk/s72-c/Fontana_del_Moro_thumb%25255B5%25255D.jpg?imgmax=800' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8095194306208351106.post-730464478419666595</id><published>2011-08-27T13:56:00.001+02:00</published><updated>2011-08-30T15:21:04.332+02:00</updated><title type='text'>Tasse, Governo ladro! I tempi in cui ti frugavano sotto i vestiti</title><content type='html'>&lt;p&gt;&lt;a href="http://lh6.ggpht.com/-oxIDgCYQsNE/TllP30hdcsI/AAAAAAAAC7w/jy8CgpdZiqY/s1600-h/Bando%252520gabella%252520di%252520un%252520quattrino%252520per%252520foglietta%252520di%252520vino%252520Stato%252520Pontificio%25255B1%25255D.jpg"&gt;&lt;img style="border-right-width: 0px; margin: 5px 15px 0px 0px; display: inline; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px" title="Bando gabella di un quattrino per foglietta di vino Stato Pontificio" border="0" alt="Bando gabella di un quattrino per foglietta di vino Stato Pontificio" align="left" src="http://lh5.ggpht.com/-QvWjvBqFGDk/TllP4kUdSaI/AAAAAAAAC70/EHJlyDYExMo/Bando%252520gabella%252520di%252520un%252520quattrino%252520per%252520foglietta%252520di%252520vino%252520Stato%252520Pontificio_thumb%25255B1%25255D.jpg?imgmax=800" width="224" height="304" /&gt;&lt;/a&gt; A chi si lamenta delle tasse e della crisi finanziaria, e s’illude che sia esistita una qualche felice “età dell’oro” senza tasse, con Governi ricchi, onesti e illuminati, e dai bilanci in pareggio, bisogna proprio far leggere i sonetti del Belli sulle “gabelle” (tasse sui consumi di merci e scambi) e sulle finanze dissestate dello Stato Pontificio. Ma anche qualche saggio di storici dell’economia sembra voler dire agli scontenti di oggi, fatti i debiti confronti: “Macché, piuttosto ringraziate Iddio!”&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;A proposito, non c’era cosa più odiosa, dice il Belli, che vedersi rubare i soldi in nome di Dio, come facevano alcuni preti intraprendenti (&lt;em&gt;La penale&lt;/em&gt;, 1832): &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;font color="#0000ff"&gt;Li preti, ggià sse sa, ffanno la caccia      &lt;br /&gt;a ’ggni sorte de spesce de cuadrini.       &lt;br /&gt;Mo er mi’ curato ha mmesso du’ carlini       &lt;br /&gt;de murta a cchi vvò ddí ’na parolaccia. &lt;/font&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;font size="2"&gt;[I preti, si sa, vanno a caccia di quattrini con ogni pretesto. Ora il mio parroco si è inventata una multa di due carlini a chi dice una parolaccia.] &lt;/font&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Ma le finanze del Governo Pontificio versavano in una situazione ben peggiore di quella degli altri Stati. Le cause sono note: le ruberie di funzionari, monsignori, cardinali e degli stessi Papi, la corruzione generalizzata, gli sprechi dell’amministrazione centrale e locale, le pensioni e le donazioni elargite come elemosine ai tanti raccomandati o poveri questuanti, le truffe di artigiani e impresari, ma anche le spese per mantenere il capillare apparato di controllo politico, di delazione (le spie erano numerose) e di consenso sociale in tutto lo Stato della Chiesa. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="http://lh6.ggpht.com/-sGs6o2VW_wY/TlrTHz1AMXI/AAAAAAAAC7g/Udkakqs674c/s1600-h/20%252520baiocchi%252520argento%252520Pio%252520IX%25255B6%25255D.jpg"&gt;&lt;img style="border-right-width: 0px; display: inline; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; margin-left: 0px; border-left-width: 0px; margin-right: 0px" title="20 baiocchi argento Pio IX" border="0" alt="20 baiocchi argento Pio IX" align="right" src="http://lh4.ggpht.com/-xoQh27UFZVA/TlrTIhkDe0I/AAAAAAAAC7k/aMavMumsp4E/20%252520baiocchi%252520argento%252520Pio%252520IX_thumb%25255B4%25255D.jpg?imgmax=800" width="256" height="130" /&gt;&lt;/a&gt; Ecco perché l’amministrazione pontificia, dal ministero delle finanze (la Reverenda Camera Apostolica), fino all’ultimo camerlengo di paese (una sorta di segretario comunale addetto alle finanze e ai conti), trovavano più conveniente spillare soldi ai più poveri con gabelle sui generi di prima necessità che, almeno, assicuravano un largo e sicuro gettito. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Fatto sta che lo Stato della Chiesa era sempre in deficit, tanto che la Repubblica Romana napoleonica che ne ereditò per poco le finanze (1798-1799) fu costretta ad emettere anche a Roma gli assegnati francesi o “cedole”. Una carta moneta tendente a deprezzarsi, pezzi di carta buoni per soffiarsi il naso, ironizza il conservatore Belli in un sonetto “preventivo”, cioè nel timore che per i traumi politici e finanziari del 1831 anche Papa Gregorio XVI volesse reintrodurla nello Stato Pontificio: &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;font color="#0000ff"&gt;CIAMANCHEREBBE QUEST’ANTRA      &lt;br /&gt;Semo fritti, o rreggina: er zor Grigorio       &lt;br /&gt;vò arimette le scedole de carta:       &lt;br /&gt;eppoi nun lo mannate a ffasse squarta       &lt;br /&gt;co ttutto er zu’ piviale e ’r fardistorio!       &lt;br /&gt;Si ha bbisoggno de noi, pisscia risorio       &lt;br /&gt;e cce fa ttutti cavajjer de Marta;       &lt;br /&gt;ma un po’ c’aridà ssú, vviè e cciaribbarta       &lt;br /&gt;pe ffijji de Pasquino e de Marforio.       &lt;br /&gt;Eh a sta maggnèra cqui ttutti sò bboni       &lt;br /&gt;a ppagà cchi ha d’avé, ssenza ch’aspetti:       &lt;br /&gt;che bbella forza de li mi’ cojjoni!       &lt;br /&gt;Una risma de carta a scaccoletti,       &lt;br /&gt;e ecco le mijjara e li mijjoni       &lt;br /&gt;pe sserví da quadrini e ffazzoletti.       &lt;br /&gt;&lt;/font&gt;&lt;font size="2"&gt;16 ottobre 1833&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;font size="2"&gt;Versione. Ci mancherebbe anche questa! Siamo spacciati, o regina [il Belli rifà il verso al “Siam traditi, o Regina” dell’opera “Didone abbandonata” del Metastasio, come fa notare il Vigolo che era anche grande musicologo], il signor Gregorio [papa Gregorio XVI] vuole rimettere in circolazione le cedole di cartamoneta: e poi non lo mandate a farsi squartare con tutto il suo piviale e il faldistorio? Se ha bisogno di noi, piscia rosolio e ci fa tutti cavalieri di Malta; ma per poco che si riprenda, viene e ci rinnega come figli di Pasquino e di Marforio [note statue di personaggi irriverenti]. Eh, a questo modo tutti sono buoni a pagare i creditori, senza che aspettino: che bella forza dei miei coglioni! Una risma di carta tagliata a quadratini, ed ecco le migliaia e i milioni per fare da quattrini e fazzoletti [per pulirsi il naso]. &lt;/font&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;font size="2"&gt;&lt;a href="http://lh6.ggpht.com/-uwj48NJPXmY/TljbRKz9VaI/AAAAAAAAC74/vb0N3JkPgMo/s1600-h/Certificato%252520Rendita%252520Debito%252520Pubblico%252520Stato%252520Pontificio%2525201829%25255B15%25255D.jpg"&gt;&lt;img style="border-right-width: 0px; margin: 0px 15px 0px 0px; display: inline; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px" title="Certificato Rendita Debito Pubblico Stato Pontificio 1829" border="0" alt="Certificato Rendita Debito Pubblico Stato Pontificio 1829" align="left" src="http://lh3.ggpht.com/-Q6ZnB126bhs/TljbR6EveLI/AAAAAAAAC78/svMyU8_Kvxw/Certificato%252520Rendita%252520Debito%252520Pubblico%252520Stato%252520Pontificio%2525201829_thumb%25255B15%25255D.jpg?imgmax=800" width="250" height="357" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/font&gt;Tutto si risolse, invece, col solito prestito su prestito che rimandava alle calende greche la restituzione del debito pubblico. Soldi e interessi altissimi, oltretutto, buttati in un vuoto assistenzialismo – nota D.Felisini (&lt;em&gt;Le finanze pontificie e i Rothschild&lt;/em&gt;, ESI 1991) – senza nessun investimento o tentativo di modernizzare lo Stato stimolando la nascita di una moderna borghesia, come si faceva al Nord. Anzi, le poche fabbriche erano al livello del Medioevo, povere di macchine, e per lo più arcaiche, e ricche di manodopera a bassissima produttività.     &lt;br /&gt;Fatto sta che nel 1870 il Tesoro della Chiesa – rivela Felisini – stava proprio per andare in “default”, si direbbe oggi, cioè sull’orlo della dichiarazione d’insolvenza, o impossibilità di restituire il Debito Pubblico ai sottoscrittori, se i bersaglieri e l’Italia liberale non avessero “per fortuna” anche della Chiesa conquistato Roma il 20 settembre, togliendo ad un papa così ottuso e testardo come Pio IX le castagne dal fuoco. Ma oggi, per le nuove crisi finanziarie, non possiamo più sperare nei bersaglieri, conclude con ironia D.Velo &lt;em&gt;(Sole 24 Ore, 8 dic.1991)&lt;/em&gt; presentando il saggio. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;E’ poi davvero curioso che i papi, che umiliavano gli ebrei richiudendoli nel ghetto, vietando loro studi e professioni, e condannandoli a fare gli stracciaroli, poi dovevano ricorrere ai prestiti della banca parigina dell’ebreo Rothschild (cfr. il sonetto &lt;em&gt;Er Giubbileo III,&lt;/em&gt; del 1832, col solito tono anti-giudaico). Nèmesi dell’economia! &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Eppure, lo Stato Pontificio non mancava di ingegni: sarebbe bastato ascoltarli. Fu proprio un suddito del Papa, il liberale bolognese Marco Minghetti, a portare le finanze del nuovo Regno d’Italia al bel traguardo del pareggio del bilancio (1875), grazie ai tagli delle spese statali inutili e ad una politica di severa tassazione, compresa l’impopolare “tassa sul macinato”. In precedenza, nel 1847, illudendosi sulla personalità di Pio IX, Minghetti aveva accettato la carica di ministro laico dei Lavori Pubblici nella Consulta romana, lasciandola però quando si accorse che a contare in realtà era solo la reazionaria componente ecclesiastica, contraria anche alle timide aperture papali.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Così, Porta Pia salvò il Papato tre volte: ridandogli un minimo di quella credibilità religiosa e morale persa col potere temporale (cfr. famosa dichiarazione di Paolo VI papa Montini), scaricando l’enorme disavanzo pontificio, compreso i buoni del Tesoro, sul nuovo Regno dell’Italia unita, e infine giù, giù, “per li rami” della Storia, donandogli sulla carta oltre 3 milioni di lire (13 milioni di euro al 2009) con la legge, non accettata, delle Guarentigie del 1871, e poi gli accettatissimi milioni e poi miliardi con i Concordati concessi per cinico calcolo politico dai due socialisti e atei Mussolini e Craxi. Che fortuna, nella sfortuna! Basti pensare che di solo “8 per mille”, una tassa abusiva esistente solo in Italia, pagata anche dai non cattolici e da chi non vuole destinare proprio nulla alla Chiesa, la Chiesa cattolica oggi riceve dallo Stato italiano, cioè dai cittadini, circa 1 miliardo di euro all’anno (2010). Diciamo la verità: a qualunque staterello sarebbe piaciuto “perdere” così la guerricciola simbolica del 20 settembre 1870! &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;font size="2"&gt;&lt;a href="http://lh6.ggpht.com/-J9hfSkUFZEw/TllLUjpq_3I/AAAAAAAAC8A/-nvRihRSHTI/s1600-h/Assegnato%252520Repubblica%252520Romana%252520paoli%25252010%25255B1%25255D.jpg"&gt;&lt;img style="border-right-width: 0px; margin: 0px 15px 0px 0px; display: inline; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px" title="Assegnato Repubblica Romana paoli 10" border="0" alt="Assegnato Repubblica Romana paoli 10" align="left" src="http://lh4.ggpht.com/-6ZlrzSK-AlQ/TllLVOx6tdI/AAAAAAAAC8E/uaHbqV9B3sw/Assegnato%252520Repubblica%252520Romana%252520paoli%25252010_thumb%25255B1%25255D.jpg?imgmax=800" width="260" height="192" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/font&gt;Ma torniamo alle tasse. Ai tempi del Papa-re gravavano sui beni di lusso (cavalli, botteghe, carrozze, case, terreni ecc) o che si volevano moralisticamente scoraggiare (sigari, carte da gioco, calendari da barbieria, riviste straniere ecc), ma soprattutto sui beni di prima necessità, più importanti nel bilancio della povera gente che se le ritrovava comprese nel prezzo (grano, farina, pane, vino, olio, sale, carni conservate ecc), perché davano un gettito totale più alto. Così le tasse le pagavano soprattutto i poveri, lamenta un Belli travestito da moderno sindacalista: &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;font color="#0000ff"&gt;LE GABBELLE      &lt;br /&gt;Ah, ddunque, perché nnoi nun negozziamo       &lt;br /&gt;e nnun avémo manco un vaso ar zole,       &lt;br /&gt;lei vorebbe cunchiude in du’ parole       &lt;br /&gt;che le gabbelle noi nu le pagamo?       &lt;br /&gt;Le pagamo sur pane che mmaggnamo,       &lt;br /&gt;sur panno de le nostre camisciole,       &lt;br /&gt;sur vino che bbevémo, su le sòle       &lt;br /&gt;de le scarpe, e sull’ojjo che llogramo.       &lt;br /&gt;Le pagamo, per dio, su la piggione,       &lt;br /&gt;sur letto da sdrajacce, e su li stijji       &lt;br /&gt;che ssèrveno a la nostra professione.       &lt;br /&gt;Le pagamo (e sta vergna è la ppiú ddura)       &lt;br /&gt;pe ppijjà mmojje e bbattezzà li fijji       &lt;br /&gt;e pper èsse bbuttati in zepportura.       &lt;br /&gt;&lt;/font&gt;&lt;font size="2"&gt;5 aprile 1836 &lt;/font&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;font size="2"&gt;Versione. Le tasse. Ah, dunque, perché noi non facciamo contratti e non abbiamo neanche un vaso al sole, lei vorrebbe concludere in due parole che le gabelle noi non le paghiamo? Le paghiamo sul pane che mangiamo, sul panno delle nostre camicie, sul vino che beviamo, sulle suole delle scarpe e sull’olio che consumiamo. Le paghiamo, per Dio, sulla pigione, sul letto sul quale ci sdraiamo, e sugli stigli (mobili e arredi) che servino alla nostra professione. Le paghiamo (e questa iattura è la piú dura) per prendere moglie e battezzare i figli e per essere gettati in sepoltura. &lt;/font&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Tasse indirette, quindi, non esistendo allora la dichiarazione personale dei redditi (introdotta in Italia solo nel 1974), che finanziavano gli stipendi degli impiegati statali, i servizi, le opere pubbliche, ma anche le spese pazze, le ruberie, e per fortuna anche le bellissime opere d’arte commissionate dalla Casta politica pontificia. Per esempio, la fontana dei Fiumi, inaugurata nel 1651 in piazza Navona, era stata finanziata con nuove imposte sui proprietari delle case prospicienti e con impopolarissime nuove tasse su pane, vino e altri generi alimentari, che colpirono la povera gente. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;font color="#0000ff"&gt;&lt;a href="http://lh6.ggpht.com/-4a8B4sWsW94/TljbSh6XnwI/AAAAAAAAC8I/-_v3wkd2GaU/s1600-h/Editto%252520gabella%252520di%252520un%252520quattrino%252520per%252520libbra%252520di%252520carne%252520Stato%252520Pontificio%25255B1%25255D.jpg"&gt;&lt;img style="border-right-width: 0px; margin: 0px 15px 0px 0px; display: inline; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px" title="Editto gabella di un quattrino per libbra di carne Stato Pontificio" border="0" alt="Editto gabella di un quattrino per libbra di carne Stato Pontificio" align="left" src="http://lh3.ggpht.com/-nRasOUMbk-E/TljbTCZ2fRI/AAAAAAAAC8M/FJAUgsAzJC0/Editto%252520gabella%252520di%252520un%252520quattrino%252520per%252520libbra%252520di%252520carne%252520Stato%252520Pontificio_thumb%25255B1%25255D.jpg?imgmax=800" width="270" height="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/font&gt;Ma non era finito: essendo vietata la libera circolazione delle merci, su una grande quantità di beni, alimentari e no, gravavano i dazi, somme che una speciale polizia esigeva all’ingresso delle città a chiunque passava, fosse pure in carrozza. Quasi sempre bauli e valigie venivano aperti e spesso le persone perquisite. I dazi, dunque, non corrispondevano alle Dogane, ma erano anche interni ad uno stesso Stato e perfino alla stessa provincia. Tutte le città italiane hanno ancora le caratteristiche pedane a bilancia &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Narrano i cronisti dell’epoca che nell’800 pre-liberale viaggiando o spedendo merci da Roma a Milano bisognava sottostare ad oltre una ventina di stazioni di dazio. Era dinque una pessima idea portare in regalo un salame ai parenti abitanti in una città lontana: con quello che avreste speso in dazi plurimi, i parenti avrebbero potuto acquistare magari cinque salami locali. E al dazio i dazieri si permettevano di mettere le mani addosso, frugando tra le vesti anche delle donne, con la scusa di cercare un salame di sanguinaccio. A proposito, qui il dazio col daziere ladro che si impossessa del salume senza stendere verbale, simbolo perfetto della corrotta Roma papalina, era sulla via Nomentana, proprio davanti a quella Porta Pia che avrebbe ridato libertà e dignità a Roma:&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;font color="#0000ff"&gt;LA GABBELLA DE CUNZUMO      &lt;br /&gt;Fu inzomma che ar partí da Stazzanello       &lt;br /&gt;la sora Pasqua la commare mia       &lt;br /&gt;me diede un zanguinaccio, e Nnastasia       &lt;br /&gt;se lo vòrze agguattà ssotto ar guarnello.       &lt;br /&gt;Ce ne venímio1 bberbello bberbello,       &lt;br /&gt;quanno propio a l’entrà de Porta Pia,       &lt;br /&gt;fussi caso o cc’avessimo la spia,       &lt;br /&gt;ce vedemo affermà dda un cacarello.       &lt;br /&gt;Lui, visto er bozzo, schiaffò ssotto un braccio       &lt;br /&gt;e ll’aggnéde a ttastà ddove capite       &lt;br /&gt;co la scusa de prenne er zanguinaccio.       &lt;br /&gt;Come finí? ffiní sta bbuggiarata       &lt;br /&gt;ch’io perze tutto, e ppe nnun fà una lite       &lt;br /&gt;me portai via mi’ fijja sdoganata.       &lt;br /&gt;&lt;/font&gt;&lt;font size="2"&gt;1° dicembre 1834 &lt;/font&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;font size="2"&gt;Versione. La gabella sul consumo. Accadde insomma che al partire da Stazzanello [località nei pressi di Palombara Sabina] la signora Pasqua, mia madrina, mi regalò un sanguinaccio [salume di sangue di maiale], e Anastasia volle nasconderselo sotto il guarnello [semplice abito-grembiule bianco da lavoro o da casa tipico delle popolane, v. immagine]. Ce ne andavamo bel belli [sulla via Nomentana] quando proprio all’entrata di Porta Pia, che fosse il caso o colpa d’una spia, ci vediamo fermare da un ometto. Lui, visto il rigonfiamento, infilò sotto il braccio e andò a tastare dove potete immaginare, con la scusa di prendere il sanguinaccio. Come finí? Finì questa buggeratura che io persi tutto, e per non fare una lite mi portai via mia figlia sdoganata [doppio senso umoristico: sta anche per “sverginata”]. &lt;/font&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;E, con la corruzione che c’era, spinti dalle tasse esose, sai quanti preferivano far scivolare qualche moneta nelle tasche del daziere, per passare di contrabbando, nonostante le gabelle sulle stoffe e le lane, l’intero guardaroba di “Giuseppe ebreo”, che più che un famoso ricco mercante di abiti, sembra un personaggio proverbiale messo lì solo per fare rima: &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;font color="#0000ff"&gt;ER FRUTTO DE LE GABBELLE GROSSE      &lt;br /&gt;Capite voi? Pe ccressce la gabbella       &lt;br /&gt;fanno cressce li fraudi e ’r contrabbanno.       &lt;br /&gt;Capite voi che ppo’ de bbagattella       &lt;br /&gt;tre scudi a ccanna de laumento ar panno?       &lt;br /&gt;È un affare de venti in ventun anno       &lt;br /&gt;ch’io sò ccapo-facchino in doganella;       &lt;br /&gt;e ’r fatto sta, ccapite voi?, che cquanno       &lt;br /&gt;cressce un dazzio, oggni ggiorno una quarella.       &lt;br /&gt;Dico pe cquello che sse scopre: eppoi       &lt;br /&gt;sc’è ttutto quanto er resto che ddich’io,       &lt;br /&gt;ch’è ccento vorte ppiú: capite voi?       &lt;br /&gt;Tre o cquattro piastre in faccia a un proposèo,       &lt;br /&gt;e vve fanno passà mmagaraddio       &lt;br /&gt;tutti li panni de Ggiusepp’ebbreo.       &lt;br /&gt;&lt;/font&gt;&lt;font size="2"&gt;6 settembre 1835 &lt;/font&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;font size="2"&gt;Versione. Il frutto delle gabelle grosse. Capite? Per aumentare la tassa fanno aumentare le frodi e il contrabbando. Capite che bagattella siano 3 scudi a canna [unità di misura dei tessili pari a m.2,23] di aumento sul panno? È dall’epoca dei miei 20-21 anni che io sono capo-facchino alla Doganella [prob. l’ufficio doganale di porto di Ripetta]; e il fatto è – capìte? – che quando aumenta un dazio, ogni giorno c’è una denuncia. Dico solo per quello che si scopre; e poi c’è tutto il resto, che è cento volte di più, capite? [Voi date] tre o quattro monete in faccia a un soldato di dogana, e vi fanno passare magari tutti i panni di Giuseppe ebreo. &lt;/font&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;font color="#0000ff"&gt;&lt;font size="2"&gt;&lt;a href="http://lh5.ggpht.com/-A6BkAHntLpE/TljbT6-1GlI/AAAAAAAAC8Q/gxTlyOL39i8/s1600-h/Dazio%252520pontificio%252520sulla%252520lana%25255B2%25255D.jpg"&gt;&lt;img style="border-right-width: 0px; margin: 0px 15px 0px 0px; display: inline; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px" title="Dazio pontificio sulla lana" border="0" alt="Dazio pontificio sulla lana" align="left" src="http://lh4.ggpht.com/-cCt9jehmrWM/TljbURC2oSI/AAAAAAAAC8U/iBmKchAk-X0/Dazio%252520pontificio%252520sulla%252520lana_thumb%25255B2%25255D.jpg?imgmax=800" width="280" height="222" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;Sul vino, a parte che si era reso necessario, vista la disonestà diffusa degli osti, creare appositamente la misura standard in vetro trasparente, la mitica foglietta con la linea del bordo obbligatorio (fojetta), poi comunque vanificata dal trucco dell’aggiunta di acqua già nei barili, gravava un’altra odiosa gabella, argomento di malcontento e ironia nelle osterie degli sfaccendati, che il Belli affronta però in modo laterale e imprevedibile facendo straparlare a ruota libera un popolano davanti alla sua fojetta, un po’ come certi discorsi che oggi ascoltiamo al bar: &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;font color="#0000ff"&gt;LA GABBELLA DER VINO      &lt;br /&gt;L’entrata c’hanno messo a le cupelle       &lt;br /&gt;ve lo dich’io ch’edè: ttutto un ripicco       &lt;br /&gt;der Tesoriere, perché nun c’è er micco       &lt;br /&gt;che jje dà aggratis da rempí la pelle.       &lt;br /&gt;Ma ssi sto grillo in testa io me lo ficco,       &lt;br /&gt;lui da mé nun ce pijja bbaiocchelle:       &lt;br /&gt;ché a la fine er Governo è ttanto ricco       &lt;br /&gt;da fregasse de tutte le gabbelle.       &lt;br /&gt;Se sa, vvanno a pportà ste grazzianate       &lt;br /&gt;a li piedi der Papa, e ’r Papa appizza,       &lt;br /&gt;perché li strozzi nun zò mmai sassate.       &lt;br /&gt;Er Papa è un cane avanti de ’na pizza:       &lt;br /&gt;si sse la maggna, con chi la pijjate?       &lt;br /&gt;O ccor cane, o cco cquello che l’attizza.       &lt;br /&gt;&lt;/font&gt;&lt;font size="2"&gt;24 dicembre 1832 &lt;/font&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;font size="2"&gt;Versione. La tassa sul vino. Il dazio di entrata che hanno messo a le coppelle [misura del vino, frazione del barile di legno] ve lo dico io che cosa è: è tutta una vendetta del ministro delle Finanze, perché non c’è lo stupido che gli dà qualcosa gratis tanto da riempirsi la pancia. Ma se mi ficco questo grillo in testa, lui da me nun prende più un baiocco, perché in fin dei conti il Governo è tanto ricco da poter fare a meno di tutte le gabelle. Si sa, vanno a portare ai piedi del Papa questi gesti per ingraziarselo, e il Papa accetta, perché gli strozzi [denaro per corrompere] non sono mai sassate. Il Papa è come un cane davanti ad una pizza: se se la mangia, con chi ve la prendete? O col cane o con chi lo provoca. &lt;/font&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Un prosciutto paga ben 3 giuli di dazio? Non è meglio, allora, dice il popolano belliano, che il ministero delle Finanze, cioè la Reverenda Camera Apostolica, si mangi tutto il grasso? Ma in tal caso sarebbe stata una… Camera Dietetica. Perché il grasso, a quei tempi, a differenza di oggi, era non solo considerata parte prelibata, ma anche completamente calorico essenziale in una dieta popolare spesso poverissima e carente. Insomma, la “Reverenda Cammera Apoplettica” [gioco di parole satirico per Apostolica] non può andare avanti un’altra settimana. Fa troppi angherie: è troppo prepotente e poco cristiana: &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;font color="#0000ff"&gt;LA GABBELLA DE LA CARNE SALATA      &lt;br /&gt;Cqua er Governo nun vò mmette ggiudizzio,       &lt;br /&gt;perché de noi nun je ne preme un’acca.       &lt;br /&gt;Cqua er male nostro nun è mmal de bbiacca,       &lt;br /&gt;e sse va de galoppo ar priscipizzio.       &lt;br /&gt;Un vizzio suo è cche ar pijjà ss’attacca       &lt;br /&gt;a li ferri infocati: e un antro vizzio,       &lt;br /&gt;che fforzi fa ppiú ppeggio preggiudizzio,       &lt;br /&gt;è cche nun paga, o vvò ppagà a la stracca.       &lt;br /&gt;Un presciutto tre ggiuli de dogana!       &lt;br /&gt;E nun era un’idea meno bbisbetica       &lt;br /&gt;de maggnasse la grasscia sana sana?       &lt;br /&gt;La Reverenna Cammera Apopretica       &lt;br /&gt;nun pò annà avanti un’antra sittimana.       &lt;br /&gt;Fa ttroppe tirannezze: è ttroppa eretica.       &lt;br /&gt;&lt;/font&gt;&lt;font size="2"&gt;18 gennaio 1835&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;font size="2"&gt;&lt;font color="#0000ff"&gt;&lt;a href="http://lh6.ggpht.com/-24Z9uEdLlOY/TljbU7AqVHI/AAAAAAAAC6o/llfRVm3Vxf0/s1600-h/Guarnello%25252C%252520semplice%252520veste%252520popolare%252520da%252520lavoro%252520o%252520da%252520casa%252520Roma%252520800%25255B7%25255D.jpg"&gt;&lt;font color="#333333" size="2"&gt;&lt;a href="http://lh4.ggpht.com/-eCaxKidzH5Y/TlzjvHEf_TI/AAAAAAAAC8g/hoO52_pfM5Q/s1600-h/Guarnello%25252C%252520semplice%252520veste%252520popolare%252520da%252520lavoro%252520o%252520da%252520casa%252520Roma%252520800%25255B2%25255D.jpg"&gt;&lt;img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 0px 15px 0px 0px; display: inline; border-top: 0px; border-right: 0px" title="Guarnello, semplice veste popolare da lavoro o da casa Roma 800" border="0" alt="Guarnello, semplice veste popolare da lavoro o da casa Roma 800" align="left" src="http://lh3.ggpht.com/--E9MguosXg0/TljbVTCR0cI/AAAAAAAAC8k/7-AVeJK3Gyo/Guarnello%25252C%252520semplice%252520veste%252520popolare%252520da%252520lavoro%252520o%252520da%252520casa%252520Roma%252520800_thumb%25255B2%25255D.jpg?imgmax=800" width="160" height="392" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/font&gt;&lt;/a&gt;&lt;/font&gt;Versione. La gabella della carne salata. Qua il Governo non vuole mettere giudizio, perché di noi non gli preme affatto. Qua la nostra malattia non è il mal di biacca [saturnismo da idrossido di piombo, colorante bianco] e si va di galoppo al precipizio. Un vizio suo è che in quanto al prendere si attacca ai ferri infuocati [cioè vuole prendere subito], mentre il secondo vizio è che in quanto al pagare fa peggior danno nel non pagare o nel pagare tardi. &lt;/font&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;In tempi di deficit di bilancio e crisi economica, per colpa anche allora della Casta dei privilegiati, in quel caso di cardinali e monsignori (“settaccia indegna”, brutta setta indegna, nel sonetto &lt;em&gt;Lo stato dello Stato&lt;/em&gt;), il Papa è costretto a inventarsi i più diversi rimedi: leggi, aperture e chiusure di imprese, appalti, affidamenti, privatizzazioni e “cartolarizzazioni”, diremmo oggi. Ma non funziona:&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;font color="#0000ff"&gt;LO STATO DE LO STATO      &lt;br /&gt;È vvero che nnoi semo sderelitti,       &lt;br /&gt;ma ccosa ha dda fà er Papa co sta freggna       &lt;br /&gt;de debbiti, de smosse e dde delitti       &lt;br /&gt;tutto pe vvia de sta settaccia indeggna?       &lt;br /&gt;Dico, cos’ha da fà? Pprova, s’ingeggna,       &lt;br /&gt;va ttra una goccia e ll’antra, attacca editti,       &lt;br /&gt;opre e sserra bbottega, impeggna e speggna,       &lt;br /&gt;s’ajjuta co l’apparti e cco l’affitti.       &lt;br /&gt;Però, ppe quanto dichi e cquanto facci,       &lt;br /&gt;pe cquanto s’arranchelli a ddà la leva,       &lt;br /&gt;la pietra nun ze move, e ssò affaracci.       &lt;br /&gt;Ah! ddisse bbene un omo che ddisceva       &lt;br /&gt;c’oggi l’editti cqua ssò ttutti stracci       &lt;br /&gt;che un Papa mette e un stracciarolo leva.       &lt;br /&gt;&lt;/font&gt;&lt;font size="2"&gt;28 dicembre 1832&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;font size="2"&gt;Versione. Lo stato dello Stato. È vero che noi siamo prostrati, ma che cosa deve fare il Papa con questo flagello di debiti, commozioni e crimini, tutto per colpa di questa setta indeggna? Dico, che cosa deve fare? Prova, s’ingegna, affronta la pioggia senza riparo, affigge editti, apre e chiude imprese, impegna e riscatta, si aiuta con gli appalti e gli affitti. Però, per quanto dica e faccia, per quanto si sforzi sulla leva, la pietra non si smuove, e sono problemi gravi. Ah! disse bene un uomo che sosteneva che oggi le leggi qui sono tutte stracci [senza valore] che un Papa mette e uno stracciarolo leva. &lt;/font&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="http://lh6.ggpht.com/-KTqmCrVpX_0/TlrTJcqqtPI/AAAAAAAAC8Y/5DVF5PhQ2j4/s1600-h/Bando%252520pontificio%252520per%252520la%252520gabella%252520sui%252520cavalli%25255B9%25255D.jpg"&gt;&lt;img style="border-right-width: 0px; margin: 0px 15px 0px 0px; display: inline; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px" title="Bando pontificio per la gabella sui cavalli" border="0" alt="Bando pontificio per la gabella sui cavalli" align="left" src="http://lh4.ggpht.com/-90pds8dxhqA/TlrTJ8-qxXI/AAAAAAAAC8c/Ak2M3IQgU2s/Bando%252520pontificio%252520per%252520la%252520gabella%252520sui%252520cavalli_thumb%25255B7%25255D.jpg?imgmax=800" width="240" height="354" /&gt;&lt;/a&gt; Perciò, si ricorre alla riduzione degli stipendi degli impiegati dello Stato, anche i subalterni, misura iniqua tipica delle dittature, infatti fu replicata solo dal Fascismo. E si ricorreva anche al “teatrino della politica”, cioè alla comunicazione manipolata, al far vedere, dando in pasto all’opinione pubblica, allora più sprovveduta e ingenua, i gesti simbolici virtuosi degli Alti Gradi. Proprio come oggi? No, anzi, come veniva ordinato di fare ai gerarchi fascisti. Infatti, scrive in nota lo stesso Belli: “Nell’Ordine Circolare, dato il 20 dicembre 1832 sotto il N.30571 dalla Segreteria di Stato a tutti i Capi-di-ufficio, onde avvertissero i loro impiegati subalterni della diminuzione degli stipendi, era espresso che l’alto Clero era spontaneamente andato ad offerire i suoi emolumenti ed averi pei pubblici bisogni”. Così, cardinali e monsignori avidi fanno mostra di apparire all’improvviso economi e virtuosi agli occhi del Papa e dei sudditi che li criticano. Così, è tutta una corsa a dirsi disposti a privarsi di qualche bene o a promettere di donare qualche possedimento alle finanze dello Stato. Non sappiamo poi, quanti di quei “risparmi” abbiano avuto davvero corso, ma che fosse una “favola” per i gonzi il Belli lo dice nel titolo del sonetto e poi nell’accenno satirico al giornale ufficiale equiparato agli oroscopi:&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;font color="#0000ff"&gt;PARE UNA FAVOLA!      &lt;br /&gt;Appena er Papa disse chiaramente       &lt;br /&gt;che, ssenza arimedià ssubbito ar male,       &lt;br /&gt;la Santa-Sede annava a lo spedale,       &lt;br /&gt;cuanno nun je pijjassi un accidente;       &lt;br /&gt;de posta oggni prelato e ccardinale,       &lt;br /&gt;oggni patrasso e oggnantra bbona ggente,       &lt;br /&gt;cùrzeno tutti cuanti istessamente       &lt;br /&gt;co la lingua de fora ar Qui-orinale.       &lt;br /&gt;E ttutti, incomincianno dar Vicario,       &lt;br /&gt;disseno ar Papa: «Io do la mi’ abbazzia       &lt;br /&gt;pe rriempicce er vòto de l’orario».       &lt;br /&gt;Cuest’è una storia che nnun è bbuscía.       &lt;br /&gt;Sor Indovinagrillo der Diario,       &lt;br /&gt;dite la vostra, c’ho ddetto la mia.       &lt;br /&gt;&lt;/font&gt;&lt;font size="2"&gt;28 dicembre 1832 &lt;/font&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;font size="2"&gt;Versione. Sembra una favola! Appena il Papa disse chiaramente che se non si fosse posto rimedio subito al male [il debito di Stato] la Santa Sede sarebbe andata all’ospedale, se non fosse addirittura morta [non avesse dichiarato bancarotta], di corsa ogni prelato, cardinale, ogni padre graduato e ogni altra buona gente, si precipitarono tutti quanti con la lingua di fuori al Quirinale [residenza del Papa]. E tutti, cominciando dal Vicario, dissero al Papa: “Io do la mia abbazia per riempire il vuoto dell’erario”. Questa è una storia vera, signor Indovinala-grillo del “Diario” [gazzetta ufficiale di Roma], dite la vostra che ho detto la mia [cioè, fine della favola]. &lt;/font&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Ma allora, tanto vale fare come i musulmani, visto che a questo Governo ormai gli manca solo il nome di turco, dice un francese di Roma che ha viaggiato: pagare con una apposita tassa addirittura il prolungamento della propria vita, ogni sei mesi. Nella speranza che l’attuale ministro delle Finanze non ami il Belli, e quindi non ci legga: non vorremmo dargli un’idea:&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;font color="#0000ff"&gt;LE GABBELLE DE LI TURCHI      &lt;br /&gt;Un tar munzú Ccacò, cch’è un omo pratico       &lt;br /&gt;e Ddio solo lo sa cquanti n’ha spesi       &lt;br /&gt;pe vviaggià ddrent’ar reggno musurmatico       &lt;br /&gt;dove nun ce commanneno Francesi,       &lt;br /&gt;ricconta che in sti bbarberi paesi       &lt;br /&gt;’ggni sei mesi sc’è un uso sbuggenzatico       &lt;br /&gt;che sse paga sei mesi de testatico       &lt;br /&gt;pe pprologà la vita antri sei mesi.       &lt;br /&gt;Dunque disce er Francese che ssiccome       &lt;br /&gt;ar Governo der Papa indeggnamente       &lt;br /&gt;nun j’amanca de turco antro ch’er nome,       &lt;br /&gt;c’è ggran speranza che jje vienghi in testa       &lt;br /&gt;de mette sopra er fiato de la ggente       &lt;br /&gt;’na gabbella turchina uguale a cquesta.       &lt;br /&gt;&lt;/font&gt;&lt;font size="2"&gt;19 novembre 1836 &lt;/font&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;font size="2"&gt;Versione. Le gabelle dei Turchi. Un certo monsieur Cacò [il Belli e i romani non possono soffrire i francesi, e quando possono li ridicolizzano], che è un uomo pratico e Dio solo sa quanti anni ha speso per viaggiare nel mondo musulmano, dove non comandano i francesi, racconta che in quei barbari paesi ogni sei mesi c’è un uso burgensatico [termine legale tedesco medioevale: in orig. diritto di proprietà borghese, qui suona come sproloquio] per cui si pagano sei mesi di imposta pubblica per prolungare la vita di altri sei mesi. Dunque, dice il Francese, poiché al Governo del Papa, indegnamente [intercalare di modestia, qui caricaturale], non gli manca di turco altro che il nome, si spera che gli venga in mente di mettere sulla testa della gente una gabella turca uguale a questa.&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;font color="#800000" size="2" face="Verdana"&gt;IMMAGINI. &lt;strong&gt;1&lt;/strong&gt;. Bando pontificio di tassa di un quattrino per “foglietta” &lt;em&gt;(fojetta)&lt;/em&gt; di vino. &lt;strong&gt;2&lt;/strong&gt;. Moneta di 20 baiocchi di Pio IX (1860). &lt;strong&gt;3&lt;/strong&gt;.Certificato nominativo di Debito Pubblico dello Stato Pontificio (1829). &lt;strong&gt;4&lt;/strong&gt;. Boiglietto &lt;/font&gt;&lt;font color="#800000" size="2" face="Verdana"&gt;“assegnato” da paoli 10 della Repubblica Romana napoleonica del 1798-99, precursore dei biglietti di banca che tanto preoccupavano Belli e i romani. &lt;strong&gt;5. &lt;/strong&gt;Editto pontificio di una gabella sulla carne. &lt;strong&gt;6.&lt;/strong&gt; Notifica del Tesoriere Generale (ministro delle Finanze del Papa) sulle tasse sui tessuti di lana. &lt;strong&gt;7&lt;/strong&gt;. Il guarnello, semplice abito da lavoro o da casa delle donne del popolo. Ma per quando fosse ampio, non era facile nascondervi oggetti, come il sanguinaccio del sonetto, senza che la mano avida ed indiscreta del gabelliere delle stazioni di Dazio li raggiungesse. &lt;strong&gt;8&lt;/strong&gt;. Bando per la tassa sui cavalli.&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8095194306208351106-730464478419666595?l=mondodelbelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://mondodelbelli.blogspot.com/feeds/730464478419666595/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8095194306208351106&amp;postID=730464478419666595' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8095194306208351106/posts/default/730464478419666595'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8095194306208351106/posts/default/730464478419666595'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://mondodelbelli.blogspot.com/2011/08/tasse-governo-ladro-i-tempi-in-cui-ti.html' title='Tasse, Governo ladro! I tempi in cui ti frugavano sotto i vestiti'/><author><name>Nico Valerio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://lh5.ggpht.com/-QvWjvBqFGDk/TllP4kUdSaI/AAAAAAAAC70/EHJlyDYExMo/s72-c/Bando%252520gabella%252520di%252520un%252520quattrino%252520per%252520foglietta%252520di%252520vino%252520Stato%252520Pontificio_thumb%25255B1%25255D.jpg?imgmax=800' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8095194306208351106.post-9008540405280964789</id><published>2011-07-03T17:53:00.001+02:00</published><updated>2011-07-05T00:36:57.130+02:00</updated><title type='text'>Confidenze delle ragazze: è vera ignoranza del sesso o malizia?</title><content type='html'>&lt;p&gt;&lt;a href="http://lh6.ggpht.com/-zulEm7ThizA/ThDC6fSEgdI/AAAAAAAAC2w/jRpv-mBnc-A/s1600-h/Ragazze%252520all%252527altalena.jpg"&gt;&lt;img style="border-right-width: 0px; margin: 5px 10px 0px 0px; display: inline; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px" title="Ragazze all&amp;#39;altalena" border="0" alt="Ragazze all&amp;#39;altalena" align="left" src="http://lh5.ggpht.com/-6aL0tYp5vtU/ThCTGHJIfQI/AAAAAAAAC20/xYcqRFD0h_k/Ragazze%252520all%252527altalena_thumb.jpg?imgmax=800" width="380" height="300" /&gt;&lt;/a&gt; Proprio in tempi in cui, intercettate al telefono e messe in piazza da tutti i giornali, fanno scandalo le confidenze sessuali tra alcune ragazze “ospiti” mondane per professione, che coinvolgono manie e gusti erotici di uomini politici di Governo, è inevitabile andare col pensiero a ben altre confidenze intime tra giovanissime: quelle descritte nei sonetti belliani. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Ecco un’eccezionale &lt;em&gt;suite&lt;/em&gt; di otto sonetti (&lt;em&gt;Le confidenze de le regazze&lt;/em&gt;), un &lt;em&gt;divertissement&lt;/em&gt;, una sorta di gioco o scherzo in otto quadri scritto di getto con la frenesia nevrotica del rimatore seriale, il 10 dicembre 1832, giornata di furia compositiva senza pari, visto che oltre agli otto sonetti il Belli ne scrisse altri tre di argomento diverso:&amp;#160; dunque ben 11 sonetti in un solo giorno. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;E’ il racconto, non facile da interpretare oggi, delle prime curiosità sessuali e addirittura anatomiche di due ragazze molto giovani, poco più che bambine all’inizio dell’adolescenza, che pone al lettore moderno qualche problema di comprensione, vista l’incredibile ignoranza dell’anatomia sessuale maschile manifestata da almeno una delle due ragazze. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;In tempi e luoghi (l’ottusa e reazionaria Roma papalina) in cui, d’accordo, l’unica educazione delle fanciulle era il catechismo, unici maestri erano preti e suore, ma, insomma, le bambine dovevano pur giocare tra loro in casa e in strada, e in tutte le abitazioni povere – e non solo – la promiscuità era un dato costante, a cominciare dal rituale bagno &lt;em&gt;una tantum&lt;/em&gt; (c’è chi dice mensile…) e &lt;em&gt;coram populo&lt;/em&gt;, cioè di fronte a tutti, nella tinozza… Senza contare l’osservazione dei tanti animali. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Insomma, stavolta il Belli non può darcela a bere con tanta facilità. A meno che non si fosse imbattuto in un caso limite degno di essere riferito ai posteri, la gustosissima serie di sonetti risponde subito al dilemma solo teorico se fosse credibile davvero una simile ignoranza tra ragazzine perfino impuberi in piena città, sia pure la più arretrata, oppure se l’autore – come è altamente probabile – abbia voluto giocare sul presunto candore infantile per imbastire maliziosamente una storiella grottesca di grassa e irresistibile comicità, ad uso dei vecchi monsignori e marchesi amici dell’Accademia Tiberina, suoi ascoltatori privilegiati. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;In altre parole, il gioco intrigante tra ingenuità e malizia esibizionistica c’è, eccome, ma a giocare è il Belli col lettore di ieri e di oggi, non sono le due ragazze. Un pretesto letterario geniale, il suo, anzi, un invito a nozze per la sua vena comica sempre a caccia di temi nuovi, che faceva sghignazzare l’uditorio – come ricorda il testimone Gogol – al quale l’autore recitava nei salotti con un’aria di seriosa gravità che aumentava l’effetto umoristico i sonetti prodotti giorno dopo giorno.&amp;#160; &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="http://lh3.ggpht.com/-z1mIio4Y7vg/ThCZq4JfSlI/AAAAAAAAC24/pAxfkMBanCI/s1600-h/Giovane%252520italiana%252520con%252520melangole%252520%252528K.Makovskij%25252C%252520dopo%2525201870%252529%25255B1%25255D.jpg"&gt;&lt;img style="border-right-width: 0px; margin: 5px 10px 0px 0px; display: inline; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px" title="Giovane italiana con melangole (K.Makovskij, dopo 1870)" border="0" alt="Giovane italiana con melangole (K.Makovskij, dopo 1870)" align="left" src="http://lh3.ggpht.com/-8wXieK8VF_Q/ThCZraZxzKI/AAAAAAAAC28/h-dkEP1mR_I/Giovane%252520italiana%252520con%252520melangole%252520%252528K.Makovskij%25252C%252520dopo%2525201870%252529_thumb%25255B1%25255D.jpg?imgmax=800" width="220" height="298" /&gt;&lt;/a&gt;La facilità stessa, l’immediatezza, diremmo, con cui la più ingenua o la più bambina delle due ragazze trova subito il giovane più grande e furbo pronto a darle dimostrazione anatomica e a soddisfare immediatamente la sua curiosità sessuale, è la dimostrazione di quanto al contrario erotismo e sesso fossero quotidianamente presenti e diffusi – sarà stato per compensazione naturale della povertà e della oppressione dei preti? - nella Roma papalina poverissima dove non si produceva nulla, dove tutto era corrotto, dove soprattutto i preti pensavano solo al sesso, anzi, dove solo i migliori di loro “andavano a donne” (i peggiori preferendo il sedere dei bambini). Una città insomma in cui la vendita del proprio corpo doveva essere una scelta presa in considerazione – visti i tanti esempi che offriva la realtà del vicinato – da molte donne giovani, e neanche belle, fin dalla primissima adolescenza. Nonostante l’occhiuto controllo del parroco, il vero commissario del Buon Costume nel rione, le tante spie dislocate in ogni vicolo e le possibili denunce al monsignor Vicario. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Tutto ha inizio dal candore di Tuta (diminutivo di Geltrude), probabilmente una bambina, che si rivolge all’amica del cuore Agata, forse poco più grandicella. Della serie di otto è il sonetto I: &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;font color="#0000ff"&gt;Aghita, senti: da un par d’anni bboni      &lt;br /&gt;l’ommini io ppiú li guardo e mmeno pòzzo       &lt;br /&gt;arrivajje a ccapì cche ssii quer bozzo       &lt;br /&gt;che ttiengheno tramezzo a li carzoni.       &lt;br /&gt;Pare, che sso... ’na provatura... er gozzo       &lt;br /&gt;che cciànno drent’ar petto li capponi...       &lt;br /&gt;o cquer coso che ppènne a li craponi...       &lt;br /&gt;oppuro er piommo de la molla ar pozzo...       &lt;br /&gt;Ma appena viè er cugnato de la sposa       &lt;br /&gt;a accompaggnà la sora Bbeatrisce,       &lt;br /&gt;propio je vojjo domannà sta cosa.       &lt;br /&gt;Ccusí bbon giuvenotto è cquer Felisce,       &lt;br /&gt;che, vvedennome a mmé ttanta curiosa,       &lt;br /&gt;si cquarche ccosa sc’è, llui me la disce. &lt;/font&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;font size="3"&gt;&lt;em&gt;Versione&lt;/em&gt;. Agata, senti, da più di due anni più guardo gli uomini e meno riesco a capire che cosa sia quel bozzo che hanno in mezzo ai calzoni. Pare, che so, come una scarmorza, il gozzo che hanno nel petto i capponi, o quel coso che pende ai caproni, oppure il piombo della corda al pozzo. Ma appena viene il cognato della sposa ad accompagnare la signora Beatrice, proprio gli voglio domandare questa cosa. E’ così bravo giovane quel Felice che vedendomi tanto curiosa se qualche cosa c’è lui me la dice. &lt;/font&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;La risposta del Felice, ovviamente, arriva subito, col sonetto II: &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;font color="#0000ff"&gt;Àghita, sai? je l’ho ggià detto a cquello:      &lt;br /&gt;e llui s’è sbottonato li carzoni,       &lt;br /&gt;e mm’ha ffatto vedé ccome un budello       &lt;br /&gt;attaccato a ddu’ ova de piccioni.       &lt;br /&gt;Quer coso disce che sse chiama uscello,       &lt;br /&gt;oppuro cazzo, e ll’antri dua cojjoni.       &lt;br /&gt;Io je fesce: «E cch’edè sto ggiucarello?       &lt;br /&gt;E sti du’ pennolini a cche ssò bboni?».       &lt;br /&gt;Mo ssenti, Àghita mia, quello che rresta.       &lt;br /&gt;Disce: «Fa ddu’ carezze a sto pupazzo».       &lt;br /&gt;Io je le fesce, e cquello arzò la testa.       &lt;br /&gt;Perantro è un gran ber porco sto sor cazzo,       &lt;br /&gt;perché ppoi, strufinannome la vesta,       &lt;br /&gt;ce sputò ssopra, e mme sce fesce un sguazzo. &lt;/font&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;font size="3"&gt;&lt;em&gt;&lt;font size="3"&gt;&lt;em&gt;&lt;a href="http://lh6.ggpht.com/-HW6z9hmp0_c/ThCTHD-duJI/AAAAAAAAC2Y/gjAUeokZOhk/s1600-h/Madre%252520con%252520due%252520bambini%252520e%252520una%252520ragazzetta%252520%252528part%252529%25255B5%25255D.jpg"&gt;&lt;img style="border-right-width: 0px; margin: 0px; display: inline; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px" title="Madre con due bambini e una ragazzetta (part)" border="0" alt="Madre con due bambini e una ragazzetta (part)" align="right" src="http://lh6.ggpht.com/-HkwY2LT9wuk/ThCTHiA3RnI/AAAAAAAAC2c/zEQUgi1J-9c/Madre%252520con%252520due%252520bambini%252520e%252520una%252520ragazzetta%252520%252528part%252529_thumb%25255B3%25255D.jpg?imgmax=800" width="256" height="260" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;&lt;/font&gt;Versione&lt;/em&gt;. Agata, sai, io l’ho già detto a quello, e lui si è sbottonato i calzoni e mi ha fatto vedere come un budello attaccato a due uova di piccioni. Quel coso dice che si chiama uccello, o cazzo, e gli altri due coglioni. E io dissi: è che cos’è questo giocarello, e questi altri pendolini a che servono? Ora senti, Agata mia, quello che resta [da dirti]. Dice: fa due carezze a questo pupazzo. Io le feci, e quello alzò la testa. Peraltro è un gran porco questo signor cazzo, perché poi strofinandomi la veste ci sputò sopra e mi ci fece uno sguazzo. &lt;/font&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Dopo l’incidente-rivelazione Agata così risponde all’amichetta Agata (sonetto III): &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;font color="#0000ff"&gt;Tuta, io da un pezzo lo sapevo quello      &lt;br /&gt;c’all’omminì je sta nne li carzoni,       &lt;br /&gt;pe vvia che ttra li vetri e lo sportello       &lt;br /&gt;li guardavo piscià pe li cantoni.       &lt;br /&gt;Oh, cche ppoi se chiamassi o ccazzo, o uscello;       &lt;br /&gt;che cciavessi attaccati sti cojjoni;       &lt;br /&gt;e cche sti cazzi sò ttanti porconi,       &lt;br /&gt;io nun potevo, Tuta mia, sapello.       &lt;br /&gt;Come torna Felisce, dijje, Tuta,       &lt;br /&gt;pe cche raggione quanno se strufina       &lt;br /&gt;sto cazzo o uscello su le veste, sputa.       &lt;br /&gt;Perch’io stanno a gguardalli la matina       &lt;br /&gt;piscià ar cantone, nun j’ho mmai viduta       &lt;br /&gt;sta sputarella, ma ’ggnisempre urina. &lt;/font&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;font size="3"&gt;&lt;em&gt;Versione&lt;/em&gt;. Tuta, io già da un pezzo sapevo quello che gli uomini hanno nei calzoni, perché tra i vetri della porta li vedevo urinare ai cantoni [delle strade]. Oh, che poi si chiamasse cazzo o uccello, che ci avesse attaccati questi coglioni, e che questi cazzi sono tanto porconi, io non potevo, Tuta mia, saperlo. Quando torna Felice, digli, Tuta, per quale ragione quando si strofina questo cazzo o uccello sulle vesti sputa. Perché io stando a guardarli la mattina pisciare al cantone, non gli mai vista questa sputarella, ma sempre orina. &lt;/font&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Naturalmente Felice vista l’ingenuità di Tuta passa al contrattacco, come riferisce la ragazzina (sonetto IV):&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;font color="#0000ff"&gt;Àghita, senti: jjeri ch’era festa      &lt;br /&gt;tornò Ffelisce, er cavajjer zerpente,       &lt;br /&gt;pe ddimme s’io sciavevo puramente       &lt;br /&gt;er gallo com’er zuo c’arza la cresta.       &lt;br /&gt;Io je disse de no, ma ffinarmente,       &lt;br /&gt;pe llevajje sti dubbi da la testa,       &lt;br /&gt;ridennome de lui m’arzai la vesta       &lt;br /&gt;pe ffà vvedé cche nun ciavevo ggnente.       &lt;br /&gt;«E cch’edè Ttuta? cqui cce tienghi un buscio»,       &lt;br /&gt;me disse lui: «viè un po’ in nell’antra stanza       &lt;br /&gt;ch’io co un aco che cciò tte l’aricuscio».       &lt;br /&gt;Poi me porta de llà ddove se pranza,       &lt;br /&gt;cava er zu’ bbúschero, e a ffuria de struscio       &lt;br /&gt;me lo ficca pe fforza in de la panza.&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;font size="3"&gt;&lt;em&gt;Versione&lt;/em&gt;. Agata, senti, ieri che era festa, tornò Felice, il cavalier servente, per chiedermi se avevo anch’io il gallo come il suo che alza la cresta. Io gli dissi di no, ma alla fine per levargli questi dubbi dalla testa ridendomi di lui mi alzai la veste, per far vedere che non ci avevo niente. “E che cos’è, Tuta? qui hai un buco”, mi disse lui. “Vieni un po’ nell’altra stanza che con un ago che ho te lo ricucio”. Poi mi porta si là, dove si pranza, tira fuori il suo arnese, e a furia di strusciare me lo ficca per forza nella pancia. &lt;/font&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;A questo punto l’amica vuol saperne di più e la incalza di domande (sonetto V): &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;font color="#0000ff"&gt;«E cche ssentissi, Tuta, in ner momento      &lt;br /&gt;che Ffelisce te fesce quer lavore?»       &lt;br /&gt;«Cominciai a ssentí ttanto dolore,       &lt;br /&gt;che vvolevo scappà ppe lo spavento».       &lt;br /&gt;«Eppoi?» «M’intese come un svenimento       &lt;br /&gt;e inzieme a bbatte presto-presto er core».       &lt;br /&gt;«Bbè, ttira avanti». «Eppoi un gran brusciore».       &lt;br /&gt;«E allora?» «E allora er coso m’annò ddrento».       &lt;br /&gt;«E llui tratanto?» «Se pijjava gusto       &lt;br /&gt;de metteme la lingua in de la bbocca,       &lt;br /&gt;e ccacciamme le zinne for der busto».       &lt;br /&gt;«E ttu?» «E io, si mmaippiú llui me tocca,       &lt;br /&gt;nun vojjo ppiú ste bbrutte cose». «Eh ggiusto!».       &lt;br /&gt;«No, nu le vojjo ppiú». «Quanto sei ssciocca!» &lt;/font&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;font size="3"&gt;&lt;em&gt;Versione&lt;/em&gt;. «E che cosa sentisti, Tuta, nel momento che Felice ti fece quella cosa?» «Cominciai a sentire tanto dolore, che volevo scappare per lo spavento». «E poi?» «Mi prese come uno svenimento e insieme un batticuore». «Bene, và avanti». «E poi un gran bruciore». «E allora?» «E allora il coso mi andò dentro». «E lui intanto?» «Se prendeva gusto a mettermi la lingua in bocca, e a tirarmi fuori le mammelle dal busto». «E tu?» «E io, se mai più lui mi dovesse toccare, non voglio più queste brutte cose». «Eh, giusto!». «No, non le voglio più». «Quanto sei sciocca!» &lt;/font&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="http://lh6.ggpht.com/-ZU_dNMCcKCs/ThCTIWJISDI/AAAAAAAAC3A/oQA17xw_yZk/s1600-h/Madre%252520sculaccia%252520figlia%252520a%252520letto.jpg"&gt;&lt;img style="border-right-width: 0px; margin: 0px 10px 0px 0px; display: inline; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px" title="Madre sculaccia figlia a letto" border="0" alt="Madre sculaccia figlia a letto" align="left" src="http://lh5.ggpht.com/-GN5F_lhPtew/ThCTJJD4tYI/AAAAAAAAC3E/7KRS24iqEys/Madre%252520sculaccia%252520figlia%252520a%252520letto_thumb.jpg?imgmax=800" width="350" height="263" /&gt;&lt;/a&gt;Questo “Quanto sei sciocca!” detto a sorpresa in fine sonetto dalla più esperta Agata, serve al Belli per creare un ponte di &lt;em&gt;suspence&lt;/em&gt;, di attesa, che lega il V al VI sonetto. Agata prende le distanze dall’ingenua amichetta Tuta, e infatti si farà avanti al posto suo per restare sola con Felice, allo scopo di godersi anche lei il di lui “arnese”. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Ma qui a sorpresa il Belli, ai versi 5, 6-7 e 14, fa un colpo di teatro. Con l’imprevedibile accusa di &lt;em&gt;scivettola&lt;/em&gt; (civettuola, ragazza che si mette in mostra, disponibile) fatta da Tuta ad Agata, fa cadere il castello di carte faticosamente costruito sulla ingenuità totale, infantile, di Tuta. Che maliziosamente fa anche dell’ironia sulla battuta evasiva della “tela fina” dell’amica più esperta, addirittura la accusa di volere anche lei il “coso lungo che gli scola”, e alla fine rimette in discussione perfino il suo no al sesso. Insomma, si instaura una concorrenza tra le ragazzine. E anche la piccola Tuta, dunque, dopo il primo approccio sessuale, come Eva dopo il peccato, sembra acquisire di colpo acume psicologico e malizia. Anche lei è dunque in grado di capire che l’amica più esperta “ci sta”, è disponibile al sesso. E diventa realistica ed esplicita. Un dietro-front, però, troppo repentino e inesplicabile. Una malizia improvvisa che appare in contrasto col personaggio improbabile costruito dal Belli nei sonetti precedenti. Una sceggiatura veloce e incalzante, con svolte continue, a rischio di qualche discrepanza logica, ma con l’effetto sicuro di dare ritmo e interesse al racconto. Ecco il sonetto VI: &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;font color="#0000ff"&gt;«Tuta, si vviè Ffelisce stammatina,      &lt;br /&gt;dijje che all’ora ch’io torno da scòla       &lt;br /&gt;guardi quanno che Mmamma sta in cantina,       &lt;br /&gt;e entri, c’ho da dijje una parola».       &lt;br /&gt;«E cche ccosa vòi dijje, scivettola?»       &lt;br /&gt;«Ciò da parlà dde scerta tela fina...».       &lt;br /&gt;«Ma ppropio propio tela, eh Aghitina?       &lt;br /&gt;no de quer coso longo che jje scola?»       &lt;br /&gt;«E ssi ffussi accusí, cche cc’è dde male       &lt;br /&gt;de vedé si er giuchetto de Felisce       &lt;br /&gt;fascènnolo co un’antra è ttal’e cquale,       &lt;br /&gt;o ssi ttu mme sciai fatto la cornisce?       &lt;br /&gt;Eppoi tu ttanto ggià cciai messo er zale,       &lt;br /&gt;e nnu lo vòi ppiú ffà». «Chi tte lo disce?». &lt;/font&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;font size="3"&gt;&lt;em&gt;Versione&lt;/em&gt;. Tuta, se viene Felice stamattina, digli che all’ora in cui torno dalla scuola [di sarta o cuffiaia], quando mamma sta in cantina, entri [in casa mia], perché devo dirgli una parola. “E che cosa vuoi dirgli, civettuola?” “Ho da parlare di certa tela fina…” [modo proverbiale per non rispondere e alludere a qualcosa che non si può dire]. “Ma proprio tela, eh Agatina? Non quel coso lungo che gli scola?” “E se fosse così, che c’è di male a vedere se il giochetto di Felice focandolo con un’altra è tale e quale, o se tu ci hai aggiunto del tuo? E poi tu non lo vuoi fare più, ci hai già messo sopra il sale [modo di dire antichissimo: i Romani sparsero sale sulle rovine di Cartagine, perché mai più risorgesse]. “Chi te lo dice?” &lt;/font&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Ma per le due ragazze ecco un’amara sorpresa. Quel lavorio (&lt;em&gt;er zugna’&lt;/em&gt;) del furbo Felice su di loro ha prodotto su entrambe conseguenze gravi: la perdita delle mestruazioni, segno evidente che sono incinte. Prima parla Tuta (sonetto VII): &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;font color="#0000ff"&gt;Aghita mia, e cche vorà ddí adesso      &lt;br /&gt;ch’è ggià er ziconno e mmommò er terzo mese       &lt;br /&gt;che nun vedo ppiú ssegno de marchese?       &lt;br /&gt;Aghita, di’, che mme sarà ssuccesso?       &lt;br /&gt;Oggnuna de l’amiche che cciò intese       &lt;br /&gt;disce: «Vierà sta sittimana appresso»:       &lt;br /&gt;ma er pannuccio io però nun l’ho ppiú mmesso;       &lt;br /&gt;e lloro stanno a ride a le mi’ spese.       &lt;br /&gt;Ch’edè?! ttu ppuro nun t’è ppiú vvienuto?!       &lt;br /&gt;Da cuanno, Aghita?, di’... Ppropio è un veleno       &lt;br /&gt;duncue er zugnà dde quer baron futtuto!       &lt;br /&gt;Oh cche llusce de Ddio! Mo l’ho ccapito       &lt;br /&gt;quer lavore ch’edè: ggnente de meno       &lt;br /&gt;che cquello che ppò ffa mmojje e mmarito! &lt;/font&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;font size="3"&gt;&lt;em&gt;Versione&lt;/em&gt;. Agata mia, e ora che vorrà dire che è già il secondo e quasi il terzo mese che non vedo più segno di mestruazioni? Agata, dì, che mi sarà successo? Ogni amica a cui l’ho detto dice: “Verrà la settimana prossima”, ma il panno io non l’ho più messo, e loro ridono a mie spese. Che cos’è?! Neanche a te sono più venute? Da quando, Agata, dì… e’ proprio un veleno dunque il lavorio di quel baron fottuto! Oh luce di Dio! Ora capisco che cos’è: niente di meno quello che fanno moglie e marito! &lt;/font&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Anche Agata è nei guai, e così risponde all’amica (sonetto VIII, l’ultimo): &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;font color="#0000ff"&gt;Tuta mia cara, come Mamma ha vvisto      &lt;br /&gt;ch’io nun davo ppiú ppanni cor rossetto,       &lt;br /&gt;m’è vvienuta a gguardà ddrento in ner letto,       &lt;br /&gt;m’ha ddetto vacca, e ppoi m’ha ddato un pisto.       &lt;br /&gt;Sia tutto pe l’amor de Ggesucristo:       &lt;br /&gt;ha vvorzuto accusí Ddio bbenedetto.       &lt;br /&gt;Tutti guadagni de quer ber giuchetto       &lt;br /&gt;che cc’è vvienuto a ffà vvedé cquer tristo.       &lt;br /&gt;Tratanto io sto accusí: vvommito e ttosso;       &lt;br /&gt;sino er pane, ch’è ppane, nu lo tocco,       &lt;br /&gt;e ppe la vita nun ciò ssano un osso.       &lt;br /&gt;Mamma spaccia ch’è stato lo scirocco       &lt;br /&gt;che ha ffatto diventamme er corpo grosso;       &lt;br /&gt;ma ppoi me manna a vvilleggià a Ssan Rocco. &lt;/font&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;font size="3"&gt;&lt;em&gt;Versione&lt;/em&gt;. Tuta mia cara, appena mamma ha visto che non davo più panni sporchi di rosso, è venuta a guardarmi sotto le lenzuola, m’ha detto “vacca!” e poi mi ha pestata di percosse. Sia tutto per l’amore di Geù Cristo: ha voluto così Dio benedetto. Tutte conseguenze di quel bel giochetto che ci è venuto a far vedere quel tristo. Intanto io sto così: vomito e tossisco; e perfino il pane, che è il pane, non lo tocco, e dappertutto semto le ossa doloranti. Mamma va dicendo in giro ch’è stato lo scirocco a farmi ingrossare; ma poi mi manderà a villeggiare a San Rocco [“l’ospizio – nota il Belli – dove si ricoverano le donne che vogliono sgravarsi segretamente”]. &lt;/font&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Così si concludono gli otto sonetti. Con la doppia morale cattolica, severissima in teoria (le percosse della madre alla figlia sono come la sfuriata di prammatica d’un predicatore dal pulpito), proprio perché poi sarà di manica larga nella pratica (il perdono della madre come quello del confessore). La mamma, come la Chiesa, è attentissima a evitare lo scandalo, tentando di nascondere la gravidanza ai vicini. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;E una ragazza-madre – ulteriore contraddizione, tipica del costume dell’epoca, e della stessa Chiesa romana – nessun parroco l’avrebbe accolta alla Messa. Eppure, suore e medici cattolici la accoglievano, eccome, e su raccomandazione dello stesso parroco, nell’apposito ospizio di S.Rocco – tenuto da suore e preti – che nascondeva, appunto, la madre non sposata, perciò “peccatrice”, agli occhi del mondo, e la faceva comodamente “sgravare”. Roba da far impazzire un protestante! &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;A questo si aggiunga la discriminazione contro la donna, tipica dei tempi, per cui per il medesimo atto, la ragazza è colpevole, anzi è una puttana (“vacca”, dice la madre), mentre l’uomo non è neanche nominato, ricercato o tantomeno punito. A meno che la giovane popolana “sedotta” non sia così coraggiosa da denunciare al parroco il “seduttore”, affrontando possibili ritorsioni della famiglia del giovane e la sgradita notorietà nel rione. L’uomo, in tal caso, sarebbe costretto, purché non nobile, a sposarla. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Una filosofia di vita pessimistica e anti-edonistica, tipicamente cattolica, incombe sulla conclusione di questo racconto, nato come divertimento e finito nel dramma familiare: il binomio sesso e punizione, che è una riduzione alla romana di Eros e Thanatos, magnificamente interpretato dal Belli, di cui è ben nota l’ambivalenza psicologica e culturale. «Uomini, e soprattutto donne – sembra voler dire la “morale della favola” – non peccate, non abbandonatevi al piacere, perché questo è inevitabilmente legato alla sua naturale punizione: il dolore». Che in questo caso è anche la malattia, i fastidi, le busse, la derisione delle amiche, la delusione, la predica, la vergogna. Insomma, una sorta di legge sadica del contrappasso – sembra volerci dire il grande moralissimo Immoralista – che ci portiamo dietro dal cosiddetto giardino dell’Eden. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;font color="#800000" size="2" face="Verdana"&gt;IMMAGINI. &lt;strong&gt;1&lt;/strong&gt;. Ragazze popolane romane dell’Ottocento sull’altalena (“canofiena”). Part. da B.Pinelli. &lt;strong&gt;2&lt;/strong&gt;. Giovane italiana con melangole (K.Makovskij). &lt;strong&gt;3&lt;/strong&gt;. Madre popolana con tre figli: al centro la ragazza adolescente, la più grande (part. da B.Pinelli). &lt;strong&gt;4&lt;/strong&gt;. Madre che alza le coltri e sculaccia la figlia colpevole. Una scena classica in altri tempi.&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8095194306208351106-9008540405280964789?l=mondodelbelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://mondodelbelli.blogspot.com/feeds/9008540405280964789/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8095194306208351106&amp;postID=9008540405280964789' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8095194306208351106/posts/default/9008540405280964789'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8095194306208351106/posts/default/9008540405280964789'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://mondodelbelli.blogspot.com/2011/07/confidenze-tra-ragazze-e-vera-ignoranza.html' title='Confidenze delle ragazze: è vera ignoranza del sesso o malizia?'/><author><name>Nico Valerio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://lh5.ggpht.com/-6aL0tYp5vtU/ThCTGHJIfQI/AAAAAAAAC20/xYcqRFD0h_k/s72-c/Ragazze%252520all%252527altalena_thumb.jpg?imgmax=800' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8095194306208351106.post-2668129887482893713</id><published>2011-06-21T16:43:00.008+02:00</published><updated>2011-06-26T16:49:58.803+02:00</updated><title type='text'>Conquista il mondo la bellezza della donna. Ma quanto dura?</title><content type='html'>&lt;p&gt;&lt;font color="#0000ff"&gt;&lt;a href="http://lh3.ggpht.com/-Gj1sBzBrqGc/TgXptS4MAPI/AAAAAAAAC0w/uDg9K9e43uU/s1600-h/Donna%25252C%252520elaboraz.%252520da%252520Bathsheba%252520di%252520W.Drost%25255B4%25255D.jpg"&gt;&lt;img style="border-right-width: 0px; margin: 0px 15px 0px 0px; display: inline; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px" title="Donna, elaboraz. da Bathsheba di W.Drost" border="0" alt="Donna, elaboraz. da Bathsheba di W.Drost" align="left" src="http://lh3.ggpht.com/-qbMz6RXpWWw/TgXpt9n2d3I/AAAAAAAAC00/8HieoTW8t64/Donna%25252C%252520elaboraz.%252520da%252520Bathsheba%252520di%252520W.Drost_thumb%25255B2%25255D.jpg?imgmax=800" width="176" height="240" /&gt;&lt;/a&gt; Me so ffatto, compare, una regazza       &lt;br /&gt;bianca e roscia, chiapputa e bbadialona,       &lt;br /&gt;co ’na faccia de matta bbuggiarona,       &lt;br /&gt;e ddu’ brocche, pe ddio, che cce se sguazza. &lt;/font&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;font size="3"&gt;&lt;strong&gt;Versione&lt;/strong&gt;&lt;em&gt;. Ho preso per amante, compare, una ragazza bianca e rossa, chiapputa e prosperosa, con una faccia da matta&amp;#160; malandrina, e due poppe, per Dio, che ci si perde.&lt;/em&gt; &lt;/font&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Tutti i poeti, da che mondo è mondo, hanno cantato la bellezza, e il Belli non si sottrae al tema. In uno dei suoi primissimi sonetti romaneschi, &lt;em&gt;A ccompar Dimenico&lt;/em&gt; [Domenico Biagini, amico del poeta], del 14 febbraio 1830, la bellezza di una ragazza viene sintetizzata in modo brutale ma essenziale: petto, “chiappe” e faccia da malandrina. Anche se in un romanesco un po' acerbo, il sonetto introduce&amp;#160; due&amp;#160; termini pittoreschi: &amp;quot;badialona&amp;quot; da badiale, attinente a badia, abbazia, un tempo con grandi proprieta' terriere, perciò donna opulenta, prosperosa. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;E &amp;quot;buggiarona&amp;quot;? Questo termine non è facile da spiegare, perché è usato in mille significati, sia dal Belli, sia da altri autori italiani dell’Ottocento. Ancora oggi si dice: è una buggeratura, l'ho buggerato, nel senso di un imbroglio. Ma i dizionari storici ed etimologici, e il Belli stesso in un altro sonetto, rivelano una complessa radice semantica. “Buggerare” era in origine l’atto carnale del sodomita attivo, per cui venivano accusati dalla Chiesa nel Medioevo certi eretici bulgari, grandi e grossi (infatti, da bulgaroni deriva buggeroni, detto anche di cose o persone grosse). E proprio i preti di Roma, inclini fin da allora alla pedofilia, accusavano i preti e fedeli dissidenti di essere pederasti? Senti chi parla! Ad ogni modo, che l’etimologia sia questa lo provano decine di altri dialetti italiani e lingue straniere. Per cui l’esclamazione molto volgare (in un altro sonetto), &amp;quot;e buggerà Santaccia&amp;quot;, nota prostituta romana (come dire “in culo a Santaccia”), era nel romanesco dell’Ottocento un modo proverbiale, un intercalare ricorrente. Ma qui, riferito ad una donna, un termine maschile per eccellenza come buggerone? Va inteso secondo noi per analogia come aggressiva, malandrina, o sessualmente attiva, “scopatrice” ecc. Chi vuole sapere di più della curiosa origine e della strana evoluzione di queste parole, trova un &lt;strong&gt;&lt;a href="http://nicovalerio.blogspot.com/2011/06/storia-delle-parole-quei-poveri-bulgari.html"&gt;&lt;font color="#0000ff"&gt;articolo&lt;/font&gt;&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt; dedicato ricco di sorprese.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;font color="#0000ff"&gt;&lt;font color="#0000ff"&gt;&lt;font color="#0000ff"&gt;&lt;a href="http://lh6.ggpht.com/-3Lc4OikRWRs/TgW6wRx7i-I/AAAAAAAAC04/jUVeE4QRDbA/s1600-h/Ragazza%252520al%252520Carnevale%252520%252528part%252529%252520%252528A.Mokrizkij%252529%25255B8%25255D.jpg"&gt;&lt;img style="border-right-width: 0px; margin: 5px 0px 0px; display: inline; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px" title="Ragazza al Carnevale (part) (A.Mokrizkij)" border="0" alt="Ragazza al Carnevale (part) (A.Mokrizkij)" align="right" src="http://lh6.ggpht.com/-UPPm98r-CHA/TgW6w8DpKxI/AAAAAAAAC08/KSqAr-erN0c/Ragazza%252520al%252520Carnevale%252520%252528part%252529%252520%252528A.Mokrizkij%252529_thumb%25255B8%25255D.jpg?imgmax=800" width="200" height="253" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;Comunque, tornando al sonetto, niente di nuovo sotto il sole, ieri come oggi i canoni della bellezza&amp;#160; femminile non sono poi tanto cambiati.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Ma il Belli&amp;#160; approfondisce il tema della bellezza in modo moderno e molto attuale quando, in un altro sonetto, chiarisce che la bellezza vale più dei quattrini, perché il denaro non può dare la bellezza ma con questa si acquista la ricchezza. E le donne lo sanno bene, come si narra nel sonetto &lt;em&gt;La bbellona de Trestevere&lt;/em&gt;:&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;font color="#0000ff"&gt;. . . E' superbiosa come un accidente,      &lt;br /&gt;più che si fussi de cristal de monte.       &lt;br /&gt;Gran brutto fa' co lei da pretennente!       &lt;br /&gt;Lei nun vo pe marito antro ch' un conte . . .&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;font size="3"&gt;&lt;strong&gt;Versione&lt;/strong&gt;&lt;em&gt;.&amp;#160; E' superba da non dire, neanche fosse di cristallo di rocca. Gran brutto impegno farle la corte! Lei non vuole per marito altro che un conte…&lt;/em&gt;&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Tipico delle donne belle che oggi come ieri cercano di darsi solo agli altolocati, spesso in cambio di denaro o favori, come la recente cronaca politico-rosa ci ha insegnato.    &lt;br /&gt;Ed ecco il primo dei sonetti intitolati &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;font color="#0000ff"&gt;LA BBELLEZZA      &lt;br /&gt;Che ggran dono de Ddio ch’è la bbellezza!       &lt;br /&gt;Sopra de li quadrini hai da tenella:       &lt;br /&gt;pe vvia che la ricchezza nun dà cquella,       &lt;br /&gt;e cco cquella s’acquista la ricchezza.       &lt;br /&gt;Una cchiesa, una vacca, una zitella,       &lt;br /&gt;si è bbrutta nun ze guarda e sse disprezza:       &lt;br /&gt;e Ddio stesso, ch’è un pozzo de saviezza,       &lt;br /&gt;la madre che ppijjò la vorze bbella.       &lt;br /&gt;La bbellezza nun trova porte chiuse:       &lt;br /&gt;tutti je fanno l’occhi dorci; e ttutti       &lt;br /&gt;vedeno er torto in lei doppo le scuse.       &lt;br /&gt;Guardàmo li gattini, amico caro.       &lt;br /&gt;Li ppiú bbelli s’alleveno: e li bbrutti?       &lt;br /&gt;E li poveri bbrutti ar monnezzaro.       &lt;br /&gt;&lt;/font&gt;&lt;font size="2"&gt;20 ottobre 1834&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="http://lh4.ggpht.com/-b_fNMYuN4iw/TgXpvHHu9EI/AAAAAAAAC1A/QPkry_Bi-Jc/s1600-h/Italiana%252520con%252520fiori%252520%252528part.%25252CP.Orlov%2525201812-1865%252529%25255B7%25255D.jpg"&gt;&lt;font size="3"&gt;&lt;img style="border-right-width: 0px; margin: 0px 15px 0px 0px; display: inline; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px" title="Italiana con fiori (part.,P.Orlov 1812-1865)" border="0" alt="Italiana con fiori (part.,P.Orlov 1812-1865)" align="left" src="http://lh5.ggpht.com/-iqzop7OLxK8/TgXpvqKd4AI/AAAAAAAAC1E/dhCd6EuvW6I/Italiana%252520con%252520fiori%252520%252528part.%25252CP.Orlov%2525201812-1865%252529_thumb%25255B5%25255D.jpg?imgmax=800" width="230" height="263" /&gt;&lt;/font&gt;&lt;/a&gt;&lt;font size="3"&gt;&lt;strong&gt;Versione&lt;/strong&gt;&lt;em&gt;. Che gran dono di Dio è la bellezza! Devi considerarla più importante del denaro: perché la ricchezza non dà la bellezza, ma con la bellezza si acquista la ricchezza. Una chiesa, una vacca, una ragazza, se è brutta non si guarda e si disprezza: e Dio stesso che è un pozzo di saggezza, la madre che si scelse la volle bella. La bellezza non trova porte chiuse, tutti le fanno gli occhi dolci; ma tutti vedono in lei il torto dopo le scuse. Guardiamo i gattini, amico caro. I più belli si allevano: e i brutti?&amp;#160; I poveri brutti nell’immondezzaio.&lt;/em&gt;&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;E’ uno dei celebrati sonetti del Belli. Inno alla bellezza che si chiude con la solita sorpresa, un po' brutale, ma velata di commiserazione per i poveri brutti gattini, condannati dal loro aspetto. Una specie di soluzione finale un po' hitleriana nei confronti di chi non fa parte della razza eletta dei belli. Ci ricorda anche qualche episodio del film &amp;quot;Siamo uomini o caporali?&amp;quot;, quando Totò, povero e brutto, si presenta per fare teatro, con la sua bella partner, agli americani liberatori nel 1945, e viene ripetutamente rifiutato, maltrattato e quasi cacciato dal &amp;quot;caporale&amp;quot; di turno,&amp;#160; che invece fa gli occhi dolci alla bellona che ottiene immantinente la scrittura.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Non può mancare nel Belli una serie interminabile di accostamenti tra la classe dominante dei preti e la bellezza delle donne. Uno per tutti è il sonetto:&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;font color="#0000ff"&gt;LA BBELLEZZA DE LE BBELLEZZE&amp;#160; &lt;br /&gt;Ce ponn’èsse in ner monno donne bbelle,       &lt;br /&gt;ma un pezzetto de carne apprilibbato       &lt;br /&gt;come la serva nòva der Curato       &lt;br /&gt;nun ze trova, per dio, drent’a le stelle.       &lt;br /&gt;Nun te dico er colore de la pelle       &lt;br /&gt;piú ttosta assai d’un tamburro accordato:       &lt;br /&gt;nun te parlo de chiappe e dde senato       &lt;br /&gt;che tt’appicceno er foco a le bbudelle.       &lt;br /&gt;Quer naso solo, quela bbocca sola,       &lt;br /&gt;queli du’ occhi, sò rrobba, Ggiuvanni,       &lt;br /&gt;da fàtte restà llí ssenza parola.       &lt;br /&gt;Si è ttanta bella a vvédela vistita,       &lt;br /&gt;Cristo, cosa sarà sott’a li panni!       &lt;br /&gt;Bbeato er prete che sse l’è ammannita!       &lt;br /&gt;&lt;/font&gt;&lt;font size="2"&gt;11 dicembre 1834&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;font color="#0000ff" size="3"&gt;&lt;a href="http://lh4.ggpht.com/-bcA6bEe9jz4/TgX_nCB-TpI/AAAAAAAAC1Y/3YjHe3TXTcs/s1600-h/Vera%252520trasteverina%252520%252528B.Pinelli%25252C%252520elaboraz%252520computer%252520N.Valerio%252529%25255B2%25255D.jpg"&gt;&lt;img style="border-right-width: 0px; margin: 0px; display: inline; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px" title="Vera trasteverina (B.Pinelli, elaboraz computer N.Valerio)" border="0" alt="Vera trasteverina (B.Pinelli, elaboraz computer N.Valerio)" align="right" src="http://lh4.ggpht.com/-YbnCLJzjiVw/TgT36tsFL5I/AAAAAAAAC1c/BCorAe1P2zk/Vera%252520trasteverina%252520%252528B.Pinelli%25252C%252520elaboraz%252520computer%252520N.Valerio%252529_thumb%25255B2%25255D.jpg?imgmax=800" width="163" height="214" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/font&gt;&lt;font size="3"&gt;&lt;strong&gt;Versione&lt;/strong&gt;&lt;em&gt;. Ci possono essere al mondo donne belle, ma un pezzetto di carne prelibato come la serva nuova del curato non si trova, per Dio, nel firmamento. Non ti dico il colore della pelle più soda assai di un tamburo accordato: non ti dico delle natiche e del seno, che ti accendono il fuoco alle budella. Quel naso solo, quella bocca sola, quei due occhi, sono cose, Giovanni, da farti restare senza parola. Se è tanto bella a vederla vestita, Cristo, cosa sarà sotto i panni! Beato il prete che se la gode!&lt;/em&gt;&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Da notare che il soggetto che si pappa una tale bellezza non è un monsignore o un cardinale, ma un semplice curato, che nell’esercito della teocrazia che comandava a Roma nel regno del Papa poteva essere tutt’al più un “caporalmaggiore”, Notiamo anche che il Belli si concede, nella lode per la bellezza della serva nuova, un paio di bestemmie, tipico riempitivo entusiastico nel parlare del popolino di Roma e anche del suo contado.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Ma poi il nostro poeta, per tragico contrappasso, fa un uso antifrastico della bellezza in un altro sonetto con lo stesso titolo:&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;font color="#0000ff"&gt;LA BBELLEZZA      &lt;br /&gt;Viè a vvéde le bbellezze de mi’ Nonna.       &lt;br /&gt;Ha ddu’ parmi de pelle sott’ar gozzo:       &lt;br /&gt;è sbrozzolosa come un maritozzo       &lt;br /&gt;e trittica ppiú ppeggio d’una fronna.       &lt;br /&gt;Nun tiè ppiú un dente da maggnasse un tozzo:       &lt;br /&gt;l’occhi l’ha pperzi in d’una bbúscia tonna,       &lt;br /&gt;e er naso, in ner parlà, ppovera donna,       &lt;br /&gt;je fa cconverzazzione cor barbozzo.       &lt;br /&gt;Bbracc’e ggamme sò stecche de ventajjo:       &lt;br /&gt;la vosce pare un zon de raganella:       &lt;br /&gt;le zinne, bborze da colacce er quajjo.       &lt;br /&gt;Bbe’, mmi’ nonna da ggiovene era bbella.       &lt;br /&gt;E ttu dda’ ttempo ar tempo; e ssi nun sbajjo,       &lt;br /&gt;sposa, diventerai peggio de quella.       &lt;br /&gt;&lt;/font&gt;&lt;font size="2"&gt;2 novembre 1833&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;font color="#0000ff" size="3"&gt;&lt;a href="http://lh5.ggpht.com/-8dkaz0QzfL0/TgXqCyN4T7I/AAAAAAAAC1g/4E3ijJDszv8/s1600-h/Italiana%252520%252528Michail%252520Scotti%2525201814-1861%252529.jpg"&gt;&lt;img style="border-right-width: 0px; margin: 0px 15px 0px 0px; display: inline; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px" title="Italiana (Michail Scotti 1814-1861)" border="0" alt="Italiana (Michail Scotti 1814-1861)" align="left" src="http://lh6.ggpht.com/-_gVUOzxpXhQ/TgXqDWh_fzI/AAAAAAAAC1k/rF2zpinoOB8/Italiana%252520%252528Michail%252520Scotti%2525201814-1861%252529_thumb.jpg?imgmax=800" width="197" height="240" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/font&gt;&lt;font size="3"&gt;&lt;strong&gt;Versione&lt;/strong&gt;&lt;em&gt;. Vieni a vedere le bellezze di mia nonna. Ha due palmi di pelle sotto il mento: è bernoccolosa come un maritozzo [tipico panino lievitato romano con uvetta] e tremola peggio che fosse una fronda [mossa dal vento]. Non ha più un dente per mangiare un tozzo di pane: gli occhi sono persi dentro occhiaie profonde, e il naso nel parlare gli fa&amp;#160; conversazione con il mento. Braccia e gambe sono stecche di ventaglio: la voce sembra quella di una ranocchia: le mammelle borse da colarci il quaglio. Ebbene, mia nonna da giovane era bella. E tu dà tempo al tempo e se non sbaglio, donna, diventerai peggio di quella.&lt;/em&gt;&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Altro che bellezza ! Spietato commento sulla sua caducità, vedi l'&lt;a href="http://mondodelbelli.blogspot.com/2010/03/la-mezzeta-non-esiste-gli-strani-salti.html"&gt;&lt;strong&gt;articolo&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;&amp;#160;&lt;/strong&gt;sul sonetto &amp;quot;L'eta' delle donne&amp;quot;. Riprendiamo per analogia una quartina del sonetto &lt;em&gt;Madama Lettizzia&lt;/em&gt; sulla decadenza del potere e della bellezza. Letizia Bonaparte era la madre di Napoleone e viveva a Roma, quasi in esilio, dopo i fasti dell'impero napoleonico, ridotta ad una specie di larva umana.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;font color="#0000ff"&gt;MADAMA LETTIZZIA&amp;#160; &lt;br /&gt;. . . sta sopr'a un canape', povera vecchia,       &lt;br /&gt;impreciuttita lì peggio d' un osso;       &lt;br /&gt;e ha più carne sto gatto in d'un orecchia       &lt;br /&gt;che tutta quella che lei porta addosso . . .       &lt;br /&gt;&lt;/font&gt;&lt;font size="2"&gt;8 settembre 1835&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;font size="3"&gt;&lt;strong&gt;Versione&lt;/strong&gt;&lt;em&gt;. Sta sopra un divano, povera vecchia, rinsecchita peggio di un osso; e ha piu carne questo gatto in un'orecchio che tutta quella che lei ha addosso…&lt;/em&gt;&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="http://lh4.ggpht.com/-Do6qwhChHDE/TgX_pGl-U2I/AAAAAAAAC1o/MXsEiBrsTCc/s1600-h/Ritratto%252520di%252520vecchia%252520%252528elaboraz.%252520da%252520P.Vergine%2525201800-1863%252529%25255B3%25255D.jpg"&gt;&lt;img style="border-right-width: 0px; margin: 0px; display: inline; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px" title="Ritratto di vecchia (elaboraz. da P.Vergine 1800-1863)" border="0" alt="Ritratto di vecchia (elaboraz. da P.Vergine 1800-1863)" align="right" src="http://lh5.ggpht.com/-5DrVhuzGB3A/TgX_ppGlZRI/AAAAAAAAC1s/tBphvOslCmc/Ritratto%252520di%252520vecchia%252520%252528elaboraz.%252520da%252520P.Vergine%2525201800-1863%252529_thumb%25255B1%25255D.jpg?imgmax=800" width="198" height="244" /&gt;&lt;/a&gt;Ma torniamo ai canoni della bellezza, che non sono cambiati molto dai tempi del Belli ad oggi. Allora la moda imponeva alle donne borghesi e aristocratiche, da una parte sederi finti e dall'altra stecche di balena per stringere la &amp;quot;guépière&amp;quot; e tirar sù il seno. Oggi c’è il chirurgo estetico che taglia e cuce a seconda delle esigenze.     &lt;br /&gt;Allora come oggi la bellezza serve alle donne per fare carriera, o meglio, un tempo la bellezza muliebre poteva servire al marito per fare carriera, mentre l'emancipazione femminile oggi consente di mercanteggiare direttamente la bellezza e la giovinezza del corpo con la carriera in politica, all'Università, in grandi aziende di Stato, dove talvolta mogli e mariti occupano in modo un po' spregiudicato le posizioni di vertice.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;font color="#800000" size="2" face="Verdana"&gt;IMMAGINI. &lt;strong&gt;1&lt;/strong&gt;. Giovane donna (libera elaboraz da Bathsheba di Drost). &lt;strong&gt;2&lt;/strong&gt;. Giovane donna romana al Carnevale (part., A.Mokeizkij). &lt;strong&gt;3&lt;/strong&gt;. Italiana con fiori (part., P.Orlov). &lt;strong&gt;4&lt;/strong&gt;. Giudicata con gli occhi di oggi la popolana romana dell’800 forse non era propriamente una “bella donna”. Ecco lo sguardo fiero e superbo di una “vera trasteverina”, come riporta l titolo dell’incisione, probabilmente una minente con i suoi tipici orecchini vistosi o “scioccaje” (elaboraz. da B.Pinelli). &lt;strong&gt;5&lt;/strong&gt;. Per contrasto, l’ideale romantico ed elevato di bellezza toccò nell’800 le donne dell’aristocrazia e dell’alta borghesia (Michail Scotti, 1814-1861). &lt;strong&gt;6&lt;/strong&gt;. Ritratto di vecchia (elaboaz. da P.Vergine). Anche lei, come madama Letizia, è stata giovane e bella!&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8095194306208351106-2668129887482893713?l=mondodelbelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://mondodelbelli.blogspot.com/feeds/2668129887482893713/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8095194306208351106&amp;postID=2668129887482893713' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8095194306208351106/posts/default/2668129887482893713'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8095194306208351106/posts/default/2668129887482893713'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://mondodelbelli.blogspot.com/2011/06/la-bellezza-della-donna-comprera-pure.html' title='Conquista il mondo la bellezza della donna. Ma quanto dura?'/><author><name>Paolo Bordini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12371132796512240969</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://lh3.ggpht.com/-qbMz6RXpWWw/TgXpt9n2d3I/AAAAAAAAC00/8HieoTW8t64/s72-c/Donna%25252C%252520elaboraz.%252520da%252520Bathsheba%252520di%252520W.Drost_thumb%25255B2%25255D.jpg?imgmax=800' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8095194306208351106.post-2176774284153666051</id><published>2011-04-12T17:02:00.034+02:00</published><updated>2011-05-04T16:59:19.945+02:00</updated><title type='text'>Santaccia di piazza Montanara, la mitica puttana di buon cuore</title><content type='html'>&lt;p&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-KjtCsI4Ch2A/Tan_j2mJ2UI/AAAAAAAACss/ckw4jH2zd-Q/s1600/Da%2Bun%2Britratto%2Bdi%2BF.%2Bde%2BNicola.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px 10px 10px 0px; width: 220px; float: left; height: 304px; cursor: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5596285003400599874" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/-KjtCsI4Ch2A/Tan_j2mJ2UI/AAAAAAAACss/ckw4jH2zd-Q/s400/Da%2Bun%2Britratto%2Bdi%2BF.%2Bde%2BNicola.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Ogni ragazza è seduta sulla sua fortuna, e non lo sa&amp;quot;, sosteneva con capitalistico senso pratico e un po’ di ingenua eleganza verso il suo sesso Nell Kimball, autrice di &lt;em&gt;Memorie di una maitresse americana&lt;/em&gt;, che di giovani prostitute ne aveva allevate migliaia. E, come vedete, non parlava del viso o della bellezza delle ragazze.     &lt;br /&gt;In realtà, diciamocelo in un orecchio, quale giovane donna, sia pure abitante nel più sperduto villaggio, ignora che il suo corpo, per quanto imperfetto, è capace di accendere il desiderio di qualche uomo, e che da questo desiderio può trarre facilmente vantaggio? Le elegantissime &amp;quot;hostess&amp;quot;, le diciottenni &amp;quot;escort&amp;quot; alla moda che oggi riempiono le cronache perfino politiche e che, se incontrano il ricco imprenditore o il vecchio politico, riescono a guadagnare in una notte anche centinaia di migliaia di euro, addirittura un appartamento, non l’hanno saputo certo dalla Befana che il proprio sesso può fare miracoli, più d’un lungo e aleatorio &lt;em&gt;cursus honorum&lt;/em&gt;.     &lt;br /&gt;&amp;quot;Tira più un pelo di fica che un carro di cento buoi&amp;quot; disse un contadino volgare ma sapiente. In mancanza di altre doti, s’intende, che però hanno il difetto di richiedere lunghe e opinabili dimostrazioni. Se poi la ragazza è anche bella, il colpo d'occhio, la valutazione estetica &lt;i&gt;ictu oculi&lt;/i&gt;, hanno la meglio sempre: sono una eccellenza evidente. E sì, perché la sottile arte del piacere, l’abilità di conservare o migliorare la sensualità nel tempo, sono spesso doti superiori alla capacità di tradurre dal greco antico o di imparare a memoria qualche libro, segno indubbio di intelligenza, del &amp;quot;divino&amp;quot; che è in noi, come avevano capito bene i giudici di Atene davanti alla etèra Frine nuda. Giustamente, avevano la prova provata che un Logos, un Dio era dalla sua parte. Ecco perché in un &lt;a href="http://nicovalerio.blogspot.com/2009/02/calendari-quando-la-modella-nuda-e-piu.html"&gt;articolo&lt;/a&gt; ho sostenuto che una modella, una cover-girl, una escort, è molto meglio, perfino sul piano etico ed intellettuale, dell’arcigna professoressa moralista che la critica.     &lt;br /&gt;Ma la prostituta non è certo più bella delle altre donne, anzi. E il suo mestiere in una città poverissima, com’era Roma al tempo dei Papi-re, non era tutto rose e fiori, come quello di certe escort di oggi. Altro che &amp;quot;&lt;em&gt;filles de joie&lt;/em&gt;&amp;quot;, ragazze di gioia. Forse la davano, ma non la ricevevano. I parroci, che nel ‘700 tenevano l’anagrafe, schedavano i neonati lasciati dalle meretrici alla ruota dei conventi o sul sagrato delle chiese, come &amp;quot;f. di m. ignota&amp;quot;. Da cui la deformazione latino-romanesca di &amp;quot;mignotta&amp;quot;. Neanche passeggiatrici, tantomeno peripatetiche, termine colto e filosofico (che la dice lunga su chi era in grado di andare a puttane) visto che nel Peripatos passeggiavano Aristotele e i suoi allievi! Infatti alle ragazze &amp;quot;facili&amp;quot; era vietatissimo deambulare mettendosi in mostra, e perfino, in certi periodi, affacciarsi alla finestra.     &lt;br /&gt;A Roma fare la puttana era spesso la scelta obbligata di povere ragazze senza arte né parte, talora bruttine di viso ma forti e grandi di corpo, con grandi sederi e grosse cosce (questi i gusti della clientela dell’epoca), immigrate dalla campagna, schedate fin da quando varcavano le porte di Roma, sottoposte dagli uffici del Vicario a mille restrizioni e umiliazioni, ma tutto sommato tollerate con benevolenza visto che i loro più assidui e generosi clienti erano monsignori e cardinali. Era grazie a loro, oltre ai pochi e danarosi turisti stranieri (Montaigne e Goethe, però, scrissero che le romane erano brutte) e a qualche commerciante di passaggio, che riuscivano ad evitare di morire di fame. Non tutte avevano la fortuna di poter vivere o lavorare, sia pure in una stanzetta, che spesso era una stamberga, nel privilegiato&amp;quot; quartiere delle luci rosse&amp;quot;, come abbiamo scritto in un &lt;a href="http://mondodelbelli.blogspot.com/2010/10/il-quartiere-delle-luci-rosse-piazza-di.html"&gt;articolo &lt;/a&gt;su piazza di Spagna.     &lt;br /&gt;Santaccia, mitica figura di prostituta popolare, personaggio reale di cui il popolino romano conservava ancora memoria ai tempi del Belli, doveva essere, appunto, una di queste ex-giovani immigrate dal circondario (era di Corneto, come si chiamò fino al secolo scorso Tarquinia) che non avevano mai fatto fortuna.     &lt;br /&gt;Condannata, o perché poco bella o troppo rustica, a frequentare piazza Montanara, la piazza più colorita e animata di Roma, tra le pendici del Campidoglio e i resti del Teatro Marcello, Santaccia era – scrive il Vigolo – &amp;quot;un'infima Taide, che esercitava il suo commercio &lt;i&gt;en plein air&lt;/i&gt;, sulla piazza presso il teatro di Marcello&amp;quot;. Ma era diventata così abile con i suoi clienti che il Belli la definisce una che sa &amp;quot;dare il resto&amp;quot;, cioè sa trattare, sa dire il fatto suo a chiunque.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-UmG40T8cI5M/Tan9QiG9guI/AAAAAAAACsU/NdXw4WIrqTQ/s1600/Piazza%2BMontanara%2Bcon%2Bburini%2Battorno%2Bfontana%2B%2528xilografia%2Bdi%2BA.Closs%2Bridotta%2Bb-n%2529.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px 10px 10px 0px; width: 400px; float: left; height: 272px; cursor: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5596282472460288738" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/-UmG40T8cI5M/Tan9QiG9guI/AAAAAAAACsU/NdXw4WIrqTQ/s400/Piazza%2BMontanara%2Bcon%2Bburini%2Battorno%2Bfontana%2B%2528xilografia%2Bdi%2BA.Closs%2Bridotta%2Bb-n%2529.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Altro che piazza, era un vero &lt;i&gt;théatre de vie&lt;/i&gt;, piazza Montanara, così chiamata per una nobile famiglia Montanari. Ogni mattina si trasformava in un brulicante e maleodorante ritrovo di braccianti agricoli, giardinieri, operai a giornata, servette contadine, venditori ambulanti, cavalli, ortaggi, carri di merci, carretti a mano, legumi secchi, formaggi, balle di fieno, letame, scrivani, artigiani, curiosi, preti, nullafacenti, giocatori di &amp;quot;tre carte&amp;quot;, truffatori, e bellimbusti rugantini &amp;quot;in cerca di rogna&amp;quot;. Le guardie dei Capo-rioni dovevano starsene ben lontane, se tenevano al quieto vivere.     &lt;br /&gt;Di questa piazza, non bella ma tipica della Roma dei Papi, distrutta per aprire la via del Mare negli anni ’20, di cui resta il toponimo nel brevissimo &amp;quot;vicolo Montanara&amp;quot; che immette in piazza Campitelli, pubblichiamo qui due belle immagini.     &lt;br /&gt;Ma in piazza Montanara, con i poveri prestatori &amp;quot;d’opera&amp;quot;, come li chiama il fotografo e pittore E.Roesler Franz, la povera anche se esperta Santaccia non poteva certo sperare di arricchirsi. Aveva perciò inventato un singolare e perfino acrobatico metodo industriale, una letterale &amp;quot;catena di montaggio&amp;quot; – passateci il doppio senso – di stampo taylorista, per poter fornire a quattro clienti tutt’insieme, ad un prezzo pro-capite molto basso, quelle prestazioni che se concesse ad un cliente solo per volta sarebbero state troppo care e quindi fuori mercato.     &lt;br /&gt;Oggi c’è il &lt;i&gt;car sharing:&lt;/i&gt; perché una sola automobile per un solo passeggero, quando potrebbe soddisfarne quattro con minima spesa e inquinando meno? Ecco, col medesimo senso del risparmio, con la stessa logica ecologica, la Santaccia, antesignana senza saperlo delle attuali donne laureate alla Bocconi in economia e psicologia del mercato, aveva inventato il &amp;quot;&lt;i&gt;sex sharing&lt;/i&gt;&amp;quot; intelligente. Il suo slogan avrebbe potuto essere: &amp;quot;perché far godere uno solo ad alto prezzo, quando si può, col medesimo ricavo totale, far godere quattro persone a basso prezzo?&amp;quot; Grande copywriter. Che poi, se ci pensate bene, è stata per decenni la logica della Ford negli Stati Uniti e della Fiat in Italia.     &lt;br /&gt;Vista la povertà dei suoi frequentatori, piazza Montanara era dunque un mercato economicissimo, frequentato anche dai romani degli altri rioni che qui convenivano per risparmiare. Tra le tante osterie, per esempio, la locanda &amp;quot;der Bujaccaro&amp;quot; offriva per un baiocco un minestrone fumante che rinvigoriva. E un baiocco appena vi sarebbe costata anche la Santaccia, se vi foste adattati a condividerla per dividere le spese con altri tre rozzi sconosciuti, sicuramente non olezzanti di menta e rosmarino, dietro un muro, una colonna romana, o nella penombra aleatoria d’un sottoscala o cortile. Che tempi:     &lt;br /&gt;    &lt;br /&gt;&lt;span style="color: #000099"&gt;SANTACCIA DE PIAZZA MONTANARA&lt;/span&gt;     &lt;br /&gt;&lt;span style="color: #000099"&gt;Santaccia era una dama de Corneto &lt;/span&gt;    &lt;br /&gt;&lt;span style="color: #000099"&gt;da toccà ppe rrispetto co li guanti; &lt;/span&gt;    &lt;br /&gt;&lt;span style="color: #000099"&gt;e ppiú cche ffussi de castagno o abbeto, &lt;/span&gt;    &lt;br /&gt;&lt;span style="color: #000099"&gt;lei sapeva dà rresto a ttutti cuanti. &lt;/span&gt;    &lt;br /&gt;&lt;span style="color: #000099"&gt;Pijjava li bburini ppiú screpanti &lt;/span&gt;    &lt;br /&gt;&lt;span style="color: #000099"&gt;a cquattr’a cquattro cor un zu’ segreto: &lt;/span&gt;    &lt;br /&gt;&lt;span style="color: #000099"&gt;lei stava in piede; e cquelli, uno davanti &lt;/span&gt;&lt;span style="color: #000099"&gt;&lt;span style="color: #000000"&gt;       &lt;br /&gt;&lt;/span&gt;fasceva er fatto suo, uno dereto. &lt;/span&gt;&lt;span style="color: #000099"&gt;&lt;span style="color: #000000"&gt;       &lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Tratanto lei, pe ccontentà er villano, &lt;/span&gt;    &lt;br /&gt;&lt;span style="color: #000099"&gt;a ccorno pístola e a ccorno vangelo &lt;/span&gt;    &lt;br /&gt;&lt;span style="color: #000099"&gt;ne sbrigava antri dua, uno pe mmano. &lt;/span&gt;    &lt;br /&gt;&lt;span style="color: #000099"&gt;E ppe ffà a ttutti poi commido er prezzo, &lt;/span&gt;    &lt;br /&gt;&lt;span style="color: #000099"&gt;dava e ssoffietto, e mmanichino, e ppelo&lt;/span&gt;     &lt;br /&gt;&lt;span style="color: #000099"&gt;uno pell’antro a un bajocchetto er pezzo.&lt;/span&gt;     &lt;br /&gt;&lt;font size="2"&gt;12 dicembre 1832      &lt;br /&gt;&lt;font color="#333333" size="1" face="Times New Roman"&gt;       &lt;br /&gt;&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;em&gt;Versione&lt;/em&gt;. Santaccia di piazza Montanara. Santaccia era una donna di Corneto [ora Taquinia, ma anche nel doppio senso popolaresco di paese di chi &amp;quot;mette le corna&amp;quot; e di prostitute] da trattare per rispetto con i guanti, e più ancora che fosse di castagno o abete [legni molto resistenti] sapeva trattare chiunque. Prendeva i villani più spacconi a quattro a quattro, con un suo segreto: lei stava in piedi, e quelli, uno davanti faceva il fatto suo, uno dietro. Nel frattempo, per accontentare il villano, &lt;em&gt;a cornu epistulae e a cornu evangeli&lt;/em&gt; [il lato dell’Epistola e il lato del Vangelo, i due lati dell’altare della Messa dove legge il sacerdote officiante: come dire destra e sinistra] ne sbrigava altri due, uno per mano. E per fare a tutti un prezzo basso dava didietro, mani e pelo, uno per l’altro, a un baiocchetto al pezzo.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-1CJSk4TIaZE/Tan9r_ZX1KI/AAAAAAAACsc/qcJ4cfRCcp0/s1600/Piazza%2BMontanara%2B%2528litografia%2BG.Vasi%2529.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px 10px 10px 0px; width: 400px; float: left; height: 283px; cursor: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5596282944178607266" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/-1CJSk4TIaZE/Tan9r_ZX1KI/AAAAAAAACsc/qcJ4cfRCcp0/s400/Piazza%2BMontanara%2B%2528litografia%2BG.Vasi%2529.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Bellissimo quel verso che volgarizza il linguaggio ecclesiale, e dice &amp;quot;destra&amp;quot; e &amp;quot;sinistra&amp;quot; come li direbbe sull’altare un prete che dice messa. Molto apprezzato dai sacerdoti romani che amano il Belli, visto che l’abbiamo trovato commentato nel sito &amp;quot;Messa in latino&amp;quot;. Sempre nel gioco comico belliano di passare rapidamente dal basso all’alto, e viceversa.     &lt;br /&gt;Ma nel mito di Santaccia, come per molte prostitute, c’è la pietà umana, oltre alla religione superstiziosa e al rito dei defunti. Generosa del suo corpo fino al punto di darlo (di darne una parte, magari piccolissima) gratis, per pietà tipicamente femminile, anche al giovane così povero da non potersi permettere neanche un baiocco. E con una motivazione &amp;quot;pia&amp;quot; che sorprende, e fa da acme, in un crescendo umoristico, proprio alla conclusione del sonetto. &lt;span style="color: #000099"&gt;&lt;span style="color: #000000"&gt;       &lt;br /&gt;        &lt;br /&gt;&lt;/span&gt;SANTACCIA DE PIAZZA MONTANARA&lt;/span&gt;     &lt;br /&gt;&lt;span style="color: #000099"&gt;A pproposito duncue de Santaccia &lt;/span&gt;    &lt;br /&gt;&lt;span style="color: #000099"&gt;che ddiventava fica da ogni parte, &lt;/span&gt;    &lt;br /&gt;&lt;span style="color: #000099"&gt;e ccoll’arma e ccor zanto e cco le bbraccia &lt;/span&gt;    &lt;br /&gt;&lt;span style="color: #000099"&gt;t’ingabbiava l’uscelli a cquarte a cquarte; &lt;/span&gt;    &lt;br /&gt;&lt;span style="color: #000099"&gt;è dda sapé cc’un giorno de gran caccia, &lt;/span&gt;    &lt;br /&gt;&lt;span style="color: #000099"&gt;mentre lei stava assercitanno l’arte, &lt;/span&gt;    &lt;br /&gt;&lt;span style="color: #000099"&gt;un burrinello co l’invidia in faccia &lt;/span&gt;    &lt;br /&gt;&lt;span style="color: #000099"&gt;s’era messo a ggodessela in disparte. &lt;/span&gt;    &lt;br /&gt;&lt;span style="color: #000099"&gt;Fra ttanti uscelli in ner vedé un alocco, &lt;/span&gt;    &lt;br /&gt;&lt;span style="color: #000099"&gt;&amp;quot;Oh&amp;quot;, disse lei, &amp;quot;e ttu nun pianti maggio?&amp;quot; &lt;/span&gt;    &lt;br /&gt;&lt;span style="color: #000099"&gt;&amp;quot;Bella mia&amp;quot;, disse lui, &amp;quot;nun ciò er bajocco&amp;quot;. &lt;/span&gt;&lt;span style="color: #000000"&gt;     &lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: #000099"&gt;E cqui Ssantaccia: &amp;quot;Aló, vvièccelo a mmette: &lt;/span&gt;    &lt;br /&gt;&lt;span style="color: #000099"&gt;sscéjjete er búscio, e tte lo do in zoffraggio &lt;/span&gt;    &lt;br /&gt;&lt;span style="color: #000099"&gt;de cuell’anime sante e bbenedette&amp;quot;.&lt;/span&gt;     &lt;br /&gt;&lt;font size="2"&gt;12 dicembre 1832      &lt;br /&gt;      &lt;br /&gt;&lt;/font&gt;&lt;em&gt;Versione&lt;/em&gt;. Santaccia di piazza Montanara. A proposito, dunque, di Santaccia, che diventava fica da ogni parte, e con un lato e con l’altro [arma e santo erano per tradizione il dritto e rovescio delle monete dei Papi, come testa o croce per le monete dei Savoia, con cui giocavano in strada i ragazzi del popolo] e con le mani, prendeva uccelli a quattro a quattro, bisogna sapere che un giorno che aveva grande lavoro, mentre stava esercitando l’arte, un burinello col desiderio in faccia si era messo a godersela in disparte. Tra tanti uccelli, nel veder un allocco lei disse: &amp;quot;Oh, e tu non pianti maggio?&amp;quot; [&amp;quot;piantar maggio&amp;quot;: antica tradizione di piantare a maggio nel terreno, come simbolo beneaugurante di fertilità, un albero nudo, o meglio un lungo tronco vivo ma senza foglie. Chiara allusione sessuale, sia nella tradizione che qui]. &amp;quot;Bella mia&amp;quot;, disse lui, &amp;quot;non ho un bajocco&amp;quot;. E Santaccia: &amp;quot;Sù, vieni a mettercelo: scegliti un buco, e te lo dò in suffragio di quelle anime sante e benedette&amp;quot; [dei defunti].     &lt;br /&gt;    &lt;br /&gt;La dedica &amp;quot;in suffragio&amp;quot; che fa la sordida Santaccia, e proprio mentre vende il suo corpo nel modo più abietto, secondo l’uso cattolico delle &amp;quot;intenzioni&amp;quot; per alleviare le pene del Purgatorio dei defunti, o per invocare i Santi, qui mescolate, è un contrasto che più che muovere al riso commuove il lettore.     &lt;br /&gt;Insomma, nell’ambiguo e cattolicissimo Belli-dr.Jeckill, in cui il mister Hide segreto decide di incarnare tutte le geniali bassezze della plebe romana come rivalsa contro una vita mediocre e disperata, non deve stupire la compenetrazione tra sacro e profano, o comunque tra registro alto e basso. E’ uno dei filoni più efficaci dei Sonetti belliani. E qui, in particolare, a proposito dei due sonetti su Santaccia – scrive il Vigolo con la sua solita prosa romantica e oscura – &amp;quot;la contaminazione del sacro e dell'erotico raggiunge una specie di &amp;quot;ratto verso il basso&amp;quot; non altrove superato e che sarebbe intollerabile se non vi corresse attraverso come il guizzo di una ambigua illuminazione&amp;quot;.     &lt;br /&gt;Ma se vi piace questo stile aulico e ottocentesco (ne dubitiamo) entro cui il Vigolo stringe la sua critica ai due sonetti di Santaccia, ce n’è ancora. Così finiamo in pieno neoclassicismo romantico: mai la povera Santaccia, e nemmeno il Belli, avrebbero immaginato di suscitare con le loro opere tali parole:     &lt;br /&gt;&lt;em&gt;&amp;quot;È turpe e funebre ma patetico quanto non si può dire. &amp;quot;Un sacrifice à Priape sur un tombeau&amp;quot;, dice Stendhal nelle&lt;/em&gt; Promenades dans Rome&lt;em&gt;, a proposito di una scultura pagana ,&amp;quot;et de jeunes filles jouant avec le dieu! Il y a loin de là à l'idée&lt;/em&gt; &lt;em&gt;d'une messe pour les morts&amp;quot;.      &lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&amp;quot;Il sonetto belliano di Santaccia – continua il Vigolo nella sua pesante prosa romantica - sembra indirettamente rispondere che, per quanto lontani, i due fatti possono essere avvicinati nell'insania satiresca del ditirambo comico: e per il suo miscuglio di sacro, di erotico e di funebre, come un nero vino conciato di elleboro e di incenso da versare in terra in un brindisi agli dei infernali, quante volte la poesia del Belli di questo periodo non fa pensare davvero a un &amp;quot;&lt;em&gt;sacrifice à Priape sur un tombeau&lt;/em&gt;&amp;quot;! &lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-ojCxiMcUkpc/Tan8c-dwqhI/AAAAAAAACsM/9yv6-rx54to/s1600/Mano%2Bd%2527opera%2Bin%2Battesa%2Bpiazza%2BMontanara%2B%2528part.%2Bda%2BE.Roesler%2BFranz%2B1880%2529.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px 0px 10px 10px; width: 293px; float: right; height: 295px; cursor: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5596281586718910994" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/-ojCxiMcUkpc/Tan8c-dwqhI/AAAAAAAACsM/9yv6-rx54to/s320/Mano%2Bd%2527opera%2Bin%2Battesa%2Bpiazza%2BMontanara%2B%2528part.%2Bda%2BE.Roesler%2BFranz%2B1880%2529.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;     &lt;br /&gt;&amp;quot;Ma qui il satiro romanesco sembra gareggiare con se stesso di empietà e di scurrilità, e si spinge tanto oltre da toccare un limite in cui i motivi piú opposti tendono a risolversi, a tramutarsi l'uno nell'altro in una identità primigenia, elementare.     &lt;br /&gt;&amp;quot;E non si può dire che questa Eva miseranda uscita dalla costola del poeta piombato nel piú profondo sonno, sia soltanto lubrica e blasfemante. V'è alla fine, e nel modo piú inaspettato, un improvviso sgorgare di pietà e di tenerezza. Invece che un sorriso tra le lagrime, diresti che una lagrima fugga via fra l'osceno riso del mascherone democritèo.     &lt;br /&gt;&amp;quot;Già l'apparire del &amp;quot;burrinello&amp;quot; (&amp;quot;burrini&amp;quot; chiamavano questi rozzi braccianti agricoli per lo piú romagnoli) che resta &amp;quot;in disparte&amp;quot; a guardare il piacere degli altri, porta nella scena una prima incrinatura dolorosa. L'espressione &amp;quot;in disparte&amp;quot; è struggente perché esprime il senso della esclusione e della malinconia.     &lt;br /&gt;&amp;quot;Da ciò la pietà della donna e insieme un intenerimento materno per il giovinetto, misto a una solidarietà, nella miseria, col piú povero, tuttavia celata, dissimulata - e questo è il tratto che va piú a dentro nella verità - sotto la meno consueta forma di pudore e dove tutto fuori che il pudore ci si aspetterebbe. Ma il pudore del sentimento, della pietà, dell'amore, è piú tenace, anche negli esseri piú avviliti e corrotti, ed anzi proprio in essi, che non il pudore fisico; e qui insieme al pudore vedrei anche l'onore, l'onore professionale della prostituta, alla quale parrebbe di essere da meno di se stessa e di mancare ai doveri di casta (&lt;em&gt;noblesse oblige&lt;/em&gt;), se mostrasse di darsi per nulla a un ragazzotto.     &lt;br /&gt;&amp;quot;Perciò la soluzione di darsi in suffragio, che può vedersi anche dettata dall'abito di una sottile casistica e di una fede cieca nell'aldilà in una donna che per questo forse era chiamata Santaccia, e cioè una santa di mal affare, - una bizzoca pure nel mal costume, - questa soluzione per cui, rinunciando al compenso materiale, ella se lo accredita nei lucri spirituali delle opere buone nell'oltretomba, concilia con pratico senso di carità e di invincibile attaccamento al guadagno una quantità di cose, le permette di fare un contrabbando del suo stesso bisogno di amore, di affetto sotto una offerta pia; e infine, ciò che è piú singolare, fa approdare tutto questo groviglio di contraddizioni a un atto di fede, l'affermazione di una credenza assoluta nel mondo degli spiriti e dei compensi trascendenti.     &lt;br /&gt;&amp;quot;Certo in pochi sonetti del Belli si rimane alla fine così sconcertati: poiché il fondo demoniaco del poeta viene qui fuori in uno dei suoi aspetti piú sibillini e ambivalenti, lanciando attraverso il ditirambo comico e il distacco turpe dell'oggetto, un amo che pesca molto a fondo in quella infima materia e inferna sottorealtà, che è poi qui anche substantia: l'irrazionale, ma anche cosmica sostanza dell'umano.     &lt;br /&gt;&amp;quot;Come nei vecchi drammi satireschi, una strana, irreale luce mistica si irraggia su codesto basso mondo del comico, caduto in pezzi nella atroce incoerenza; essa forma un'aureola intorno al deforme e barbuto viso del semidio con le cosce di capro, e gli occhi di santo - splendenti dell'amore immenso che vorrebbe ricostituire la spezzata, lacerata unità del mondo - gli si empiono di lagrime&amp;quot;. (G.Vigolo, &lt;em&gt;Saggio sul Belli. Introduzione ai Sonetti&lt;/em&gt; 1952)     &lt;br /&gt;    &lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: verdana; color: #3333ff; font-size: 78%"&gt;&lt;font size="2"&gt;IMMAGINI. &lt;strong&gt;1.&lt;/strong&gt; In mancanza di immagini plausibili, un ritratto femminile che esprime insieme carnalità, durezza di tratti e bonomia può ben essere assunto come simbolo analogico del personaggio del sonetto belliano (ritratto di F. de Nicola, elaborazione al computer di N.Valerio). &lt;strong&gt;2.&lt;/strong&gt; Attorno alla fontana di piazza Montanara brulicante di umanità (xilografia di A.Closs). &lt;strong&gt;3.&lt;/strong&gt; La piazza intera, con le rovine del teatro romano di Marcello in fondo (incisione di G.Vasi). &lt;strong&gt;4.&lt;/strong&gt; Alcuni &amp;quot;burini&amp;quot; o prestatori d'opera di piazza Montanara (da una foto di E.Roesler Franz).&lt;/font&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8095194306208351106-2176774284153666051?l=mondodelbelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://mondodelbelli.blogspot.com/feeds/2176774284153666051/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8095194306208351106&amp;postID=2176774284153666051' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8095194306208351106/posts/default/2176774284153666051'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8095194306208351106/posts/default/2176774284153666051'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://mondodelbelli.blogspot.com/2011/04/santaccia-di-piazza-montanara-la-mitica.html' title='Santaccia di piazza Montanara, la mitica puttana di buon cuore'/><author><name>Nico Valerio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-KjtCsI4Ch2A/Tan_j2mJ2UI/AAAAAAAACss/ckw4jH2zd-Q/s72-c/Da%2Bun%2Britratto%2Bdi%2BF.%2Bde%2BNicola.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8095194306208351106.post-6553685837694690703</id><published>2011-03-03T11:17:00.023+01:00</published><updated>2011-03-05T23:07:04.150+01:00</updated><title type='text'>Quel pazzo Carnevale romano, amato da tutti, ma non dai Papi</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-I6QVkaZE8xc/TXEgpzFyIQI/AAAAAAAACo8/_Cly_DnMuWY/s1600/Pinelli_ultima-sera-di-carnevale.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 400px; FLOAT: left; HEIGHT: 265px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5580277315749945602" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/-I6QVkaZE8xc/TXEgpzFyIQI/AAAAAAAACo8/_Cly_DnMuWY/s400/Pinelli_ultima-sera-di-carnevale.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;“Il Carnevale a Roma non è una festa data al popolo, ma una festa che il popolo dà a se' stesso. Il Governo non&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;div&gt;fa né preparativi né spese. Non illuminazioni, non fuochi artificiali, non processioni splendide, ma un semplice segnale che autorizza ciascuno ad essere pazzo e stravagante quanto gli pare e piace, ed annunzia che, salvo le bastonate, e le coltellate, tutto è permesso. . . Soprattutto le ragazze e le donne ne approfittano per spassarsela a loro gusto". Cosi scriveva il Goethe, poeta e romanziere germanico, alla fine del '700 durante il suo viaggio, e lunghissimo soggiorno, in Italia.&lt;br /&gt;E' dalla notte dei tempi che il Carnevale romano rappresenta la festa piu' popolare e indiavolata del mondo. Il volgo si scatenava nella Roma antica quando i potenti dell'epoca concedevano che "semel in anno licet insanire" una volta nell'anno e' lecito folleggiare, pensiero espresso da Lucio Anneo Seneca nel "De Senectute". Il significato del verbo “insanire” sembra doversi rintracciare in quelle feste in cui si capovolgeva l'ordine gerarchico della vita normale, facendo servire i padroni e banchettare i servi.&lt;br /&gt;Anche Orazio e perfino Sant' Agostino sottoscrivevano le follie del Carnevale. Nella Roma di 2.000 anni fa pero' il nome Carnevale non esisteva e questo "insanire" si scatenava durante le feste dei "Saturnalia" in onore di Saturno, il padre degli dei, alla fine del mese di Dicembre, periodo dell' attuale Natale.&lt;br /&gt;Le alchimie della religione cristiana hanno poi rimescolato e rinominato tante se non tutte le feste pagane, declassato e appioppato l' "insanire" dei “Saturnalia” con il nome di Carnevale, a meta' dell'inverno con un farraginoso meccanismo che lo lega alla penitenza della Quaresima e quindi alla Pasqua che e' una ricorrenza mobile.&lt;br /&gt;Il Papato ha comunque dovuto poi tollerare questa ricorrenza di origine pagana, che consentiva, ”semel in anno”, al popolo di esprimere la sua voglia di vivere in liberta', nell' anonimato delle maschere, quasi sempre con corredo di sberleffi e derisione contro il Governo teocratico.&lt;br /&gt;Durante il Carnevale il Cardinale Vicario (che vigilava sui costumi con una lunga gerarchia di monsignori, preti, spie e sbirri, fino ai parroci che avevano funzioni di polizia) doveva "abbozzare" sulle liberta' sessuali che "semel in anno" si sfogavano a tutti i livelli sociali. Tanto che nove mesi dopo le mammane - le levatrici - non sapevano piu' a chi dare il resto, come descrive il Belli con l' istruttivo dialogo del sonetto:&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="COLOR: rgb(0,0,153)"&gt;LA MAMMANA IN FACCENNE&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="COLOR: rgb(0,0,153)"&gt;«Chi ccercate, bber fijjo?» «La mammana».&lt;br /&gt;«Nun c’è: è ita a le Vergine a rriccojje».&lt;br /&gt;«Dite, e cquanto starà? pperché a mmi’ mojje&lt;br /&gt;je s’è rrotta mó ll’acqua ggiú in funtana».&lt;br /&gt;«Uhm, fijjo mio, quest’è ’na sittimana&lt;br /&gt;che jje se ssciojje a ttutte, je se ssciojje.&lt;br /&gt;Tutte-quante in sti ggiorni hanno le dojje:&lt;br /&gt;la crasse arta, la bbassa e la mezzana».&lt;br /&gt;«E cche vvor dì sta folla?» «Fijjo caro,&lt;br /&gt;semo ar fin de novemmre; e ccarnovale&lt;br /&gt;è vvenuto ar principio de frebbaro.&lt;br /&gt;Le donne in zur calà la nona luna&lt;br /&gt;doppo quer zanto tempo, o bben’o mmale&lt;br /&gt;cqua d’oggni dua ne partorissce una».&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;31 gennaio 1837&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="COLOR: rgb(255,255,255);font-size:78%;" &gt;,&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;Versione&lt;/em&gt;. La levatrice affaccendata. "Chi cercate, bel figliolo?" La levatrice". "Non c'e': e' andata a via delle Vergini per un parto". "Dite, e quanto stara'? perche' a mia moglie si sono rotte le acque giu' in fontana". "Uhm, figlio mio, questa e' una settimana che si scioglie a tutte, si scioglie. Tutte quante in questi giorni hanno le doglie: la classe alta, la bassa e la media". "E che vuol dire questa folla (di partorienti)?" "Figlio caro, siamo alla fine di novembre; e carnevale e' venuto al principio di febbraio. Le donne alla fine del nono mese dopo quel santo tempo (del carnevale), o bene o male qua (a Roma) ogni due ne partorisce una.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="COLOR: rgb(255,255,255);font-size:78%;" &gt;.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-KKLqsBiJ1ag/TW9_e1pCYRI/AAAAAAAACok/MdqyqP5t3zM/s1600/Maschere%2BCarnevale%2B800%2Ba%2BRoma.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 400px; FLOAT: left; HEIGHT: 175px" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5579818631107338514" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/-KKLqsBiJ1ag/TW9_e1pCYRI/AAAAAAAACok/MdqyqP5t3zM/s400/Maschere%2BCarnevale%2B800%2Ba%2BRoma.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;E veramente in una societa' repressiva, pruriginosa e bigotta come quella imposta nel regno del Papa, era l' unica occasione di liberarsi per una settimana da tutte le regole, l'unica "vacanza" per il volgo romano. A cui partecipava pero' anche tutta la citta' con i nobili, i pochi borghesi e perfino il clero. Tutti, proprio tutti, partecipavano allo sfrenato carnevale romano, senza ritegno alcuno, nascosti dietro la maschera. Liberta' sessuale, sopratutto per le "zitelle", come erano dette le ragazze da marito e in presunto stato di verginita'. Storicamente verosimile il gustoso quadretto dipinto nel film "Il Marchese del Grillo" quando la giovane moglie di un nobile un po' debosciato, durante il carnevale per le strade di Roma si allontana dal suo gruppo per adescare un popolano e farsi una bella scopata in un portone. Nessuna meraviglia poi per la ressa di partorienti dopo i fatidici nove mesi.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Il momento culminante era comunque il martedì grasso al Corso, la strada era il palcoscenico del Carnevale romano, dal tramonto si accendeva “un fiume di fuoco” per l’esplodere della festa dei moccoletti. Alla luce di candele di tutte le fattezze e dimensioni, di lampioncini di carta trasparente accesi sui palchi, sulle finestre, sui balconi e tra carrozze illuminate da candelabri, un’enorme folla in maschera si riversava al Corso e nelle strade limitrofe per celebrare la fine del Carnevale in un crescendo indiavolato di balli, canti e scherzi che sovente si trasformavano per un nonnulla in liti e risse anche cruente.&lt;br /&gt;Ogni romano in mezzo a una confusione indescrivibile, che annullava ogni differenza di classe e di censo, aveva tra le mani o sul cappello oppure in cima a una canna un lumino, cercando di mantenerlo acceso e nel contempo cercando di spegnere quello del suo vicino al grido: “Morammazzato chi non aregge il moccolo!”. Anche dalle finestre e dai balconi del Corso si partecipava a questa battaglia dei moccoletti calando dei panni bagnati con cui spegnere le candele della folla sottostante.&lt;br /&gt;Giggi Zanazzo nelle "Tradizioni popolari romane" scriveva:&lt;/div&gt;&lt;div&gt;"&lt;em&gt;L’urtimo ggiorno de Carnovale ammalappena sonava l’Avemmaria (anticamente sparava puro er cannone), tutti quelli che sse trovaveno p’er Corso, sii a ppiede, sii in carozza, sii a ccavallo, sii a le finestre, accennéveno li moccoletti. Poi co’ le svèntole, co’ li mazzettacci de fiori, o co’ le cappellate, ognuno cercava de smorza’ er moccolo all’antro, dicènno: - Er móccolo e ssenza er móccolo!- Avevi voja, pe’ ssarvallo, de ficcallo in cima a una canna o a un bastone, o a fficcatte in un portone! Era inutile. Tutti te daveno addosso; e o ccor un soffietto, o ccor una svèntola o cco’ ’na manata o ’na mazzettata te lo smorzaveno in ogni modo, urlanno: - Er móccolo e ssenza er móccolo; abbasso er móccolo!".&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;Il carnevale, che per secoli costituì motivo di ammirato stupore per gli stranieri del “Viaggio in Italia”, con tante bellissime immagini lasciate dai pittori in visita a Roma, moriva con l’ultimo moccolo che si spegneva, ma con la robusta appendice di una cena rigorosamente di grasso nelle osterie fino a mezzanotte in punto, una delle tante "cene a punta d' orloggio", come scriveva in un sonetto il Belli:&lt;br /&gt;&lt;span style="COLOR: rgb(255,255,255);font-size:78%;" &gt;.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="COLOR: rgb(0,0,153)"&gt;Pe’ mmé vvojjo annà a lletto a ppanza piena&lt;br /&gt;e pprima me darìa la testa ar muro&lt;br /&gt;che cchiude un carnovale senza scena&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="COLOR: rgb(255,255,255);font-size:78%;" &gt;.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-VIAegYCFRaU/TW-CIoq2hII/AAAAAAAACos/cyL8iRRmmno/s1600/Carnevale%2Ba%2BRoma%2B800%2Bper%2Bil%2BCorso%2Bdi%2Bnotte.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 400px; FLOAT: left; HEIGHT: 311px" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5579821548203050114" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/-VIAegYCFRaU/TW-CIoq2hII/AAAAAAAACos/cyL8iRRmmno/s400/Carnevale%2Ba%2BRoma%2B800%2Bper%2Bil%2BCorso%2Bdi%2Bnotte.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Ma prima della battaglia dei moccoletti si svolgeva la corsa dei barberi, cavalli senza cavaliere che dalla “smossa” a piazza del Popolo correvano fino alla “ripresa” di piazza Venezia. C'erano poi i carri allegorici che venivano allestiti dalla famiglie della nobilta' papalina, la cosidetta nobilta' nera, e talvolta anche a cura di famiglie di altri Stati d' Italia, con una ricchezza e uno sfarzo inimmaginabili ai giorni d'oggi, anche perche' spesso erano proprio i nobili stessi a impersonare il protagonista della allegoria prescelta. Grandissima era la partecipazione popolare con lucrosi affari per il noleggio di finestre, balconi e perfino sedie sui marciapiedi rialzati e negli affacci dei portoni sul Corso.&lt;br /&gt;Storicamente il Carnevale romano dei tempi del Belli trae le sue origini dalle medioevali tauromachie e tornei di cavalieri a piazza Navona, allora platea in Agone.&lt;br /&gt;Successivamente si hanno testimonianze de “la ruzzica de li porci” a Monte Testaccio, presso il confine sud-ovest dell'allora confine urbano; qui, oltre ai divertimenti già citati, si praticava una tradizione piuttosto cruenta. Dalla cima della collina artificiale venivano fatti rotolare carretti con a bordo maiali vivi. Nella corsa i carri si rovesciavano e si fracassavano, mentre a valle si radunava una gran folla che si contendeva gli animali in una gigantesca mattanza.&lt;br /&gt;Si deve arrivare verso la meta' del '400 per la definitiva localizzazione del cuore del Carnevale romano al Corso, allora via Lata. Fu per iniziativa di Papa Paolo II, che essendo veneziano, colse l'occasione per inaugurare il suo nuovo Palazzo Venezia, appena terminato di costruire, dal quale poteva comodamente assistere alla “ripresa” della corsa dei cavalli barberi, beato lui!&lt;br /&gt;E nel Corso si svolgeva una competizione bizzarra e decisamente crudele: una corsa lungo il rettifilo di via Lata a cui dovevano partecipare , di volta in volta, zoppi, deformi, nani, e anche ebrei anziani. Il popolo correva ad assistere e non risparmiava irriverenti battute ed il lancio di ogni sorta d'oggetti.&lt;br /&gt;Clemente IX nel 1667 pose fine alla barbarie, che pero' fu sostituita dall'accollo a carico degli ebrei di gran parte delle spese del Carnevale insieme all'onta di una cerimonia ingiuriosa con la quale lo stesso si apriva. Il Rabbino Capo della comunità doveva andare in Campidoglio e inginocchiato davanti al Senatore e ai Conservatori di Roma, pronunciava un discorso di contrizione, al quale il Senatore rispondeva con le parole: “Andate! Per quest'anno vi sopportiamo”, rifilando al capo degli israeliti romani un calcio nel sedere.&lt;br /&gt;I tempi erano decisamente cambiati all'epoca del Belli e l'occasione del Carnevale assumeva anche il ruolo di imprimere un enorme impulso all' asfittica economia della citta', con il noleggio delle maschere, la vendita dei confetti: piccoli proiettili di gesso colorato che si lanciavano reciprocamente le maschere e che si frantumavano creando variopinte macchie di colore un po' dapertutto e degli sbruffi, gli attuali coriandoli. Osti e locandieri poi erano indaffarati per le nominate cene pantagrueliche “a punta d'orloggio”, a cui nessun romano, o forestiero, voleva rinunciare. Le carrozze dei signori erano poi rivedute dal “facocchio” , l'antenato del moderno carrozziere, che le restaurava e addobbava per 'occasione, come recita il sonetto &lt;em&gt;L’ordinazzione p’er Carnovale:&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;span style="COLOR: rgb(255,255,255);font-size:78%;" &gt;.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="COLOR: rgb(0,0,153)"&gt;J’ho da annà dar facòcchio sott’all’arco,&lt;br /&gt;pe vvisità li leggni e accommodalli:&lt;br /&gt;poi da padron Cremente er maniscarco&lt;br /&gt;pe rrimette li ferri a li cavalli. . . .&lt;br /&gt;poi ggiú pp’er corzo a accaparrajje un parco:&lt;br /&gt;ortre un antro ar festino pe li bballi. . .&lt;br /&gt;15 febbraio 1847&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="COLOR: rgb(255,255,255);font-size:78%;" &gt;.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;Versione&lt;/em&gt;. Le ordinazioni per il Carnevale. Debbo andare dal carrozziere sotto l'arco per controllare le carrozze e aggiustarle: poi da padron Clemente il maniscalco per rimettere i ferri ai cavalli . . . poi giu' al Corso per prenotare un palco e anche un altro al festino per i balli...&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:78%;color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Insomma tutta l'economia romana subiva una benefica iniezione energetica dalle attivita' che ruotavano intorno al Carnevale.&lt;span style="COLOR: rgb(255,255,255)"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Il Carnevale a Roma era dunque un momento di pura e costosa follia collettiva, del popolo come delle classi elevate. Ma anche in altri paesi era celebrato con feste e intemperanze talvolta estremamente pericolose, fin dalla notte dei tempi. Vediamo cosa avvenne al Carnevale di Carlo VI re di Francia nel gennaio 1393 allorché, durante I festeggiamenti il re mascherato da orso insieme ad altri cinque nobili, vestiti in costume da selvaggi e incatenati l'uno all'altro stavano ballando. Una torcia dette fuoco all'abito di uno di essi e in pochi istanti, narrano le cronache, le fiamme divamparono e bruciarono vivi gli sventurati, fortunato a salvarsi fu proprio il solo Carlo VI.&lt;br /&gt;I festeggiamenti a Roma non erano pero' affatto garantiti: ogni anno si doveva attendere l' editto del Papa che concedeva la licenza del loro svolgimento. In genere negli anni di Giubileo l'intero programma veniva soppresso e sostituito da celebrazioni liturgiche. Anche la morte di un papa poteva far sospendere le feste (ad esempio quella di Leone XII, nel 1829, costò ai romani il Carnevale di quell'anno).&lt;br /&gt;Inoltre durante questi giorni molti papi temevano rivolte, perché la possibilità di circolare col volto coperto da maschere creava problemi di ordine pubblico. Quindi ogni scusa era buona per abolire le feste in costume. Ad esempio nel 1837 Gregorio XVI vieto' il Carnevale per il pericolo del colera come il Belli scrisse nel sonetto &lt;em&gt;Er carnovale der '37&lt;/em&gt; :&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;span style="COLOR: rgb(255,255,255)"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="COLOR: rgb(0,0,153)"&gt;Oggi arfine per ordine papale&lt;br /&gt;Cor protesto e la scusa der collèra,&lt;br /&gt;Ma ppe un'antra raggione un po' ppiù vera&lt;br /&gt;Er Governo ha inibbito er carnovale.&lt;br /&gt;20 gennaio 1837&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="COLOR: rgb(255,255,255);font-size:78%;" &gt;.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Ancora Gregorio XVI, temendo la presenza di liberali, carbonari e framassoni con i loro ricorrenti tentativi rivoluzionari, arrivo' a eseguire arresti preventivi di massa per scongiurare che i piu' noti facinorosi potessero attizzare le fiamme della sommossa. Come racconta il Poeta in quest'altro sonetto:&lt;br /&gt;&lt;span style="COLOR: rgb(255,255,255);font-size:78%;" &gt;.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="COLOR: rgb(0,0,153)"&gt;ER MEDICO DE ROMA&lt;br /&gt;Un Medico bbruggnano ha vvisitati&lt;br /&gt;scent’ommini, e ll’ha mmessi a lo spedale:&lt;br /&gt;mica cche ssiino st’ommini ammalati,&lt;br /&gt;ma ppe impedijje che nnun stiino male.&lt;br /&gt;Potríano ammascherasse a ccarnovale,&lt;br /&gt;e accusí, ddioneguardi, ammascherati&lt;br /&gt;pijjasse una frebbaccia accatarrale,&lt;br /&gt;e mmorí, ddioneguardi, accatarrati.&lt;br /&gt;«Bbisoggna prevedelli li malanni»,&lt;br /&gt;lui disce; «e a ttemp’e lloco un lavativo&lt;br /&gt;conzerva er culo e ffa ccacà ccent’anni».&lt;br /&gt;Sto dottore chi è? ccome se chiama?&lt;br /&gt;Er nome nu lo so, ma sso cch’è vvivo&lt;br /&gt;e sta ar Palazzo de Piazza Madama.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;24 gennaio 1833&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="COLOR: rgb(255,255,255);font-size:78%;" &gt;.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;Versione&lt;/em&gt;. Il medico di Roma. Un medico Browniano (un tipo di medicina alternativa in voga ai primi '800) ha visitato cento uomini e li ha messi all' ospedale: non perche' questi uomini siano ammalati, ma per impedire che stiano male. Potrebbero mascherarsi a Carnevale e cosi, dio ne guardi, mascherati prendersi una febbraccia catarrale e morire, dio ne guardi, accatarrati. "Bisogna prevederli i malanni", lui dice "e a tempo e a luogo una purga conserva il culo e fa cacare cento anni". Chi e' questo dottore? come si chiama? Il nome non lo so, ma so che e' vivo e sta al Palazzo di Piazza Madama (il Palazzo della Polizia).&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="COLOR: rgb(255,255,255);font-size:78%;" &gt;.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Strana consonanza, arresti preventivi e purghe, fra le procedure di polizia del Papa-re e del Duce del fascismo. E ancora nel 1834, quando si temevano divieti per le feste di Carnevale, (nell’anno precedente il Governo aveva vietato le maschere) in un altro sonetto il Poeta scrive:&lt;br /&gt;&lt;span style="COLOR: rgb(255,255,255);font-size:78%;" &gt;.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="COLOR: rgb(0,0,153)"&gt;Ce saranno le maschere quest’anno?&lt;br /&gt;A me me dice er mozzo de Caserta&lt;br /&gt;Che lui ha inteso a dì ppe cosa certa&lt;br /&gt;Da ‘na spia amica sua, che ce saranno.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="COLOR: rgb(255,255,255);font-size:78%;" &gt;.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Poi, al solito, anche quell'anno ci furono limitazioni d'ogni tipo ai festeggiamenti. Con le consuete violente proteste del popolo.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:78%;color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="COLOR: rgb(51,51,255);font-family:verdana;font-size:85%;"  &gt;IMMAGINI. &lt;strong&gt;1.&lt;/strong&gt; Ultima sera di Carnevale. I moccoletti dovevano essere tenuti bene in alto, perché non venissero spenti per gioco dalle altre maschere (A.Pinelli). &lt;strong&gt;2. &lt;/strong&gt;Le maschere più popolari a Roma all'epoca del Belli in un'antica stampa. Si noterà che, come per le carte da gioco, Roma era ed è priva, o quasi (il Rugantino è una maschera piuttosto tarda), di maschere sue, ma doveva e deve ricorrere alle varie maschere regionali italiane. Chi dice oggi, mentendo, che in Italia non c'era un sentimento unitario prima della proclamazione dell'Unità nel 1861, e poi dell'entrata in Roma dell'esercito italiano nel 1870, è smentito se non altro dagli usi popolari. Nel suo piccolo, il Carnevale, per esempio, aveva già unificato l'Italia. &lt;/span&gt;&lt;span style="COLOR: rgb(51,51,255);font-family:verdana;font-size:85%;"  &gt;&lt;strong&gt;3.&lt;/strong&gt; Carnevale al Corso in un dipinto dell'800.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8095194306208351106-6553685837694690703?l=mondodelbelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://mondodelbelli.blogspot.com/feeds/6553685837694690703/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8095194306208351106&amp;postID=6553685837694690703' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8095194306208351106/posts/default/6553685837694690703'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8095194306208351106/posts/default/6553685837694690703'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://mondodelbelli.blogspot.com/2011/03/quel-pazzo-carnevale-poco-amato-anzi.html' title='Quel pazzo Carnevale romano, amato da tutti, ma non dai Papi'/><author><name>Paolo Bordini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12371132796512240969</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-I6QVkaZE8xc/TXEgpzFyIQI/AAAAAAAACo8/_Cly_DnMuWY/s72-c/Pinelli_ultima-sera-di-carnevale.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8095194306208351106.post-3691515849252762906</id><published>2011-02-14T21:41:00.013+01:00</published><updated>2011-03-03T00:40:09.032+01:00</updated><title type='text'>“Sì, sono puttana, ma quante signore mi rubano il mestiere!”</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-gbp91OQagP8/TVmUuoO2r2I/AAAAAAAACoU/uiOQcWOLqlk/s1600/Olimpia%252C%2Bscena%2Bdal%2Bfilm%2BIl%2Bmarchese%2Bdel%2BGrillo.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 286px; FLOAT: left; HEIGHT: 253px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5573649542642315106" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/-gbp91OQagP8/TVmUuoO2r2I/AAAAAAAACoU/uiOQcWOLqlk/s400/Olimpia%252C%2Bscena%2Bdal%2Bfilm%2BIl%2Bmarchese%2Bdel%2BGrillo.jpg" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;div&gt;Il sesso, insieme con la prostituzione (la sua applicazione commerciale) e il matrimonio (il suo lato ipocrita e istituzionale), muove da sempre le ruote del Mondo. Sia con uomini ricchi che poveri, sia con donne belle che brutte. Perché, come dice un proverbio contadino (e ai contadini non potete chiedere finezza), “tira più un pelo di fica che un carro di buoi”. &lt;/div&gt;&lt;div&gt;Recenti cronache dal Palazzo, riportano in auge l’antica supremazia di Eva sul povero Adamo, in quanto detentrice monopolistica d’un bene economico scarso: la fica. E il potente di turno, anche a volerlo (ma non lo vuole), non potrebbe neanche difendersi eccependo: “Vostro Onore, si sa, la carne è debole, fu lei a provocarmi…”&lt;br /&gt;Eppure, gira e rigira è sempre la solita merce, cambia solo l’entità della retribuzione. Che però, noterebbe un economista, è congegnata curiosamente non come prezzo di mercato, ma come una specie di tassa. Colpisce, infatti, con maggior durezza impositiva i ricchi e i potenti, mentre è dolce coi poveri. La prostituta d’alto bordo (“escort”), può chiedere ad un Capo di Governo anche centinaia di migliaia di euro, mentre se la medesima battesse nei vicoli maleodoranti d’un angiporto, malgrado la biancheria firmata, racimolerebbe a malapena pochi euro. Solo 3 giuli, infatti, chiede la simpatica e umanissima “puttana sincera” così efficacemente descritta di G.G.Belli. Compresa l’assicurazione “religiosa” dalle malattie, da cui si diceva esente grazie ad un lumino acceso alla Madonna. Altri tempi: altro “scortico” (puttaneria), altre escort:&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color:#000099;"&gt;LA PUTTANA SINCERA&lt;br /&gt;Io pulenta? Ma llei me maravijjo!&lt;br /&gt;Io sò ppulita com’un armellino.&lt;br /&gt;Guardi cquà sta camiscia ch’è de lino&lt;br /&gt;si ppe bbianchezza nun svergogna un gijjo!&lt;br /&gt;Da sí cche cquarc’uscello io me lo pijjo&lt;br /&gt;io nun ho avuto mai sto contentino,&lt;br /&gt;perché accenno ogni sabbito er lumino&lt;br /&gt;avanti a la Madon-der-bon-conzijjo.&lt;br /&gt;Senta, nun fò ppe ddillo, ma un testone&lt;br /&gt;lei nu l’impiega male, nu l’impiega,&lt;br /&gt;e ppò rringrazzià Ccristo in ginocchione.&lt;br /&gt;Lei sta cosa che cqui nun me la nega,&lt;br /&gt;che invesce de bbuttalli a ttordinone&lt;br /&gt;tre ggiuli è mmejj’assai si sse li frega.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;28 gennaio 1832&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Versione. La puttana sincera. Io non ho la gonorrea, mi meraviglio di lei: sono pulita come un ermellino. Guardi questa camicia, che è di lino, se per biancore non fa vergognare un giglio. Da quando piglio qualche uccello, non ho mai avuto questo regalo, perché accendo ogni sabato un lumino alla Madonna del Buon Consiglio. Senta, non fo per dirle, ma un testone [moneta di tre paoli] lei non l’impiega male davvero, e può ringraziare Cristo in ginocchio. Lei non mi può negare che invece di buttarli a Tor di Nona [un teatro dove si davano cattive opere], tre giuli è molto meglio se se li frega [gioco di parole per: li usa per fregare, cioè scopare].&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-7CxAzmcfs0w/TVmVKQX1ldI/AAAAAAAACoc/HG2UjQihlXA/s1600/Scena%2Bda%2Bfilm%2BIl%2Bmarchese%2Bdel%2BGrillo.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 400px; FLOAT: left; HEIGHT: 256px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5573650017273877970" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/-7CxAzmcfs0w/TVmVKQX1ldI/AAAAAAAACoc/HG2UjQihlXA/s400/Scena%2Bda%2Bfilm%2BIl%2Bmarchese%2Bdel%2BGrillo.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Fatto sta, che anche nei Governi, non solo nei racconti polizieschi, vale il detto “cherchez la femme”. Lontani i tempi (acrobatici) in cui da sotto una scrivania una stagista lavorando efficacemente di labbra quasi fece dimettere e porre sotto accusa di impeachment un Presidente degli Stati Uniti d’America, oggi nella più tradizionale Italia alle benefiche “escort” da beneficare lautamente si chiede anche di saper ballare discinte, sia pure il bunga-bunga.&lt;br /&gt;Senonché, il presidente americano, venendo da una rigorosa morale protestante, finì sotto processo non per aver fatto sesso (come il rigore degli Antichi avrebbe voluto), ma solo per essersi ostinato a negarlo (ipocrisia dei Moderni).&lt;br /&gt;Ma quelle erano sottili distinzioni etiche degne d’un grande Paese liberale. Da noi, invece, la rozzezza del Potere non si nutre né di filosofia politica né di Bibbia (del Libro, semmai, prende quando fa comodo la parte peggiore, quella del Nuovo Testamente, laddove si parla d’una certa Maddalena, presunta amante poco di buono del leader Joshua il Nazareo, cioè il rivoltoso…), ma si limita a negare l’evidenza, a mentire spudoratamente, certo della comprensione corriva e dell’assoluzione d’un Grande Paese Cattolico, cioè peccatore.&lt;br /&gt;Però, al dunque, nell’Occidente cristiano le due anime, protestante e cattolica, si riuniscono nella scandalosa prassi che si riassume nel motto di comodo: puoi fare quello che vuoi, basta che poi lo confessi e ti dichiari pentito. In pubblico (Paesi anglosassoni e protestanti) o nel segreto del confessionale (Paesi latini e cattolici). In entrambi i casi, un po' peggio nel secondo, è la morale di Pulcinella. &lt;/div&gt;&lt;div&gt;Ma nel sonetto del Belli neanche il giudice del severissimo Vicario della Roma papalina, supremo censore, riesce a far ammettere ad una donna che fa “il mestiere” di essere una puttana. Quella ha più parlantina e dialettica di lui, e nega l'evidenza, però contraddicendosi. E, sicura di sé, finisce l’autodifesa con una comica contraddizione: lo invita addirittura a casa sua, perché provi se è vero che è ormai così virtuosa da avercela "quasi richiusa”, insomma come quando era vergine. Una faccia tosta irresistibile:&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color:#000099;"&gt;ER GIUDISCE DER VICARIATO&lt;br /&gt;Senta, sor avocato, io nun zò mmicca&lt;br /&gt;da nun intenne cuer che llei bbarbotta.&lt;br /&gt;Lei me vò ffà sputà ch’io sò mmignotta:&lt;br /&gt;ma sta zeppa che cquà nun me la ficca.&lt;br /&gt;La verità la dico cruda e ccotta,&lt;br /&gt;ma cquesta nu la sgozzo si mm’impicca.&lt;br /&gt;S’io me fesce sfasscià ffu pe una picca,&lt;br /&gt;pe ffà vvedé cche nu l’avevo rotta.&lt;br /&gt;D’allor’impoi sta porta mia nun usa&lt;br /&gt;d’oprisse a ccazzi: e ssi llei vò pprovalla,&lt;br /&gt;sentirà cche mme s’è gguasi arichiusa.&lt;br /&gt;...Bbè, rrestamo accusí: su un’ora calla&lt;br /&gt;lei me vienghi a bbussà co cquarche scusa,&lt;br /&gt;e vvederemo poi d’accommodalla.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;26 gennaio 1832&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Versione. Il giudice del Vicariato. Senta, signor avvocato, io non sono stupida da non capire quel che lei borbotta. Lei mi vuole far sputare che io sono mignotta, ma questo tranello lei non me lo gioca. La verità la dico cruda e cotta, ma questa non la tiro fuori neanche se m’impicca. Se io mi feci sverginare fu per ripicca, per far vedere che non ce l’avevo rotta. Ma da allora in poi questa porta non ha l’abitudine di apirsi ai cazzi: e se lei vuole provarla sentirà che mi si è quasi richiusa. Va bene, restiamo d’accordo così: verso un’ora calda [nel pomeriggio] lei venga a bussarmi con qualche scusa, e vedremo poi di accontentarla.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;color:#ffffff;"&gt;.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Proprio come la puttana interrogata dal giudice del Vicariato, con la stessa improntitudine, i nostri politici non confessano mai, ma si affidano a “Santa Nega”, come dice il Belli, cioè dicono no su tutta la linea, negando anche l’evidenza. Che dire, infatti, d’una ministra accusata dalla vox populi e da intercettazioni illegali di aver guadagnato la carica per la sua abilità, diciamo così, oro-genitale, cioè di aver praticato quella che i preti maliziosi e causidici hanno classificato in latino come &lt;em&gt;fellatio in ore&lt;/em&gt; (vulgo: "pompino") ad un Capo del Governo? E potremmo continuare in un lunghissimo, interminabile elenco, dalla A della prima Ava (Eva) alla Z dell’ultima Zhara della Terra.&lt;br /&gt;E la Chiesa, così severa su cose “di pensiero”, che dice di questo peccato così materiale, “di carne”, come quello di una prostituta e del suo cliente? Poco o nulla, è di manica larga, al solito. Il sesso non generativo e non matrimoniale è catalogato tra i “peccati minori”. E ci sembra logico, dal loro punto di vista. Anche perché il cristianesimo, o peggio il cattolicesimo, non è dei virtuosi, dei buoni, degli onesti, degli asceti – ripete un mio amico prete che la sa lunga – ma è la comoda e consolatoria religione dei peccatori, dei cattivi, dei corrotti, dei lascivi. E così, grata di questa benevolenza inaspettata da parte del Divino, una puttana lercia come poche (v. il famoso sonetto belliano "Santaccia di piazza Montanara"), offre sotto forma di pia beneficienza, “in zuffraggio di quell’anime sante benedette”, non so più quale parte del corpo ad un povero ragazzo senza il becco d’un quattrino che sta in disparte a guardarla. O generosità delle prostitute d'un tempo! Altro che quelle avide di oggi, che per un semplice pompino o un balletto da niente, se sei per sventura Capo di Governo, sono capaci di chiederti anche 500 mila euro. Che tempi! &lt;/div&gt;&lt;div&gt;Dignità e umanità nella figura della zoccola di ieri (contrapposta alla escort di oggi) che traspare anche da un altro bel sonetto belliano, quasi femminista, tutto scritto “dalla parte di una mignotta”, che non nega nulla della sua professione, anzi tiene a ricordare che si è fatta da sé e non deve nulla a nessuno, e si permette alla fine una frecciata moralistica, lei puttana, contro le “dame”, le “signore per bene” dell’aristocrazia o le mogli dei professionisti, che consapevoli di quanto rende la puttaneria, ben nascoste nei salotti eleganti e nei talami a baldacchino, la danno a tutti, proprio come fa lei, facendole una concorrenza sleale.&lt;br /&gt;La satira contro le donne, del resto è ricca di accuse velenose. Ma le stesse donne, specie le femministe, hanno più volte preso le distanze (anche ieri, alla grande adunata delle donne a piazza del Popolo, a Roma, che verteva proprio su questo tema) dalle solite segretarie, stagiste, hostess, massaggiatrici, ma perfino docenti universitarie, giornaliste, attrici, deputate e presidentesse di enti e società, che vanno avanti nella vita grazie al sesso. Per colpa degli uomini, che non antepongono certo il merito. E non parliamo dei matrimoni di convenienza, così antichi che sono all’origine stessa del matrimonio. Quando mai una donna - ribattono gli uomini - non mette nel conto delle nozze anche professione, soldi e conto in banca del futuro marito? Come credete che molte signore si “innamorino”, facciano carriera, conquistino fidanzati, amanti, soldi, agguantino mariti (spesso vecchi), raggiungano status sociale, mettano le mani su cospicue eredità – direbbe la moralissima puttana del Belli – se non vendendo furbescamente pezzo a pezzo, cioè a più caro prezzo di lei, il proprio corpo?&lt;br /&gt;Ma certo. Anzi, è la vita stessa una puttaneria (uno "scortico"), e per tutti, donne e uomini. Che altro fa, in fondo, un impiegato, un manager, un pubblicitario, un politico, un professore o un giornalista, se non vendere pro quota il proprio cervello? E non è più grave, addirittura, vendere la propria intelligenza che un organo sessuale?&lt;br /&gt;E se così va il mondo, allora, a conti fatti, che differenza pratica c’è tra una prostituta professionista e una donna qualunque? Nessuna o quasi. Chi disse che il matrimonio stesso è la forma più antica e istituzionalizzata di prostituzione? Il che porterebbe a due conseguenze: stimare un po’ di più la prostituta e un po’ meno la “signora per bene”.&lt;br /&gt;E se così è, se dunque per il maschilista nascosto nell’uomo di ogni tempo e Paese tutte le donne sono puttane, perché mai una puttana patentata dovrebbe vergognarsi? Anzi, dovrebbe prendersela a morte per la concorrenza illecita che le “donne per bene”, le “dame virtuose”, borghesi, aristocratiche o popolane, le fanno. Senza pagare neanche le tasse e senza neanche farsi prima la dovuta visita medica. Che vergogna!&lt;br /&gt;Come non dare ragione alla buona mignotta del Belli? La sua filosofia, la sua ritrovata “dirittura” morale si rivolta contro il senso comune, ma resta perfettamente dentro il buon senso. L’anticonformismo morale ed esistenziale del Belli si diverte perciò a sorprednere il lettore con un impensato e paradossale ribaltamento di fronte: è la puttana, in qualche modo “moralista”, a mostrarsi orgogliosa e dignitosa nel suo essere e nella sua dichiarata professione, mentre è la donna comune ipocrita, la signora “per bene”, la vera mignotta, senza perdono e senza scuse:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#000099;"&gt;ER COMMERCIO LIBBERO&lt;br /&gt;Bbe’! Ssò pputtana, venno la mi’ pelle:&lt;br /&gt;fo la miggnotta, sí, sto ar cancelletto:&lt;br /&gt;lo pijjo in cuello largo e in cuello stretto:&lt;br /&gt;c’è ggnent’antro da dí? Che ccose bbelle!&lt;br /&gt;Ma cce sò stat’io puro, sor cazzetto,&lt;br /&gt;zitella com’e ttutte le zitelle:&lt;br /&gt;e mmó nun c’è cchi avanzi bajocchelle&lt;br /&gt;su la lana e la pajja der mi’ letto.&lt;br /&gt;Sai de che mme laggn’io? nò dder mestiere,&lt;br /&gt;che ssaría bbell’e bbono, e cquanno bbutta&lt;br /&gt;nun pò ttrovasse ar monno antro piascere.&lt;br /&gt;Ma de ste dame che stanno anniscoste&lt;br /&gt;me laggno, che, vvedenno cuanto frutta&lt;br /&gt;lo scortico, sciarrubbeno le poste.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;16 dicembre 1832.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Versione. Ebbene, sì, sono puttana, vendo il mio corpo, faccio la mignotta [ripetizione, v. l’etimologia nel Vocabolario minimo nel colonnino], sì, sto al cencelletto [le prostitute ricevevano in appartamenti al pianterreno muniti di cancelletto privato, per non far notare il via-vai dei clienti agli altri condomini]: lo prendo davanti e anche dietro. C’è qualcos’altro da dire? Che cose belle! Ma sono stata anch’io, signor babbeo, zitella come tutte le zitelle: ed ora non c’è chi possa rivendicare soldi sulla lana e la paglia del mio letto. Piuttosto, sai di che mi lagno? Non del mestiere, che sarebbe bello e buono, e quando va bene non si può trovare al mondo altro soddisfazione. Ma di tutte queste signore per bene che si nascondono, mi lagno, che vedendo quando frutta il puttaneggiare ci rubano i clienti.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-family:verdana;font-size:78%;color:#cc0000;"&gt;IMMAGINI. Due fotogrammi tratti dal film "Il Marchese del Grillo", ambientato all'inizio dell'800, proprio gli anni della giovinezza e prima maturità del Belli.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8095194306208351106-3691515849252762906?l=mondodelbelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://mondodelbelli.blogspot.com/feeds/3691515849252762906/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8095194306208351106&amp;postID=3691515849252762906' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8095194306208351106/posts/default/3691515849252762906'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8095194306208351106/posts/default/3691515849252762906'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://mondodelbelli.blogspot.com/2011/02/si-sono-puttana-ma-sai-quante-signore.html' title='“Sì, sono puttana, ma quante signore mi rubano il mestiere!”'/><author><name>Nico Valerio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-gbp91OQagP8/TVmUuoO2r2I/AAAAAAAACoU/uiOQcWOLqlk/s72-c/Olimpia%252C%2Bscena%2Bdal%2Bfilm%2BIl%2Bmarchese%2Bdel%2BGrillo.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8095194306208351106.post-6962017872779328187</id><published>2011-02-01T19:12:00.018+01:00</published><updated>2011-02-02T11:16:55.945+01:00</updated><title type='text'>Candelora. Dalla Madonna alla festa degli orsi e dei femminelli</title><content type='html'>&lt;div align="center"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TUhtQ91_FSI/AAAAAAAACnc/jTugQ8t1Eh8/s1600/Ballo_dellOrso.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 400px; DISPLAY: block; HEIGHT: 269px" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5568821077489947938" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TUhtQ91_FSI/AAAAAAAACnc/jTugQ8t1Eh8/s400/Ballo_dellOrso.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="COLOR: rgb(0,0,153);font-size:85%;" &gt;Dimani, s’er Ziggnore sce dà vvita,&lt;br /&gt;vederemo spuntà la Cannelora.&lt;br /&gt;Sora neve, sta bbuggera è ffinita,&lt;br /&gt;c’oramai de l’inverno semo fòra.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#666666;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;(dal sonetto &lt;em&gt;Er tempo bbono&lt;/em&gt;)*&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;La festa religiosa cristiana delle candele, Candelòra o Candelaia, ricorda il rito di purificazione che la Madonna dovette seguire dopo aver dato alla luce Gesù Cristo, in conformità con la legge mosaica. Nel libro della tribu' di Levi, il Levitico, era infatti prescritto che ogni madre, che avesse dato alla luce un figlio maschio, sarebbe stata considerata impura per sette giorni, e che per altri trentatré non avrebbe dovuto partecipare a qualsiasi forma di culto. Il libro e' piu' noto per la sua condanna senza appello della omosessualita': Levitico 18,22 “Non avrai con maschio relazioni come si hanno con donna: è abominio”, e in 20,13: “Se uno ha rapporti con un uomo come con una donna, tutti e due hanno commesso un abominio; dovranno essere messi a morte; il loro sangue ricadrà su di loro”.&lt;br /&gt;Per una strana legge del contrappasso ai nostri tempi si sta invece consolidando una vocazione della Candelora come festa anche dei "femminelli". Da qualche anno a Montevergine in Irpinia si celebra con una "tammurriata" cui ora e' ammessa a partecipare anche la comunita' degli omosessuali, discriminata a morte piu' di 2000 anni fa.&lt;br /&gt;Ma torniamo alle origini di questa festa di mezzo inverno. Le popolazioni celtiche, a latitudini molto piu' elevate, parliamo degli irlandesi e di altre genti del nord Europa, la interpretavano come il passaggio dal culmine dell'inverno alla discesa verso la primavera. A meta' strada fra il solstizio d'inverno e l'equinozio di primavera. Un primo timido segnale del risveglio della natura.&lt;br /&gt;Nella Roma del Belli, dove ogni festa era legata alla religione e percio' a qualche avvenimento della vita di profeti, santi e divinita', questa connotazione, di tipo astronomico, era stata completamente rimossa, cancellata, come ogni altro riferimento agli antichi rituali pagani.&lt;br /&gt;Presso le popolazioni Celtiche del Nord Italia, e dell’Europa si celebravano festeggiamenti per una ricorrenza chiamata Imbolc (o anche Oimelc) o festa di mezzo inverno,&lt;br /&gt;Il nome Imbolc è di origine irlandese.&lt;br /&gt;La celebrazione di Imbolc iniziava al tramonto del sole, perché secondo il calendario celtico il giorno iniziava appunto dal quel momento. La traduzione del termine e' letteralmente "in grembo" e fa riferimento alla gravidanza delle pecore, cosí come Oimelc sta per "latte ovino", a indicare che in origine si trattava di una festa legata al latte dei greggi dei pastori. E’ in questo periodo, infatti, che nascevano gli agnellini, e di conseguenza le pecore avevano il latte. Era un momento importantissimo, poiché per le societa' dedite alla pastorizia la produzione del latte rappresentava il rinnovarsi di un ciclo vitale.&lt;br /&gt;&lt;span style="COLOR: rgb(255,255,255);font-size:78%;" &gt;.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TUhmq5uiDpI/AAAAAAAACnM/YaMlqLvyzK8/s1600/candelore.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 160px" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5568813826480148114" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TUhmq5uiDpI/AAAAAAAACnM/YaMlqLvyzK8/s320/candelore.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Delle tradizioni legate alla Candelora presso le popolazioni alpine ci resta anche "La Festa dell’Orso", tipica delle zone di montagna. Anticamente, nelle zone dell’Arco Alpino, nel giorno di Candelora un montanaro-domatore girava per le piazze dei paesi facendo ballare un orso, simboleggiando il risveglio dal letargo della fiera e di tutta la natura.&lt;br /&gt;Presso i Romani il risveglio dopo il periodo piu' freddo dell'inverno era celebrato con i Lupercalia.&lt;br /&gt;La festività si svolgeva il 15 Febbraio (questo mese era il culmine del periodo invernale nel quale i lupi, affamati, si avvicinavano agli ovili minacciando le greggi) in onore del dio Fauno nella sua accezione di Lupercus cioè protettore del bestiame ovino e caprino dall’attacco dei lupi.&lt;br /&gt;Secondo Ovidio i Lupercalia furono istituiti da Romolo per una grazia ricevuta da Giunone, dea della casa, della famiglia e della fertilità.&lt;br /&gt;Al tempo di re Romolo si verifico' un periodo di sterilità che coinvolse tutte le donne, incapaci di procreare. Per questo Ovidio racconta che la popolazione si reco' al bosco sacro di Giunone, ai piedi dell’ Esquilino. Attraverso lo stormire delle fronde, la divinita' annuncio' che le donne dovevano essere penetrate da un sacro caprone.&lt;br /&gt;Un àugure perspicace interpretò l’oracolo e fu sacrificato un capro. Quindi tagliò dalla sua pelle delle strisce con le quali colpí le terga delle donne e dopo dieci mesi lunari le donne partorirono. In latino le fruste sono "februa", da cui il nome di febbraio, il mese in cui si svolgevano questi rituali.&lt;br /&gt;Nella notte dei tempi passati, la commemorazione del rituale di purificazione di rito ebraico, dal vicino Oriente passò a Roma e già dal VIII secolo d.C. la festa aveva raggiunto grande solennità e partecipazione popolare. A Roma, nel Medioevo, si svolgeva una processione che attraversava mezza citta', partendo da Sant'Adriano, per i fori di Nerva e di Traiano, il colle Esquilino, per raggiungere infine la basilica di Santa Maria Maggiore, dove avveniva il rito della benedizione e distribuzione delle candele.  &lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;Con il cristianesimo, insomma, i tanti caratteristici antichi rituali metainvernali sono stati eliminati e sostituiti dalla ricorrenza della Candelora. Nella Roma dello Stato pontificio si celebrava (e ancora si celebra oggi) questa strana purificazione di origine inconfutabilmente ebraica, dove la Madonna veniva finalmente restituita, dopo 40 giorni, alla societa' tribale degli antichi giudei e il bambinello veniva circonciso e presentato al tempio. Ma in fondo per il popolino dei fedeli del Papa re questa ricorrenza si traduceva nella possibilita' di arraffare una candela, come spiega il Belli nel finale del sonetto:&lt;br /&gt;&lt;span style="COLOR: rgb(255,255,255);font-size:78%;" &gt;.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="COLOR: rgb(0,0,153)"&gt;ER DUA DE FREBBARO&lt;br /&gt;Uh! cch’edè ttanta folla a la parrocchia?&lt;br /&gt;Perch’entri tutta eh! nunn j’abbasta un’ora.&lt;br /&gt;E in sta cchiesa piú cciuca d’una nocchia&lt;br /&gt;sai cuanti n’hanno da restà de fora!&lt;br /&gt;Senti, senti la porta come scrocchia!&lt;br /&gt;Guarda si ccome er gommito lavora!&lt;br /&gt;Ma pperché ttanta ggente s’infinocchia&lt;br /&gt;drento? Ah è vvero, sí, sí, è la cannelora.&lt;br /&gt;Ecco perché er facchino e ffra Mmicchele&lt;br /&gt;usscirno dar drughiere co una scesta&lt;br /&gt;jeri de moccoletti e dde cannele.&lt;br /&gt;Tra ttanta divozzione e ttanta festa&lt;br /&gt;tu a ste ggente però llevejje er mele&lt;br /&gt;de la cannela, eppoi conta chi rresta.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Roma, 2 febbraio 1833&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="COLOR: rgb(255,255,255);font-size:78%;" &gt;.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;Versione&lt;/em&gt;. Il due di febbraio. Uh! che cos'e' tanta folla alla parrocchia? Perche' ci entri tutta eh! non basta un'ora. E in questa chiesa piu piccola di una nocciola sai quanti ne debbono restare di fuori! Senti senti come scricchiola la porta! Guarda come lavora il gomito (per cercare di entrare)! Ma perche' tanta gente si ficca dentro? Ah e vero, si, si, e' la candelora. Ecco perche' il facchino e frate Michele uscirono dal droghiere con una cesta di moccoletti e di candele. Tra tanta devozione e tanta festa tu a questa gente pero' leva il dolce (l'utile) della candela, e poi conta chi rimane.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="COLOR: rgb(255,255,255);font-size:78%;" &gt;.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;*Il tempo buono. Domani, se il Signore ci da' vita, vedremo spuntare la Candelora. Signora neve, questa fregatura e' finita (personificazione dell'inverno), che ormai dell'inverno siamo fuori . . . &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;span style="COLOR: rgb(255,255,255)"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="COLOR: rgb(204,0,0);font-size:85%;" &gt;IMMAGINI. La festa delle candele ("Candelora") partiva in epoca cristiana dalla consacrazione rituale dei ceri, a cui seguivano di solito processioni, danze popolari e perfino il "ballo dell'orso" (stampa di B. Pinelli, 1809).&lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8095194306208351106-6962017872779328187?l=mondodelbelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://mondodelbelli.blogspot.com/feeds/6962017872779328187/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8095194306208351106&amp;postID=6962017872779328187' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8095194306208351106/posts/default/6962017872779328187'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8095194306208351106/posts/default/6962017872779328187'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://mondodelbelli.blogspot.com/2011/02/la-festa-della-candelora-dalla-madonna.html' title='Candelora. Dalla Madonna alla festa degli orsi e dei femminelli'/><author><name>Paolo Bordini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12371132796512240969</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TUhtQ91_FSI/AAAAAAAACnc/jTugQ8t1Eh8/s72-c/Ballo_dellOrso.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8095194306208351106.post-6208079604547400661</id><published>2011-01-05T23:01:00.017+01:00</published><updated>2011-01-06T12:53:39.861+01:00</updated><title type='text'>Befana. Se i regali sono troppo cari, li faccio un altro giorno</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TST2MK0uTNI/AAAAAAAACms/fL_PTC70e_4/s1600/Befana%2Bin%2Bcasa%2B%2528B.Pinelli%2529.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 266px; FLOAT: left; HEIGHT: 320px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5558838529006390482" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TST2MK0uTNI/AAAAAAAACms/fL_PTC70e_4/s320/Befana%2Bin%2Bcasa%2B%2528B.Pinelli%2529.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Quanta gente in giro, e tutta per i regali! Se oggi ti azzardi a seguire la folla, insomma a fare quello che fanno tutti, e fai l’errore di entrare in una bottega di giocattoli o di dolci, ci resti secco. I negozianti hanno il coltello dalla parte del manico in questo giorno, e per tutta la notte. Prendere o lasciare. Chiunque voglia comperare anche il più piccolo giocattolo deve sottostare al loro prezzo. Di Befana ce n’è una, dopotutto, e questo i bottegai lo sanno benissimo. E sanno anche che domani è troppo tardi. Ma se la merce, dopo la festa, gli resterà sugli scaffali? Per loro è un dramma, e per ridurre le perdite dovranno svendere. Allora, sai che ti dico, i regali per la Befana ai figli non glieli faccio domani, ma fra otto giorni. Così imparano quei bottegai della malora. Fra otto giorni i prezzi saranno molto più bassi: spenderò baiocchi anziché zecchini. Ma sì, solo uno scemo potrebbe cascarci.&lt;br /&gt;Questo l’originale ragionamento economico, certamente logico ma insensato, che un romano dei tempi del Belli fa nell’attualissimo e gustoso sonetto dedicato al giorno precedente l’Epifania, festa molto popolare che nella Roma d’un tempo era più sentita dello stesso Natale, anche perché i regali si usava farli il 6 gennaio, non il 25 dicembre:&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color:#000099;"&gt;LA VIGGIJJA DE PASQUA BBEFANIA&lt;br /&gt;La bbefana, a li fijji, è nnescessario&lt;br /&gt;de fajjela domani eh sora Tolla?&lt;br /&gt;In giro oggi a ccrompa’ cc’è ttroppa folla.&lt;br /&gt;A li mii je la fo nne l’ottavario.&lt;br /&gt;A cchiunque m’accosto oggi me bbolla:&lt;br /&gt;e ccom’a Ssant'Ustacchio è cqui ar Zudario.&lt;br /&gt;Dunque pe st’otto ggiorni io me li svario;&lt;br /&gt;e a la fine, se sa, cchi vvenne, ammolla.&lt;br /&gt;Azzeccatesce un po’, d’un artarino,&lt;br /&gt;oggi che ne chiedeveno? Otto ggnocchi;&lt;br /&gt;e dd’una pupazzaccia un ber zecchino.&lt;br /&gt;Mò oggnuno scerca de cacciavve l’occhi;&lt;br /&gt;ma cquanno sémo ar chiude er butteghino,&lt;br /&gt;la robba ve la dànno pe bbajocchi.&lt;/span&gt; &lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;color:#000000;"&gt;6 gennaio 1845&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;&lt;span lang="IT"&gt;&lt;em&gt;Versione&lt;/em&gt;. La vigilia di Pasqua Epifania. La befana (cioè i doni che si fanno per l'Epifania, Vigolo), ai figli, è necessario fargliela domani eh signora Tolla (dim. di Vittoria)? In giro oggi a comperare c’è troppa folla. Ai miei figli gliela faccio tra otto giorni. Qualunque bottega a cui mi avvicino oggi, mi dà una batosta: è così ovunque, a Sant’Eustachio come qui al Sudario. Dunque per questi otto giorni io li distraggo (i figli, con qualche scusa); e alla fine, si sa, chi vende deve cedere. Indovinate un po’ per un altarino oggi che cosa m’hanno chiesto? Otto scudi; e per una bambola scadente un bello zecchino. Ora ognuno cerca di cavarvi gli occhi (prendervi per il collo, scrive il Vigolo); ma quando saremo alla chiusura del botteghino, la roba ve la danno per pochi baiocchi.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 400px; DISPLAY: block; HEIGHT: 246px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5558839969207865218" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TST3f__gz4I/AAAAAAAACm8/CAVE48eQWp0/s400/Befana%2Bin%2Bpiazza%2B%2528B.Pinelli%2529.jpg" /&gt;Altro che re Magi. Sulla leggenda evangelica si è sovrapposta nei secoli la più antica leggenda pagana della Befana, di maggior impatto psicologico sui bambini. Ma perfino per gli adulti, l’Epifania era ancora nell’Ottocento una ricorrenza così sentita da essere preceduta addirittura dal termine di “Pasqua”, forse perché attesa da tutti.&lt;br /&gt;"Er giorno de Pasqua Bbefania, che vviè a li 6 de gennaro – scriveva il grande Giggi Zanazzo – da noi, s’aùsa a ffasse li rigali. Se li fanno l’innamorati, li spòsi, ecc. ecc. Ma ppiù dde tutti s’ausa a ffalli a li regazzini. Ortre a li ggiocarèlli, a questi, s’ausa a ffaje trovà a ppennòlòne a la cappa der cammino du carzette, una piena de pastarèlle, de fichi secchi, mosciarèlle, e un portogallo [&lt;em&gt;arancia, NdR&lt;/em&gt;] e ‘na pigna indorati e inargentati; e un’antra carzètta piena de cennere e ccarbòne pe’ tutte le vorte che sso’stati cattivi" ("&lt;em&gt;Usi, costumi e pregiudizi del popolo di Roma”, 1889&lt;/em&gt;).&lt;br /&gt;Lo spettacolo migliore avveniva dentro casa, anzi tra letto e cucina, per via della notte e della cappa del camino, essenziale per la discesa della Befana e la mostra dei regali. "La sera de la viggija de la Bbefana, a ttempo mio – dice Zanazzo – li regazzini se manneveno a ddormi’presto, e sse ffacevano magnà ppoco pe’ ffaje lascià una parte de la céna a la Bbefana".&lt;br /&gt;"Nelle vecchie famiglie – riporta un altro cronista romano – le costumanze perdurano; sicché i bambini lasciano volentieri parte della loro cena alla Befana, che dovrà scendere dalla cappa del camino coi suoi befanini, per portare dal lontano paese di Befania i dolci e i giuocattoli da tanto tempo desiderati, come premio della diligenza nello studio, dell’amore e del rispetto ai genitori. Ogni bambino ha già scritto alla Befana una letterina commoventissima, nella quale domanda quei ninnoli che vide, passeggiando colla mamma, nella tale vetrina di un chincagliere, e che più colpirono la sua fantasia. Ma la Befana è inesorabile, poiché tiene il registro di tutte le mancanze di ogni fanciullo, e, a chi non lo merita, invece di dolci e giuocattoli, lascia una calza piena di cenere e carbone. Ed allora quel fanciullo che non fu buono in famiglia e studioso in iscuola, rimpiange inutilmente la sua disubbidienza e la sua pigrizia; e si ripromette, nel venturo anno, di meritare tutti i favori della severa Befana (&lt;em&gt;Francesco Sabatini, 1890&lt;/em&gt;).&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;color:#ffffff;"&gt;.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color:#000099;"&gt;LA NOTTE DE PASQUA BBEFANIA&lt;br /&gt;Mamma! mamma! - Dormite. - Io nun ho ssonno.&lt;br /&gt;Fate dormì cchi ll'ha, ssor demonietto.&lt;br /&gt;Mamma, me vojj' arza’. - Ggiù, stamo alletto.&lt;br /&gt;Nun ce posso sta’ ppiù; cqui mme sprofonno.&lt;br /&gt;Io nun ve vesto. - E io mò cchiamo nonno.&lt;br /&gt;Ma nun è ggiorno! - E cche mm'avevi detto&lt;br /&gt;che cciamancava poco? Ebbè? vv'aspetto?&lt;br /&gt;Auffa li meloni e nnu li vonno!&lt;br /&gt;Mamma, guardat’ un po’ ssi cce se vede?&lt;br /&gt;Ma tte dico cch’è nnotte. - Ajo! - Ch'è stato?&lt;br /&gt;Oh ddio mio!, m'ha ppijjato un granchio a un piede.&lt;br /&gt;Via, - 'Statte zitto, mò attizzo er lumino.&lt;br /&gt;Sì, eppoi vedete un po' cche mm'ha pportato&lt;br /&gt;la bbefana a la cappa der cammino. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;color:#000000;"&gt;6 gennaio 1845&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;em&gt;Versione&lt;/em&gt;: La notte di Pasqua Epifania. Mamma! mamma! - Dormite. - Io non ho sonno. Fate dormire chi ce l'ha, signor demonietto. Mamma, mi voglio alzare. - Giù, stiamo a letto. Non ci posso stare più; qui mi sprofondo. Io non vi vesto. - E io ora chiamo nonno. Ma non è giorno! - E che mi avevate detto, che ci mancava poco? Ebbene? Vi aspetto? Uffa, i meloni gratis, e non li vogliono! (Gioco di parole, secondo Vigolo, tra "uffa" della madre spazientita e auffa, a ufo, cioè gratis, del verso dei venditori di meloni. Sia pure, ma mi sembra più sensato interpretare il senso generale della frase, diventata proverbio, così: Ma come - dice la madre al bambino - ti permetto di stare a letto più a lungo, cosa sempre desiderata da ogni bambino, te compreso, e tu non vuoi? ). Mamma, guardate un po’ se ci si vede (cioè se fuori c'è luce, se è già l’alba). Ma ti dico ch’è notte. - Ahi! - Ch'è stato? Oh dio mio!, m'ha preso un crampo a un piede. Via, - Sta’ zitto, ora accendo il lumino. Sì, e poi vedete un po' che cosa mi ha portato la befana a la cappa del camino.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;Questo sonetto è uno dei migliori dell'ultimo periodo, sostiene il Vigolo con un'enfasi forse eccessiva. "Non più il greve vernacolo, procace, barocco, a momenti surrealista, della prima scoperta del romanesco, ma la sua stessa pronunzia familiare, addolcita e fatta più lieve. Anche la rappresentazione del bambino impaziente di vedere sorgere l'alba è una pittura delicatamente lirica, in cui non v'è più traccia di satira o di tensione irosa nell'animo, ma si scorge lo stesso sorriso paterno che è nel son. &lt;em&gt;La Banna de Termini&lt;/em&gt; del 3 gennaio '45 ..."&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Ma torniamo alla ricorrenza della Befana, che poteva essere un incubo per i genitori più indigenti, visto che anche allora, anzi soprattutto allora, i giocattoli erano molto costosi, come abbiamo visto nel primo sonetto. Pochi sanno, perfino tra i romani, che “la bbardoria che sse fa adesso a Ppiazza Navona tempo addietro se faceva a Ssant’Ustacchio e ppe’ le strade de llì intorno”, spiega Giggi Zanazzo. “In mezzo a ppiazza de li Caprettari ce se faceva un gran casotto co’ ttutte bbottegucce uperte intorno intorno, indove ce se vennévano un sacco de ggiocarèlli, che èra una bbellezza. Certi pupazzari, metteveno fòra certe bbefane accusì vvere e bbrutte, che a mme, che ero allora regazzino, me faceveno ggelà er sangue da lo spavento!".&lt;br /&gt;Fu stranamente con l’Italia unita e Roma liberale che le bancarelle per la Befana furono trasferite nella vicina e molto più grande piazza Navona, non appena terminati nel 1872 i lavori di pavimentazione (con i famosi "sampietrini", cubetti di porfido, solo a Roma chiamati così , a cui si aggiunse l’illuminazione a gas). Sul bordo dell’enorme marciapiede centrale, che sostituiva l’incavo originario, furono allestiti a cura del Comune un centinaio di casotti di legno. Insomma, il nuovo Stato portava ordine e pulizia, ed ampliava anche la festa, dandole la cornice della piazza più bella.&lt;br /&gt;E, incredibile da credersi, perfino il Papa, anziché darlo, riceveva il regalo dell’Epifania. Era uso, fino al 1802, che il Pontefice la mattina della Befana ricevesse in dono cento scudi d’oro dall’antico Collegio dei “novantanove scrittori apostolici”. Nel corso di una cerimonia rituale, uno di loro, dopo aver pronunciato un’allocuzione in latino, poneva il suo tributo in una coppa d’argento, immaginiamo, con un rumore squillante, che alla fine il cardinale pro-datario consegnava al Papa. Questi, solo allora concedeva agli scrittori il bacio della pantofola.&lt;br /&gt;Dal che si possono trarre due conseguenze: che quei benedetti “scrittori apostolici” dovevano essere così tromboni e così raccomandati da dover ogni anno pagare uno scudo d’oro di tassa, pur di essere conservati nella carica onorifica che probabilmente non meritavano. Del resto, che nella Chiesa apostolica romana le cariche si vendessero è noto da sempre. In secondo luogo, i conti al cardinale pro-datario non tornano: cento dovevano essere gli scudi d’oro nella coppa d’argento, ma i sapienti erano solo 99. Solite irrazionalità astruse della Chiesa, direte voi. Ergo: a meno che non ci dovesse rimettere uno scudo di tasca sua il cardinale (con la tirchieria e l'avidità che avevano i cardinali...), uno dei cosiddetti "scrittori", il più giovane o il più sfortunato o il meno raccomandato, doveva pagare 2 scudi anziché uno. Pensate che Befana, per lui…&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-family:verdana;font-size:78%;color:#990000;"&gt;IMMAGINI. La Befana in casa e in piazza (due incisioni di Bartolomeo Pinelli, contemporaneo del Belli).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8095194306208351106-6208079604547400661?l=mondodelbelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://mondodelbelli.blogspot.com/feeds/6208079604547400661/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8095194306208351106&amp;postID=6208079604547400661' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8095194306208351106/posts/default/6208079604547400661'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8095194306208351106/posts/default/6208079604547400661'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://mondodelbelli.blogspot.com/2011/01/befana-regali-troppo-cari-sai-che-ti.html' title='Befana. Se i regali sono troppo cari, li faccio un altro giorno'/><author><name>Nico Valerio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TST2MK0uTNI/AAAAAAAACms/fL_PTC70e_4/s72-c/Befana%2Bin%2Bcasa%2B%2528B.Pinelli%2529.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8095194306208351106.post-827273796902024276</id><published>2011-01-03T02:25:00.023+01:00</published><updated>2011-01-05T15:38:53.756+01:00</updated><title type='text'>Altro che il popolo. Contro la scienza è Belli il reazionario</title><content type='html'>&lt;span style="color: rgb(0, 0, 153);"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TSGpy05g5LI/AAAAAAAACmc/ADt-_XAIsNA/s1600/Carrozza%2Ba%2Bvapore%2BGurney%2B%2528UK%2B1828%2529.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px 10px 10px 0px; width: 320px; float: left; height: 226px;" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5557910105810330802" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TSGpy05g5LI/AAAAAAAACmc/ADt-_XAIsNA/s320/Carrozza%2Ba%2Bvapore%2BGurney%2B%2528UK%2B1828%2529.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Che ssò sti parafurmini der cazzo,&lt;br /&gt;ste bbattecche de ferro de stivale (…)&lt;br /&gt;Nun ce sò le campane bbenedette&lt;br /&gt;pe llibberà le frabbiche cristiane&lt;br /&gt;da lampi, toni, furmini e ssaette?&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;em&gt;("Li parafurmini", 11 novembre 1832)&lt;/em&gt; *&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Ma quale "monumento alla plebe romana"! Che millantatore questo Belli: quale plebe poteva satireggiare sulle prime carrozze e navi a vapore (sonetti del 1834 e del 1843), o sulla pretesa di pesare "l'antimosfera", cioè l’aria, come si legge in un altro sonetto. Dunque non più ghiotti pettegolezzi da mettere in bocca a decani (servitori anziani), barbieri o calzolai, depositari del "gossip" nella Roma del Papa Re, ma addirittura la scienza, le nuove tecnologie, le nuove frontiere della medicina, dalle teorie del britannico dottor Brown all’omeopatia, alle prime vaccinazioni contro il vaiolo ("Er l'innesto", 21 aprile 1834).&lt;br /&gt;Che dire poi della pubblicazione di confidenze filtrate dalle sedi diplomatiche (i tanti riferimenti alle lettere dello scrittore Stendhal, allora console di Francia), che ci ricordano alla lontana Wikileaks, o addirittura le notizie di politica internazionale, come i nuovi regni di Grecia ("Er re novo", 2 febbraio 1833) e del Belgio ("L'immasciatore", 23 novembre 1932), la caduta di Carlo X in Francia ("Ar zor Carlo X", 15 agosto 1830), la guerra di successione in Portogallo e tante altre notizie che esulano certamente dagli interessi popolare dell'epoca.&lt;br /&gt;Il grande poeta, trascrittore in versi del dialetto parlato dal popolo di Roma, si e' lasciato trascinare dalla sua erudizione, con centinaia di sonetti che nulla o ben poco hanno a che fare con i pur numerosissimi gustosi quadretti che dipingono l' ignoranza, le usanze, la diuturna fatica di vivere del volgo di Roma. Piu' si legge e vieppiu' traspare un Belli polimorfo con la sua curiosità illuministica verso tutte le novita' scientifiche (sia pure per criticarle), con le sue letture e critiche dell'Antico e Nuovo Testamento, nei confronti dei dogmi del cattolicesimo, e tanti altri argomenti lontanissimi dalle ristrette vedute del popolo romano, sempre e quasi soltanto alle prese coi problemi di sopravvivenza.&lt;br /&gt;Addio al "monumento al popolo di Roma"? Almeno in parte.&lt;br /&gt;In compenso si accende un raggio di luce sul Belli erudito, curioso di tutte le notizie scientifiche, le scoperte e le invenzioni, la politica internazionale e le piu' segrete cose del papato, avido lettore di gazzette e fogli di ogni provenienza, non solo di quelli stampati dal Cracas, la stamperia romana che a partire dal 1716 pubblicava il "Diario ordinario" e "Notizie per l'anno", voce della cronaca di Roma degli ambienti ufficiali, aristocratici e mondani, fatta di scarni resoconti, notizie di nascite, matrimoni e morti di insigni personaggi, descrizioni di cerimonie e banchetti, guerre ed episodi curiosi. Ma leggeva certamente anche Bollettini e giornali di provenienza napoletana, piemontese, toscana, austro-ungarica, francese, britannica, degli stati germanici e via dicendo.&lt;br /&gt;Il Belli da giovane aveva visitato molti degli Stati Italiani, Napoli, Milano, Venezia, Firenze, e intratteneva corrispondenza con amici di vari Paesi stranieri. Un Belli in parte inedito e sconosciuto. Gran parte di questi sonetti, per cosi dire atipici, rispetto al dichiarato monumento alla plebe romana, sono deboli o scritti in un "romanesco" minore e percio' meno letti e meno noti anche ai cultori del poeta.&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);font-size:78%;" &gt;.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_pt6PDs-AOug/TSEnuuIP2MI/AAAAAAAAAEo/ecYPcAvckYs/s1600/Parafulmini%2Bsu%2Bun%2Btetto.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px 10px 10px 0px; width: 203px; float: left; height: 320px;" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5557767098761992386" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_pt6PDs-AOug/TSEnuuIP2MI/AAAAAAAAAEo/ecYPcAvckYs/s320/Parafulmini%2Bsu%2Bun%2Btetto.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Dell’utilita' e dell'etica dei parafulmini, che andavano a sostituire le giaculatorie, le invocazioni e il suono delle campane, per scongiurare la caduta delle folgori, il poeta si occupa in due diversi sonetti con lo stesso titolo ("Li parafurmini", 11 novembre 1832 e 28 maggio 1834). Ma critica anche cardinali e preti che adoperano il barometro, come nel sonetto "Er Cardinale caluggnato" (10 giugno 1834), che usava indirizzare la "collecta" nella messa (la preghiera silenziosa dei fedeli) per invocare la pioggia durante le siccita', e poi ancora nel sonetto "Le fattucchierie" (15 novembre 1843).&lt;br /&gt;Il Belli aveva scoperto che in Inghilterra, gia' dal 1831 un certo Mr.Gurney aveva iniziato un servizio pubblico con diligenze a vapore che viaggiavano sulle disastrate vie dell'epoca. Il servizio era poi stato sospeso per le proteste degli operatori con diligenze a cavalli, dando inizio in Inghilterra, ad una lunga diatriba sulla pericolosita' e inadeguatezza delle nuove diligenze a vapore. In effetti ci furono molti tentativi di introdurre il motore a vapore nella locomozione stradale, anche con gravi incidenti, con morti e feriti. Ma il colpo di grazia fu dato dalla insostenibile tassa introdotta per proteggere gli interessi della "lobby" delle diligenze ippotrainate: 2 sterline ogni viaggio a vapore contro 2 scellini per le diligenze tradizionali, tanto che delle diligenze senza cavalli non si parlo' piu'. Era l'inizio invece dell'era delle ferrovie a vapore:&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);font-size:78%;" &gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 153);"&gt;ER MONNO SOTTOSOPRA&lt;br /&gt;Dunque, quer che ffascéveno una vorta&lt;br /&gt;pe ffiume un venti e ppiú bbufole in fila,&lt;br /&gt;adesso lo fa er fume d’una pila,&lt;br /&gt;e ll’arte mó dder bufolaro è mmorta.&lt;br /&gt;Disce anzi che la ggente oggi s’è accorta&lt;br /&gt;che cquer fume, un mill’ommini e un du’ mila,&lt;br /&gt;co un par de rôte a uso de trafila,&lt;br /&gt;pe cche mmare se sia, lui li straporta.&lt;br /&gt;Pegg’è cche mmó ppe le carrozze vonno&lt;br /&gt;nun ce sii ppiú bbisoggno de cavalli,&lt;br /&gt;e ’r fume le strascini in cap’ar monno.&lt;br /&gt;Eppuro un tempo aveveno er custume&lt;br /&gt;li nostri bboni vecchi, bbuggiaralli,&lt;br /&gt;de dí cch’er ggnente s’assomijja ar fume.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;14 marzo 1834&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);font-size:78%;" &gt;.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;Versione&lt;/em&gt;. Il mondo sottosopra. Dunque il lavoro che facevano una volta lungo il fiume venti e piu' bufale in fila [per trainare dagli argini le barche controcorrente] adesso lo fa il fumo di una pila, [la caldaia del motore a vapore] e il lavoro del bufalaro è finito. Si dice anzi che oggi la gente ha scoperto che quel fumo [il motore a vapore] puo' trasportare in qualsiasi mare mille o duemila persone con due ruote a uso di trafila. Il peggio è che oggi per le carrozze vogliono che non ci sia piu' bisogno di cavalli e che il fumo le faccia viaggiare in capo al mondo. Eppure un tempo i nostri buoni vecchi, che vadano a quel paese, erano soliti dire che il fumo somiglia al niente.&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);font-size:78%;" &gt;.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Siamo ormai verso la fine della sua produzione in romanesco, con il testo dei sonetti che si avvicina alla lingua italiana, e si vede sempre meno il Belli portavoce della vita e delle miserie del volgo di Roma, mentre affiora sempre di piu' un Belli distaccato dalle vicende popolari, ma erudito e attento osservatore (ancorché critico) delle novita' tecnologiche.&lt;br /&gt;Tornando alle "diaboliche" carrozze a vapore, questo è un argomento che stuzzica il nostro poeta a tal punto che ne parla ancora in un sonetto del 15 novembre 1843, scritto dopo un periodo di silenzio:&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);font-size:78%;" &gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 153);"&gt;LE CARROZZE A VVAPORE&lt;br /&gt;Che nnaturale! naturale un cavolo.&lt;br /&gt;Ma ppò èsse un affetto naturale&lt;br /&gt;volà un frullone com’avesse l’ale?&lt;br /&gt;Cqui cc’entra er patto tascito cor diavolo.&lt;br /&gt;Dunque mó ha da fà ppiú cquarche bbucale&lt;br /&gt;d’acqua che ssei cavalli, eh sor don Pavolo?&lt;br /&gt;Pe mmé ccome l’intenno ve la scavolo:&lt;br /&gt;st’invenzione è ttutt’opera infernale.&lt;br /&gt;Da sí cche ppoco ce se crede (dímo&lt;br /&gt;la santa verità) ’ggni ggiorno o ddua&lt;br /&gt;ne sentimo una nova, ne sentimo.&lt;br /&gt;Sí, ccosa bbona, sí: bbona la bbua.&lt;br /&gt;Si ffussi bbona, er Papa saría er primo&lt;br /&gt;de mette ste carrozze a ccasa sua.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;15 novembre 1843&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);font-size:78%;" &gt;.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;Versione&lt;/em&gt;. Le carrozze a vapore. Quale naturale! Naturale per niente Ma può essere un fatto naturale che un frullone (carrozza chiusa a quattro posti, tipica del seguito dei cardinali, da furlon, prob. spagnolo, secondo il Moroni) voli correndo come se avesse le ali? Qui ci deve essere un patto col diavolo. Dunque ora sarebbe più potente qualche boccale d'acqua che sei cavalli, eh, signor don Paolo? Per me, come la comprendo cosi ve la dico: questa invenzione è un'opera infernale. In tempi in cui si crede poco (diciamo la santa verità) ogni giorno o due ne sentiamo una nuova. Sì, cosa buona, sì, buona la bua (il dolore per i bambini). Se fosse buona il Papa sarebbe il primo a mettere queste carrozze a casa sua.&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);font-size:78%;" &gt;.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Nello stesso giorno 15 novembre l'ispirazione verso la tecnica fa comporre un secondo sonetto, sul barometro, altra diabolica invenzione, questa volta utilizzata da un prete per predire venti e piogge, che fa il paio con quello precedente che coinvolgeva un odiato Cardinale Vicario, Placido Zurla.&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);font-size:78%;" &gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 153);"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TSG1zLkMjYI/AAAAAAAACmk/zCBrP-xZ4UM/s1600/Barometro%2BSalmoni%252C%2BOxford%2B%25281800%2Bca%2529.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px 0px 10px 10px; width: 84px; float: right; height: 320px;" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5557923306034466178" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TSG1zLkMjYI/AAAAAAAACmk/zCBrP-xZ4UM/s320/Barometro%2BSalmoni%252C%2BOxford%2B%25281800%2Bca%2529.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;LE FATTUCCHIERÍE&lt;br /&gt;Quant’è vvero, Micchele, che ssò vvivo,&lt;br /&gt;quer prete a mmé mme puzza de stregone:&lt;br /&gt;va in certi loghi e cco ccerte perzone&lt;br /&gt;ch’io nu l’arrivo a intenne, nu l’arrivo.&lt;br /&gt;Tiè un cannello de vetro e argento vivo&lt;br /&gt;attaccat’a un rampino in d’un cantone,&lt;br /&gt;e ’ggni ggiorno sce pijja condizzione&lt;br /&gt;der tempo bbono e dder tempo cattivo.&lt;br /&gt;È ccapasce de divve: «Domatina&lt;br /&gt;vò ttirà vvento, vò ffà ttemporale»;&lt;br /&gt;e ’r pretaccio futtuto sc’indovina.&lt;br /&gt;Abbasta, er zor abbate abbi ggiudizzio,&lt;br /&gt;ch’io nun ce metto né ppepe né ssale&lt;br /&gt;casomai d’accusallo a Ssant’ Uffizzio.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;15 novembre 1843&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);font-size:78%;" &gt;.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;Versione&lt;/em&gt;. Per quanto è vero che sono vivo, Michele, quel prete mi puzza di stregoneria: va in certi posti e con certe persone, che non riesco a capirlo. Ha uno strumento con un tubicino di vetro e mercurio attaccato a un gancio in un angolo, e ogni giorno ne ottiene previsioni sul tempo buono e cattivo. E' capace di dirvi "domattina vuole tirare vento e fare un temporale"; e il pretaccio fottuto ci indovina. Basta, il signor abate abbia giudizio, che io non ci metto niente ad accusarlo casomai al Tribunale del Sant' Uffizio (che giudicava i reati di eresia e stregoneria).&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);font-size:78%;" &gt;.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Non e' un caso che il Belli torni ripetutamente, anche piu' volte, su argomenti che distolgono il poeta dalla descrizione dei quadretti di vita del volgo romano, di critica feroce alle istituzioni papali e al mondo di corruzione e prevaricazione verso i piu' deboli, che ha caratterizzato la produzione degli anni '30.&lt;br /&gt;Gli interessi del poeta stanno cambiando, da vecchio egli ripudiera' la sua produzione in romanesco, ma il distacco e' progessivo e quasi impercettibile, fino al trauma della rivoluzione della Repubblica Romana del 1848, quando il Belli brucio', da vero sanfedista, le copie dei sonetti in suo possesso, mentre i rivoluzionari bruciavano in piazza i confessionali della sua parrocchia. Ma questo e' un capitolo della vita del grande poeta. La produzione degli ultimi sonetti del Belli romanesco finisce nel 1847, salvo uno sporadico lamento sulla sua salute, dell'inverno del 49. In questo intervallo di tempo fiorisce e muore infatti l'esperienza della Repubblica Romana di Mazzini e Garibaldi, terminata nell'estate del 1849. Forse involontariamente auspicata con le innumerevoli composizioni di chiara denuncia dell'amministrazione del Papa Re. Ma che lo vide, all'atto pratico, atterrito e silente spettatore.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(204, 0, 0);font-size:85%;" &gt;* &lt;em&gt;Versione&lt;/em&gt;: Che cosa sono questi parafulmini della malora, queste aste di ferro da stivale (doppiosenso per persona sciocca)... Non ci sono le campane benedette, per liberare le case dei cristiani da lampi, tuoni, fulmini e saette?&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 255);font-size:85%;" &gt;IMMAGINI. 1. Carrozza a vapore di Gurney (Inghilterra, 1828). Prestava regolare servizio (dal 1831) e toccava la velocità considerevole di 20 miglia all'ora (circa 32 km/h). 2. Parafulmini ottocenteschi su un tetto. 3. Barometro a mercurio Salmoni (1800 ca).&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8095194306208351106-827273796902024276?l=mondodelbelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://mondodelbelli.blogspot.com/feeds/827273796902024276/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8095194306208351106&amp;postID=827273796902024276' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8095194306208351106/posts/default/827273796902024276'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8095194306208351106/posts/default/827273796902024276'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://mondodelbelli.blogspot.com/2011/01/altro-che-il-popolo-contro-la-scienza-e.html' title='Altro che il popolo. Contro la scienza è Belli il reazionario'/><author><name>Paolo Bordini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12371132796512240969</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TSGpy05g5LI/AAAAAAAACmc/ADt-_XAIsNA/s72-c/Carrozza%2Ba%2Bvapore%2BGurney%2B%2528UK%2B1828%2529.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8095194306208351106.post-40851683341314781</id><published>2010-11-18T16:02:00.045+01:00</published><updated>2011-12-26T13:52:20.666+01:00</updated><title type='text'>Piazza Navona e donna Olimpia, papessa e perfida “pimpaccia”</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TOVA8UYCNCI/AAAAAAAACho/whLH1kf3iOY/s1600/Donna%2BOlimpia%252Critratto%2BAlgardi%252CPalazzo%2BDoria%2BPamphilj%2B%2528part.%2529.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 5px 10px 10px 0px; width: 201px; float: left; height: 250px; cursor: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5540906321555108898" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TOVA8UYCNCI/AAAAAAAACho/whLH1kf3iOY/s320/Donna%2BOlimpia%252Critratto%2BAlgardi%252CPalazzo%2BDoria%2BPamphilj%2B%2528part.%2529.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;   &lt;div&gt;   &lt;div&gt;     &lt;div&gt;       &lt;div&gt;         &lt;div&gt;IERI E OGGI. Oggi è bella solo quando è del tutto deserta, nelle fredde notti d’inverno battute dalla tramontana. Altrimenti ci fa un po’ vergognare, finta, turistica e volgare com’è, con la paccottiglia di plastica del cattivo gusto e i pessimi dolci sulle bancarelle di Natale, e i quadri kitsch per turisti stupidi che amano essere ingannati. Ci vorrebbe una nuova crudele Donna Olimpia per cacciare via non solo i mercanti di robaccia, ma anche i tanti turisti e abitanti che la frequentano e l’insozzano, e non meritano le bellezze della piazza e del centro storico.&lt;/div&gt;          &lt;div&gt;LA VERA PIAZZA DI ROMA. Eppure, nella città dalle cento piazze, dal Campidoglio a campo de’ Fiori, da piazza del Popolo a piazza Colonna, dalle più grandi alle più nascoste e piccole come cortili, una sola è stata la vera “piazza di Roma”, dove popolo, mercanti, preti e nobili hanno recitato ogni giorno mettendo in piazza la loro vita, la vita di Roma: piazza Navona.&lt;/div&gt;          &lt;div&gt;Nella Roma dei papi descritta dal Belli la piazza fu sempre il luogo di giochi e divertimenti pubblici quali la cuccagna, la riffa, la tombola, e di spettacoli teatrali, giostre (storica fu una grandiosa edizione della giostra del Saracino) ed esibizioni di funamboli. Ma fu anche il luogo scelto dai nobili per esibirsi “passeggiando” in carrozza, e dal popolo minuto per incontrarsi, prendere appuntamenti, stipulare contratti o manifestare idee politiche e proteste. &amp;quot;Naturale&amp;quot; che in questo crocevia obbligato le guardie del Papa vigilassero in permanenza e ponessero un palco per le punizioni. A volte, come nel 1702, intervennero gli “sbirri” per sciogliere i capannelli di &amp;quot;coloro che volevano adunarsi per discorrere di novità&amp;quot;. Sotto il Papa-re, come in tutte le dittature, le adunate non autorizzate erano vietate. Qui, ovviamente, durante i moti del Risorgimento, liberali esposero il tricolore in barba alla polizia.&lt;/div&gt;          &lt;div&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TPBR_LNNBmI/AAAAAAAACh4/TOx-jMYGOho/s1600/Piazza%2BNavona%2Bin%2Bfotografia%2B%25281858-64%2529%2B%2528T.Cuccioni%2529.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px 10px 10px 0px; width: 231px; float: left; height: 320px; cursor: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5544021287074858594" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TPBR_LNNBmI/AAAAAAAACh4/TOx-jMYGOho/s320/Piazza%2BNavona%2Bin%2Bfotografia%2B%25281858-64%2529%2B%2528T.Cuccioni%2529.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;INSIEME MERCATO E TEATRO. Ancora nel primo Rinascimento la piazza era un brutto e lungo campo in terra battuta (v. immagine n.4). Dal 1477 cominciò a tenervisi un affollato mercato quotidiano di frutta, verdura ed altri generi alimentari, e quello settimanale (al mercoledi) anche di utensili, cose vecchie, libri usati e lunari, questi ultimi molto di moda nell’Ottocento. Lo spettacolo, quindi, era assicurato.             &lt;br /&gt;Le erbe, i rigattieri e i cenciaioli ebrei col carretto, i contadini con le sporte di fichi e uva sull’asino, le ceste con le verdure e le uova, gli storpi, gli acrobati e i questuanti, le guardie civiche con gli alti chepì, il grido dell’arrotino, i cavalli, i nobili in carrozza, le balle di fieno accatastate accanto alle fontane, i preti con cappelloni e breviario, gli escrementi degli animali, il banchetto dello scrivano, il barbiere ambulante, i turisti inglesi e tedeschi col Baedeker in mano, il passeggio delle dame eleganti con l’ombrellino, i bambini a piedi nudi (ma anche i gelatai e cocomerai), il vociare delle popolane, i litigi e i tafferugli, i tavoli affollati delle trattorie, le feste, la musica all’aperto, la tombola (finiva sempre male, con feriti e arresti), le processioni, le maschere di Carnevale, le sfilate delle carrozze nell’acqua d’estate, il vedere e farsi vedere, l’incontrarsi, lo spettegolare, perfino il sadico spettacolo delle frustate in piazza (il palco del cavalletto eretto davanti a S.Agnese a perenne monito del popolo), tutto, insomma, ha dato forma alla rappresentazione realistica, colorita, insieme bonacciona e crudele, del popolo romano.&lt;/div&gt;          &lt;div&gt;Nel 1651 papa Innocenzo X, Pamphilij, che aveva il più bel palazzo in piazza Navona, su consiglio della cognata Donna Olimpia, volle trasformare la piazza in un fondale di lusso per le passeggiate in carrozza dei nobili. Ordinò, perciò, di cambiare zona a “fruttaroli, regattieri, librai, et altri venditori di diverse robbe”, e molti ne mandò addirittura in prigione. Molte furono le proteste, represse con galera e torture. Tanto più che i costi dei dispendiosi lavori erano addossati sotto forma di pesanti tasse sul popolo. Il Belli dà un rapido bozzetto della piazza nel sonetto &lt;em&gt;Piazza Navona:&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;          &lt;div&gt;&lt;span style="color: #000099"&gt;PIAZZA NAVONA              &lt;br /&gt;Se pò ffregà Ppiazza-Navona mia               &lt;br /&gt;e dde San Pietro e dde Piazza-de-Spaggna.               &lt;br /&gt;Cuesta nun è una piazza, è una campaggna,               &lt;br /&gt;un treàto, una fiera, un’allegria.               &lt;br /&gt;Va’ dda la Pulinara a la Corzía,               &lt;br /&gt;curri da la Corzía a la Cuccaggna:               &lt;br /&gt;pe ttutto trovi robba che sse maggna,               &lt;br /&gt;pe ttutto ggente che la porta via.               &lt;br /&gt;Cqua cce sò ttre ffuntane inarberate:               &lt;br /&gt;cqua una gujja che ppare una sentenza:               &lt;br /&gt;cqua se fa er lago cuanno torna istate.               &lt;br /&gt;Cqua ss’arza er cavalletto che ddispenza               &lt;br /&gt;sur culo a cchi le vò ttrenta nerbate,               &lt;br /&gt;e ccinque poi pe la bbonifiscenza.               &lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 85%"&gt;Roma, 1° febbraio 1833&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;          &lt;div&gt;&lt;span style="font-size: 85%"&gt;&lt;em&gt;Versione&lt;/em&gt;. Piazza Navona. Può ridersene, piazza Navona, di San Pietro e piazza di Spagna. Questa non è una piazza, è una campagna, un teatro, una fiera, un’allegria. Và da piazza S.Apollinare alla Corsia Agonale, corri dalla Corsia a via della Cuccagna: dappertutto troverai cose che si mangiano, dappertutto gente che le porta via. Qua ci sono tre fontane ritte come alberi: qua c’è una guglia [l’obelisco] che pare una sentenza: qua si fa il lago quando torna l’estate. Qua si alza il palco del cavalletto che dispensa a chi se l’è meritate trenta scudisciate sulle natiche, più cinque per la beneficienza.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;          &lt;div&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TPBSa4--LPI/AAAAAAAACiA/eMlsAA5vjsc/s1600/Stadio%2BDomiziano%2B%2528piazza%2BNavona%2529%2Bricostruzione.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px 0px 10px 10px; width: 300px; float: right; height: 170px; cursor: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5544021763219664114" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TPBSa4--LPI/AAAAAAAACiA/eMlsAA5vjsc/s320/Stadio%2BDomiziano%2B%2528piazza%2BNavona%2529%2Bricostruzione.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;AVEVA COMINCIATO DOMIZIANO. Se c’è stata, insomma, una piazza a Roma dove la vita si è fatta teatro quotidiano, questa è il lungo perimetro ricostruito sulle gradinate di quello che era nato proprio come un monumento allo spettacolo, sia pure sportivo, l’antico grande stadio di Domiziano. Era lungo 276 e largo 54 metri, e poteva contenere circa 30 mila spettatori, ed era dedicato all’atletica leggera e in particolare alle corse. Inaugurato nell’86 d.C. fu restaurato nel III sec. da Alessandro Severo. Con l’avvento del Cristianesimo moralista e oscurantista (non diversamente dall’islamismo di oggi), che disprezzava il corpo, il benessere fisico e l’igiene, lo stadio di Domiziano cadde in disuso, e i suoi marmi furono depredati per costruire chiese e palazzi. Già nel secolo XIII sulle sue gradinate cominciarono ad essere erette le prime abitazioni delle potenti famiglie baronali romane, che vennero a formare la “Platea (piazza) Agonale” o “in Agone”, dal greco &lt;em&gt;agon&lt;/em&gt; (gara, lotta, competizione sportiva). Da “agone” per deformazione del popolino in tempi in cui non c’erano le targhe toponomastiche divenne prima “navone” e infine “Navona”. Ma le navi non c'entrano nulla. E proprio da quello Stadio, riccamente decorato con statue, viene la vicina statua cosiddetta del Pasquino, ciò che resta di un gruppo ellenistico che forse rappresentava Menelao che sorregge il corpo di Patroclo.&lt;/div&gt;          &lt;div&gt;ERA UNA PIAZZA BRUTTA E SPORCA. Come si presentava anticamente piazza Navona? Fu desolata e bruttina per secoli, come mostrano le antiche illustrazioni del Medioevo e del Rinascimento. Era un grande campo in terra battuta, concavo, senza monumenti artistici, ma abbeveratoi. Fu lastricata di mattoni nel 1485, selciata nel 1488. Soltanto dal 1870, a Italia unita, quando arrivarono i liberali piemontesi, fu coperta di sanpietrini, munita di un rialzo centrale che la rese convessa. e di marciapiedi.&lt;/div&gt;          &lt;div&gt;Nel Cinquecento vi fu trasferito il mercato delle erbe di campo de’ Fiori. E figuratevi il caos, le catapecchie e i tendoni dei mercanti (lo testimoniano varie stampe), i carri degli ambulanti, le brutture e la sporcizia. Finché non fu munita di tre semplici fontane non artistiche (papa Gregorio XIII Boncompagni), compreso un abbeveratoio per i molti animali che - non troppo diversamente dagli &amp;quot;animali&amp;quot; di oggi - la frequentavano.&lt;/div&gt;          &lt;div&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TPBV1g9dR4I/AAAAAAAACiI/xwQIMpnovT0/s1600/Piazza%2BNavona%2Bnel%2BRinascimento.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 5px 15px 10px 0px; width: 320px; float: left; height: 224px; cursor: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5544025519162214274" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TPBV1g9dR4I/AAAAAAAACiI/xwQIMpnovT0/s320/Piazza%2BNavona%2Bnel%2BRinascimento.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Per secoli, dunque, piazza Navona è stata sporca, puzzolente, piena di rifiuti, di canestri e sporte, paglia, animali e resti di animali, degradata, con la sua prospettiva architettonica deturpata da tendoni, bancarelle e casupole.&lt;/div&gt;          &lt;div&gt;Chi la ripulì? Donna Olimpia. Per volontà della “crudele” donna Olimpia, che aveva ottenuto il palazzo Pamphilj in regalo dal cognato papa, e voleva fare della “sua” piazza il salotto della città, quasi un gioiello personale, il rumoroso e sporco mercato fu trasferito di nuovo a campo de’ Fiori. E fece bene. Capiamo la prepotente donna Olimpia che cacciò dalla piazza i mercanti, ortolani, contadini e macellai che animavano, ma insozzavano anche le belle fontane, con rifiuti e animali d’ogni sorta.&lt;/div&gt;          &lt;div&gt;Ma, come accade anche oggi, lo scontento “corporativo” di mercanti e popolo fu tale da obbligare i papi a ripristinare il mercato delle erbe, sia pure con inascoltate “severissime leggi” sull’igiene e il decoro della piazza. Fatto sta che il mercato a piazza Navona ci fu fino agli anni 60 del Novecento, quando la piazza era molto degradata, affollatissima e piena di automobili parcheggiate. Non vi si potevano ammirare né le fontane, né i palazzi. Evviva l’attuale isola pedonale!&lt;/div&gt;          &lt;div&gt;           &lt;div&gt;Ai tempi del Belli era di nuovo “la piazza del mercato” più grande e rumoroso di Roma, che soprattutto al mercoledi si trasformava in una fiera caotica e multicolore dove si vendeva di tutto. Ma lo strano sonetto &lt;em&gt;Er mercato de piazza Navona&lt;/em&gt; non parla di oggetti popolarissimi come scaldini, fusi, conocchie, scialli, berretti, seghe, martelli, casseruole e cùccume, e invece si concentra, pensate un po', sui libri, che i popolani ignoravano del tutto. &lt;/div&gt;            &lt;div&gt;Un'ennesima prova, questa volta di argomento e non di lingua, della differenza nel Belli tra &amp;quot;popolare&amp;quot; e &amp;quot;popolaresco&amp;quot;, tanto da avvalorare la tesi che i sonetti non sono soltanto, come invece egli asserisce, un &amp;quot;ritratto della plebe&amp;quot;, ma soprattutto l'autoritratto del Belli, erudito e piccolo-borghese, che scrive &lt;em&gt;à la manière d&lt;/em&gt;e, e si nasconde dietro il popolino romano:&lt;/div&gt;            &lt;div&gt;&lt;span style="color: #000099"&gt;ER MERCATO DE PIAZZA NAVONA                &lt;br /&gt;Ch’er mercoledì a mmercato, ggente mie,                 &lt;br /&gt;sce siino ferravecchi e scatolari,                 &lt;br /&gt;rigattieri, spazzini, bbicchierari,                 &lt;br /&gt;stracciaroli e ttant’antre marcanzie,                 &lt;br /&gt;nun c’è ggnente da dì. Ma ste scanzie                 &lt;br /&gt;de libbri, e sti libbracci, e sti libbrari,                 &lt;br /&gt;che cce vienghen’ a ffà? ccosa sc’impari                 &lt;br /&gt;da tanti libbri e ttante libbrarie?                 &lt;br /&gt;Tu pijja un libbro a ppanza vòta, e ddoppo                 &lt;br /&gt;che ll’hai tienuto per cquarc’ora in mano,                 &lt;br /&gt;dimme s’hai fame o ss’hai maggnato troppo.                 &lt;br /&gt;Che ppredicava a la Missione er prete?                 &lt;br /&gt;“Li libbri non zò rrobba da cristiano:                 &lt;br /&gt;fijji, per ccarità, nnu li leggete”.                 &lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 78%"&gt;(20 marzo 1834)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;            &lt;div&gt;&lt;span style="font-size: 85%"&gt;&lt;em&gt;Versione&lt;/em&gt;. Il mercato di piazza Navona. Che il mercoledi al mercato, amici miei, ci siano venditori di ferri vecchi e di scatole, rigattieri, spazzini, bicchierai, stracciaroli e tante altre mercanzie, non c’è niente da dire. Ma queste scansie di libri, e questi libracci e questi librai, che cosa vengono a fare? Cosa impari da tanti libri e tante librerie? Prendi un libro a pancia vuota, e dopo che l’hai tenuto qualche ora in mano, dimmi se hai fame o se hai mangiato troppo. Che predicava il prete al Catechismo? “I libri non sono cosa da cristiano: figli, per carità, non leggeteli!”.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;            &lt;div&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TPBWRvAMyjI/AAAAAAAACiQ/n1OnXpjDii0/s1600/Frustate%2Bdonna.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 5px 0px 10px 10px; width: 292px; float: right; height: 320px; cursor: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5544026003968150066" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TPBWRvAMyjI/AAAAAAAACiQ/n1OnXpjDii0/s320/Frustate%2Bdonna.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;IL MERCATINO DEI LIBRI E LA CULTURA PER LA CHIESA. Sui libri il reazionario clero cattolico apostolico romano aveva molto da ridire, e metteva in guardia i giovani del catechismo dal leggere la carta stampata. Perché, si sa, la stampa insinua dubbi, fa pensare con la propria testa, smitizza i miti, scopre le bugie, diffonde nuove idee, giuste o sbagliate che siano. Insomma. è come il Diavolo: “Figli, non leggete i libri!” Sembra di ascoltare un politico di oggi messo alla berlina dalla stampa per qualche sua magagna: “Non leggete i giornali!”. Sono faziosi e intrisi d’odio”. Così era ed è per la Chiesa.&lt;/div&gt;            &lt;div&gt;Balza sùbito agli occhi che l’atteggiamento culturale della Chiesa cattolica è diametralmente opposto a quello di protestanti ed ebrei, che della lettura personale, dell’abitudine all’interpretazione diretta dei Testi sacri, non mediata obbligatoriamente dalla casta dei sacerdoti, e quindi della cultura in genere, hanno sempre fatto una pratica quotidiana. Anzi, gli storici delle idee attribuiscono proprio a questa capacità di leggere e commentare per conto proprio, insomma a questa rivoluzione culturale individualista, non solo l’origine della Riforma protestante ma anche dello stesso Liberalismo. Ecco perché un popolano cattolico nella Roma dell’800 non sapeva né leggere né scrivere, anzi era tenuto dalla Chiesa - specialmente le donne -nella più vergognosa ignoranza, mentre protestanti ed ebrei sapevano leggere ed erano mediamente molto più colti. Una differenza che spiega tutto dell’arretratezza italiana per colpa della Chiesa.&lt;/div&gt;            &lt;div&gt;MA IL BELLI DA CHE PARTE STA? Fatto sta che in questo sonetto, in cui piazza Navona è solo un fondale, un pretesto, Belli descrive efficamente un carattere tipicamente romano, che tocca tutti, popolo e nobiltà nera. E nella sua ben nota ambiguità, come spesso accade nei Sonetti, non si capisce bene “da che parte sta”. Sembra, è vero, in superficie, fare della satira, o meglio dell’ironia anti-Chiesa, ma il Belli è pur sempre l’uomo che sarà capo della Censura vaticana, severissimo e implacabile cancellatore di drammi, romanzi ed opere teatrali (anche Shakespeare e Verdi), per di più caduto in un astioso, cupo, patologico pessimismo senza speranza. Dunque il sospetto che in questo “no ai libri” e alla libertà della cultura vi sia già nel Belli una sorta di compiacimento sadico tra le righe, anzi, un’ombra di immedesimazione, potrebbe essere fondato.&lt;/div&gt;            &lt;div&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TPBXLuQrD3I/AAAAAAAACig/J_tQqXXUQ6U/s1600/Piazza%2BNavona%2Ballagata%2Bl%2527ultima%2Bvolta%2B%2528litografia1870.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 5px 15px 10px 0px; width: 320px; float: left; height: 198px; cursor: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5544027000201219954" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TPBXLuQrD3I/AAAAAAAACig/J_tQqXXUQ6U/s320/Piazza%2BNavona%2Ballagata%2Bl%2527ultima%2Bvolta%2B%2528litografia1870.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;LA PIAZZA, CAPOLAVORO DEL BAROCCO. Ma torniamo a piazza Navona. Un capolavoro di ambiente urbano barocco la piazza divenne solo con papa Innocenzo X (Giovanni Battista Pamphilj), che negli undici anni di papato (1644-55) ne fece insieme il simbolo della grandezza della casata e il salotto della città, il centro della vita romana, partendo dalla residenza di famiglia, il grande palazzo Doria Pamphilj, davanti alla fontana del Moro e accanto alla chiesa di S.Agnese. I Rainaldi e il Borromini ingrandirono, restaurarono e abbellirono il palazzo, la chiesa e le costruzioni attigue, mentre il Bernini realizzò la decorazione di due delle tre fontane del 500, per renderle artistiche e imponenti. Ma solo nell’Ottocento, col completamento da parte di artisti minori della fontana a nord, quella “dei delfini”, il magnifico colpo d’occhio barocco della piazza, con le sue guglie e le sue imprevedibili linee curve, poteva dirsi perfetto. un &lt;em&gt;continuum&lt;/em&gt; architettonico irripetibile, ben superiore alla somma dei singoli monumenti.&lt;/div&gt;            &lt;div&gt;LA FONTANA DEI QUATTRO FIUMI. La fontana dei Quattro Fiumi al centro della piazza ha quattro statue (il Danubio, il Gange, il Nilo e il Rio della Plata) che rappresentano i quattro fiumi più lunghi e i quattro angoli della Terra. L’obelisco, ritrovato nel Circo di Massenzio sulla via Appia, allungato con un basamento svetta da una roccia di travertino su statue e leoni. L’architetto Bernini se l’aggiudicò, al posto del Borromini a cui era stata affidata in un primo momento, con lo stratagemma del regalino alla potentissima donna Olimpia, cognata e ascoltata consigliera di papa Innocenzo X. Le regalò un modellino-bozzetto in argento. Il papa lo poté ammirare, si disse, negli appartamenti di Olimpia e decise con lei di affidare la commessa al Bernini. Del resto era stata la stessa Donna Olimpia a proporre il Rainaldi per il rifacimento del palazzo. La Fontana fu inaugurata nel 1651, ma fu finanziata con nuove imposte sui proprietari di case e impopolarissime tasse su pane, vino e altri generi alimentari, che colpirono la povera gente.&lt;/div&gt;            &lt;div&gt;UN ARCHITETTO CONTRO L'ALTRO. E lo scontro Bernini-Borromini? In parte è leggenda. Certo, tra i grandi architetti Bernini e Borromini c’era sicuramente concorrenza professionale, com’è naturale, e contrapposizione stilistica, tanto magniloquente, rotondo e grandioso è lo stile del primo (romano di origine napoletana), quanto introverso, eccentrico, nordico e amante delle guglie e delle facciate concave è il secondo (milanese originario di Lugano, Svizzera italiana). Ma la storiella raccontata da tutte le guide turistiche, secondo cui nella fontana del Bernini la mano alzata della statua del Nilo vorrebbe significare il timore che la prospiciente chiesa di S.Agnese, del Borromini possa cadere da un momento all’altro, è pura invenzione. La chiesa fu ricostruita dal Borromini intorno al 1653 e poi completata dal figlio del Rainaldi nel 1672, mentre la fontana del Bernini era già in costruzione dal 1648 al 1651.&lt;/div&gt;            &lt;div&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TPBWs8bR23I/AAAAAAAACiY/zCGriLwHuKg/s1600/Fontana%2BQuattro%2BFiumi%2BBernini%2Be%2Bobelisco%2Bpiazza%2BNavona%2Bstampa.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 5px 15px 10px 0px; width: 228px; float: left; height: 320px; cursor: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5544026471427857266" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TPBWs8bR23I/AAAAAAAACiY/zCGriLwHuKg/s320/Fontana%2BQuattro%2BFiumi%2BBernini%2Be%2Bobelisco%2Bpiazza%2BNavona%2Bstampa.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;BELLI: PIU’ GRANDE DEL MONUMENTO L'IRONIA SUL POPOLINO. Il Belli nel sonetto Er &lt;em&gt;funtanone de piazza Navona &lt;/em&gt;è attratto, come al solito, più dalla plebe attorno che dal monumento in sé. Parla di un fatto di cronaca insignificante, non si sa se vero o inventato: un tumulto popolare per l’aumento dei prezzi alimentari, e una sassata che avrebbe troncato di netto il pollice d’una statua della fontana dei Quattro Fiumi del Bernini, lasciando la mano con quattro dita. Ammesso e non concesso che ciò sia accaduto, oggi il danno non è più visibile. Resta il sospetto dell'ironia sul popolino e il suo scontento. La solita riduzione delle grandi cose a cose minute. La conclusione è irriverente: le quattro dita (anzi, il numero 4) significano secondo la cabala e le superstizioni del popolino romano, nientemeno che il membro virile. Per cui l’epiteto “faccia de quattro”, usato in un altro sonetto belliano, sarebbe un’insultante “faccia di cazzo” (F.Ravaro, &lt;em&gt;Dizionario romanesco&lt;/em&gt;, Newton Compton 2005, p.511). A questo punto, la sibillina espressione con cui si conclude il sonetto, “quattro der cazzo”, andrebbe letta come un rafforzativo dell’ingiurioso epiteto romanesco:&lt;/div&gt;            &lt;p&gt;&lt;font color="#0000a0"&gt;…ccor una serciata a cquer pupazzo               &lt;br /&gt;je fesceno sartà nnetto er detone.                &lt;br /&gt;Chi ddà la corpa a un boccio, chi a un regazzo:                &lt;br /&gt;ma er fatt’è cche cquell’omo ar funtanone                &lt;br /&gt;pare che ddichi: A vvoi; quattro der cazzo!                &lt;br /&gt;&lt;/font&gt;&lt;font size="3"&gt;10 settembre 1830&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;            &lt;p&gt;&lt;span style="font-size: 85%"&gt;&lt;em&gt;Versione&lt;/em&gt;. Con una sassata a quella statua gli fecero saltare il pollice. Chi dà la colpa ad un vecchio, chi a un bambino: ma il fatto è che quell’uomo del fontanone sembra che dica: A voi, quattro del cazzo (teste di cazzo)!&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;            &lt;p&gt;&lt;span style="font-size: 85%"&gt;&lt;/span&gt;LE DUE FONTANE MINORI. Nel 1653 il Bernini modificò la fontana a sud disegnata dal Della Porta nel 1575, aggiungendo un delfino che reggeva una lumaca sulla coda alzata. La composizione non piacque e la gente protestò: il Bernini vi montò allora il busto di un moro che accarezza un delfino. Fu soprannominata la fontana del Moro. Le sculture della fontana a nord, quella del Nettuno (in precedenza “dei calderari”, perché questi artigiani vi si radunavano attorno), è invece opera molto tarda, del 1873, fatta dopo regolare concorso dall'amministrazione di Roma “piemontesizzata” e liberale. E va detto che il buongusto dei misconosciuti scultori Zappalà (Nereidi, putti e cavalli marini) e Della Bitta (Nettuno che lotta con una piovra), che si sono così bene immedesimati nell’ambiente barocco, ha poco o nulla da invidiare all’autore della fontana gemella, il grande Bernini.&lt;/p&gt;            &lt;p&gt;IL LAGO DI PIAZZA NAVONA. Prima che fosse costruito il marciapiedi e alzato il livello centrale (fine 800), la piazza era concava e si prestava ad essere allagata per dare frescura nei giorni d’estate. &amp;quot;&lt;em&gt;S'atturava la chiavica della funtana de mezzo&lt;/em&gt; - ricorda Zanazzo - &lt;em&gt;e la piazza ch'era fatta a scesa, s'allagava tutta&lt;/em&gt;&amp;quot;. Per circa due secoli, a partire dal 1652, nei sabati e domeniche di agosto piazza Navona si trasformò in un lago. L’evento coinvolgeva tutti, dai nobili che vi accorrevano in carrozza ai popolani, ed era poi ingrandito nella memoria popolare e tramandato di cronista in cronista fino a tramutarsi quasi in leggenda. Certo, era anche teatro, secondo il gusto eccessivo del Barocco. &lt;/p&gt;            &lt;p&gt;Vere e proprie gare di invenzioni e sfarzo coinvolgevano le famiglie aristocratiche, che talvolta facevano teatralmente “solcare le acque” da calessi a forma di gondole o navi di legno e cartapesta, alcune con vele e rematori, musici e sirene. Bambini e perfino adulti del popolo vi si immergevano per fare il bagno, giocare e fare scherzi, dopo essersi spogliati, tanto che un editto proibì di denudarsi per entrare in acqua. Con i soliti metodi spicci e disumani, la giustizia dei preti comminava ai bambini frustate, ma per un adulto che si &amp;quot;metteva nudo o con le mutande per bagnarsi e notare&amp;quot;, c’era la tortura in pubblico sul “cavalletto” nella stessa piazza o al Corso. Con le stesse pene erano colpiti i frequenti scherzi dei giovinastri ai danni dei nobili che prendevano il fresco. Col gusto sadico del marchese del Grillo, si narra che nel 1730 il figlio del re d'Inghilterra si divertisse a gettare monete nell'acqua per vedere i ragazzini buttarsi in acqua vestiti facendo a gara per ripescarle. Un po’ come più tardi sarebbe accaduto nella Fontana di Trevi. &lt;/p&gt;            &lt;p&gt;Nel 1717 alcune dame &amp;quot;forse scaldate dal vino, spogliatisi si tuffarono (!) in quelle acque&amp;quot;. Una fu colta da malore e caduta in acqua fu salvata da alcune persone gettatesi in acqua vestite. E un cavallo del marchese Corbelli vi affogò, perché incastrò una zampa in una buca e cadde in acqua. Questi particolari descritti con parole esagerate e riportati in modo acritico dai soliti cronisti hanno alimentato la leggenda, assurda perché contrasta con tutte le stampe dell’epoca, che l’acqua potesse raggiungere in almeno un punto quasi l’altezza di un uomo, un metro e oltre. E’ nostra convinzione, invece, data la struttura della piazza e i livelli del basamento delle fontane e dei palazzi, che non potesse superare i 50 cm. &lt;/p&gt;            &lt;p&gt;E le battaglie navali (naumachie) di cui pure parlano guide e siti web? Non c’entrano nulla: la memoria popolare mette tutto in un calderone: il nome &amp;quot;Navona&amp;quot; (che, come si è detto, non deriva da &amp;quot;nave&amp;quot;, ma da &amp;quot;in Agone&amp;quot;), lo stadio di Domiziano (che ospitava solo atletica), il ben più profondo circo Colosseo, dove invece le vere naumachie erano possibili, e le allegorie con finte regate e &amp;quot;battaglie&amp;quot; di barche dei nobili sulla piazza Navona allagata in epoca papale dal 1600 in poi. Nella piazza, tra il 1810 ed il 1839, si tennero corse di cavalli con fantino, come nel Palio di Siena.&lt;/p&gt;            &lt;p&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TPBX5Yz24HI/AAAAAAAACio/quTXxHu-kfI/s1600/Innocenzo%2BX%2B%2Bpapa%2B1644-55%2B%2528Velasquez%252C%2Bpart.%2529.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px 0px 10px 10px; width: 300px; float: right; height: 255px; cursor: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5544027784717197426" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TPBX5Yz24HI/AAAAAAAACio/quTXxHu-kfI/s320/Innocenzo%2BX%2B%2Bpapa%2B1644-55%2B%2528Velasquez%252C%2Bpart.%2529.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;LA “PIMPACCIA DI PIAZZA NAVONA”. Ma chi era donna Olimpia, perché era così potente, e come mai si parla così tanto di lei a proposito di piazza Navona e di Roma? Per cominciare, abitava nel palazzo più bello della piazza, nel grandioso e sfarzoso palazzo Doria Pamphilj, che aveva suggerito di costruire e poi ingrandire (Rainaldi, Borromini) e abbellire di opere d’arte (affreschi di Pietro da Cortona), e che poi si era fatto regalare dal cognato papa. La viterbese di origine umbra Olimpia Maidalchini, donna di grande carattere e personalità, era molto più di una cinica e spregiudicata arrivista sociale: era sì una donna anticonformista, spietata e furba, ma anche molto intelligente, tanto da consigliare uno dei più intelligenti papi della storia.&lt;/p&gt;            &lt;p&gt;Passò di tetto in tetto, di letto in letto, di trono in trono, pur di avere denaro, lusso, status e soprattutto potere. Non bellissima, ma affascinante e forse dotata di segrete attrattive sessuali, dai e ridai, dopo aver vagliato tanti aristocratici di potere e denaro, finalmente riuscì a sposare quello che le doveva apparire il partito giusto: il nobile Pamphilio della potente famiglia Pamphilj, più vecchio di lei di trent’anni, che ebbe il buon gusto di morire pochi anni dopo lasciandola ricca vedova.&lt;/p&gt;            &lt;div&gt;Da qui cominciò la sua scalata. In pochi anni divenne non solo la donna, ma addirittura la personalità più potente e temuta a Roma, una vera e propria terribile “papessa”, capace di fare e disfare cardinali e papi, di far nominare vescovo il padre e cardinale il figlio, di dirigere la Chiesa e lo Stato del Papa attraverso il fratello del defunto marito, Giovanni Battista Pamphilj (papa Innocenzo X), un grande pontefice che pendeva dalle sue labbra e l’aveva come consigliera, e in gioventù, pare, anche come amante. Anzi, sembra che la lungimirante e decisionista Olimpia, l’unica a “portare i pantaloni” nella molle Curia romana, avesse perfino aiutato il cognato nella carriera ecclesiastica. Donna sicuramente di genio, sia pure con risvolti malefici, Olimpia fu abile non solo nell’usare uomini e donne come pedine di un suo gioco diabolico, ma anche nell’arricchirsi con le eredità, manipolando volontà, depredando tesori, e ricorrendo regolarmente anche alla vendita di raccomandazioni e benefici ecclesiastici (questi ultimi calcolati in 500.000 scudi d’oro). Insomma, un’anticipatrice, per conto proprio, dell’attuale tendenza economica dei Governi al più cinico “fare cassa”, svendendo un po’ di tutto. Morto il papa, però, e una volta svelati i suoi intrighi, il successore di Innocenzo X la esiliò. Ma alla morte di Olimpia, nel 1657, il notaio rese noto che aveva lasciato in eredità ben 2 milioni di scudi d’oro.&lt;/div&gt;            &lt;div&gt;LA SATIRA POPOLARE CONTRO LA DONNACCIA. Il popolo le aveva attribuito già in vita ogni nefandezza, trasformandola da defunta in un fantasma, l’unico fantasma di Roma, come ha scritto Adele Cambria. E in effetti Donna Olimpia che fugge di notte in una nera carrozza in fiamme portando con sé tutto l’oro accumulato, finché i cavalli indiavolati vanno a gettarsi con lei e le sue ricchezze nel Tevere, è una drammatica raffigurazione romantica della Nèmesi storica, così come la poteva vedere il popolino romano.&lt;/div&gt;            &lt;div&gt;La sua avidità, ingratitudine e crudeltà arrivarono al punto da spingerla ad impossessarsi perfino degli averi del papa appena deceduto, proprio il papa che si era fidato solo di lei, l'aveva protetta e resa tanto potente. Ora che non poteva essergli più utile abbandonò il suo cadavere. Per i funerali dovettero tassarsi di tasca propria alcuni monsignori di Curia.&lt;/div&gt;            &lt;div&gt;La satira, naturalmente, si scatenò, e nessuna donna, anzi nessun personaggio romano, fu mai bersaglio di critiche e irrisioni più crude. A leggere i biglietti sulla statua del Pasquino, era la famigerata “Pimpaccia di piazza Navona”. E il nomignolo restò, fino a diventare proverbiale. Il suo nome, Olimpia (“Pimpa” in diminutivo romanesco), divenne pretesto per un efficace anagramma di qualche chierico latinista: “&lt;em&gt;olim pia, nunc impia&lt;/em&gt;”, cioè un tempo pia, ora empia. Fu “un maschio vestito da donna” per la città di Roma, ma per la Chiesa “una donna vestita da maschio”, si leggeva negli epigrammi.&lt;/div&gt;            &lt;div&gt;Veniva presa a pretesto anche la sua sessualità senza scrupoli, di volta in volta per arrivare al potere, per ereditare o per il puro piacere. Imitando le targhe che a Roma ricordano nel Centro storico le piene del Tevere, qualcuno la raffigurò nuda, una mano con l’indice puntato sul basso ventre, e la scritta uguale a quella delle inondazioni: “Fin qui arrivò Fiume”. Ma non era il Tevere, era il suo maestro di camera, un certo cavalier Fiume, con il quale se la intendeva.&lt;/div&gt;            &lt;div&gt;MACCHE’, LA PAPESSA VA RIVALUTATA. Ma una figura così carismatica come quella della diabolica Donna Olimpia non può essere solo negativa. Ci devono per forza essere lati positivi. Sarà stata autoritaria, avida, crudele e bizzosa quanto si vuole, però è stata sicuramente una donna intelligentissima e versatile. Capace non solo di comandare agli uomini, e agli uomini potenti, ma anche di dirigere e consigliare in tutto uno dei papi più illuminati e attivi della storia della Chiesa. Altro che l'effimera o storicamente incerta papessa Giovanna. La &amp;quot;papessa&amp;quot; vera fu Olimpia Pamphilj, che dopo secoli di ingiurie conosce ora una seconda vita piena di riconoscimenti, se non di elogi. &lt;/div&gt;            &lt;div&gt;C’è chi, per dirne una, ne fa una sorta di eroina femminista &lt;em&gt;ante litteram&lt;/em&gt;. Di sicuro, ebbe il merito di immettere vitalità e intelligenza nell’addormentata Curia romana, come adombrava la satira del “maschio vestito da donna” in Curia. La nota scrittrice femminista Adele Cambria sembra prendere donna Olimpia in simpatia attribuendole le virtù carismatiche della &amp;quot;donna di potere&amp;quot;, cioè capace di imporsi sui maschi, e della donna che sfida le convenzioni col suo atteggiamento anticonformista. Tanto da sottolineare positivamente perfino un settore particolare del suo smodato senso degli affari molto criticato ai suoi tempi. Ripercorrendo le orme dell’imperatore e affarista Vespasiano (“&lt;em&gt;pecunia non olet&lt;/em&gt;”, il denaro non ha odore, avrebbe risposto a chi lo rimproverava di far soldi con le latrine), la “Pimpaccia” sembra che riscuotesse personalmente le tasse dei bordelli. Tanto, si sa, “tra puttana e puttana” si intendono, avrebbe potuto commentare qualcuno del popolo. Ma almeno, “senza ostentare false pruderie da signora virtuosa”, aggiunge la savia Cambria. Infatti, aggiunge, “Donna Olimpia dava protezione alle prostitute, portandosele dietro in carrozza nei cortei solenni”. Come fare più contenta una femminista storica?&lt;/div&gt;            &lt;div&gt;BRUTTURE DI IERI O DI OGGI? MEGLIO LE PRIME. Ecco la storia colorita a forti tinte di piazza Navona. E viste le sue vergogne moderne, “inutili” a differenza di quelle antiche, e dunque ingiustificabili e in contrasto vergognoso con la bellezza della piazza e di Roma, dal mercatino natalizio di plastica ai pittori di croste di cattivo gusto per turisti di bocca buona, agli invadenti tavoli di bar e ristoranti dove si mangia male e a caro prezzo, fino agli assordanti comizi politici e concerti di musica pop, tutti sconci che neanche il sindaco Argan, che era un critico d’arte, riuscì a vietare, nonostante i propositi (e noi della Lega Naturista gli avevamo inviato una lettera-denuncia), ecco che le “necessarie” vergogne antiche della piazza, come la sporcizia del mercato, la spocchia dei nobili, il palco della tortura, gli intrighi tra potenti, le invidie tra architetti, le inzaccherature e gli scherzi acquatici dei bulli, e le crudeli ambizioni della Pimpaccia, ci sembrano oggi poca cosa, e al posto del cattivo gusto moderno, anzi, danno gusto, fanno da piccante pepe culturale alla Storia di Roma.&lt;/div&gt;            &lt;div&gt;&lt;span style="color: #3333ff; font-size: 78%"&gt;Di papa Innocenzo X si parla anche nell'&lt;/span&gt;&lt;a href="http://mondodelbelli.blogspot.com/2010/09/papa-uomo-o-donna-una-sedia-forata.html"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #3333ff; font-size: 78%"&gt;articolo&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="color: #3333ff; font-size: 78%"&gt; dedicato ad un'altra &amp;quot;papessa&amp;quot;, la papessa Giovanna, a proposito dell'increscioso &amp;quot;esame&amp;quot; manuale della sedia forata (escretoria) effettuato, secondo un testimone dell'epoca, alla sua incoronazione.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;            &lt;div&gt;&lt;span style="font-family: verdana"&gt;&lt;span style="color: #cc0000; font-size: 78%"&gt;IMMAGINI. &lt;strong&gt;1&lt;/strong&gt;. Donna Olimpia Maidalchini Pamphilj, detta dal Pasquino la &amp;quot;Pimpaccia&amp;quot; di piazza Navona (ritratto dell'Algardi, part.). &lt;strong&gt;2&lt;/strong&gt;. Il mercato settimanale di Piazza Navona in una foto all’albumina (circa 1860). In primo piano il posto dei calderai (artigiani di pentole in rame, zingari) che quasi nascondono la fontana che da loro prendeva nome, ancora senza sculture.&lt;strong&gt; 3&lt;/strong&gt;. Lo Stadio di Domiziano (ricostruzione), sul cui perimetro fu costruita la piazza “in Agone”, poi Navona. &lt;strong&gt;4.&lt;/strong&gt; La piazza nel primo Rinascimento: solo un lungo e brutto campo sterrato, con abbeveratoi, animali e tende. &lt;strong&gt;5&lt;/strong&gt;. La pena-tortura delle frustate ad una donna, forse prostituta. Nella piazza era eretto in permanenza un palco, come monito per i passanti.&lt;strong&gt; 6&lt;/strong&gt;. La fontana dei Quattro Fiumi del Bernini in un’antica stampa. &lt;strong&gt;7&lt;/strong&gt;. L’ultima volta che la piazza fu allagata, sia pure parzialmente (1870).&lt;strong&gt; 8&lt;/strong&gt;. Papa Innocenzo X, Pamphilj, cognato, protettore, estimatore e amante di donna Olimpia, in un dipinto del Velasquez.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;         &lt;/div&gt;       &lt;/div&gt;     &lt;/div&gt;   &lt;/div&gt; &lt;/div&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8095194306208351106-40851683341314781?l=mondodelbelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://mondodelbelli.blogspot.com/feeds/40851683341314781/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8095194306208351106&amp;postID=40851683341314781' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8095194306208351106/posts/default/40851683341314781'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8095194306208351106/posts/default/40851683341314781'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://mondodelbelli.blogspot.com/2010/11/piazza-navona-e-la-papessa-donna.html' title='Piazza Navona e donna Olimpia, papessa e perfida “pimpaccia”'/><author><name>Nico Valerio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TOVA8UYCNCI/AAAAAAAACho/whLH1kf3iOY/s72-c/Donna%2BOlimpia%252Critratto%2BAlgardi%252CPalazzo%2BDoria%2BPamphilj%2B%2528part.%2529.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8095194306208351106.post-9063783551921902320</id><published>2010-10-28T16:20:00.029+02:00</published><updated>2012-01-07T15:29:16.102+01:00</updated><title type='text'>Un quartiere delle luci rosse a piazza di Spagna, anzi di Francia</title><content type='html'>&lt;div align="right"&gt;&lt;span style="font-family: arial"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_pt6PDs-AOug/TMmIvGm4qCI/AAAAAAAAADQ/8EyTG7TRgYs/s1600/Trinit%C3%A0+dei+Monti+prima+della+scalinata+%28piccola%29+%28prob.G.Maggi+1600+ca%29.jpg"&gt;&lt;span style="font-family: arial; color: rgb(51,51,255); font-size: 180%"&gt;&lt;em&gt;&lt;img style="margin: 5px 15px 10px 0px; width: 320px; float: left; height: 246px" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5533103960010303522" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_pt6PDs-AOug/TMmIvGm4qCI/AAAAAAAAADQ/8EyTG7TRgYs/s320/Trinit%C3%A0+dei+Monti+prima+della+scalinata+%28piccola%29+%28prob.G.Maggi+1600+ca%29.jpg" /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="color: rgb(51,51,255); font-size: 78%"&gt;&lt;em&gt;Come! Ner cor de Roma cuel’ inferno de le puttane de piazza de Spagna?&lt;/em&gt; (&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: arial; color: rgb(51,51,255); font-size: 78%"&gt;G.G.Belli)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;  &lt;div align="right"&gt;&lt;span style="font-family: arial; color: rgb(51,51,255); font-size: 78%"&gt;&lt;font color="#ffffff"&gt;.&lt;/font&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;  &lt;div align="left"&gt;Nel 1832 il Belli scriveva un sonetto sul problema del meretricio, attivissimo a piazza di Spagna e dintorni. In chiave moralistica e puritana, ma anche satirica, come si legge nell’ultima strofa &lt;em&gt;(v. in basso).&lt;/em&gt; Ma perché proprio in quella piazza, che doveva poi diventare un’icona nota in tutto il mondo?&lt;/div&gt;  &lt;div align="left"&gt;Dopo il sacco di Roma del 1527 la città si era lentamente ripresa con la ricostruzione prima e la costruzione ex novo poi di edifici pubblici, soprattutto chiese, conventi, ospizi, anche con il contributo dei grandi paesi cattolici, soprattutto Francia e Spagna, che gareggiavano nell'affermare la loro presenza nella Città Eterna.&lt;/div&gt;  &lt;div align="left"&gt;Goethe, Mozart, Stendhal, Montaigne, Montesquieu, Shelley, Keats, lord Byron, insieme a migliaia di meno famosi pellegrini del &amp;quot;viaggio in Italia&amp;quot;, tanto in voga nei secoli dell'illuminismo e del romanticismo, venivano a visitare Roma, &lt;em&gt;Caput Mundi&lt;/em&gt; per tanti secoli e presidio del cristianesimo per altrettanti. Il punto di arrivo era, attraverso la via Cassia, la Flaminia e la Porta del Popolo, proprio piazza di Spagna.    &lt;br /&gt;Gli alberghi, le locande, le osterie, le stalle per i cavalli, i parcheggi per le diligenze e le carrozze padronali (dice niente il toponimo “via delle Carrozze”?), le botteghe del caffè, e poi barbieri, farmacisti, calzolai, guide turistiche, “ciceroni”, scrivani, ciarlatani e botteghe di ogni genere, si insediarono rapidamente nella zona di piazza di Spagna. I ricchi viaggiatori dell’epoca erano una manna per tante nuove iniziative artigianali e imprenditoriali.&lt;/div&gt;  &lt;p align="left"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TMvtFCDtDwI/AAAAAAAACgQ/Fku5MdtLBv8/s1600/murillodonneallafinestra.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 5px 15px 10px 0px; width: 272px; float: left; height: 280px" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5533777237862321922" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TMvtFCDtDwI/AAAAAAAACgQ/Fku5MdtLBv8/s320/murillodonneallafinestra.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Le prostitute furono fra le prime ad operare in zona, attirate da due elementari considerazioni. I viaggiatori erano quasi tutti maschi e spesso soggiornavano a lungo. Inoltre, e soprattutto dalla fine del ‘600, la zona godeva della giurisdizione di extraterritorialità a favore della corona spagnola.&lt;/p&gt;  &lt;p align="left"&gt;L’intero quartiere era sotto la giurisdizione e la protezione della Spagna, che aveva facoltà di escludere ogni ingerenza amministrativa e di polizia dello Stato della Chiesa. In pratica era una zona franca per ogni attività economica, compreso l’esercizio della prostituzione. La Spagna, pur potendo disporre di sue soldatesche con funzioni di polizia, si limitava al controllo della propria legazione e del grande complesso (chiesa e ospizio) dei Trinitari Scalzi, anch'esso di sua proprietà. &lt;/p&gt;  &lt;p align="left"&gt;Ma il &amp;quot;quartiere spagnolo” si estendeva in un ampio circondario che alla metà del ‘700 comprendeva piazza di Spagna, l'attuale attigua piazza Mignanelli, via Condotti, via della Mercede, via Mario de' Fiori, via Capo le Case, via Gregoriana, l'ultimo tratto di via Felice (ora Sistina), piazza Trinità dei Monti, via Vittoria, via della Croce, via Bocca di Leone, via Frattina. L'area contava alcune migliaia di abitanti. I confini furono codificati, come rivela uno studio di Alessandra Anselmi, in una mappa disegnata dall’architetto Antonio Canevari nel 1725 (&lt;em&gt;v. in basso&lt;/em&gt;). Gli accordi raggiunti tra Spagna e Papato furono faticosi e contrastati, per la concorrenza della Francia che accampava analoghi diritti. &lt;/p&gt;  &lt;p align="left"&gt;Ovviamente i vari Papi mai giunsero ad un protocollo ufficiale, che avrebbe comportato nientemeno che la cessione a una potenza straniera di una parte della città. Tutto era stabilito alla stregua di un &lt;em&gt;gentleman agreement&lt;/em&gt;. Ma tant’è, la Spagna di fatto esercitava il potere sulla sua giurisdizione, seppure con molta tolleranza verso tutte quelle attività che rendevano il “suo” quartiere il più cosmopolita e accogliente di Roma.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_pt6PDs-AOug/TMmNEwBHjZI/AAAAAAAAADY/kKOfIwugtd8/s1600/barcaccia+piazza+di+Spagna+e+Trinit%C3%A0+dei+Monti+senza+scalinata+%28GB+Falda+1676%29.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px 0px 10px 10px; width: 320px; float: right; height: 229px" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5533108729949949330" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_pt6PDs-AOug/TMmNEwBHjZI/AAAAAAAAADY/kKOfIwugtd8/s320/barcaccia+piazza+di+Spagna+e+Trinit%C3%A0+dei+Monti+senza+scalinata+%28GB+Falda+1676%29.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Un passo addietro, come direbbe il Belli. La società misogina e maschilista nella Roma del Papa Re, relegava il ruolo della donna a moglie e madre, monaca o puttana. Rarissime erano le professioni in cui una donna poteva cimentarsi: in pratica la sarta, la &amp;quot;scuffiara&amp;quot; (artigiana di cuffie e cappelli femminili) e le poche serve che accudivano le mogli dei signori. Dimenticavamo le perpetue di preti e parroci, ma molte di esse avevano un doppio, equivoco, ruolo di donna “tutto fare”. La totalità delle altre professioni era riservata ai maschi, perfino il ruolo femminile nelle rappresentazioni teatrali e di musica (be’, proprio maschi no: era l’epoca dei castrati, che cantavano e figuravano come donne a teatro e nella cappella Sistina). Le donne ribelli che non volevano sottostare al maschilismo imperante non avevano molte chances: o puttane o streghe-fattucchiere. Ma quest'ultima professione era molto pericolosa: c’era il rogo, dopo un bel processo della Santa Inquisizione.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;La prostituzione, invece, non portava al rogo, e rendeva (e rende) bene. Era l’unica alternativa, sempre illegale ma spesso tollerata, per le donne che non riuscivano o non volevano trovare un marito-padrone. E’ vero che il Cardinale Vicario vigilava sui costumi, “rivedeva il pelo alle puttane”, come diceva il Belli, ma nulla poteva nel quartiere spagnolo.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;La prostituzione a Roma era una realtà talmente consolidata che esisteva un ospedale, il San Rocco, per le partorienti al di fuori del matrimonio, e un altro, il San Gallicano, per la cura delle diffusissime malattie veneree. Il “mal francese” o sifilide, era il più diffuso e pericoloso. Per non parlare dell’ospizio per il recupero delle “donne perdute” alle Scalette, in via della Lungara &lt;em&gt;[non sarà, per caso, l’attuale Casa della Donna, sede delle femministe, a cui si accede da una vistosa doppia scalinata? Sarebbe una bella Nèmesi... NdR] &lt;/em&gt;e del Cardinal Vicario che vigilava al di sopra di tutto.    &lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(255,255,255); font-size: 78%"&gt;.     &lt;br /&gt;&lt;/span&gt;La scalinata di Trinità dei Monti fu costruita su progetto di Francesco De Sanctis con un lascito di 20.000 scudi fatto nel 1655 ai frati Minimi di San Francesco da Paola da parte di un nobile francese, Etienne Gueffier, che aveva ricoperto incarichi all'ambasciata di Francia a Roma. E' interessante notare come i suddetti frati si fossero tenuti in cassa i denari per quasi tre quarti di secolo prima di rilasciarli per la costruzione della scalinata, in seguito alle insistenze del Papa Clemente XI.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;La piazza fu terreno di battaglia diplomatica fra Spagna e Francia. In effetti nel '600 la parte nord, verso porta Flaminia, era &amp;quot;piazza di Francia&amp;quot;, e quella su cui si affacciava la legazione spagnola, oggi piazza Mignanelli, era piazza di Spagna. Fu l'influenza di Isabella Farnese, moglie del re Filippo V di Spagna, insieme al potente ambasciatore cardinale Trojano Acquaviva d'Aragona, il cui segretario Giacomo Casanova amava definire &amp;quot;uomo che a Roma vale più del Papa&amp;quot;, a far pendere la bilancia a favore della giurisdizione spagnola, relegando la zona francese in cima alla famosa scalinata. Nel corso di queste schermaglie della diplomazia, la Spagna vagliò addirittura l'ipotesi di chiudere la scalea con un colpo di mano a base di catene e lucchetti. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TMr4IRZMc6I/AAAAAAAACgA/ItZMd3tneXI/s1600/Mappa+piazza+Spagna+e+zona+spagnola+%28Canevari+1725%29.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 5px 15px 10px 0px; width: 320px; float: left; height: 211px" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5533507913169793954" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TMr4IRZMc6I/AAAAAAAACgA/ItZMd3tneXI/s320/Mappa+piazza+Spagna+e+zona+spagnola+%28Canevari+1725%29.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Anche prima della costruzione della scalinata di Trinità dei Monti, inaugurata dal Papa nel 1725, lungo il precario pendio alberato che collegava la chiesa francese dei Padri minimi di San Francesco da Paola (in alto) con la piazza della berniniana Barcaccia e col quartiere spagnolo (in basso), esistevano alcune casupole abitate da donne che praticavano la prostituzione, come documentano le proteste dei preti francesi agli inizi del ‘700, e come risulta da una stampa dell’epoca. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Ed ecco il sonetto del Belli, celebrativo dell’editto che vietava alle prostitute di adescare i clienti stando affacciate alla finestra appoggiate ad un esplicito cuscino, sovente decorato di merletti in modo vistoso, come avveniva senza ritegno nel quartiere di Piazza di Spagna. Strano, però, quello che non si può fare con le prostitute si può fare impunemente con la moglie, nota sarcasticamente il Belli:   &lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(255,255,255); font-size: 78%"&gt;.     &lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0,0,153)"&gt;LA GIURISDIZZIONE     &lt;br /&gt;È un gran birbo futtuto chi sse lagna      &lt;br /&gt;de le cose ppiú mmejjo der Governo.      &lt;br /&gt;Come! ner cor de Roma cuel’inferno      &lt;br /&gt;de le puttane de Piazza de Spagna?!      &lt;br /&gt;S’aveva da vedé ’na scrofa cagna      &lt;br /&gt;d’istat’e utunno e pprimaver’e inverno,      &lt;br /&gt;su cquer zanto cuscino, in zempiterno      &lt;br /&gt;a cchiamà li cojjoni a la cuccagna?      &lt;br /&gt;Hanno fatto bbenone: armanco adesso      &lt;br /&gt;se fotte pe le case a la sordina,      &lt;br /&gt;e ccor prossimo tuo come te stesso.      &lt;br /&gt;Mo ttutto se pò ffà ccor zu’ riguardo      &lt;br /&gt;co cquella ch’er Zignore te distina;      &lt;br /&gt;e ar piuppiú cce pò uscí cquarche bbastardo.      &lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 85%"&gt;Roma, 5 dicembre 1832     &lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 85%"&gt;&lt;span style="color: rgb(255,255,255); font-size: 78%"&gt;.       &lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;Versione&lt;/em&gt;. E' un gran birbante fottuto chi si lamenta dei migliori provvedimenti del governo. Ma come, nel cuore di Roma quell'inferno delle puttane di piazza di Spagna? Si doveva vedere una scrofa sordida d'estate, autunno, primavera e inverno, su quel santo cuscino tutto il tempo, a chiamare i clienti alla cuccagna? Il governo ha fatto benone: almeno adesso si fa sesso per le case silenziosamente, con il prossimo tuo come con te stesso. Ora si può fare tutto col dovuto riguardo con tua moglie, e al massimo potrà venire fuori qualche bastardo.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Ma le puttane, nonostante editti e proclami, sono tranquillamente restate nella ex &amp;quot;zona spagnola&amp;quot; fino a tempi recenti. Anzi, vi misero casa. Chi non ricorda, fra i vecchi romani, le “case chiuse”, ipocritamente chiamate anche &amp;quot;di tolleranza&amp;quot;, di via della Vite, via Belsiana, via Capo le Case, via Mario de' Fiori, via Borgognona (dov'era la &amp;quot;Giorgina&amp;quot;, noto ritrovo di gerarchi fascisti) e di tutte le vie all'intorno? La legge Merlin che chiuse i &amp;quot;casini&amp;quot; è del 1958.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;span style="font-family: arial"&gt;&lt;span style="font-size: 78%"&gt;&lt;span style="color: rgb(204,0,0)"&gt;IMMAGINI (&lt;em&gt;cliccare per ingrandirle&lt;/em&gt;). &lt;strong&gt;1&lt;/strong&gt;. La boscosa salita di Trinità dei Monti prima della costruzione della scalinata, con tanto di casette delle prostitute (dis. prob. &lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(204,0,0)"&gt;di G.Maggi, 1600 ca.). &lt;strong&gt;2.&lt;/strong&gt; Le prostitute erano spesso alla finestra. Doppiamente obbligato, perciò, il riferimento al dipinto &amp;quot;Donne alla finestra&amp;quot; dello spagnolo Murillo. &lt;strong&gt;3.&lt;/strong&gt; La fontana della Barcaccia e la selvaggia salita di Trinità dei Monti (dis. prob. di GB.Falda, 1676). &lt;strong&gt;4.&lt;/strong&gt; La mappa del &amp;quot;quartiere spagnolo&amp;quot; (Canevari 1725), secondo lo studio di A.Anselmi (&lt;em&gt;Il quartiere dell’Ambasciata di Spagna a Roma, &lt;/em&gt;in &amp;quot;La città italiana e i luoghi degli stranieri. XIV-XVIII secolo&amp;quot;, a cura di D.Calabi e P.Lanaro, Laterza 1998, pp.206-221). &lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(204,0,0)"&gt;In seguito l'area fu ingrandita fino ad arrivare al Corso, proprio per la costruzione del complesso extraterritoriale spagnolo dei Trinitari Scalzi (iniziata nel 1731-32), con l'approvazione del competente &amp;quot;maestro delle strade&amp;quot; arch.Cipriani.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8095194306208351106-9063783551921902320?l=mondodelbelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://mondodelbelli.blogspot.com/feeds/9063783551921902320/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8095194306208351106&amp;postID=9063783551921902320' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8095194306208351106/posts/default/9063783551921902320'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8095194306208351106/posts/default/9063783551921902320'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://mondodelbelli.blogspot.com/2010/10/il-quartiere-delle-luci-rosse-piazza-di.html' title='Un quartiere delle luci rosse a piazza di Spagna, anzi di Francia'/><author><name>Paolo Bordini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12371132796512240969</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_pt6PDs-AOug/TMmIvGm4qCI/AAAAAAAAADQ/8EyTG7TRgYs/s72-c/Trinit%C3%A0+dei+Monti+prima+della+scalinata+%28piccola%29+%28prob.G.Maggi+1600+ca%29.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8095194306208351106.post-6869276005958130720</id><published>2010-10-25T16:44:00.030+02:00</published><updated>2010-11-16T13:02:09.490+01:00</updated><title type='text'>La buona cena povera: frittata della nonna, insalata, noci e vino</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TMWYLK7ERBI/AAAAAAAACfI/vpn96zjdAS0/s1600/Focolare+e+tavola+povera.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 248px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5531995034972603410" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TMWYLK7ERBI/AAAAAAAACfI/vpn96zjdAS0/s320/Focolare+e+tavola+povera.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;E' ora di cena, e siamo in una vecchia casa cadente e scrostata della Roma sparita, forse in un vicolo buio e umido, come certi pittoreschi acquerelli che Roesler Franz fissò sul cartoncino perché gli angoli perduti della vecchia Roma, per quanto fatiscenti e malsani, non andassero del tutto perduti anche nel ricordo. E fece bene, perché fotografie, dipinti e disegni della città all’epoca papalina sono rari.&lt;br /&gt;Dunque, è ora di cena, sono le ore 7 o le 8, a seconda se inverno o estate (“1 ora di sera” per l’arretrato computo romano), e alla luce dell’esile fiammella d’una candela di sego di bue o d’un lume ad olio (*), una vecchiarella smette di filare e attizza un focolare, troppo povero di carbone per scaldare davvero.&lt;br /&gt;E’ la nonna, patetica figura matriarcale attorno a cui ruota l’intera scenetta, dipinta a pennellate forti e rapide dall’efficace bozzettista Belli.&lt;br /&gt;E se viene definita “nonna” vuol dire che l’io narrante è il nipote, dunque un giovanissimo. I giovani erano numerosi nella Roma dei Papi-re, come tuttora accade nei Paesi poveri, nei quali l’ignoranza, l’alto tasso di morti infantili e le necessità economiche spingono le coppie a ritenere che la loro unica ricchezza sia la prole.&lt;br /&gt;La vecchia attende che arrivi il figlio da qualche effimero o improbabile lavoro, e apparecchia sulla tavola una cena che, per quanto sana, definire povera è poco. Povera anche di calorie, a quanto riferisce il Belli, che non cita neanche il pane, certamente dandolo per scontato, visto che i poveri di città mangiavano pane, sia pure pessimo, anche per ridurre le spese della cottura. Così come quelli di campagna, per i quali la legna era quasi sempre gratuita, polente di grano, granturco e miglio. E sarà stato, immaginiamo, un pane scuro di seconda o terza scelta, forse di cereali misti, certamente troppo ricco di cruschello, che riempie ma non nutre. Insomma il più economico.&lt;br /&gt;La nonna, dunque, prepara una frittata, quasi trasparente per quanto è fina. Il che vuol dire che nella larga padella il battuto di poche uova non riesce a dare spessore e nutrimento proteico adeguato ai quattro poveri commensali. Fortuna che c’è qualche noce, e sicuramente – ma nel sonetto non se ne parla – qualche abbondante fetta di pane bigio, a sfamare davvero con i suoi carboidrati. Ma se così fosse, la cena non sarebbe più tanto povera, anzi sarebbe sufficiente. E se le foglie d’insalata non fossero così poche, e se ci fosse almeno un frutto, sarebbe addirittura perfetta… Anche a Roma, sotto i Papi, il popolo è vegetariano senza saperlo, uno strano vegetarismo forzoso. Mentre sono non solo i nobili ma anche papi, cardinali, monsignori, preti e monaci ad abbuffarsi di carni.&lt;span style="font-size:78%;color:#ffffff;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TMb8CR13JDI/AAAAAAAACfY/WRbWlyRq8do/s1600/Vicolo+via+GiulioRomano+RoeslerFranz.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 285px; FLOAT: left; HEIGHT: 400px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5532386308350485554" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TMb8CR13JDI/AAAAAAAACfY/WRbWlyRq8do/s400/Vicolo+via+GiulioRomano+RoeslerFranz.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Ma torniamo sulla frittata così fina da essere quasi trasparente, dice il Belli, che forse non s’intende di cucina, e così vuol dare rapidamente al lettore profano una misura materiale di povertà. Ma la cosa è poco credibile, psicologicamente.&lt;br /&gt;Tanto più in ristrettezze, una cuoca sa tutti i trucchi per riempire di nulla una torta o una frittata, ingannando l’occhio e la gola di marito e figli, facendola sembrare spessa, ricca e strapiena, magari grazie solo ad erbe selvatiche, del tutto gratuite. Pensiamo ai getti amarognoli della vitalba, solo leggermente velenosi, che il popolino a Roma usava appunto nelle frittate spacciandoli per “asparagi” (frittata di “vitalbini” o di “ticchi”, come dicevano i tanti "marchiciani" immigrati in città). Decine e decine di erbe comunissime, d’uso quotidiano nella cucina romana, anche miste (“misticanza” a crudo o da cuocere, a seconda della durezza). E del resto, una cipolla o qualche foglia di cavolo, volendo, l’avrebbe ottenuta gratis o quasi dal "verduraro".&lt;br /&gt;Per fortuna qualche noce, qualche foglia d’insalata, immaginiamo poco o per nulla condita, qualche buona fetta di pane bigio, e un piccolo boccale di vino (da centellinare in quattro), completano la cena.&lt;br /&gt;Cena che non potremmo definire “monacale” o “conventuale”, visto che i monaci di Santa Romana Chiesa, al contrario, godevano tradizionalmente di lauti pranzi, che tranne nei pochi giorni di vigilia erano di norma ricchi di carni, in particolare volatili, cacciagione e pesci (cfr. Massimo Montanari, &lt;em&gt;Alimentazione e cultura nel Medioevo&lt;/em&gt;, Laterza 1988).&lt;br /&gt;Anche se in questa casa non c’è una sposa giovane e attiva, ma una vecchia (che però ha pur sempre nipoti giovani attorno), questa frugalità, questa risicatezza estrema, a meno che l’autore non intenda descrivere una patologica trasandatezza da depressione (la povertà porta anche all’abulia), ha funzioni del tutto letterarie, serve cioè allo scopo di meglio raffigurare un ambiente, uno stato d’animo, nella brevissima, inesorabile sintesi del bozzetto:&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color:#000099;"&gt;LA BBONA FAMIJJA&lt;br /&gt;Mi’ nonna a un’or de notte che vviè Ttata&lt;br /&gt;Se leva da filà, ppovera vecchia,&lt;br /&gt;attizza un carboncello, sciapparecchia,&lt;br /&gt;e mmaggnamo du’ fronne d’inzalata.&lt;br /&gt;Quarche vvorta se fâmo una frittata,&lt;br /&gt;che ssi la metti ar lume sce se specchia&lt;br /&gt;come fussi a ttraverzo d’un’orecchia:&lt;br /&gt;quattro nosce, e la scena è tterminata.&lt;br /&gt;Poi ner mentre ch’io, Tata e Ccrementina&lt;br /&gt;seguitamo un par d’ora de sgoccetto,&lt;br /&gt;lei sparecchia e arissetta la cuscina.&lt;br /&gt;E appena visto er fonno ar bucaletto,&lt;br /&gt;’na pissciatina, ’na sarvereggina,&lt;br /&gt;e, in zanta pasce, sce n’annamo a letto.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;28 novembre 1831&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-size:78%;color:#ffffff;"&gt;.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;Versione&lt;/em&gt;. La buona famiglia. Mia nonna ad un’ora della sera (verso le ore 20 d’estate o 19 d’inverno, secondo l’antical’antica divisione delle ore della giornata nella Roma dell’800), quando viene babbo, smette di filare, povera vecchia, accende un tizzo di carbone, ci apparecchia la tavola e mangiamo due foglie d’insalata. Qualche volta abbiamo una frittata, che se la metti vicino ad un lume è trasparente come un’orecchia, quattro noci, e la cena è terminata. Poi mentre io, babbo e Clementina continuiamo per un paio d’ore a farci un goccetto di vino, lei sparecchia e rassetta la cucina. E appena arriviamo al fondo del boccale [sgoccetta’=continuare a sbevazzare per un certo tempo, nota il Belli, cioè il centellinare), una pisciatina, una Salve Regina e, in santa pace, ce ne andiamno a letto. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;color:#ffffff;"&gt;.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:78%;color:#990000;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TMcBZPPgmGI/AAAAAAAACfg/efYxR5MZtjI/s1600/frittata.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 233px; FLOAT: left; HEIGHT: 189px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5532392200347883618" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TMcBZPPgmGI/AAAAAAAACfg/efYxR5MZtjI/s320/frittata.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;FRITTATA DELLA BBONA FAMIJA&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Ingredienti&lt;/em&gt;: quattro uova, 1 o 2 cipolle (o getti di vitalba, o altro ortaggio o verdura) tagliate fine, mentuccia tritata, olio, sale e pepe q.b.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Istruzioni&lt;/em&gt;. Far stufare un poco cipolle o verdure, versarle in una capace scodella o insalatiera, aggiungere la mentuccia, poi le uova ben sbattute, e amalgamare. In una padella larga, scaldare poco olio e versare il tutto. Far cuocere bene, a fuoco basso, da entrambi i lati. Risulterà sicuramente meno trasparente e più gustosa che nel sonetto. I cuochi “filologi” belliani Doc, ovviamente, seguendo pignolescamente il sonetto faranno a meno di cipolle e verdure. Tanto peggio per loro.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;"Malgrado la critica ritenga controversa l'età del locutore [&lt;em&gt;l’io narrante,&lt;/em&gt; &lt;em&gt;NdR&lt;/em&gt;], ho sempre pensato che a parlare fosse un ragazzo (anche perché la poesia è dominata dalla figura della nonna)”, ha scritto il critico Valerio Magrelli sul &lt;em&gt;Corriere della Sera&lt;/em&gt;, a proposito di questo sonetto. “Proprio per questo, nonostante le infinite trasformazioni che la vita quotidiana ha subìto in quasi due secoli, credo che la maggiore differenza rispetto alla Roma dei giorni nostri non riguardi i videogiochi o i poster degli eroi sportivi, bensì la condizione dell'adolescente. Ciò che contraddistingue l'attuale situazione dei giovani è infatti, se possibile, un accresciuto senso di spaesamento, solitudine, estraneità”. Insomma – concludeva Magrelli – che diversità nella condizione di oggi, sia della famiglia, sia della esistenza stessa dei giovani!”&lt;br /&gt;Certo, nel mondo del Belli i giovani sono in maggioranza, anche se per lo più s’intuiscono, s’intravvedono sullo sfondo. L’età media dei romani al tempo del Belli era molto più bassa di quella dei tempi moderni, com’era tipico di una società arretrata e povera. Il confronto con i giovani di oggi è stridente. «Mangiano, giocano alla play-station e vanno a letto sotto i manifesti di Francesco Totti e Valentino Rossi», aveva scritto sul &lt;em&gt;Corriere&lt;/em&gt; Eraldo Affinati, scrittore attento al mondo giovanile, parlando delle tipiche serate dei ragazzi più giovani, a Roma come in altre città. “Leggendo questa frase – gli risponde Magrelli – mi è tornato in mente il sonetto di Belli «La bbona famijja», con la celebre strofa finale: «&lt;em&gt;E appena visto er fonno ar bucaletto/ 'na pisciatina, 'na sarvereggina, / e, in zanta pasce, sce n'annàmo a letto&lt;/em&gt;». Quella famiglia del lontano 1831 si preparava al sonno finendo un boccale di vino, andando al gabinetto, recitando le preghiere della sera (&lt;em&gt;Corriere della Sera&lt;/em&gt;, 30 giugno 2003).&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;La stragrande maggioranza della popolazione di Roma ai tempi dei Papi re viveva in condizioni di estrema povertà. Come in tutti i Paesi arretrati, la mancanza di libertà economica, politica e culturale, il fanatismo e il bigottismo religioso, il privilegio sociale, la corruzione diffusa e l’occhiuta censura, impedivano non solo il progresso delle idee, ma anche il fiorire di mestieri, arti, professioni, commerci, industria, insomma non solo la ricchezza diffusa, ma la vita stessa dell’uomo. Anche di questo la Chiesa dovrà essere chiamata un giorno davanti al tribunale della Storia.&lt;br /&gt;Roma, insomma, era un piccola città morta, dove perfino alcuni aristocratici chiedevano pensioni pubbliche, non diversamente dai ricchi di oggi che chiedono la borsa di studio per i figli (cfr. il sonetto La bbonificienza all’articolo precedente). Il divario di status economico, giuridico e sociale tra ecclesiastici e nobili, da una parte, e popolo minuto, dall’altra, era enorme, un dato ritenuto offensivo per la coscienza di oggi, e contraddittorio anche per l’ostentata e ipocrita “morale cattolica”, che solo la cinica promessa della “ricompensa nell’Altro Mondo” riusciva a rendere tollerabile agli occhi del popolo e dello stesso clero. Clero che non poteva non sapere di questa intollerabile differenza tra teoria e pratica.&lt;br /&gt;Così, mentre nobili, papi, cardinali, vescovi, monsignori e parroci vivevano nel lusso, nell’ozio ed esercitando il gusto sadico del Potere (che compensava anche gli ultimi gradi, i più poveri, della gerarchia di comando: i semplici preti), le famiglie di Roma si trascinavano a stento nella vita quotidiana, cercando materialmente di sopravvivere alla fame, alle malattie, all’abulia. Una povertà materiale e psicologica che il Belli descrive con partecipazione, avendola provata egli stesso per gran parte della propria vita.&lt;br /&gt;Intanto, mentre la veccharella prepara la sua esile frittata, i ricchi e i preti gozzovigliano. E, anzi, si mormora che il cardinal Vicario non solo mangi e beva per cento, ma si appropri perfino delle collette pubbliche, da lui indette con un trucco "scientifico" (così appare al popolino), probabilmente un "diabolico" barometro (&lt;em&gt;Er cardinale caluggnato,&lt;/em&gt; 10 giugno 1834):&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color:#000099;"&gt;Nun j’abbasta a l’arètico scontento&lt;br /&gt;de mormorà cch’er Cardinàr Vicario&lt;br /&gt;maggna otto vorte ppiú dder nescessario,&lt;br /&gt;e ccirca ar beve poi bbeve pe ccento.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;(…)&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#000099;"&gt;Anzi, arriva a l’accesso de scommette&lt;br /&gt;che cco cquello strumento Su’ Eminenza&lt;br /&gt;sce regola l’ingergo a le collètte.&lt;br /&gt;Ché ssi er búggero suo disce: diluvia,&lt;br /&gt;er Cardinale subbito dispenza&lt;br /&gt;una collètta d’appetènna-impruvia.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;em&gt;Versione&lt;/em&gt;. Non gli basta all'eretico scontento [&lt;em&gt;il&lt;/em&gt; &lt;em&gt;Demonio&lt;/em&gt;?] di mormorare che il Cardinal Vicario [&lt;em&gt;Placido Zurla, citato dal Belli in ben 10 sonetti&lt;/em&gt;] mangia otto volte più del necessario, e in quanto al bere, poi, beve per cento persone. (…) Anzi, arriva al punto di scommettere che con un suo strumento [&lt;em&gt;il popolino vociferava che avesse un apparecchio segreto che prevedeva la pioggia&lt;/em&gt;] Sua Eminenza manovri l’imbroglio delle collette. Così se l’apparecchio dice: diluvia, il Cardinale subito dispone una colletta pubblica &lt;em&gt;ad petendam pluviam,&lt;/em&gt; [cioè per impetrare da Dio la pioggia]. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;(*) Le candele di sego emettevano cattivo odore, cosa che non accadeva con le lampade ad olio d'oliva, fosse pure il peggiore e irrancidito (non per caso l'olio immangiabile è tutt'oggi chiamato "olio lampante" o da lampade). Era molto economico, perché un litro bastava ad illuminare una lampada per circa 200 ore, ma dava  luce molto flebile, inadatta alla lettura, a differenza del petrolio. Quest'ultimo combustibile si diffuse nelle case di Roma nella seconda metà dell'800.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;font-size:78%;color:#cc0000;"&gt;IMMAGINI. 1. Ecco come doveva presentarsi un tipico focolare di una casa povera del primo Ottocento, con le piccole sedie impagliate, il fiasco, la botticella, il paiolo sulla fiamma (era sospeso mediante una catena) e il tavolino. 2. Un vicolo della Roma sparita di Roesler Franz: via Giulio Romano. 3. La frittata cotta sul fuoco irregolare della brace.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8095194306208351106-6869276005958130720?l=mondodelbelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://mondodelbelli.blogspot.com/feeds/6869276005958130720/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8095194306208351106&amp;postID=6869276005958130720' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8095194306208351106/posts/default/6869276005958130720'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8095194306208351106/posts/default/6869276005958130720'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://mondodelbelli.blogspot.com/2010/10/la-buona-cena-povera-frittata-della.html' title='La buona cena povera: frittata della nonna, insalata, noci e vino'/><author><name>Nico Valerio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TMWYLK7ERBI/AAAAAAAACfI/vpn96zjdAS0/s72-c/Focolare+e+tavola+povera.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8095194306208351106.post-2326659256474703358</id><published>2010-09-30T01:27:00.032+02:00</published><updated>2010-12-20T11:57:51.303+01:00</updated><title type='text'>Bestemmiatori, bari e violenti? Quei dannati giocatori di carte</title><content type='html'>&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TKXmvLWibhI/AAAAAAAACeY/-y0Fr8kRmig/s1600/Carta+spagnola+dis.J.Martinez.(C.Roxas+1810).jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 200px; FLOAT: left; HEIGHT: 302px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5523074216215342610" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TKXmvLWibhI/AAAAAAAACeY/-y0Fr8kRmig/s400/Carta+spagnola+dis.J.Martinez.(C.Roxas+1810).jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Siamo lieti di ospitare un contributo sulle carte da gioco nella Roma dei Papi, della dott.ssa Marina Morena, dell'Archivio di Stato:&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div&gt;&lt;div&gt;Il “tempo libero”? L’idea stessa di tempo libero nelle epoche passate non esisteva. E’ un concetto moderno, collegato all’attuale organizzazione del lavoro. E c’è chi sostiene che, in fondo, non sia altro che un mezzo per allentare le tensioni psicologiche e sociali, e migliorare il rendimento del lavoro stesso.&lt;br /&gt;A Roma, in passato, oltre agli svaghi organizzati dalla comunità (feste patronali, Carnevale, tombole, giostre, corse di cavalli…) un passatempo molto popolare era quello delle carte da gioco, diffuse in Europa dalla fine del Trecento, e che nel Quattrocento conobbero una espansione notevole grazie alla nascita dell'arte della stampa.&lt;br /&gt;Ma alcuni aspetti trasgressivi legati a certi giochi di carte attirarono sùbito l’attenzione dei governanti. L'abitudine di puntare denaro, il fatto che la vincita dipendesse dalla fortuna, e i comportamenti correlati al gioco d’azzardo, provocavano un accanimento tale da indurre chi li praticava a una vita oziosa, incline alla bestemmia, ai furti e alle risse. Il linguaggio scurrile e le parole forti erano comuni tra i giocatori, come testimonia il Belli. E anche una semplice parolaccia, riferita al parroco, che allora vigilava sui costumi, portava addirittura ad una pena pecuniaria (&lt;em&gt;La penale&lt;/em&gt;, 3 dicembre 1832):&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span lang="IT"&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-size:100%;color:#000099;"&gt;...giucanno co ccerti vitturini,&lt;br /&gt;come me vedde vince un lammertini,&lt;br /&gt;disse pe ffoja: "Eh bbuggiarà Ssantaccia!"&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;em&gt;Ovvero, &lt;/em&gt;giocando [a carte] con alcuni vetturini, quando mi vidi vincere [dal mio avversario] un Lambertini [moneta d'argento di 2 paoli], sbottai per l'ira: "E vada a farsi fottere Santaccia!" [figura proverbiale di prostituta a Roma].&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;In particolare la bestemmia, abitualmente in bocca al giocatore, era considerata un reato molto grave per la morale cattolica. Lo testimoniano i bandi generali, emanati periodicamente per ricordare al popolo tutto ciò che era proibito. La bestemmia era il reato che veniva nominato per primo. E che fosse collegata alle carte da gioco ce lo ricordano non solo un sonetto del Belli (v. sotto: &lt;em&gt;Er padraccio&lt;/em&gt;) ma anche i cartelli affissi fino a pochi decenni fa nelle osterie di paese o di periferia dove si giocava a carte: “I giocatori sono pregati di non bestemmiare!”&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Le pene? Chi offendeva Dio, Gesù Cristo, Maria Vergine e i Santi era punito la prima volta con tre tratti di corda in pubblico, la seconda con la pubblica frusta, la terza con la galera per cinque anni. Non si ammetteva come attenuante lo stato di ubriachezza, o l’eccesso di collera.&lt;br /&gt;Barattieri, giocatori, osti e bari costituivano un microcosmo che ruotava intorno al gioco, diffusissimo sia fra i nobili che fra i popolani. &lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;..&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 400px; DISPLAY: block; HEIGHT: 226px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5522483972774737538" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TKPN6fMGtoI/AAAAAAAACd4/05f3AfIh7pU/s400/Zecchinetta+gioco+di+oziosi+(disegno+Pinelli+1815).jpg" /&gt;La rapida diffusione delle carte da gioco, aveva persuaso alla fine del secolo XVI “er papa tosto” Sisto V a tassare questo settore. Detto, fatto. Si delegò ad un appaltatore privato il diritto esclusivo a fabbricare, bollare e vendere le carte da gioco. In cambio egli avrebbe pagato una somma consistente, che Sisto V volle assegnare come rendita all’Ospedale dei poveri mendicanti (il suo San Sisto). Anche più tardi la politica dei papi fu ambigua, sempre in bilico fra tolleranza, per non rinunciare alle entrate connesse, e severità, per cui si vietarono spesso i giochi per i noti fenomeni di disordine sociale.&lt;br /&gt;Le carte da gioco, per essere vendute e poter circolare a Roma e nello Stato pontificio da quel momento in poi avrebbe dovuto avere il bollo. L’idea fu talmente vincente da arrivare, con varie correzioni, fino ai nostri tempi.&lt;br /&gt;Esistevano due tipi di bolli per le carte da gioco: quelle per i mazzi che si usavano in casa e quello per i mazzi che si usavano nei luoghi pubblici.&lt;br /&gt;Tale organizzazione provocò spesso delle infrazioni: il costante uso di carte di contrabbando migliori e più economiche, l’impiego di mazzi non bollati ecc (v. in basso l’intestazione di uno dei tanti Editti contro le carte false). &lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;m&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TKXoIbs5HYI/AAAAAAAACeg/RH2mwFzlfXI/s1600/Carta+da+gioco+antica.+Re+di+spade.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 180px; FLOAT: left; HEIGHT: 348px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5523075749612428674" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TKXoIbs5HYI/AAAAAAAACeg/RH2mwFzlfXI/s400/Carta+da+gioco+antica.+Re+di+spade.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Per i ceti nobili e benestanti alcuni giochi di carte erano un passatempo alla moda per impiegare il tempo giocando nelle lussuose dimore, durante feste e balli, scampagnate, oppure nei caffè, nei biliardi. Si ha notizia di consistenti patrimoni nobiliari andati persi sul tavolo del gioco d’azzardo.&lt;br /&gt;Il popolino romano, nonostante i pochi mezzi a disposizione, era caratterizzato da un desiderio costante di svago, in contrasto con le difficili condizioni di vita. E così ogni spazio era buono per tirare fuori un mazzo di carte: nella piazza del mercato, vicino alle chiese e alle fontane, nei “giochi lisci” (campi di bocce) e nelle osterie.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Per motivi di ordine pubblico, nel corso dei secoli, a Roma furono ripetutamente proibiti i giochi di carte nelle strade e piazze, e nelle osterie, dove si beveva la classica &lt;em&gt;fojetta*&lt;/em&gt; di vino e giravano le prostitute. Possiamo immaginare l’ira, e le lamentele degli appaltatori di turno, che vedevano così decurtati i loro utili. Erano diffusissimi a Roma nell’Ottocento gli spacci di carte da gioco.&lt;br /&gt;Infine una curiosità: all’epoca del Belli, dopo varie vicissitudini, il settore che si occupava di bollare le carte da gioco era stato affidato proprio all’Amministrazione del Bollo e Registro (ufficio in cui proprio il Belli aveva lavorato dal 1813 al 1828).&lt;br /&gt;Quanto di tutto questo si trova nei Sonetti belliani? Senza distinzione alcuna fra plebe, nobili e preti, la Roma del Belli frequenta l’osteria, gioca a carte e bestemmia (non solo giocando a carte). Anzi, i sonetti costituiscono un’importante fonte di conoscenza per i giochi in uso nell’Ottocento. Belli infatti in più occasioni cita i giochi di carte dell’epoca: faraone, zecchinetto, briscola, tressette, primiera, naso-e-primiera, mercante in fiera.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Un sonetto del Belli, intitolato &lt;em&gt;La partita a ccarte&lt;/em&gt;, è dedicato ad un giocatore incallito che a detta d’un amico si atteggia ad esperto, ma invece è una schiappa, dice che la partita lui l’ha “regalata”, ma in realtà di ogni perdita fa un dramma, bestemmiando a più non posso:&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color:#000099;"&gt;LA PARTITA A CCARTE&lt;br /&gt;Arigalata, eccí! cche bber rampino!&lt;br /&gt;Vedi un po’ de vennécce er zol d’agosto!&lt;br /&gt;Tu mmó a sto ggioco sce fai tanto er tosto,&lt;br /&gt;e nu la vôi capí cche ssei schiappino.&lt;br /&gt;Inzomma è ppatto-fatto c’a ’gni costo&lt;br /&gt;hai da vince ogni sera er tu’ lustrino.&lt;br /&gt;Ma nun zai stacce un cazzo ar tavolino.&lt;br /&gt;Và ar muricciolo, và, quello è ’r tu’ posto.&lt;br /&gt;Guarda io, che cco ttutta la mi’ jjella&lt;br /&gt;pago com’un zignore la mi’ pujja&lt;br /&gt;senza d’ariscallamme le bbudella.&lt;br /&gt;E nun fò ccom’e tté ttutta sta bbujja,&lt;br /&gt;che appena vedi un pò de svenarella,&lt;br /&gt;te bbiastími er pastèco e lla lelujja.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Roma, 19 novembre 1832&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:78%;color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;em&gt;Versione&lt;/em&gt;. La partita a carte. Regalata, dici? Eccì! Che bella scusa! Non cercare di venderci il sol d’agosto! Ora tu a questo gioco fai tanto l’esperto, ma non lo vuoi capire che sei una schiappa. Insomma, che cos’è, un contratto, che tu ogni sera devi ad ogni costo vincere il tuo lustrino [grossetto, mezzo paolo d’argento]? Ma non sai stare al tavolo di gioco: va' al muretto, va', quello è il tuo posto. Guarda me, con tutta la mia sfortuna pago come un signore il mio gettone senza riscaldarmi le budella. E non faccio come fai tu tutto questo lamento, che appena vedi che inizia una perdita continua ti metti a bestemmiare il pax tecum e l’alleluja.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:78%;color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TKXozacJCKI/AAAAAAAACeo/TQC51dwRHYk/s1600/Carte+da+gioco+Ottocento+(Scipione+Moscatelli,+Viterbo).jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 230px; FLOAT: right; HEIGHT: 320px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5523076488008108194" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TKXozacJCKI/AAAAAAAACeo/TQC51dwRHYk/s320/Carte+da+gioco+Ottocento+(Scipione+Moscatelli,+Viterbo).jpg" /&gt;&lt;/a&gt;La popolare zecchinetta (&lt;em&gt;v. l'incisione del Pinelli&lt;/em&gt;), o zecchinetto per il Belli, e la sua variante forse più aristocratica detta faraone, erano giochi d’azzardo per eccellenza. Come tali duramente puniti se scoperti dalle guardie. Ma anche nel Belli il riferimento al gioco è utilizzato comunque sempre per descrivere la zona buia del personaggio in questione. Così è per il padre giocatore che non assolve ai doveri di padre (nel sonetto &lt;em&gt;Er Padraccio&lt;/em&gt;):&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color:#000099;"&gt;ER PADRACCIO&lt;br /&gt;Vestí li fiijj? lui! Santa pascenza!&lt;br /&gt;Che cc’entra lui co li carzoni rotti?&lt;br /&gt;A llui j’abbasta d’annà a li ridotti&lt;br /&gt;a ggiucà a zzecchinetto; ecco a cche ppenza.&lt;br /&gt;Ebbè, cquanno ho strillato? me dà udienza&lt;br /&gt;com’er Papa dà rretta a li sciarlotti.&lt;br /&gt;Bbisoggna che l’abbíla io me l’iggnotti;&lt;br /&gt;nun c’è antro da fà, ssora Vincenza.&lt;br /&gt;Tutto er mi’ studio è ppregà Iddio che vvinchi.&lt;br /&gt;Nò cc’allora sce speri quarc’ajjuto&lt;br /&gt;ma ppe avè mmeno carci in ne li stinchi.&lt;br /&gt;Quela bbestiaccia io la conosco ar pelo;&lt;br /&gt;e quanno torna a ccasa c’ha pperduto,&lt;br /&gt;sora Vincenza mia, òprete scelo!&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;14 aprile 1835&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TKPRErOOOqI/AAAAAAAACeA/8-60MVIyRuU/s1600/Editto+su+carte+da+gioco+senza+bollo+e+contro+dadi+(oma+1751).jpg"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 175px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5522487446338419362" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TKPRErOOOqI/AAAAAAAACeA/8-60MVIyRuU/s320/Editto+su+carte+da+gioco+senza+bollo+e+contro+dadi+(oma+1751).jpg" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;Versione&lt;/em&gt;. Il pessimo padre. Vestire i figli, lui? Santa pazienza! Che c’entra lui con i calzoni rotti? A lui basta andare nelle salette a giocare a zecchinetta; ecco a che pensa. Ebbene, quando ho strillato? Mi ascolta come il Papa dà retta ai ciarlotti [specie di uccelli: proverbio]. Bisogne che la bile io me la inghiotta, non c’è altro da fare, signora Vincenza. Tutta la mia preoccupazione è pregare Dio che lui vinca. Non per sperare di avere qualche aiuto, ma per avere meno calci negli stinchi. Quella bestiaccia io la conosco dal pelo: quando torna a casa ed ha perso, signora Vincenza mia, apriti Cielo!&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Lo stesso si dica per rappresentare il quadro desolante dei preti romani nel sonetto &lt;em&gt;Li Chìrichi&lt;/em&gt;, del 29 novembre 1833. Qui in particolare potrebbe trattarsi di religiosi minori (forse adibiti alle funzioni di sacrestani, dice una nota del Vigolo, ma il Belli usa altrove il termine “sagristano”):&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color:#000099;"&gt;Li chirici de Roma, crosc e spine!&lt;br /&gt;Dove te vài scavà ppeggio gginìa?&lt;br /&gt;Uno ruffiano, uno gatto, uno spia&lt;br /&gt;uno…inzomma canajja senza fine,&lt;br /&gt;ggiucheno a zzecchinetto in zagrestia…&lt;/span&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;Versione&lt;/em&gt;. I chierici di Roma, croce e spine! Dove vuoi andare a scavare peggior razza? Uno è ruffiano, uno ladro, uno spia, uno… insomma canaglia senza fine, giocano a zecchinetta in sacrestia…&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:78%;color:#ffffff;"&gt;.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;E infine il mondo privilegiato dei nobili nella &lt;em&gt;Bbonifiscenza&lt;/em&gt; (il secondo sonetto con questo titolo, quello del 5 aprile 1836), in cui sotto il falso nome di “beneficienza” l’amministrazione pontificia scialacqua tanti soldi faticosamente raccolti, addirittura una pensione, per far divertire col gioco delle carte una principessa Chigi.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color:#000099;"&gt;Cinquanta scudi ar mese de penzione&lt;br /&gt;a na vecchiaccia frascica de vizzi,&lt;br /&gt;ppe’ mmetteli su un asso ar faraone.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Versione. Cinquante scudi al mese di pensione ad una vecchiaccia fradicia di vizi, per consentirle di puntarli su un asso al faraone.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;MARINA MORENA&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span lang="IT"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;font-size:85%;color:#cc0000;"&gt;IMMAGINI. 1. Il cavaliere di Coppe (carte da gioco prodotte da C.Roxas, 1810). Le carte di stile spagnolo erano diffuse anche a Roma, non esistendo le carte "romane". 2. "Comitiva di oziosi, giocando alla zecchinetta in Roma" (incisione di B. Pinelli, 1816, part.). Da originale in Archivio di Stato, Roma: Nuova raccolta di 50 costumi pittoreschi incisi all'acquaforte da Bartolomeo Pinelli. 3. Un'antica carta da gioco italiana: il Re di Spade. 4. Carte da gioco viterbesi, di Scipione Moscatelli, prodotte a mano, per tutto l'Ottocento e fino ai primi decenni del Novecento. Erano vendute anche a Roma. 5. Un editto contro le carte da gioco di contrabbando, cioè senza bollo.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span lang="IT"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;font-size:85%;"&gt;* Piccola bottiglia di vetro chiaro trasparente da 500 ml a bocca svasata, con linea della misura esatta e il bollo di Stato. Tipica di Roma e delle Marche. Fu introdotta infatti, per limitare le ricorrenti frodi degli osti, dal papa marchigiano Sisto V.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8095194306208351106-2326659256474703358?l=mondodelbelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://mondodelbelli.blogspot.com/feeds/2326659256474703358/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8095194306208351106&amp;postID=2326659256474703358' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8095194306208351106/posts/default/2326659256474703358'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8095194306208351106/posts/default/2326659256474703358'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://mondodelbelli.blogspot.com/2010/09/bestemmiatori-bari-e-violenti-quei.html' title='Bestemmiatori, bari e violenti? Quei dannati giocatori di carte'/><author><name>Nico Valerio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TKXmvLWibhI/AAAAAAAACeY/-y0Fr8kRmig/s72-c/Carta+spagnola+dis.J.Martinez.(C.Roxas+1810).jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8095194306208351106.post-2408984896632459943</id><published>2010-09-28T17:43:00.009+02:00</published><updated>2010-11-08T12:23:15.973+01:00</updated><title type='text'>SPQR, Roma e i preti. Ecco che significa davvero questa sigla</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TKSwkzO5mII/AAAAAAAACeI/u9llxqOOamo/s1600/SPQR.jpeg.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 300px; FLOAT: left; HEIGHT: 220px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5522733189337553026" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TKSwkzO5mII/AAAAAAAACeI/u9llxqOOamo/s320/SPQR.jpeg.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span lang="IT"&gt;Che vuol dire? Che è un invito irresistibile per i giochi di parole. In ogni epoca gli spiritosi da &lt;em&gt;taberna&lt;/em&gt; o &lt;em&gt;thermopolium&lt;/em&gt; (oggi diremmo "da bar"), per lo più in provincia – ahimé, ingenuamente sicuri di sé, capaci di tutto e senza vergogna: tipico dei provinciali – si sono sempre esercitati sulla &lt;/span&gt;&lt;span lang="IT"&gt;bellissima e orgogliosa sigla che denota la &lt;em&gt;Res Publica&lt;/em&gt;, cioè lo Stato di Roma antica: SPQR.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span lang="IT"&gt;Che vuol dire questo acronimo formato dalle iniziali di altre parole (dal greco antico &lt;em&gt;àkron&lt;/em&gt;=estremità e &lt;em&gt;ònoma&lt;/em&gt;=nome)? Come tuttora pochi sanno, significa &lt;em&gt;Senatus Populusque Romanus&lt;/em&gt;: il Senato e (è il &lt;em&gt;que&lt;/em&gt; aggiunto in coda ad un nome, che vale &lt;em&gt;et,&lt;/em&gt; &lt;em&gt;atque&lt;/em&gt; o &lt;em&gt;ac&lt;/em&gt; messi davanti ma staccati) il Popolo Romano, le due entità che avevano il potere costituzionale e politico. Una diarchia fondata sul diritto, che anticipa genialmente le liberal-democrazie moderne.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span lang="IT"&gt;Freud, creatore della psicanalisi, ha scritto un pregevole saggio sui "giochi di parole" e i "motti di spirito", specialità in cui l’italianuzzo medio, convinto a torto di essere spiritoso, crede di eccellere, come si ascolta nei corridoi di tutti gli uffici da Trepalle a Pantelleria. Non c'è impiegato romano di oggi, per esempio, che non dica ancora "olive dorci" (olive dolci) al posto di "arrivederci", imitando Stanlio e Ollio. E non parliamo delle insegne penosamente fantasiose dei negozi della Penisola, da "&lt;em&gt;Scarpe diem&lt;/em&gt;" per una bottega di calzature, all'ironico "Non solo fiori" per un fioraio che vende invece soltanto fiori, fino al doppio Kitsch geniale di "&lt;em&gt;Cinecittà&lt;/em&gt;" per un negozio di cose cinesi in una via dedicata ad un regista di cinema... A proposito di "Puntini, puntini...", è il negozio di sartoria di una mia amica. Ormai aprire un esercizio commerciale significa cadere in qualche gaffe lessicale, e fare una battuta quando si è inadeguati vuol dire cadere in una figuraccia.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span lang="IT"&gt;&lt;p&gt;Le sigle, poi, hanno sempre stimolato la fantasia satirica del popolo. La targa SCV della Città del Vaticano, di solito abbinata a lussuose automobili scure di rappresentanza, è ovviamente letta dai romani, che non sono mai stati teneri col clero, "Se Cristo Vedesse". Naturale che l'antichissima SPQR si sia prestata a innumerevoli interpretazioni. Una leggenda da internet, ovviamente infondata e anacronistica, vuole che cominciassero i Sabini, a nord di Roma, fieri e duri come la gente di montagna, ad interpretare SPQR come, nientemeno &lt;em&gt;"Sabinis Populis Quis Resistet?",&lt;/em&gt; cioè "Chi potrà resistere ai popoli sabini?" Chiunque. Infatti, furono subito sconfitti e assimilati dai Romani. Che allora erano la gente più tosta di tutte, altro che quei mollaccioni di oggi. E guai a confondere, come fanno ancor oggi i provinciali nelle battute spiritose, i Romani di allora con i romani di oggi. Come passare dal fuoco all’acqua, dal ferro alla ricotta.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Ed è un vecchio vezzo: i soliti nullafacenti amanti della satira a buon mercato e senza conseguenze penali, sicuramente romani medievali, s’inventarono perfino uno &lt;em&gt;"Stultus Populus Quaerit Romam"&lt;/em&gt;, ovvero "La gente stolta ama Roma". &lt;/p&gt;&lt;p&gt;Noi tutti, da bambini, soprattutto a Roma, ma anche in parecchi luoghi al Sud e al Nord, abbiamo scherzato su una sigla per noi familiare che sta dappertutto: dal sinbolo del Municipio in Campidoglio, allo stemma dell’Azienda Tranviaria ATAC, fino ai tombini dell’acqua e delle fognature. Senza contare le iscrizioni su lapidi e architravi antichi. Ma da piccoli. Naturale che all’asilo, a sei anni di età, e proprio a Roma, ci si consideri spiritosi e anticonformisti con "Sono Porci Questi Romani". Non credo che a Bergamo, a Bari, Sassari o a Enna i bambini di sei anni farebbero altrettanto spirito con la sigla della propria città. C’è anche una graduatoria nella naturale stoltezza dei bambini: ebbene, i piccoli romani sembrano in questo un po' più auto-ironici, dunque più saggi, dei loro coetanei di provincia. Di qui una nota obbligatoria di encomio per i bimbi romani, pur con tutto il male possibile che pensiamo dei romani di oggi, cioè dei pugliesi, siciliani, napoletani, marchigiani, laziali, abruzzesi, calabresi, umbri, sardi ecc., che più o meno abusivamente vivono (viviamo), e senza ringraziare, a Roma. E, di contro, con tutto il bene possibile che pensiamo dei Romani antichi.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Ma quando fanno gli spiritosi, come i bambini romani, degli anziani signori di provincia, in questo caso del Nord? Non impressiona che abbia fatto in ritardo lo spiritoso con una barzelletta di 80 o 250 anni fa, che già non faceva più ridere nell’800 e che oggi a Roma ripetono solo i bambini dell'asilo, un politicante provinciale, anzi il simbolo stesso dei provinciali furbi che hanno fatto una carriera fondata sul nulla, senza avere nessuna eccellenza, senza saper far nulla nella vita (e sempre con la stessa mentalità ristretta), passando come se niente fosse dal paesotto alla Metropoli, in cui possono finalmente comandare senza farsi ridere dietro da compaesani, figli, parenti e moglie (in questo caso, guarda caso, siciliana: province di Nord e Sud unite).&lt;/p&gt;&lt;p&gt;D’altra parte, perfino il Comune di Roma utilizza facendo lo spiritoso la propria sigla (impropria, perché ora Roma non è uno Stato a sé, ma è solo uno degli 8000 comuni dell’Italia, e quindi non ha un suo Senato, e neanche più i finti e ridicoli "senatori" del Medioevo), e si inventa la campagna di sensibilizzazione di giovani volontari per la tutela del patrimonio artistico e culturale, con tanto di errore d’italiano, un sostantivo anziché l’imperativo: "Salvaguardia, proteggi, qualifica Roma".&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Evviva il Belli, allora, che nel suo periodo più fecondo dà alla sigla SPQR una geniale interpretazione satirica, quindi etico-politica, facendo parlare un prete istitutore. E come riferisce il grande Stendhal nel suo &lt;em&gt;Viaggio in Italia&lt;/em&gt;, nel Regno Pontificio ad ogni stranezza, incongruenza, ingiustizia o prepotenza, c’era sempre un barbiere, un farmacista, un professore, un negoziante, un artigiano, che alla meraviglia o lamentela del forestiero o turista straniero, quasi a scindere le proprie responsabilità aprendo le braccia si scusava: "Che volete, signore, qui siamo governati dai preti!". Così qui. Con l’aggravante del cinismo, più che dell'autoironia: in questo caso a parlare, infatti, è addirittura un maestro-prete (visto il "don"):&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="color:#000099;"&gt;SPQR&lt;br /&gt;Quell’esse, pe, ccú, erre, inarberate&lt;br /&gt;sur portone de guasi oggni palazzo,&lt;br /&gt;quelle sò cquattro lettere der cazzo,&lt;br /&gt;che nun vonno dí ggnente, compitate.&lt;br /&gt;M’aricordo però cche dda regazzo,&lt;br /&gt;cuanno leggevo a fforza de frustate,&lt;br /&gt;me le trovavo sempre appiccicate&lt;br /&gt;drent’in dell’abbeccé ttutte in un mazzo.&lt;br /&gt;Un giorno arfine me te venne l’estro&lt;br /&gt;de dimannanne un po’ la spiegazzione&lt;br /&gt;a ddon Furgenzio ch’era er mi’ maestro.&lt;br /&gt;Ecco che mm’arispose don Furgenzio:&lt;br /&gt;“Ste lettre vonno dí, ssor zomarone,&lt;br /&gt;Soli preti qui rreggneno: e ssilenzio”.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Roma, 4 maggio 1833&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Versione&lt;/em&gt;. SPQR. Quell’esse, pi, qu, erre, inalberate sul portone di quasi ogni palazzo, sono tutte lettere che non valgono niente e compitate non significano nulla. Mi ricordo però che da ragazzo, quando leggevo a forza di frustate, me le trovavo sempre tutte insieme nell’abbeccedario. Un giorno finalmente mi venne il desiderio di chiederne la spiegazione a don Fulgenzio, [il prete] che era il mio maestro. Ecco che mi rispose don Fulgenzio: "Queste lettere vogliono dire, sor somarone, Solo Preti Qui Regnano". E silenzio".&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8095194306208351106-2408984896632459943?l=mondodelbelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://mondodelbelli.blogspot.com/feeds/2408984896632459943/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8095194306208351106&amp;postID=2408984896632459943' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8095194306208351106/posts/default/2408984896632459943'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8095194306208351106/posts/default/2408984896632459943'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://mondodelbelli.blogspot.com/2010/09/spqr-roma-e-i-preti-ecco-che-significa.html' title='SPQR, Roma e i preti. Ecco che significa davvero questa sigla'/><author><name>Nico Valerio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TKSwkzO5mII/AAAAAAAACeI/u9llxqOOamo/s72-c/SPQR.jpeg.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8095194306208351106.post-8689919914120397232</id><published>2010-09-03T10:42:00.026+02:00</published><updated>2010-11-28T14:24:39.544+01:00</updated><title type='text'>Papa uomo o donna? Una sedia forata permette di accertarlo</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TIDQfgFH2JI/AAAAAAAACbI/F2TZK4NXe34/s1600/Die+Papstin+(libro+e+film).jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 200px; FLOAT: left; HEIGHT: 208px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5512635183507429522" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TIDQfgFH2JI/AAAAAAAACbI/F2TZK4NXe34/s320/Die+Papstin+(libro+e+film).jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Jean era una giovane donna inglese bella e colta. Come mai finì in un convento maschile travestita da monaco? Questo è il punto. Se riusciamo a trovare una risposta a questa domanda, poi non ci sarà difficile rispondere al secondo quesito: come diavolo fece a farsi eleggere Papa?&lt;br /&gt;Dopo sette anni di ricerche, la scrittrice americana Donna Woolfolk Cross, docente di letteratura, fece uscire nel 1996 la prima edizione di un libro ("&lt;em&gt;Pope Joan&lt;/em&gt;") sulla controversa figura della papessa Giovanna. Testo che è stato il soggetto del film di Sönke Wortmann "&lt;em&gt;Die Päpstin&lt;/em&gt;" (La papessa), presentato al Festival di Berlino del 2009 e distribuito dal maggio di quest’anno (2010) in Italia.&lt;br /&gt;Ora, insieme al film, il libro appare anche in Italia da un editore che &lt;em&gt;Il Mondo del Belli&lt;/em&gt; stima molto, per due motivi: 1. si occupa anche di cose romane e della Roma d'una volta (e quando si chiamava Avanzini &amp;amp; Torraca pubblicò la prima edizione economica dei &lt;em&gt;Sonetti&lt;/em&gt; con note del Cagli); 2. fa libri bellissimi, ben fatti, ben stampati, che non si rompono, ed economicissimi (&lt;em&gt;La Papessa&lt;/em&gt;, Newton Compton 2010, euro 4.90).&lt;br /&gt;Negli Stati Uniti, all’inizio il libro non vendette molte copie: l’editore, come spesso accade, era troppo pigro: non ci credeva. La Cross decise perciò di scendere in campo personalmente e di coinvolgere il pubblico sul tema intrigante e moderno della "giovane donna che cerca di superare le convenzioni sociali e gli stereotipi di genere facendo leva sulla sua intelligenza e tenacia". L’idea ebbe successo. C’era già stata, nel 1972, una prima trasposizione cinematografica della vicenda della papessa (con Liv Ullmann nel ruolo di Giovanna e con la partecipazione di Olivia de Havilland e di Trevor Howard nel ruolo di papa Leone). Ora è arrivato il lungometraggio presentato alla "Berlinale" basato sul libro della Cross. La scrittrice ha così potuto approfittare della notorietà che viene dal cinema per una ristampa riveduta e corretta della prima edizione (v. immagine della copertina).&lt;br /&gt;Lo scrittore Lawrence Durrell, che non solo era inglese ma in gioventù era stato nei Servizi segreti, e dunque non abituato a bersi qualsiasi cosa, ha ricostruito l'ambiente medievale nel quale poteva essere possibile una storia che oggi sarebbe impossibile. Una fanciulla orfana ma di intelligenza acutissima, adottata da un monaco predicatore che viaggia in tutta Europa, la traveste da fraticello per proteggerla dagli stupratori, la fa entrare nel monastero di Fulda, la fa studiare a Magonza (Mainz, in Renania). A poco a poco diventa così erudita in teologia da impressionare vescovi, cardinali e Sacro Collegio, che mai avevano visto una meraviglia del genere. Ed eccola col nome di Johannes Anglicus fare una prodigiosa carriera ecclesiastica, fino a salire al soglio pontificio col nome di Giovanni VIII. (&lt;em&gt;La Papessa Giovanna&lt;/em&gt;, Longanesi 1973). La prima e unica papessa della Storia.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TIDQxpLm0ZI/AAAAAAAACbQ/VMxK7GyC8wk/s1600/Papessa+Giovanna,+Pope+Joan+(Cross+2010).jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 170px; FLOAT: right; HEIGHT: 250px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5512635495188189586" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TIDQxpLm0ZI/AAAAAAAACbQ/VMxK7GyC8wk/s320/Papessa+Giovanna,+Pope+Joan+(Cross+2010).jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Ma è proprio Storia? La vicenda sarebbe accaduta verso l’850-855 della nostra Èra, subito dopo il pontificato di papa Leone IV o comunque prima di Benedetto III, che nei pochi mesi di pontificato si sarebbe preoccupato – dice la tradizione popolare – di eliminare accuratamente ogni documento e testimonianza del nome stesso dell’intrusa. A completare la censura, il nome papale di Giovanni VIII, quello della papessa, venne utilizzato da un papa di poco successivo (nel 872). Segno che la ferita, la vergogna, bruciava ancora, altrimenti che bisogno c’era di riprendere lo stesso nome e numero? Un accanimento, una vera &lt;em&gt;damnatio memoriae&lt;/em&gt;, su cui è lecito più d’un sospetto.&lt;br /&gt;"Non ci sono abbastanza documenti certi", "impossibile", sostiene oggi la Chiesa ufficiale. Obiezione: e degli altri papi del medesimo periodo abbiamo documenti storici sicuri? Molti sono solo dei nomi.&lt;br /&gt;Erano quelli, non dimentichiamolo, i secoli più oscuri e caotici della storia dell’Occidente. I famigerati "secoli bui" dell’Alto Medioevo, bui non solo perché se ne sa poco, ma anche perché all'opposto del "secolo dei Lumi", il Settecento, illuminato dalla luce della Ragione, erano dominati dalle tenebre del caos e del delitto, della violenza e della superstizione. Visti con gli occhi di oggi, tutto appare possibile in quei lunghissimi nove secoli, quando nel disfacimento dello Stato romano che proprio la Chiesa di Roma aveva fatto crollare con la carica eversiva del suo fanatismo, i vescovi erano di fatto le uniche autorità politiche e amministrative sul territorio. La Chiesa si trovò a riunire nelle proprie mani l’unico vero potere politico ed economico della Penisola. La professione di ecclesiastico romano era una carica nient’affatto spirituale, che assicurava a chi li voleva oro, castelli, titoli e potere. L’elezione dei papi avveniva spesso in modo fortuito, quando non dipendeva direttamente dai rapporti di forza politici e militari di aristocratici e signorotti locali, per ragioni che nulla avevano a che vedere con la religione, tantomeno con la santità della vita di cardinali e papi.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TIDRj9J9wxI/AAAAAAAACbY/8WLzfvzfmDQ/s1600/Sedia+stercoraria+per+Papa+e+cardinali+(Musei+Vaticani).jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 186px; FLOAT: left; HEIGHT: 242px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5512636359543472914" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TIDRj9J9wxI/AAAAAAAACbY/8WLzfvzfmDQ/s320/Sedia+stercoraria+per+Papa+e+cardinali+(Musei+Vaticani).jpg" /&gt;&lt;/a&gt;"Le cronache del tempo sono piene di delitti, colpi di Stato, rivolte di palazzo. Il clero, abbandonato a se stesso, sprofondò nella corruzione. I Pontefici e i Vescovi vivevano in un lusso da &lt;em&gt;Mille e una notte. &lt;/em&gt;Abitavano palazzi sfavillanti di marmi e di ori. Si circondavano di servitori e concubine, imbandivano mense degne di Trimalcione, organizzavano concerti, danze e feste mascherate (...). La Chiesa, lacerata da lotte intestine e prigioniera della sua mondanizzazione, non era mai caduta tanto in basso". Marozia, una donna di Spoleto sfrenatamente sensuale e ambiziosissima, divenne l'amante di papi e principi e comandò a lungo su Roma e sulla Chiesa. Il suo amante papa Sergio III arrivò al punto da far strangolare i suoi avversari. Papa Giovanni X che si era opposto al matrimonio di Marozia con un conte Guido, fu deposto e lasciato morire di fame in carcere. Marozia impose come papa il giovanissimo figlio avuto da papa Sergio III. Si chiamò Giovanni XI, ed aveva solo dodici anni. (I.Montanelli e R.Gervaso, &lt;em&gt;L'Italia dei secoli bui&lt;/em&gt;, Rizzoli, Milano 1965).&lt;br /&gt;Figuriamoci se poteva destare uno scandalo maggiore l'elezione di un papa-donna, sia pure sotto mentite spoglie. Vista con gli occhi di oggi, una donna travestita da uomo in quell’ambiente, oltre ad essere tecnicamente possibile vista l’effeminatezza di molti ecclesiastici, sarebbe stato, in fondo, un incidente, un peccato veniale. La storia dei papi di quel tempo è piena di ricatti, imposizioni e deposizioni violente, omicidi. Altro che mascherate. Basta scorrere la lista dei papi prima e dopo la "papessa" per notare un dato inquietante: quasi tutti stranamente sono restati in carica pochi anni o pochi mesi, spesso deposti con la forza o morti anzitempo in modo misterioso e sospetto. Eppure sappiamo che erano in media più giovani e vitali dei pontefici di oggi. La durata del pontificato della papessa Giovanna è del tutto in linea con la durata media dei papi dell’epoca: due anni. E allora, come si spiega tanto sospetto accanimento della Chiesa nel negare, nel cancellare, nel censurare ogni traccia? Con l'antico disprezzo cristiano per la donna, una vergogna che supera evidentemente quella per i delitti, le ruberie e la lussuria.&lt;br /&gt;La Chiesa oggi nega, ovviamente, che le centinaia di documenti, stampe e citazioni su una donna eletta papa siano fondate, e accenna ad una "campagna anti-papista", forse di stampo inglese. Esistevano già i Riformatori e gli anticlericali nell’800 d.C.? No, però la Chiesa fa notare che stampe e documenti risalgono per lo più al tardo Medioevo e al primo Rinascimento.&lt;br /&gt;Vero è, invece, che i primi a darne notizia furono proprio i religiosi, e non i perfidi inglesi, ma i francesi don Giovanni di Metz, studioso domenicano della Lorena, nel 1240, e poi il confratello don Martino di Troppau che he nel suo &lt;em&gt;Chronicon pontificum et imperatorum&lt;/em&gt; parla di Johanna, originaria di Mainz o dell'Inghilterra.&lt;br /&gt;"Si trattava di un papa o piuttosto di una papessa, perché era donna. Travestendosi da uomo grazie al proprio ingegno diventò dapprima segretario della Curia romana, poi cardinale ed infine papa", si legge a proposito di una Johanna inglese o nativa di Mainz nella &lt;em&gt;Chronica Universalis&lt;/em&gt; del frate Jean de Mailly (ca. 1250).&lt;br /&gt;E centinaia sono le stampe, le citazioni, gli scritti, anche di intellettuali prestigiosi, che danno per davvero esistita la papessa Giovanna. Come quelli del famoso filosofo e teologo francescano Guglielmo di Ockham. Nel Duomo di Siena, la sua immagine appare tra quella dei veri pontefici. Il grande Boccaccio, padre della lingua italiana e grande raccoglitore di storie curiose nel &lt;em&gt;Decamerone&lt;/em&gt;, ne scrisse nel suo &lt;em&gt;De claris mulieribus&lt;/em&gt; (Le donne famose): dunque, anche per lui la papessa era una "donna famosa", realmente esistita. Ma ne parla anche il Plàtina, che non era un umanista qualunque, ma era intellettuale di fiducia di vari papi e fu fatto prefetto della Biblioteca Vaticana da Sisto IV.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TIC4kemZSTI/AAAAAAAACao/mlv3s8B73OE/s1600/Papessa+ritratta+da+Bonifacio+Bembo+su+carta+tarocchi+(1560).jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 160px; FLOAT: left; HEIGHT: 320px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5512608880730392882" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TIC4kemZSTI/AAAAAAAACao/mlv3s8B73OE/s320/Papessa+ritratta+da+Bonifacio+Bembo+su+carta+tarocchi+(1560).jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Insomma, anche se non ci sono prove certe o se c’erano furono distrutte, le carte, le voci ricorrenti e tutte concordanti (nelle pure leggende, invece, le varianti sono infinite e alla fine discordanti), insomma tutte le citazioni che parlano di lei sono indizi troppo numerosi – direbbe un investigatore – perché la papessa Giovanna possa facilmente essere ritenuta, come ritiene oggi la Chiesa, un personaggio del tutto inventato, e non contenga molto o qualcosa di vero.&lt;br /&gt;Intanto, mentre la Chiesa negava l’evento straordinario del papa-donna, prendeva provvedimenti per cautelarsi da possibili travestimenti futuri. L’immaginazione popolare ingigantì forse l’importanza della cerimonia, ma certo questa sembrava fatta apposta per rassicurare non solo il popolino ma anche i cardinali, la Curia e l’intera comunità ecclesiale. E se non ci fosse stato il precedente della papessa Giovanna – argomentarono i critici della Chiesa di Roma – l’intero rito sarebbe stato inutile, anzi grottesco e perfino offensivo per la dignità del papa neoletto e dei cardinali coinvolti.&lt;br /&gt;In che cosa consisteva? In una prova molto rozza, al limite della volgarità. Il papa, dopo l’elezione veniva fatto sedere su un’apposita sedia di porfido rosso con un largo foro sul pianale. Un bell’esemplare è conservato nei Musei Vaticani (&lt;em&gt;v. immagine&lt;/em&gt;). Si tratta di un’elegante sedia "escretoria" di origine romana, probabile reperto di latrine di lusso tolte da chissà quali settori termali riservati ai Vip d’allora, i ricchi patrizi, o secondo altri "sedile da parto" per gentildonne (nell’Antichità era molto usato il "parto seduto").&lt;br /&gt;Ebbene, assiso sulla sedia speciale, il neo-papa veniva tastato, attraverso il foro, nelle parti basse da un diacono o dal più giovane cardinale del Conclave, che introduceva il braccio da un'apertura laterale. E se l’investigazione era andata a buon fine, esclamava ad alta voce: "&lt;em&gt;Virgam et testiculos habet&lt;/em&gt;!" ("Ha il pene e i testicoli"). E tutti gli ecclesiastici rispondono in coro: "&lt;em&gt;Deo Gratias&lt;/em&gt;" ("Grazie a Dio"). Solo allora procedono alla consacrazione del papa eletto. (F.Hamerlin, &lt;em&gt;De Nobilitate et Rusticitate Dialogus&lt;/em&gt; (ca.1490). "&lt;em&gt;He has two balls, and they are well hung&lt;/em&gt;" ("Ha due palle e ben appese"), sarebbe stato invece il referto d'un cardinale, quasi di sapore medico, secondo il viaggiatore svedese L.Banck che aveva assistito all’incoronazione di papa Innocenzo X nel 1644 (v. l'antica stampa tratta dal suo rapporto), come riporta P.Stanford, &lt;em&gt;The Legend of Pope Joan&lt;/em&gt;, Berkley Books, New York 1999, pp.11-12.&lt;br /&gt;Infatti, esisteva il detto "&lt;em&gt;Testiculos qui non habet Papa esse non posset&lt;/em&gt;" (F.Sorrentino, &lt;em&gt;Prova di Virilità,&lt;/em&gt; in "Medioevo", De Agostini, n.7, 2008 pp.90 e ss.). Che vuol dire, tradotto in parole povere ad uso degli ecclesiastici ambiziosi di ieri e di oggi: puoi anche avere una grande testa, ma se non hai i testicoli, scòrdati il Papato! Il che è davvero un uso improprio delle gonadi. E per la legge delle "pari opportunità" pone inquietanti parallelismi. Sarebbe come dire che, se alcune categorie di uomini hanno il potere grazie ai testicoli, allora, trasportando il ragionamento al femminile, avrebbero ragione escort, stagiste o donne "di piccola virtù" a fare carriera, soldi o politica con la vagina.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TIC5KmD8U4I/AAAAAAAACa4/mKg9XZ_LnWo/s1600/Papessa+Giovanna+con+tiara+e+bambino+(stampa+antica+tedesca).jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 200px; FLOAT: left; HEIGHT: 268px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5512609535568401282" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TIC5KmD8U4I/AAAAAAAACa4/mKg9XZ_LnWo/s320/Papessa+Giovanna+con+tiara+e+bambino+(stampa+antica+tedesca).jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Una conferma sulla funzione della sedia viene anche dalla &lt;em&gt;Teologia portatile o Dizionario abbreviato della Religione Cristiana &lt;/em&gt;del barone d'Holbach, acuminato redattore delle voci religiose della &lt;em&gt;Encyclopédie&lt;/em&gt; di Diderot e d’Alembert. Definisce la sedia stercoraria come "sedia bucata su cui il pontefice appena eletto pone le sue sacre terga, affinché possa essere verificato il suo sesso, onde evitare l'inconveniente di una papessa".&lt;br /&gt;Ma Bartolomeo Sacchi (il famoso "Plàtina" autore del libro di gastronomia &lt;em&gt;De honesta voluptate et valetudine,&lt;/em&gt; tratto dal grande cuoco Martino da Como), era un umanista di Curia a stipendio dei Papi, e per di più prefetto della Biblioteca Vaticana. Quindi non poteva rischiare. E infatti, ricorda la sedia stercoraria in termini vaghi e ipocriti: "Questa sedia è stata così predisposta affinché colui che è investito da un sì grande potere sappia che egli non è Dio, ma un uomo, e pertanto è sottomesso alle necessità della natura".&lt;br /&gt;Laddove per "natura" non si sa bene quale delle tre funzioni della sedia forata il Plàtina intendesse privilegiare, se il defecare, il partorire - ma allora, andava benissimo la papessa Giovanna! - o il possedere (e all’occorrenza usare) i testicoli al fine di generare. Generare? E sempre lì torniamo. La lingua della Chiesa batte dove il dente duole.&lt;br /&gt;Fatto sta che perfino il fidatissimo Plàtina dove mette la fatidica sedia bucata? Nella sua &lt;em&gt;Vita della Papessa Giovanna&lt;/em&gt;, guarda caso, rafforzando così e ad altissimo livello un collegamento che invece la Chiesa di oggi esclude. Anche per C.D'Onofrio il rito aveva carattere religioso, ma non potendosi arrampicare sugli specchi sale sulla sedia. Per lui è una "sedia da parto", e simboleggerebbe nientemeno la Santa Madre Chiesa che "genera" (&lt;em&gt;aridaje!&lt;/em&gt;) i suoi figli destinandoli alla vita eterna (&lt;em&gt;Mille anni di leggenda: Una donna sul trono di Pietro&lt;/em&gt;, Romana Soc.Ed 1978). Nel Seicento inoltrato lo storico e pastore protestante D.Blondel smentì che la sedia forata servisse a provare l’esistenza dei testicoli del papa.&lt;br /&gt;Il rituale della sedia forata sarebbe stato in vigore fino al 1513. Anzi i sedili su cui posare le terga pontificali erano due - ricordava A.Boureau - chiamati "seggi curuli". Ma, obiettiamo, la rituale &lt;em&gt;sella curulis,&lt;/em&gt; riservata ai più alti magistrati Etruschi e Romani nelle cerimonie, non poteva essere di marmo, perché in origine era pieghevole, insomma un sedile di legno intarsiato e dorato a forma di X. Ad ogni modo, sul primo sedile il neoeletto papa avrebbe ricevuto lo scettro del comando e le chiavi di S.Pietro, sul secondo una cintura rossa dalla quale pendevano dodici gemme. E’ probabile che gli antichi cronisti e il popolino siano rimasti impressionati da questi sedili forati e li abbiano collegati alla storia, anzi alla leggenda, della papessa Giovanna (&lt;em&gt;La papessa Giovanna. Storia di una leggenda medievale&lt;/em&gt;, Einaudi 1991).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 400px; DISPLAY: block; HEIGHT: 269px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5517060338741794866" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TJCJJb8Z2DI/AAAAAAAACdQ/Hl2TLBQsra0/s400/Innocenzo+X+eletto+papa+1644.+Controllo+testicoli+su+sedia+stercoraria+2.jpg" /&gt;A proposito, come andò a finire la papessa? A Giovanna Angelica (così la chiama il Boccaccio) fu dato per segretario un giovane prete, erudito e raffinato, che standole sempre accanto finì per per scoprire il suo vero sesso. Così narra la storia. Ma il dramma, anzi il colpo di teatro, si compì in pubblico durante la processione di Pasqua. Tornando il Papa in Laterano, quando il corteo papale era vicino alla basilica di San Clemente, il cavallo che portava la Pontefice si imbizzarrì per la folla plaudente che stringeva la processione, e per lo spavento Giovanna ebbe doglie violente e un parto prematuro. Immenso lo scandalo. La folla - racconta la storia - fu impietosa, attribuendo il parto ad un prodigio del diavolo. La papessa fu fatta trascinare per i piedi da un cavallo e poi lapidata a morte nei pressi di Ripa Grande. Un dettaglio della leggenda vorrebbe che sulla sua tomba fosse stato inciso un verso che ricorda l’occultismo satanista: &lt;em&gt;Petre Pater Patrum Papissa Pandito Partum&lt;/em&gt;. Parole attribuite ad un indemoniato durante il passaggio della papessa. Ma qui siamo in pieno esoterismo.&lt;br /&gt;Sul luogo in cui fu svelata la vera natura della papessa, all’angolo tra via dei SS. Quattro Coronati e Via dei Querceti, fu eratta una piccola edicola votiva tuttora esistente, buia e in stato d'abbandono, nota come il "Sacello". E' chiusa da un'inferriata e risale almeno all’XI secolo. Ma nel Seicento anche l'itinerario dell'antica processione pasquale fu smentito da G.Blondel. A suo dire, la tradizionale processione papale di Pasqua verso l'800 non passava nella strada dove secondo la storia popolare - creduta vera da tutti fino alla fine del Rinaascimento - sarebbe avvenuto il parto della papessa Giovanna.&lt;br /&gt;Vera, leggendaria o simbolico-pedagogica che sia questa vicenda, resta il suo trasparente significato semantico: l'ossessione del popolo della Chiesa e delle sue gerarchie, in un'epoca confusa e violenta in cui il potere ecclesiastico si imponeva sempre più come potere politico ed economico, per la sessualità del Papa, vicario di Dio, sì, ma anche pericolosamente uomo, e per la donna, nella quale Satana era sempre pronto ad incarnarsi. Tre paure - il sesso, la donna e il diavolo - che hanno alimentato fin quasi ai notri giorni il fanatismo della Chiesa di Roma, e che la storia di Giovanna ebbe il merito di sintetizzare e simboleggiare alla perfezione.&lt;br /&gt;E Giuseppe Gioachino Belli come entra in questa contorta avventura? Come il Boccaccio, non poteva perdersi una tale bellissima storia dell'immaginario popolare, e la narra in un sonetto con la consueta sintesi scultorea d'un virtuale e ignorantissimo popolano romano:&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color:#000099;"&gt;LA PAPESSA GGIUVANNA&lt;br /&gt;Fu ppropio donna. Bbuttò vvia ’r zinale&lt;br /&gt;prima de tutto e ss’ingaggiò ssordato;&lt;br /&gt;doppo se fesce prete, poi prelato,&lt;br /&gt;e ppoi vescovo, e arfine Cardinale.&lt;br /&gt;E cquanno er Papa maschio stiede male,&lt;br /&gt;e mmorze, c’è cchi ddisce, avvelenato,&lt;br /&gt;fu ffatto Papa lei, e straportato&lt;br /&gt;a Ssan Giuvanni su in zedia papale.&lt;br /&gt;Ma cquà sse ssciorze er nodo a la Commedia;&lt;br /&gt;ché ssanbruto je preseno le dojje,&lt;br /&gt;e sficò un pupo llí ssopra la ssedia.&lt;br /&gt;D’allora st’antra ssedia sce fu mmessa&lt;br /&gt;pe ttastà ssotto ar zito de le vojje&lt;br /&gt;si er pontescife sii Papa o Ppapessa.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;26 novembre 1831&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;Versione&lt;/em&gt;. La papessa Giovanna. Fu proprio donna. Prima di tutto gettò via il grembiule e divenne soldato, poi si fece prete, poi prelato, poi vescovo e infine cardinale. E quando il papa maschio stette male e morì (c’è chi dice avvelenato) fu fatta papa lei e trasportata a S.Giovanni sulla sedia papale. Ma qui si sciolse il nodo della commedia, perché ex abrupto [all’improvviso] le presero le doglie e partorì un bambino là, sopra una sedia. Da allora un’altra sedia fu introdotta, per tastare sotto il sito delle voglie se il pontefice sia papa o papessa.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color:#3333ff;"&gt;IMMAGINI. &lt;strong&gt;1&lt;/strong&gt;. Il manifesto del film tedesco &lt;em&gt;Die Papstin&lt;/em&gt; (uscito quest'anno in Italia col titolo &lt;em&gt;La Papessa&lt;/em&gt;) tratto dal libro &lt;em&gt;Pope Jean&lt;/em&gt;, di Donna Woolfolk Cross. &lt;strong&gt;2&lt;/strong&gt;. La copertina del libro della Cross (edito in Italia da Piemme). &lt;strong&gt;3&lt;/strong&gt;. La sedia stercoraria in porfido rosso, di origine romana, conservata ai Musei Vaticani. &lt;strong&gt;4&lt;/strong&gt;. Papa-donna con bambino, una fantasiosa stampa popolare apparsa in Germania. &lt;strong&gt;5&lt;/strong&gt;. La P&lt;/span&gt;&lt;span style="color:#3333ff;"&gt;apessa, dipinta su una carta dei tarocchi per i Visconti-Sforza da Bonifacio Bembo (ca. 1450). The Pierpont Morgan Library, New York. La Papessa, è tuttora una delle carte più famose dei tarocchi, ritratta anche come la "prostituta sulla bestia" citata nell'Apocalisse. &lt;strong&gt;6.&lt;/strong&gt; Papa Innocento X appena eletto (1644) è sottoposto alla "prova della sedia" per l'accertamento della virilità.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8095194306208351106-8689919914120397232?l=mondodelbelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://mondodelbelli.blogspot.com/feeds/8689919914120397232/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8095194306208351106&amp;postID=8689919914120397232' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8095194306208351106/posts/default/8689919914120397232'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8095194306208351106/posts/default/8689919914120397232'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://mondodelbelli.blogspot.com/2010/09/papa-uomo-o-donna-una-sedia-forata.html' title='Papa uomo o donna? Una sedia forata permette di accertarlo'/><author><name>Nico Valerio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TIDQfgFH2JI/AAAAAAAACbI/F2TZK4NXe34/s72-c/Die+Papstin+(libro+e+film).jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8095194306208351106.post-6254026387757105871</id><published>2010-08-24T18:44:00.007+02:00</published><updated>2010-09-06T00:20:39.058+02:00</updated><title type='text'>Luoghi sbagliati. Quando il prete è preso per un cinghiale</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_pt6PDs-AOug/THP3p9KzGNI/AAAAAAAAAC4/iNyx-GYO5bs/s1600/Urna+cineraria.+Mito+di+Meleagro+e+caccia+al+cinghiale+caledonio.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5509019069370800338" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; HEIGHT: 193px" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_pt6PDs-AOug/THP3p9KzGNI/AAAAAAAAAC4/iNyx-GYO5bs/s320/Urna+cineraria.+Mito+di+Meleagro+e+caccia+al+cinghiale+caledonio.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Ha confessato il bracconiere che ha sparato e ucciso con un solo colpo, usando un grosso proiettile da cinghiale, nelle Murge, vicino Altamura (Bari), don Francesco Cassol, 55 anni, parroco a Longarone, scambiando – così ha sostenuto davanti ai carabinieri – il sacco a pelo dove il sacerdote dormiva all’aperto e senza tenda per "un grosso cinghiale". L’omicida confesso è Giovanni Converso Ardino, di 51 anni. Secondo le sue dichiarazioni, il cacciatore verso la mezzanotte tra il 21 e il 22 agosto è arrivato al Pulo di Altamura con la propria autovettura per cacciare di frodo i cinghiali, e si è fermato a qualche decina di metri dal terreno dove si trovavano don Cassol e i partecipanti al ‘Raid Goum’, un ritiro spirituale itinerante in località disabitate. Anche se a noi sembra incredibile, dopo aver visto la foto del luogo dell’omicidio (i cinghiali hanno un olfatto sensibilissimo, di notte si muovono, e comunque mai si fermerebbero a lungo in un terreno piatto, scoperto e povero di cespugli com’è il "deserto" di Altamura), il "cacciatore" ha dichiarato di aver scambiato al buio le sagome dei dormienti nei sacchi a pelo per un branco di cinghiali, ed ha deciso di colpire quello che riteneva essere il capo branco. Pochi istanti dopo, avendo sentito il vociare dei componenti del gruppo, si è reso conto del tragico errore, ed è fuggito con la sua auto. Questa la versione che i carabinieri hanno per ora divulgato mostrando di credere alle giustificazioni del "bracconiere".&lt;br /&gt;La lotta fra l'uomo e le fiere è di antica data. Fino al secolo scorso i pastori dovevano difendersi dai lupi, oggi sono i cinghiali a fare danni all'agricoltura, essendo in grado di riprodursi in poco tempo e di devastare in una nottata grandi estensioni di colture, specialmente il mais.&lt;br /&gt;Molteplici e interessanti i significati religioso-mitologici del cinghiale nell'antichita'. Per i celti era un animale sacro, simbolo della forza divina. In India rappresentava la forza creatrice dopo il caos originale. Molte culture mediterranee lo identificavano con la morte, ucciderlo sigificava sconfiggere gli inferi. Per i greci, al contrario, simboleggiava il coraggio virile, mentre per gli etruschi era il collegamento con le divinita' infernali e veniva cacciato di notte, sembra anche con pantere e cani feroci, al suono di flauti.&lt;br /&gt;Il DNA dei pastori e dei contadini sembra abbia ereditato parte di questi rituali antichissimi e il desiderio di combattere e uccidere il cinghiale anche in barba alle leggi esistenti.&lt;br /&gt;La zona del delitto è infatti una riserva dove è vietata la caccia a tutte le specie.&lt;br /&gt;E' utile aggiungere, infine, che questi cinghiali di grossa taglia che tanti danni fanno alle specie autoctone (piante e animali) sono stati introdotti proprio dai cacciatori, per giustificare uno "sport" oggi crudele e inutile.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;span style="COLOR: rgb(255,255,255)"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Anche il nostro Belli ha commentato un analogo ma incruento fatto di cronaca, in un sonetto:&lt;br /&gt;&lt;span style="COLOR: rgb(255,255,255)"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="COLOR: rgb(0,0,153)"&gt;LA CACCIA DE LA REGGINA&lt;br /&gt;Na Regginella annanno in portantina&lt;br /&gt;a ccaccia in d’una macchia ariservata,&lt;br /&gt;vede una bbestia nera che ss’inchina&lt;br /&gt;fra le frasche, e cce resta arimpiattata.&lt;br /&gt;Presto pijja la mira la Reggina,&lt;br /&gt;e, ppúnfete, je dà ’n’archibbusciata;&lt;br /&gt;e ggià ssu cquella bbestia mmalandrina&lt;br /&gt;tiè la siconna bbotta preparata.&lt;br /&gt;"Oh ddio, sagra Maestà, nnun m’accidete",&lt;br /&gt;strillò una vosce for de la verdura:&lt;br /&gt;"io nun zò un porco, Artezza mia, sò un prete".&lt;br /&gt;La Reggina a sto strillo ebbe pavura;&lt;br /&gt;e jje disse: "Aló, in gabbia; e imparerete&lt;br /&gt;a spaventamme in corpo la cratura". &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Roma, 10 febbraio 1833&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="COLOR: rgb(255,255,255)"&gt;.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_pt6PDs-AOug/THP3476i7OI/AAAAAAAAADA/pPc3tBiSHl0/s1600/Portantina+con+cavalli+alla+spagnola+(modellino).jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5509019326732233954" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 320px; HEIGHT: 146px" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_pt6PDs-AOug/THP3476i7OI/AAAAAAAAADA/pPc3tBiSHl0/s320/Portantina+con+cavalli+alla+spagnola+%28modellino%29.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;em&gt;Versione e spiegazione&lt;/em&gt;. La caccia della Regina. Una giovane Regina ( Maria Isabella, moglie di Francesco I Borbone, Re delle due Sicilie) mentre andava in portantina a caccia in una riserva reale (il fatto sembra accaduto realmente, nei pressi di Sorrento), vede una bestia nera che si inchina fra le frasche e vi resta rimpiattata. Sùbito, la Regina prende la mira e gli spara un'archibugiata, e già su quella bestia malandrina tiene pronto un secondo colpo. "Oh Dio, sacra Maestà non uccidetemi", strillò una voce fuori dalle frasche: "Io non sono un porco, Altezza mia, sono un prete". La Regina si spaventò per questo gridare; e gli disse: "Via, in prigione; e imparerete a spaventarmi in corpo la creatura" (la Regina era incinta). La Regina difatti condannò il "prete-porco" – così scrive il Belli in nota – ad un periodo di reclusione in un convento per averle fatto paura nel gridare aiuto.&lt;br /&gt;&lt;span style="COLOR: rgb(255,255,255)"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="COLOR: rgb(51,51,255);font-size:85%;" &gt;IMMAGINI. 1. La caccia al cinghiale è antichissima, raffigurata anche sui vasi greci, nelle tombe etrusche e in sculture etrusco-romane. Qui è in un’urna cineraria estrusca ispirata al mito di Meleagro e della caccia al cinghiale caledonio. 2. Portantina regale "alla spagnola", retta da due cavalli: molto più robusta e più alta da terra, e priva degli inermi portatori a piedi. Potrebbe verosimilmente essere stato questo il tipo scelto dalla regina incinta per la sua sortita nel bosco tra forre e cespugli fitti (modellino da collezione).&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8095194306208351106-6254026387757105871?l=mondodelbelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://mondodelbelli.blogspot.com/feeds/6254026387757105871/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8095194306208351106&amp;postID=6254026387757105871' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8095194306208351106/posts/default/6254026387757105871'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8095194306208351106/posts/default/6254026387757105871'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://mondodelbelli.blogspot.com/2010/08/posti-sbagliati-quando-il-prete-e-preso.html' title='Luoghi sbagliati. Quando il prete è preso per un cinghiale'/><author><name>Paolo Bordini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12371132796512240969</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_pt6PDs-AOug/THP3p9KzGNI/AAAAAAAAAC4/iNyx-GYO5bs/s72-c/Urna+cineraria.+Mito+di+Meleagro+e+caccia+al+cinghiale+caledonio.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8095194306208351106.post-6354038798479534291</id><published>2010-07-16T01:24:00.047+02:00</published><updated>2010-08-19T11:34:58.369+02:00</updated><title type='text'>Caldo e fastidi dell’estate nella sonnolenta Roma dei Papi</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TD-aRj9KJmI/AAAAAAAACZw/c5TNGa0E6AE/s1600/Piazza+Navona+allagata+(dipinto)+copia.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5494279696915506786" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 350px; CURSOR: hand; HEIGHT: 212px" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TD-aRj9KJmI/AAAAAAAACZw/c5TNGa0E6AE/s400/Piazza+Navona+allagata+(dipinto)+copia.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;L'afa, una calura infernale, il respiro che manca, il sole che s’infila dappertutto (i pochi portici li costruirono i piemontesi dopo il 1870), l’ombra che diventa all’improvviso un bene prezioso, introvabile, tranne che nei vicoli stretti dei rioni centrali, o nelle chiese. Ma anche molte chiese e conventi, oltre a botteghe e uffici, da mezzogiorno alle 3 del pomeriggio erano chiusi. L’addormentata "città-chiesa" dei Papi, dove gli unici eventi erano le processioni, le novene, le nuove indulgenze e le rappresentazioni sacre, non doveva badare molto alla produttività, tantomeno in estate.&lt;br /&gt;Col caldo dell’estate Roma diventa una città morta. Il solleone dei pomeriggi di luglio e agosto spaventa Papa, Sacro Collegio, nobili, diplomatici, alti prelati, preti, frati, popolani. I primi, che possono, con la scusa del pericolo del colera o della malaria, fuggono nelle ville estive, magari ai Castelli. Ma gli ultimi, che non possono, sono rintanati in casa, a far finta di non esserci. "A piazza di Spagna, se vedi qualcuno camminare, sarà o un gatto o un francese", è l’ironico detto popolare riferito con gusto da Henry d’Ideville, nel suo &lt;em&gt;Diario diplomatico&lt;/em&gt; &lt;em&gt;romano&lt;/em&gt; (a cura di G.Artom, Milano 1966).&lt;br /&gt;Questa era Roma all’aperto nelle giornate di piena estate. Un bellissimo inferno. E tra le fiamme della calura che si sollevavano dai "sampietrini", il silenzio regnava sovrano, rotto forse solo dal miagolio d’un gatto, dal frullar d’ali d’un piccione, e dallo zampillare delle mille fontane che allietano e rinfrescano ogni piazza o borgo, una grande ricchezza che ha sempre fatto di Roma una città unica al mondo.&lt;br /&gt;Una quiete che in una città abituata a vivere fuori casa non può mai essere totale. Così, un vero fastidio sono i rumori molesti dei giovani che nei cortili, sotto un fico o nelle strade in ombra, incuranti dei divieti dei vecchi, urlano, scherzano, litigano, giocano a bocce, a ruzzica, alla morra, e tirano sassi. E che danno terribilmente ai nervi, fino a causare un’ira incontenibile, a chi vuol riposare, a tapparelle abbassate, nella "pennichella". Il sonetto seguente esprime bene l’esasperazione irosa di un tipico romano disturbato dalle grida e dai giochi rumorosi di giovinastri strafottenti sotto casa.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;color:#ffffff;"&gt;.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color:#000099;"&gt;A LI CAGGNAROLI SULL'ORE CALLE&lt;br /&gt;Bastardelli futtuti, adess'adesso&lt;br /&gt;si nun ve la sbiggnate tutti quanti,&lt;br /&gt;viengo giù, ccristo, e vve n'ammollo ttanti,&lt;br /&gt;tutti de peso e cco la ggionta appresso.&lt;br /&gt;Che sso! mmai fussim'ommini de ggesso,&lt;br /&gt;da piantà llì cco la fronnetta avanti!&lt;br /&gt;Guarda che sconciature de garganti!&lt;br /&gt;Fùssiv'arti accusì, ttanto è l'istesso.&lt;br /&gt;È ggià da la viggilia de Sanpietro&lt;br /&gt;che vve tiengo seggnati uno per uno&lt;br /&gt;pe ggonfiavve de chicchere er dedietro.&lt;br /&gt;Pregat'Iddio, fijjacci de nisuno,&lt;br /&gt;pregat'Iddio d'arisfassciamme un vetro,&lt;br /&gt;e vvedete la fin de sto riduno.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;1 ottobre 1831&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TEDI5pUhakI/AAAAAAAACaA/g8a8AncwBHo/s1600/Cocomeraro+piazza+Navona+(Achille+Pinelli).jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5494612438062033474" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; CURSOR: hand; HEIGHT: 250px" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TEDI5pUhakI/AAAAAAAACaA/g8a8AncwBHo/s320/Cocomeraro+piazza+Navona+(Achille+Pinelli).jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;em&gt;Versione&lt;/em&gt;. A quelli che fanno chiasso nelle ore calde. Bastardelli fottuti, se non filate via tutti quanti, adesso scendo giù, per Cristo, e ve ne dò tanti [di sganassoni], di forza e con la giunta. E che! nemmeno fossi un uomo di gesso [quindi insensibile a tutto e incapace di reagire] da piantarsi fermo come una statua con tanto di foglia di fico davanti! Guarda tu che sconcio da gradassi prepotenti! Anche se voi foste alti così [cioè ragazzini] sarebbe lo stesso. E’ già dalla vigilia di San Pietro che vi ho catalogati uno per uno per farvi il sedere gonfio di botte. Pregate Dio, figliacci di nessuno, pregate Dio di rompermi di nuovo un vetro, e vedrete che fine farà la vostra combriccola. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;In un suo saggio intitolato &lt;em&gt;Afa. Antologia sull’insopportabile caldo romano,&lt;/em&gt; Luigi Ceccarelli (celebre come romanista con lo pseudonimo di "Ceccarius") ha riunito i vari sinonimi riportati dai linguisti romani. E’ afa, ma anche &lt;em&gt;bafa, callaccia&lt;/em&gt; o addirittura &lt;em&gt;sbafa&lt;/em&gt;, l’aria afosa opprimente, il caldo soffocante e snervante (G.Vaccaro, &lt;em&gt;Vocabolario romanesco belliano e italiano-romanesco, &lt;/em&gt;Roma 1969). Conviene il Chiappini, per cui &lt;em&gt;callaccia&lt;/em&gt; è l’afa, il caldo fastidioso, la calura (&lt;em&gt;Vocabolario romanesco&lt;/em&gt;, Roma 1992). All’afa, però, Roma ha, o meglio aveva, l’antidoto: il "ponentino". Una brezza che spira da Ponente cioè dal mare verso Roma e che si leva al calare del sole rinfrescando l’aria arroventata dei pomeriggi estivi. E’ una delle caratteristiche climatiche della città, a causa della sua posizione tra il mare e catene di colline, ma al presente il continuo dilagare di nuove costruzioni sulla costa e nei quartieri occidentali della città, sta mano a mano alterando la configurazione del terreno, ed il "ponentino" non riesce ormai più a giungere sino al centro della città (F.Ravaro &lt;em&gt;Dizionario romanesco&lt;/em&gt;, Roma 2000).&lt;br /&gt;Così desiderato è ogni genere di refolo d’aria o brezza che a Roma esiste perfino un "vicolo de’ Venti" (rione Regola, a S.Caterina della Rota). Dove, in ogni stagione e ora del giorno si dovrebbe notare sensibilissimo il soffiare dei venti (A Rufini, &lt;em&gt;Dizionario etimologico-storico delle strade, piazze,borghi e vicoli della città di Roma&lt;/em&gt;, Roma 1847).&lt;br /&gt;E Ceccarius fa bene a ricordarsi di due versi del grande Zanazzo, il più belliano degli studiosi ed eredi del Belli, tratti da una sua poesia del 16 aprile 1882 (G.Zanazzo, &lt;em&gt;Poesie romanesche&lt;/em&gt;, a cura di G.Orioli, Roma 1968), in cui nelle segrete Camere pontificie la spossatezza domina perfino tra &lt;em&gt;Li servitori in anticammera&lt;/em&gt; &lt;em&gt;durante er Concistoro delli Cardinali&lt;/em&gt;:&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#000099;"&gt;Che sbafa! Che callaccia! Opri le porte&lt;br /&gt;armeno gioca l’aria…&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Il Belli, che era freddoloso e morì con uno scaldino in mano, dedica al caldo e all’estate due realistici sonetti, però curiosamente scritti in pieno inverno, il 7 e l’8 febbraio. E allora, tra i rigori del gelo, deve trattarsi d’una rievocazione (M.Teodonio), se non addirittura d’un acuto desiderio, tecnicamente ben servito dal sistema di appunti e varianti di "rime pronte" a cui poteva ricorrere in ogni momento dell'anno l’organizzatissimo sonettista:&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color:#000099;"&gt;ER CALLO&lt;br /&gt;Uff! che bbafa d’inferno! che callaccia!&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#000099;"&gt;Io nun ho arzato un deto e ggià ssò stracca:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#000099;"&gt;oh cche llasseme-stà! ssento una fiacca,&lt;br /&gt;che nnun zò bbona de move le bbraccia.&lt;br /&gt;Sto nnott’e ggiorno co li fumi in faccia,&lt;br /&gt;sudanno a ggocce peggio d’una vacca;&lt;br /&gt;che inzino la camiscia me s’attacca&lt;br /&gt;su la pelle. Uhm, si ddura nun ze caccia.&lt;br /&gt;Ho ttempo a ffamme vento cor ventajjo,&lt;br /&gt;a bbeve acqua e sguazzamme a le funtane:&lt;br /&gt;è ttutto peggio, perché ppoi me squajjo.&lt;br /&gt;P’er maggnà, ccrederai? campo de pane.&lt;br /&gt;E nnun te dico ggnente der travajjo&lt;br /&gt;de ste purce, ste mosche e ste zampane.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Roma, 7 febbraio 1833&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;em&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5494635795358224066" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 400px; CURSOR: hand; HEIGHT: 326px; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TEDeJOB5DsI/AAAAAAAACaI/nUpuDp29_Nk/s400/Sorbettaro+ambulante+(litografia+acquerellata+CTMuller+1820).jpg" border="0" /&gt;Versione&lt;/em&gt;. Il caldo. Uff! Che afa d’inferno! Che calura! Non ho fatto il minimo movimento, eppure sono già stanchissima: oh, che apatia! Sento una debolezza tale che non posso neanche alzare le braccia. Notte e giorno ho le caldane sul viso, sudando a gocce peggio di una vacca, tanto che perfino la camicia mi si attacca alla pelle. Uhm, se dura questa situazione non se ne esce. Tempo sprecato a farmi vento col ventaglio, bere acqua, e sguazzare nelle fontane, è peggio, perché poi mi squaglio. In quanto al mangiare, ci crederai?, vivo di pane. E non ti dico nulla del fastidio di queste pulci, mosche e zanzare.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;In un crescendo di enfasi che ha punte drammatiche vagamente dantesche, il Belli adombra in una piccola "fine del Mondo" di stampo popolare la leggenda – suffragata anche da qualche medico – che il gran caldo estivo portasse addirittura le terribili febbri contagiose (la "mal aria", appunto) di cui Roma allora era infestata, prima delle grandi riforme dello Stato unitario, a causa degli acquitrini che la circondavano, delle condizioni di vita poco igieniche e della conseguente debolezza verso le infezioni di cui soffriva la popolazione, nella totale indifferenza della Chiesa.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="color:#000099;"&gt;L’ISTATE&lt;br /&gt;’Na caliggine come in cuest’istate&lt;br /&gt;nu la ricorda nemmanco mi’ nonno.&lt;br /&gt;Tutt’er giorno se smania, e le nottate&lt;br /&gt;beato lui chi rrequia e ppijja sonno!&lt;br /&gt;L’erbe, in campaggna, pareno abbrusciate:&lt;br /&gt;er fiume sta cche jje se vede er fonno:&lt;br /&gt;le strade sò ffornasce spalancate;&lt;br /&gt;e sse diría che vvadi a ffoco er Monno.&lt;br /&gt;Nun trovi antro che ccani mascilenti&lt;br /&gt;sdrajati in ’gni portone e ’ggni cortile,&lt;br /&gt;co la lingua de fora da li denti.&lt;br /&gt;Nun piove ppiú dda la mità dd’aprile:&lt;br /&gt;nun rispireno ppiú mmanco li venti...&lt;br /&gt;Ah! Iddio sce scampi dar calor frebbile!&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Roma, 8 febbraio 1833&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;em&gt;Versione&lt;/em&gt;. L’estate. Una caligine come in quest’estate non la ricorda neanche mio nonno. Tutto il giorno si smania, e di notte beato chi ha requie e prende sonno! Le erbe in campahna sembrano bruciate: il Tevere è così povero d’acqua che gli si vede il fondo, le strade sono fornaci spalancate, e si direbbe che vada a fuoco il Mondo. Non trovi altro che cani macilenti straiati in ogni portone e cortile, con la lingua fuori dai denti. Non piove dalla metà di aprile, non respirano più neanche i venti… Ah Iddio ci scampi dal calor febbrile!&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;"12 luglio 1845. Dal 6 al 9 abbiamo avuto un caldo che talvolta fece ascendere il termometro di sopra i gradi 28 &lt;em&gt;(gradi Réaumur, pari a 35°C. NdR).&lt;/em&gt; Ai 7 ascese a gradi 28,6 &lt;em&gt;(pari a 36°C, NdR).&lt;/em&gt; Dal 1842 non avemmo un caldo simile (N.Roncalli, &lt;em&gt;Cronaca di Roma 1844-1848&lt;/em&gt;, vol I, Roma 1972. E ancora, scriveva lo storico Gregorovius in &lt;em&gt;Diari romani&lt;/em&gt; il 19 agosto 1861: "Il caldo straordinario ha mandato a monte i miei lavori, i risultati di 44 giorni sono molto meschini" (Ceccariuis). A noi moderni, con l'aumento delle temperature medie degli ultimi decenni, un caldo simile sembra normale: si verifica ad ogni estate. Ad ogni modo, se vivesse oggi a Roma, d'estate, Gregorovius scriverebbe solo grazie all'aria condizionata! &lt;/p&gt;&lt;p&gt;Un altro diario. "26 giugno 1801: fa da ieri in qua un grandissimo caldo". "1 luglio 1801: caldo grandissimo". Il principe Chigi, che registrava nel suo diario con maniacale fissazione aristocratica ogni variazione di calore e umidità, cercava refrigerio alla fontana di piazza del Popolo. Ebbene, per assicurarsi che ci fosse un refolo di vento vi immergeva, essendo il dito troppo proletario, la punta del bastone: osservando che una parte si asciugava prima dell’altra si accertava della direzione e dell’esistenza stessa del vento.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;E dal caldo veniva il colera, si pensava allora. "26 luglio 1831: oggi è cominciato un triduo nella chiesa dell’Anima con indulgenza per implorare la cessazione del flagello del cholera, che ha penetrato in qualche parte degli stati dell’Imperatore. 6 agosto 1835: oggi è cominciata una divozione di dieci giorni in 16 chiese dedicate alla Madonna, oltre alla chiesa di S Rocco, con indulgenza plenaria per chi v’interverrà 7 volte, ad effetto d’impetrare l’allontanamento del morbo che ci minaccia". 9 agosto 1835 Essendosi riconosciute insufficienti le 16 chiese destinate per l’indulgenza, ne sono state accresciute altre 8, delle più vaste. Nello stesso tempo si è annunziata la riduzione da 7 volte a 5 per l’acquisto dell’indulgenza (C.Fraschetti, &lt;em&gt;Diario del Principe Agostino Chigi dal 1830 al 1855&lt;/em&gt;, con un saggio di curiosità storiche sulla vita della Roma dell’epoca (Tolentino 1906).&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Insomma, sempre i soliti, i Papi Re! Il colera lo combattevano non con i medici o l’igiene, ma a colpi di massicce preghiere. Tridui e novene, anziché canalizzazioni agricole. Sconti &lt;em&gt;last minute&lt;/em&gt; sulle indulgenze, anziché estratto di chinina. Tanto, si sa, malati o sani, sarebbero andati tutti comunque all'inferno.&lt;br /&gt;Anche per questo, il colera terrorizzava tutti, preti, nobili e popolo. E la preoccupazione di Chigi era quasi un presentimento: la moglie muore di colera nell’epidemia del 1837, e anche lui morirà nel 1855, colpito probabilmente dallo stesso morbo (Ceccarius). E che l’estate romana equivalesse alle malattie, lo dice anche il Belli nel sonetto terroristico &lt;em&gt;L’aria cattiva&lt;/em&gt; (5 giugno 1845) che oggi farebbe inviperire l'Ufficio del Turismo. E se pensiamo all'attuale Estate Romana, quant'è lontana la Roma di oggi dalle epidemie papaline!:&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;color:#ffffff;"&gt;.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color:#000099;"&gt;Scappate via, sloggiate, furistieri:&lt;br /&gt;fora, pe ccarità, cch’entra l’istate.&lt;br /&gt;Presto, fate fagotto, sgommerate,&lt;br /&gt;ché mmommò a Rroma so affaracci seri.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;…&lt;/strong&gt; &lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Ché cqui er callo è un giudizzio univerzale:&lt;br /&gt;l’aria de lujji e agosto ammazza tutti.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TEBZ1UpWNmI/AAAAAAAACZ4/Ln6fBDiwlCs/s1600/Gioco+delle+bocce+(B.Pinelli).jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5494490318002075234" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 368px; CURSOR: hand; HEIGHT: 239px" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TEBZ1UpWNmI/AAAAAAAACZ4/Ln6fBDiwlCs/s320/Gioco+delle+bocce+(B.Pinelli).jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Così, da metà giugno a fine settembre Roma si svuotava di Papa, Sacro Collegio, alti prelati, diplomatici, aristocratici e borghesi benestanti, perché - altro che inverno - si riteneva che la "malaria" infuriasse col colera e altri morbi proprio nel mezzo dell'estate. Tutti quelli che potevano andavano ai castelli nelle ville di Albano, Castelgandolfo, Frascati, o ai bagni di mare. La malaria, in senso stretto, poi, era tipica dell’estate romana, le campagne essendo paludose e infestate di zanzare. Nessun quartiere romano ne era esente, soprattutto la periferia (Ceccarius).&lt;br /&gt;Perciò, non appena un popolano diventava un minimo benestante, sùbito faceva mostra di "andare in villeggiatura", ai Castelli, come la "sora Irene" del sonetto seguente, che non avendo una carrozza privata ci va in diligenza. "Smanie della villeggiatura", le aveva chiamate Goldoni, graffiando anch’egli le tipiche pretese piccolo-borghesi dei neo-ricchi:&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color:#000099;"&gt;LA PARTENZA PE LA VILLEGGIATURA&lt;br /&gt;Sor’Irene, e ccusí? ss’arivà ffora?&lt;br /&gt;E ss’è lléscito, indove? Eh ggià, a Ffrascati,&lt;br /&gt;a cqueli belli crimi imbarzimati.&lt;br /&gt;Ecco cqua che vvor dí dd’èsse siggnora.&lt;br /&gt;Ma ssa cche cco ste sciarle è vventun’ora,&lt;br /&gt;e li cavalli ggià stanno attaccati?&lt;br /&gt;Anzi, in ner leggno sciò vvisto du’ frati&lt;br /&gt;che la prèsscia d’annà sse li divora?&lt;br /&gt;J’hanno messa la robba, eh sor’Irene?&lt;br /&gt;Oh bbrava: ma jj’avverto che vvò ppiove:&lt;br /&gt;veda che ttutto sii cuperto bbene.&lt;br /&gt;Ôh, ddunque, arivedèndola; e co cquesto&lt;br /&gt;facci bbon viaggio, sce dii le su’ nove,&lt;br /&gt;se diverti, s’ingrassi, e ttorni presto.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;24 settembre 1835&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;,&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;Versione&lt;/em&gt;. La partenza per la villeggiatura. Signora Irene, si va di nuovo fuori, è così? E dove, se è lecito? E già, a Frascati, con quel bel clima balsamico. Ecco che vuol dire esser signora. Ma sa che con queste ciarle siamo arrivati alle 21, e i cavalli sono già attaccati? Anzi, in carrozza ho visto due frati che la premura di andare si divora. Le hanno caricato i bagagli, eh, signora Irene? Oh, brava, ma l’avverto che sta per piovere: veda che tutto sia coperto bene. Oh, dunque, arrivederla; e con questo faccia buon viaggio, s’ingrassi e torni presto.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;E il popolo? L'unico refrigerio che gli era consentito era di andare a vedere i nobili che in carrozza "si rinfrescavano" con curiose e spettacolari passeggiate sull'acqua in una piazza Navona allagata (dove a bagnarsi, però, erano solo le ruote e le zampe dei cavalli). Altrimenti una bella fetta di cocomero, molto raramente un gelato, perché i sorbetti offerti dai "sorbettari ambulanti" del Centro costavano cari. Altrimenti, doveva industriarsi ad evitare il sole camminando acrobaticamente lungo le "linee d'ombra" dei palazzi nobiliari. Ma con un pizzico di conquista democratica che a Parigi e a Londra si sognavano, perché potevano godere del romanissimo diritto ai "trapassi". Per lunga tradizione, i grandi palazzi aristocratici con più portoni erano gravati da una singolare servitù di passaggio: chiunque vi poteva entrare, probabilmente sotto lo sguardo di occhiuti guardaportoni, poteva percorrere lunghi e freschi corridoi, cortili e giardini, e uscire da un altro portone. Perfino nel più grande di tutti, il palazzone papale del Quirinale, anche il giovane "cascherino" del fornaio col pane da consegnare, la lavandaia con la sporta o un ragazzino del popolo a piedi nudi, potevano entrare alle Quattro Fontane e uscire dalla porta della Dataria, praticamente su Fontana di Trevi. Lo scrive lo stesso Belli nel sonetto &lt;em&gt;La strada cuperta&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="color:#000099;"&gt;Chi vvò vvienì da le Cuattro-Funtane&lt;br /&gt;ssempre ar cuperto, ggiù a Ffuntan-de-Trevi&lt;br /&gt;entri ar porton der Papa...&lt;br /&gt;... Com'è arrivato a la Panettaria&lt;br /&gt;... scappi dar porton de Dataria.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;M.Bosi vi accenna nel saggio &lt;em&gt;Un privilegio perduto: i trapassi dei portoni&lt;/em&gt; in "Strenna dei Romanisti", Roma 1972. Così il popolino evitava il caldo e il sole, e "tagliava" tortuosi percorsi sotto il sole cocente dell'estate nel Centro di Roma. E anche se le guardie civiche vigilavano e il "monsignor illustrissimo delle strade" in teoria vietava e puniva qualsiasi cosa, poteva sempre farsi un bel pediluvio nelle mille fontane romane. L'igiene dello Stato della Chiesa ne aveva tutto da guadagnare.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:verdana;font-size:85%;"&gt;&lt;span style="color:#3333ff;"&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;IMMAGINI. 1. Piazza Navona allagata, una vecchia tradizione durata fino all'Ottocento che si ripeteva ad ogni estate come festa curiosamente riservata alle carrozze. 2. Il cocomeraro di piazza Navona (acquerello di A.Pinelli). 3. Il sorbettaro ambulante mostra ai passanti un gelato (stampa popolare). 4. Giovani giocatori di bocce. Tra urla, commenti e litigi, il clamore del gioco all'aperto rompeva la quiete dei caldi pomeriggi romani.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8095194306208351106-6354038798479534291?l=mondodelbelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://mondodelbelli.blogspot.com/feeds/6354038798479534291/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8095194306208351106&amp;postID=6354038798479534291' title='9 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8095194306208351106/posts/default/6354038798479534291'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8095194306208351106/posts/default/6354038798479534291'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://mondodelbelli.blogspot.com/2010/07/caldo-e-fastidi-dellestate-nela.html' title='Caldo e fastidi dell’estate nella sonnolenta Roma dei Papi'/><author><name>Nico Valerio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TD-aRj9KJmI/AAAAAAAACZw/c5TNGa0E6AE/s72-c/Piazza+Navona+allagata+(dipinto)+copia.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>9</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8095194306208351106.post-6424026472396768278</id><published>2010-07-10T10:26:00.014+02:00</published><updated>2010-07-11T11:27:13.848+02:00</updated><title type='text'>A ognuno il suo rischio: il volo, la notte, il cavallo, il maiale!</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_pt6PDs-AOug/TDgwh05LbeI/AAAAAAAAACo/c_Q4NJ5eQjs/s1600/Volo+Paolo+Andreani+e+fratelli+Gerii+a+Brugherio+%28Mi%29+1784..jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5492193103270604258" style="float: left; margin: 0px 10px 10px 0px; width: 300px; height: 296px;" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_pt6PDs-AOug/TDgwh05LbeI/AAAAAAAAACo/c_Q4NJ5eQjs/s320/Volo+Paolo+Andreani+e+fratelli+Gerii+a+Brugherio+%28Mi%29+1784..jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Te la sei cercata? Allora, neanche Dio può farci nulla: &lt;em&gt;Qui amat periculum, peribit in illo.&lt;/em&gt; E’ il latinorum dei preti, che sentenzia: chi ama il pericolo, in esso morirà. La morale cattolica è proprio il contrario di quella tipica dei Paesi anglosassoni e protestanti, amanti del rischio. Nel &lt;em&gt;Trattato di Teologia Ascetica e Mistica &lt;/em&gt;si spiega infatti: “Dio non soccorre chi volontariamente, senza necessità si mette in pericolo…”&lt;br /&gt;Il Belli si sofferma sul tema del pericolo, della morte e della fatica di vivere del popolo di Roma. Fatica e pericolo dovuti sia a mestieri di per sé a rischio, sia al degrado della città e alle leggi liberticide di uno stato feudale.&lt;br /&gt;Il sonetto per l'incidente mortale allo scozzone (lo scozzone era il cavalcante, servo che accompagnava a cavallo il padrone), e' cronaca asciutta, con una venatura di dolorosa fatalita', legata al pericolo che incombe sul protagonista: "Morte certa, ora incerta", direttamente legata alla fatica di vivere nella Roma dei primi '800.&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 153);"&gt;LO SCOZZONE&lt;br /&gt;Tu ssai dov’è Ssan Nicola in Narcione:&lt;br /&gt;bbè, a la svortata llí der Gallinaccio&lt;br /&gt;er cavallo je prese un scivolone,&lt;br /&gt;turutuffete, e llui diede er bottaccio.&lt;br /&gt;Ecco si cche vvor dí mmontà un sturione,&lt;br /&gt;mette la vita in mano a un cavallaccio:&lt;br /&gt;coll’antri è annato via sempre bbenone:&lt;br /&gt;co cquesto è ito ggiú ccom’uno straccio.&lt;br /&gt;Restò ggelato, povero Cammillo!&lt;br /&gt;Ce s’incontrò er decane de Caserta&lt;br /&gt;che nu l’intese fà mmanco uno strillo.&lt;br /&gt;Disce Iddio: Morte scerta, ora incerta:&lt;br /&gt;chi er risico lo vò, ribbinitillo&lt;br /&gt;omo a ccavallo sepportur’uperta.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;22 gennaio 1832&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Versione. Lo Scozzone (il cavalcante). Sai dov'e' San Nicola in Arcione (chiesa oggi scomparsa): all'incrocio con via del Gallinaccio il cavallo scivolo' , turutuffete (espressione per il rumore di una caduta) e lui cadde pesantemente. Ecco cosa vuol dire montare uno sturione (cavalo magro e macilento), mettere la vita nelle mani di un cavallaccio: con gli altri andava via sempre benone: con questo e' andato giu' come uno straccio. Resto' morto sul colpo, povero Camillo! ci si incontro' il capo dei servitori del Duca di Caserta che non gli senti' fare neanche uno strillo. Dice Dio: morte certa ora incerta: qui amat periculum, peribit in illo (chi ama il pericolo in esso perira'): uomo a cavallo sepoltura aperta (tre diversi proverbi).&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Quest' ultima terzina si puo' collegare a tanti fatti di cronaca dei nostri giorni: ad esempio la morte di Pietro Taricone nel corso di un lancio con paracadute, o quella quasi contemporanea del ragazzino Francesco di 13 anni che forse praticava sul tetto della scuola il parkour, una pericolosa disciplina metropolitana acrobatica.&lt;br /&gt;Il primo era l'epitome del ragazzo che ce l'aveva fatta, diventato famoso dopo la partecipazione alla prima edizione del &lt;em&gt;Grande Fratello&lt;/em&gt; con il suo atteggiamento da macho, ma anche da filosofo popolare, che lo aveva fatto amare dal pubblico di giovani e adolescenti. “Mi sento come una barchetta che è stata trainata al largo dal Titanic, da questa corazzata che è la televisione: e ora come ci torno a riva?” disse nella sua prima intervista, rilasciata a Curzio Maltese.&lt;br /&gt;Forse lo ha portato a una fine prematura la sua predilezione per gli sport rischiosi, e' rimasto vittima di volontaria ritardata apertura del paracadute durante una discesa acrobatica, il desiderio di impersonare compiutamente il suo ruolo alla Bruce Willis, insomma un eccesso di confidenza nelle sue capacita' da Superman.&lt;br /&gt;Il secondo, il ragazzino di 13 anni che era salito di notte con un compagno sul tetto della sua scuola, caduto da un' altezza di 12 metri per la rottura di un lucernario. Una delle ipotesi e' che anche lui si stesse cimentando al buio in una specie di sport che comporta grande abilita', riflessi prontissimi e un bel po' di rischio di farsi male.&lt;br /&gt;Sembra che siano molti gli studenti che, sia di giorno che di notte, salgono, o forse e' meglio dire salivano, sulla sommità di quella scuola. Alcuni provano il brivido di saltare da un tetto all’altro praticando questo “&lt;em&gt;parkour&lt;/em&gt;”, disciplina metropolitana che consiste nel portare a termine percorsi estremi con salti e passaggi acrobatici. I ragazzi girano dei video con i loro telefonini e poi li caricano su Youtube.&lt;br /&gt;Cosa ci fa associare questi due tragici avvenimenti? Il desiderio di confrontarsi con il pericolo, da sempre presente nel DNA dell'uomo. Il successo del macho nel senso piu' lato: con le donne, con la carriera e i soldi, sbattuto in faccia alle nuove generazioni dai mass media. La vita troppo monotona della gente comune, il desiderio di emergere comunque, o comunque di emulare chi emerge. La mancanza dei tradizionali pericoli nella vita moderna. Ricordiamo i secoli bui dell' Europa attraversata da guerre che duravano per intere generazioni, la guerra dei cento anni tra Francia e Inghilterra, dal 1337 al 1453, quella dei trenta anni, dal 1618 al 1648 in tutta Europa, che avevano veramente spopolato interi paesi. Per non parlare delle due guerre mondiali del secolo scorso.&lt;br /&gt;Sembra agli psicologi che oggi il surrogato della guerra sia il pericolo fai da te. L' invenzione di bravate come il passeggiare sui tetti dei treni in corsa, lo sdraiarsi sui binari in attesa che passi un treno, possibilmente merci, per evitare le deiezioni dai gabinetti.&lt;br /&gt;Pietro e Francesco sono insomma stati vittime della loro ricerca del rischio. Il rischio esiste nella vita di oggi, ma andarselo a cercare insieme ad amici e colleghi in situazioni, o codificate da una disciplina, come il paracadutismo, o di novissima invenzione come il parkour, e' veramente speciale e di grande attrazione. Ma, abbiamo visto, anche di grandissimo pericolo.&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Ma torniamo alla vita nella Roma dei primi '800. Il pericolo di perderla era legato alla professione, alle insidie di briganti e malfattori, a imprevedibili risse che potevano scoppiare, come anche oggi, per futili motivi. E ogni vero popolano romano portava il coltello. Ma anche per il semplice arrischiarsi di andare per la citta' di notte, nel buio piu' completo e totale, come racconta il sonetto:&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 153);"&gt;CHI VA LA NOTTE, VA A LA MORTE&lt;br /&gt;Come sò lle disgrazzie! Ecco l’istoria:&lt;br /&gt;co cquell’infern’uperto de nottata&lt;br /&gt;me ne tornavo da Testa-spaccata&lt;br /&gt;a ssett’ora indov’abbita Vittoria.&lt;br /&gt;Come llí ppropio dar palazzo Doria&lt;br /&gt;sò ppe ssalí Ssanta Maria ’nviolata,&lt;br /&gt;scivolo, e tte do un cristo de cascata,&lt;br /&gt;e bbatto apparteddietro la momoria.&lt;br /&gt;Stavo pe tterra a ppiagne a vvita mozza,&lt;br /&gt;quanno c’una carrozza da Signore&lt;br /&gt;me passò accanto a ppasso de bbarrozza.&lt;br /&gt;«Ferma», strillò ar cucchiero un zervitore;&lt;br /&gt;ma un voscino ch’escì da la carrozza&lt;br /&gt;je disse: «Avanti, alò: cchi mmore more».&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;21 gennaio 1832&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Versione. Chi va di notte, va alla morte (proverbio). Come accadono le disgrazie! Ecco la storia: con quella notte d'inferno me ne tornavo da Testa spaccata, (contrada di Roma scomparsa per costruire il monumento a Vittorio Emanuele II) a sette ore dopo l'avemaria (le ore si contavano a partire dall'avemaria, e percio' variavano con le stagioni, circa la mezzanotte a Gennaio) dove abita Vittoria. Quando proprio al palazzo Doria sto per salire ( il livello del Corso era molto piu' basso a quei tempi e c'erano alcuni gradini) a Santa Maria in Via Lata, scivolo fo una bruttissima caduta e batto la parte posteriore della testa ( dove si credeva fosse la memoria del cervello). Mentre stavo a piangere a terra come una pianta di vite recisa (che dia gocce di linfa) mi passo' accanto una carrozza signorile a lento procedere. Ferma, strillo' al cocchiere un servitore, ma una vocetta che usci' dalla carrozza gli disse: avanti , andiamo, chi muore muore.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_pt6PDs-AOug/TDgwsRxGe0I/AAAAAAAAACw/hajFNXOXVX0/s1600/Ripresa+dei+cavalli+berberi+a+p.Venezia+%28Carnevale+romano,+A.Pinelli+1835%29.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5492193282820045634" style="float: left; margin: 0px 10px 10px 0px; width: 320px; height: 212px;" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_pt6PDs-AOug/TDgwsRxGe0I/AAAAAAAAACw/hajFNXOXVX0/s320/Ripresa+dei+cavalli+berberi+a+p.Venezia+%28Carnevale+romano,+A.Pinelli+1835%29.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Un altro elemento di pericolo poteva esistere durante violenti temporali; molte strade di Roma non avevano fognature per la raccolta dell'acqua piovana, che scorreva nelle "pianare", in pratica al centro della strada, che potevano trasformarsi in un vero e proprio torrente, con il rischio di trascinare a fiume il malcapitato.&lt;br /&gt;Oggi rischi del genere ci fanno sorridere, almeno a Roma, mentre ai nostri giorni il dissesto idrogeologico si porta via paesi interi costruiti con troppa disinvoltura.&lt;br /&gt;A proposito di attivita' sportive, anche ai tempi del Belli esistevano avvenimenti popolari e sport estremi, molto pericolosi.&lt;br /&gt;La corsa dei cavalli berberi da piazza del Popolo a piazza Venezia durante il carnevale era un avvenimento paragonabile alla antica, ma ancora attuale, corsa dei tori di Pamplona in Spagna. Specialmente alla fine della corsa, alla "ripresa", potevano avvenire incidenti anche molto gravi con persone travolte dai cavalli, tanto che anche il Belli ne fa cenno, parlando di un noto medico che si andava a posizionare dallo speziale Cesanelli in posizione strategica vicino alla "ripresa", per assistere clienti bisognosi di cure o di trasporto in ospedale, una specie di pronto soccorso fai da te.&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);font-size:78%;" &gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 153);"&gt;LA SERVA DER CERUSICO&lt;br /&gt;Nun c’è er padrone: ha avuta una chiamata&lt;br /&gt;pe ccurre a ffà ar momento ’na sanguiggna,&lt;br /&gt;a Ppasquino a ’na pover’ammalata,&lt;br /&gt;c’ho intes’a ddí cche ssii frebbe maliggna.&lt;br /&gt;Eppoi pijja un straporto e vva a ’na viggna&lt;br /&gt;for de ’na scerta porta ch’è sserrata,&lt;br /&gt;a ccurà ’na cratura co la tiggna,&lt;br /&gt;che da un mese nun l’ha ppiú vvisitata.&lt;br /&gt;A pproposito!... oggi entra carnovale!&lt;br /&gt;Ebbè, vvoi lo trovate a or de Corza&lt;br /&gt;drento da Scesanelli lo spezziale.&lt;br /&gt;Ché oggn’anno in quer frufrú dde la ripresa&lt;br /&gt;quarche ddisgrazzia ha d’accadé ppe fforza,&lt;br /&gt;e ppe ggrazzia de ddio s’è ssempre intesa.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;22 marzo 1834&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);font-size:78%;" &gt;.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Versione. La domestica del cerusico. Il padrone non c’è: ha avuto una chiamata per correre a mettere subito una sanguisuga a piazza Pasquino [nota statua “parlante”] ad una povera ammalata, che ho sentito dire abbia la febbre maligna. Poi prende una carrozza e va in campagna uscendo da una porta [di Roma] che è sempre chiusa [nota il Belli: Le porte disusate di Roma sono la Pinciana, la Fabbrica e la Castello, la prima sotto il Pincio, la seconda presso la Fabbrica di S. Pietro in Vaticano, e la terza accanto alle fosse del Castello, già Mausoleo di Adriano] per curare una bambina con la tigna, che da un mese non l’ha più visitata. A proposito, oggi entra il Carnevale! E allora lo troverete all’ora della Corsa [quando i cavalli berberi sciolti correvano all’impazzata lungo il Corso] nella farmacia Cesanelli. Perché ogni anno in quella confusione della ripresa [i cavalli venivano fermati da coraggiosi cavallari, ma spesso c’erano feriti e calpestati, anche tra i passanti] qualche disgrazia accade per forza, e per grazia di Dio c’è sempre stata.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Altro sport pericoloso era l'ascensione in mongolfiera. Il primo volo fu dei fratelli Montgolfier nel 1783 a Parigi. I Montgolfier erano fabbricanti di carta e i primi "globi aerostatici" erano per l'appunto di carta, sopra il cui involucro era distesa una rete da pescatori che consentiva una certa resistenza durante il volo. Anche a Roma vi furono alcune ascensioni a meta' dell ' 800. Nel 1853 Luigi Piana muore per ipossia (mancanza di ossigeno) su un pallone a doppia camera in volo su Roma. E anche un’altra tragedia impressionò tutti. Pio IX, che presso il popolo aveva fama di jettatore, aveva dato la sua paterna benedizione per una ascensione e il pallone aerostatico cadde rovinosamente con la morte degli aeronauti, tanto che lo stesso Papa si astenne da autorizzare, e sopratutto benedire, altre ascensioni per lungo tempo.&lt;br /&gt;Ma c’era anche chi, uomo di potere della Chiesa abituato a vivere tra gli agi, non correva il rischio di camminare a piedi di notte, di coprirsi di gloria in battaglia, di salire eroicamente in pallone, tantomeno di montare un cavallo bizzarro. Al massimo si abbuffava fino a scoppiare d’indigestione. Un pericolo adatto ai cardinali di Santa Romana Chiesa, quello della morte per intemperanze alimentari. Per loro la fatica di vivere e' la fatica a digerire, insinua il caustico Belli, che sull’avidità dei prelati, anche per il cibo, intinge spesso i crostini nei suoi saporiti sonetti. Come nei quattro per la morte del cardinale Placido Zurla, Vicario di Gregorio XVI, "er cardinal camannolese" che sono festosi, quasi celebrativi per la scomparsa di un odiato personaggio, visto come la peggiore espressione dell’avidità del potere temporale del papato. E dire che il Cardinale Vicario vigilava sui costumi!&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 153);"&gt;Sí, amichi, finarmente stammatina&lt;br /&gt;s’è sparza la staffetta da per tutto&lt;br /&gt;che ss’è vvotato er zacco de farina,&lt;br /&gt;che ss’è squajjato er vesscigon de strutto.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;...&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 153);"&gt;Un po' ppiú cche ccampava er Cardinale,&lt;br /&gt;er vino che sse trova a sto paese&lt;br /&gt;nun arrivava manco a ccarnovale&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);"&gt;. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Versione. Si amici finalmente stamattina si e' sparsa la notizia che si e' vuotato il sacco di farina, che si e' liquefatto il vescicone di strutto (il Cardinale era un omone, forte mangiatore e bevitore). Se il Cardinale avesse vissuto piu' a lungo, il vino del Vaticano non sarebbe arrivato neanche a carnevale.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;Ma, a proposito di cardinali, indovinate che fine poco gloriosa fa un altro cardinale, che invece di montare qualche cavallo bizzarro o scozzone, preferisce scozzonare (cioè montare e domare) una ugualmente bizzosa marchesa sposata, a quanto lascia intendere un maligno servitore. Ma, ecco il busillis, rischia di morire (o muore, non è chiaro) per la grande abbuffata a tavola, come mostra di credere il Belli, o per il troppo sesso con la marchesa, o per aver fatto a piedi le Sette Chiese, oppure per tutti e tre gli strapazzi insieme?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);font-size:85%;" &gt;. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 153);"&gt;ER CARDINALE&lt;br /&gt;M’ha ddetto er zotto-coco der Marchese&lt;br /&gt;che cquer zervo-de-ddio der Cardinale&lt;br /&gt;che cce pranzava trenta vorte ar mese,&lt;br /&gt;e annava ogni tantino all’urinale,&lt;br /&gt;cuer giorno c’annò a ffà le sette cchiese&lt;br /&gt;se magnò ccinque libbre de majale:&lt;br /&gt;e a mmezzanotte te je prese un male&lt;br /&gt;senza poté ccapí ccome je prese.&lt;br /&gt;Presto du’ preti la matina annorno&lt;br /&gt;a ffà escì er Zagramento e ddì orazzione&lt;br /&gt;pe tutti li conventi der contorno.&lt;br /&gt;A sta nova la mojje der padrone,&lt;br /&gt;che svejjonno abbonora a mmezzoggiorno,&lt;br /&gt;ce se fesce pijjà le convurzione.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;22 gennaio 1832&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);font-size:78%;" &gt;.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Versione. Il cardinale. Mi ha detto il sotto-cuoco del marchese che quel “servo di Dio” del cardinale, che vi pranzava trenta volte al mese, e andava ogni tanto a urinare, quel giorno in cui andò a fare le visite alle Sette Chiese [“Divozione molto in voga a Roma, premiata – nota il Belli – con gran ricchezza d’indulgenze, e terminante come quasi tutte le altre in un cristiano banchetto”], si mangiò cinque libbre di maiale, e a mezzanotte gli prese un male di cui non si riuscì a capire la causa. La mattina presto due preti andarono a far uscire il Sacramento e a dire orazioni per tutti i conventi dei dintorni. A questa notizia la moglie del padrone, che svegliarono presto, a mezzogiorno, fu presa dalle convulsioni.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);font-size:78%;" &gt;.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Certo, che mangiare con la marchesa “trenta volte al mese” come spiffera il domestico, voleva dire che il signor Cardinale di Santa Madre Chiesa di fatto conviveva con la signora Marchesa. E che il signor Marchese, pace all’anima sua, lungi dall’essere volgarmente un cornuto, era forse, più astutamente di un diplomatico, capace di assentarsi nei momenti opportuni, insomma un “marito della moglie del cardinale” (v. &lt;a href="http://mondodelbelli.blogspot.com/2010/03/una-professione-doro-il-marito-della.html"&gt;sonetto&lt;/a&gt;).&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 255, 255);font-size:78%;" &gt;.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 153);font-family:verdana;font-size:78%;"  &gt;IMMAGINI. 1. La prima ascensione in pallone aerostatico documentata in Italia è quella di Paolo Andreani e dei fratelli Gerii a Brugherio (Milano) nel 1784 (stampa da M.Majrani, Aerostati, Edizioni dell'Ambrosino, Milano). Il governatore austriaco e l'imperatore Giuseppe II d'Austria, pur presente in città, si rifiutarono di assistervi, perché uno spettacolo così "ardito", quasi una sfida alle leggi della Natura, lo ritenevano moralmente riprovevole. 2. La caotica "ripresa" dei cavalli selvaggi (berberi o barbari) alla fine del Corso, a piazza Venezia (A.Pinelli, 1835 ca).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8095194306208351106-6424026472396768278?l=mondodelbelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://mondodelbelli.blogspot.com/feeds/6424026472396768278/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8095194306208351106&amp;postID=6424026472396768278' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8095194306208351106/posts/default/6424026472396768278'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8095194306208351106/posts/default/6424026472396768278'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://mondodelbelli.blogspot.com/2010/07/ognuno-il-suo-rischio-il-volo-la-notte.html' title='A ognuno il suo rischio: il volo, la notte, il cavallo, il maiale!'/><author><name>Paolo Bordini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12371132796512240969</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_pt6PDs-AOug/TDgwh05LbeI/AAAAAAAAACo/c_Q4NJ5eQjs/s72-c/Volo+Paolo+Andreani+e+fratelli+Gerii+a+Brugherio+%28Mi%29+1784..jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8095194306208351106.post-597921884182901733</id><published>2010-06-30T13:49:00.024+02:00</published><updated>2010-09-06T02:10:18.058+02:00</updated><title type='text'>Commetti un reato? Rifùgiati in Chiesa e nessuno ti toccherà</title><content type='html'>&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5488538715660052258" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 400px; CURSOR: hand; HEIGHT: 354px; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TCs04eLlZyI/AAAAAAAACXg/wRsPdT9puD4/s400/manzoni+il+duello+di+lodovico.jpg" border="0" /&gt;"Manco li giacubbini!", disse il card. Bernetti, segretario di Stato di papa Gregorio XVI, tradotto nella lingua del Belli. "Peggio dei regimi comunisti!", ha detto il card. Bertone, segretario di Stato di papa Benedetto XVI. Cambiano i papi e i loro primi ministri, ma non le invettive contro chi si permette di accusare la Chiesa, fossero pure i giudici.&lt;br /&gt;La legge del contrappasso vuole che la Chiesa che ha inventato l’Inquisizione e gli "interrogatori stringenti" sempre sul punto di trasformarsi in tortura psicologica e fisica, ora si trovi male sul banco degli imputati. Chi di spada ferisce, di spada perisce.&lt;br /&gt;De Troy come anti-Bellarmino? Be’, non esageriamo. Quest’ultimo, accusatore del Santo Uffizio, fece condannare ingiustamente Giordano Bruno e Galileo ("reo di aver visto la Terra girare attorno al Sole", recita ironicamente la famosa targa accanto a Villa Medici). Invece, il procuratore belga che ha duramente inquisito l’arcivescovado di Bruxelles arrivando perfino a far aprire una tomba, voleva rompere l’omertà cattolica e costringere i vescovi a fare i nomi dei tanti religiosi che con la scusa del messaggio cristiano "&lt;em&gt;sinite parvulos venire ad me&lt;/em&gt;" (lasciate che i bambini vengano da me) avevano commesso gravi violenze su minori e atti di pedofilia. Chiesa, letteralmente, "&lt;em&gt;refugium peccatorum&lt;/em&gt;"?&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TCsv7p2AzEI/AAAAAAAACW4/R7gl125Q5Gw/s1600/Fra"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5488533272772267074" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 275px; CURSOR: hand; HEIGHT: 270px" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TCsv7p2AzEI/AAAAAAAACW4/R7gl125Q5Gw/s320/Fra%27+Cristoforo+e+Don+Rodrigo+(Promessi+Sposi).jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;La giustizia in un Paese cattolico ma laico, in cui cioè lo Stato – a differenza dell’Italia – è totalmente separato dalla Chiesa e dalle religioni, e i sacerdoti sono considerati cittadini qualunque, ha finalmente lanciato un "segnale chiaro: la Chiesa non è al di sopra della legge" (&lt;em&gt;De Morgen&lt;/em&gt;, quotidiano fiammingo). E il quotidiano francofono &lt;em&gt;Le Soir&lt;/em&gt; ha intitolato: "I religiosi, una casta superiore". "A quale gioco sta giocando la Chiesa quando sostiene che nel cercare di identificare i preti che hanno abusato di minori, la giustizia si rende colpevole di una doppia violenza?" Ma forse, aggiunge, "il Vaticano preferisce le tombe alle vittime".&lt;br /&gt;E a proposito di tombe scoperchiate, il Belli si rivolterà nel suo loculo al Verano, e quasi quasi ritroverà la voglia di scrivere versi satirici sulla corruzione della Chiesa, come ai bei tempi (che poi sono i sette anni dal 1830 al 1837), se gli farete leggere i giornali del giugno 2010 che parlano del cardinal Segretario di Stato che dà dei "comunisti", cioè – tradotto in linguaggio belliano – dei "giacubbini", ai giudici di Bruxelles che indagano sui reticenti monsignori pedofili, e del cardinale del Pontificio Collegio urbano "de Propaganda Fide", coinvolto in un’oscura vicenda di appalti, mazzette e appartamenti di lusso concessi gratis ai potenti, che per non essere interrogato dai magistrati romani si rifugia sotto la protezione di Santa Madre Chiesa, con la scusa del Concordato. Stiamo tornando al "diritto di asilo" delle chiese, anzi, della Chiesa?&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TCswRe0HV0I/AAAAAAAACXA/b9QuoRUzko4/s1600/Cardinale+Tarcisio+Bertone+segretario+di+Stato.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5488533647768639298" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 206px; CURSOR: hand; HEIGHT: 250px" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TCswRe0HV0I/AAAAAAAACXA/b9QuoRUzko4/s320/Cardinale+Tarcisio+Bertone+segretario+di+Stato.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Al povero Belli tutta la faccenda sembrerà un &lt;em&gt;déja vu&lt;/em&gt;. Lui queste cose le ha già denunciate nei sonetti. A suo modo, ovviamente: coprendosi dietro una presunta "voce del popolo". L'immorale morale della favola è: se vuoi fare quello che vuoi, devi indossare un abito talare, meglio se rosso. Il rosso, rubato come tante altre cose alla Roma pagana, per la Chiesa è il Potere, l'Autorità. E a proposito, vi ricordate il cardinale sorpreso in incognito nel &lt;a href="http://mondodelbelli.blogspot.com/2010/03/ministri-di-dio-o-di-governo-fa-lo_05.html"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;casino&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;, come mette in riga il poliziotto, semplicemente sostituendo lo zuccotto nero con quello violetto?&lt;br /&gt;Insomma, direbbe il Grande Scorbutico e Misantropo, "si ci hai quarche viziaccio d’annisconne", insomma qualche reato grave, la Chiesa (con la maiuscola, com'è infatti nel nostro titolo) ti difenderà. Solo che a quei tempi serviva, almeno una chiesa (con la minuscola) o un convento, meglio se fuori mano. Oggi neanche più la fatica di salire a perdifiato i gradini del sagrato con la forza pubblica alle calcagna. Si fa tutto col telefonino: "pronto, Eminenza?". Tutti ricorderanno la figura di fra’ Cristoforo nei &lt;em&gt;Promessi Sposi&lt;/em&gt;. Il Manzoni racconta che quando il cappuccino era solo il ricco mercante Lodovico, un giorno ebbe la sventura di non cedere la strada in uno stretto vicolo ad un nobile arrogante e attaccabrighe. Insomma, direbbe il cronista oggi, "una tragedia originata da futili motivi di viabilità". Apostrofato come "vil meccanico!" (cioè, uomo di bassa condizione) dovette difendersi dalla sua spada. Oggi i criminali del volante ricorrerebbero al cacciavite. Ucciso il suo famiglio e amico Cristoforo che si era generosamente interposto, Lodovico uccise a sua volta il signorotto &lt;em&gt;(v. sopra, il particolare di un’antica incisione dei&lt;/em&gt; Promessi Sposi&lt;em&gt;: Lodovico è lo spadaccino piumato a destra)&lt;/em&gt;. Per sfuggire all'inevitabile giustizia ingiusta che avrebbe dato ragione al nobile, si rifugò in un vicino convento di cappuccini, dove fu indotto a pentirsi e a divenire monaco.&lt;br /&gt;Ma, come mostrano le cronache giudiziarie di oggi, questo celebre esempio di "asilo", cioè di impunità per i criminali non ecclesiastici concessa da chiese e conventi, non deve far pensare che come fra’ Cristoforo gli odierni peccatori ecclesiasticii in abito talare nero, violetto, rosso o bianco, quelli cioè che nella Chiesa già ci sono e quindi non devono ricorrere all'asilo, si pentano allo stesso modo, e anzi diventino migliori. Tutt’altro, sembrano conservare la loro abituale arroganza, e chi con documenti alla mano li accusa si becca l'epiteto di "giacobino", "laicista", "illuminista", "liberale", "relativista", se non ateo o "senza Dio".&lt;br /&gt;E allora su questi tanti furbi potenti per i quali la Chiesa cattolica è connivente e omertosa, con la comoda scusa del "refugium peccatorum", ci va benissimo il sonetto &lt;em&gt;Er rifuggio&lt;/em&gt;:&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color:#000099;"&gt;ER RIFUGGIO&lt;br /&gt;A le curte: te vòi sbrigà d'Aggnesa&lt;br /&gt;Senza er risico tuo? Be', tu pprocura&lt;br /&gt;D'ammazzalla vicino a quarche chiesa:&lt;br /&gt;Poi scappa drento, e nun avé ppavura.&lt;br /&gt;In zarvo che tu ssei dopo l'impresa,&lt;br /&gt;Freghete del mandato de cattura;&lt;br /&gt;Ché a chi tte facci l'ombra de l'offesa&lt;br /&gt;Una bona scomunnica è ssicura.&lt;br /&gt;Lassa fà: staccheranno la licenza:&lt;br /&gt;Ma ppe la grolia der timor de Dio,&lt;br /&gt;C'è sempre quarche pprete che ce penza..&lt;br /&gt;Tu nun ze' un borzarolo né un giudìo,&lt;br /&gt;Ma un cristiano c'ha perzo la pacenza:&lt;br /&gt;Dunque, tu mena, curri in chiesa, e addio.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Roma, 5 dicembre 1832&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;em&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TCzznpVHVeI/AAAAAAAACX4/pR0zNDRxm5U/s1600/Cardinale+Crescenzio+Sepe+di+Napoli.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5489029908292654562" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 169px; CURSOR: hand; HEIGHT: 250px" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TCzznpVHVeI/AAAAAAAACX4/pR0zNDRxm5U/s320/Cardinale+Crescenzio+Sepe+di+Napoli.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Versione&lt;/em&gt;. Il rifugio. Alle corte: ti vuoi liberare di Agnese senza rischiare di persona? Be’, tu fai in modo di ucciderla vicino a qualche chiesa: poi scappa dentro e non aver paura. Una volta in salvo dopo l'impresa, non preoccuparti del mandato di cattura, perché a chi ti facesse anche l'ombra di un'offesa una buona scomunica è assicurata. Lascia fare: spiccheranno il mandato: ma per la gloria del timor di Dio, c'è sempre qualche prete che ci pensa. Tu non sei nè un borseggiatore nè un ebreo, ma un uomo che ha perso la pazienza: dunque, tu colpisci, corri in chiesa, e addio.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Ai tempi del Belli, però, questa scappatoia che la Chiesa cattolica offriva ai delinquenti rispondeva ad una logica cinicamente classista, di cui pochi parlano. I nobili che si erano macchiati di omicidio con l’asilo nelle chiese la facevano franca, ma il popolo quasi mai riusciva ad evitare la giustizia. A meno che, appunto, il reo non avesse scelto addirittura di farsi monaco per tutta la vita. E allora, prigione per prigione, meglio il chiostro.&lt;br /&gt;L’assurdo e immorale privilegio della extraterritorialità rispetto alle leggi civili di cui godevano per disposizione della Chiesa conventi e chiese fu cancellato per la prima volta in Italia dal cattolicissimo "regno di Sardegna" (chiamato così perché i Savoia erano solo principi del Piemonte) con le leggi con cui il cattolico conte Siccardi abolì nel 1850 il diritto d’asilo, insieme con altri privilegi ecclesiastici. Manzoni, d’Azeglio e i tanti cattolici – veri cattolici – liberali che c’erano allora in Italia, furono contentissimi: la Chiesa doveva ritornare ad essere "morale", a distinguere gli onesti dai disonesti, ad occuparsi solo delle cose spirituali. La città di Torino eresse per gratitudine un obelisco alle leggi Siccardi. Inutile dire che, per aver eliminato le ingiustizie più odiose legate al potere e al Mondo dell’aldiquà, di chi andava dicendo invece - e dice tuttora - di occuparsi solo dell’anima e dell’Aldilà, tutti i politici coinvolti nella legge furono scomunicati dal "papa buono" Pio IX, a lungo ritenuto "liberale" dai liberali disinformati o ingenui.&lt;br /&gt;In tempi più recenti, solo in casi eccezionali (antisemitismo, dittature, guerre civili) il diritto d'asilo è stato usato dalla Chiesa per salvare intere categorie di ricercati, spesso di opposte tendenze: come gli ebrei a Roma, nel convento di via Sicilia. Lo stesso convento - ha rivelato F.Nirenstein - dove dopo la guerra furono ospitati molti gerarchi nazisti prima di munirli di passaporti del Vaticano e farli espatriare in Argentina.&lt;br /&gt;Ad ogni modo, a parte rari provvedimenti "umanitari", talvolta discutibili (SS e nazisti), certo, la Chiesa è stata ed è un "refugium peccatorum" anche per molti suoi papi, cardinali e vescovi – e il Belli ce lo dice in quasi ogni sonetto – ma questo lato nero, quasi un &lt;em&gt;B side&lt;/em&gt;, della Chiesa cattolica, nonostante tutto è utile. Meno male che la Chiesa c’è: così può esistere questo blog. Un disegno machiavellico della Provvidenza. Se, infatti, si fosse sempre comportata bene, come sta scritto sul Vangelo, il Belli avrebbe scritto al massimo un quinto dei suoi sonetti, o forse non li avrebbe scritti affatto. Grazie proprio alle carognate di papi, cardinali, vescovi, monsignori, preti, frati, monache, sacrestani e chierichetti, l’Arte e la Letteratura hanno opere che si ricordano, dalla pittura, alla satira del Belli.&lt;span style="font-size:78%;color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TCzz6dd4YVI/AAAAAAAACYA/r9vo3UUXqM4/s1600/Papa+Gregorio+XVI+pittura.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5489030231525712210" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 203px; CURSOR: hand; HEIGHT: 250px" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TCzz6dd4YVI/AAAAAAAACYA/r9vo3UUXqM4/s320/Papa+Gregorio+XVI+pittura.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Grazie, perciò, Chiesa Cattolica, Apostolica e Romana! Grazie di esistere! Malgrado il "diritto di asilo" che offri ai criminali (anzi, scusaci, ai "peccatori") esterni e soprattutto interni. Questo blog ti deve la sua esistenza. Senza i tuoi errori grandiosi, i tuoi peccati grandiosi, i tuoi ladrocini grandiosi (tutto in Te è grandioso), papi, cardinali, vescovi, monsignori, preti, monache e frati, grandiosamente prepotenti ed ottusi, Giuseppe Gioachino Belli non avrebbe scritto i migliori suoi sonetti, e sarebbe tutt’al più un autore minore, locale, e il presente sito non esisterebbe. Mentre molti tuoi antichi nemici ti debbono la morte, noi ti dobbiamo la vita.&lt;br /&gt;E’ per questo che, neanche paradossalmente in fondo, ti vogliamo bene. Sei stata, sei e sarai sempre – i fatti di oggi lo dimostrano – una miniera inesauribile di spunti felici per la satira e la critica.&lt;br /&gt;Un po’ quello che il Belli diceva del bruttissimo papa Gregorio XVI, monaco dei Camaldolesi, di Belluno e dunque all'epoca cittadino austriaco, che fu per decenni il "suo" papa di riferimento, criticato aspramente in ben 273 sonetti, considerato la causa dell’estendersi del malcostume morale, del dissesto economico, sociale e politico del Regno Pontificio, accusato di aver reso Roma una vera "stalla e chiavica der monno".&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color:#000099;"&gt;E Rroma, indove viengheno a ddà ffonno, &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#000099;"&gt;e rrinnegheno Iddio, rubben’e ffotteno, &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#000099;"&gt;è la stalla e la chiavica der Monno.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;(Li prelati e li cardinali, 27 maggio 1834) .&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TCsxPNT6GAI/AAAAAAAACXY/Hxv8o3wU4KA/s1600/Cardinale+Bellarmino+giudice+Inquisizione+Galileo.jpg"&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;[E Roma, dove vengono a depredare, e rinnegano Dio, rubano e scopano, è la stalla e la fogna del mondo].&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;color:#ffffff;"&gt;. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;A questo Papa, quando morì, Belli dedicò un epigramma fulminante, tipicamente condotto sul gioco di parole, da geniale linguista qual era, ancor più che poeta:&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color:#000099;"&gt;A Papa Gregorio je volevo bene&lt;br /&gt;perché me dava er gusto de potenne dì male.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Ecco, appunto, lo stesso sentimento che molti, noi compresi, provano per la SS (Santa Sede) e la SCCAR (Santa Chiesa Cattolica Apostolica Romana.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:verdana;color:#990000;"&gt;IMMAGINI: &lt;strong&gt;1.&lt;/strong&gt; Particolare da un'illustrazione delle prime edizioni dei &lt;em&gt;Promessi Sposi&lt;/em&gt;. Ludovico (è lo spadaccino piumato a destra, il futuro fra' Cristoforo) uccide il signorotto prepotente che gli ha ucciso un amico. &lt;strong&gt;2.&lt;/strong&gt; Fra' Cristoforo nel drammatico incontro con Don Rodrigo. &lt;strong&gt;3.&lt;/strong&gt; Il segretario di Stato card. Bertone. &lt;strong&gt;4.&lt;/strong&gt; Il gerente di Propaganda Fide card. Sepe. &lt;strong&gt;5.&lt;/strong&gt; Papa Gregorio XVI, che non era proprio un Adone, in un dipinto recentemente messo all'asta.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8095194306208351106-597921884182901733?l=mondodelbelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://mondodelbelli.blogspot.com/feeds/597921884182901733/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8095194306208351106&amp;postID=597921884182901733' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8095194306208351106/posts/default/597921884182901733'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8095194306208351106/posts/default/597921884182901733'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://mondodelbelli.blogspot.com/2010/06/commetti-un-reato-rifugiati-in-chiesa-e.html' title='Commetti un reato? Rifùgiati in Chiesa e nessuno ti toccherà'/><author><name>Nico Valerio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TCs04eLlZyI/AAAAAAAACXg/wRsPdT9puD4/s72-c/manzoni+il+duello+di+lodovico.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8095194306208351106.post-6870943345610107486</id><published>2010-06-23T09:08:00.040+02:00</published><updated>2010-06-28T09:59:43.345+02:00</updated><title type='text'>La notte delle streghe a San Giovanni. E il popolo si scatena</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TCJBuSB0znI/AAAAAAAACVo/wz3IEt0I0S8/s1600/Festa+San+Giovanni+copertina+Tribuna+Illustrata+primo+Novecento.jpg"&gt;&lt;span style="color:#3333ff;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5486019559459966578" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 250px; CURSOR: hand; HEIGHT: 322px" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TCJBuSB0znI/AAAAAAAACVo/wz3IEt0I0S8/s400/Festa+San+Giovanni+copertina+Tribuna+Illustrata+primo+Novecento.jpg" border="0" /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="color:#990000;"&gt;&lt;strong&gt;Origini pagane, ma la Chiesa gli appioppa il nome d'un santo&lt;/strong&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;color:#ffffff;"&gt;.. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Gli astronomi dell'antichità avevano individuato i giorni più lunghi e più corti dell'anno e insieme a sciamani e sacerdoti vi avevano piazzato delle grandi feste. Quella del solstizio d'estate, quando la durata della luce del giorno è massima, è stata trasformata dalla chiesa in festa di San Giovanni Battista; quella in prossimità del solstizio d'inverno, il 27 dicembre è dedicata all'altro San Giovanni, l' Evangelista. Ma le antiche tradizioni pagane legate al movimento degli astri, sono durate a lungo e durano ancora. Il Belli, ai tempi del Papa Re, tratteggia i connotati stregoneschi e diabolici della festa di San Giovanni Battista, quella del 24 giugno, che sono solo alcuni della tradizione ultramillenaria del giorno più lungo dell'anno.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#000099;"&gt;SAN GIUVAN-DE-GGIUGGNO &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#000099;"&gt;Domani è Ssan Giuvanni? Ebbè ffío mio, &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#000099;"&gt;cqua stanotte chi essercita er mestiere &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#000099;"&gt;de streghe, de stregoni e ffattucchiere &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#000099;"&gt;pe la quale er demonio è er loro ddio, &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#000099;"&gt;se straformeno in bestie; e tte dich’io &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#000099;"&gt;c’a la finosomia de quelle fiere, &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#000099;"&gt;quantunque tutte-quante nere nere &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#000099;"&gt;ce pòi riffigurà ppiú dd’un giudio. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#000099;"&gt;E accusì vvanno tutti a Ssan Giuvanni, &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#000099;"&gt;che llui è er loro Santo protettore, &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#000099;"&gt;pe la meno che ssia, da un zeimilanni. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#000099;"&gt;Ma a mmé, cco ’no scopijjo ar giustacore &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#000099;"&gt;e un capo-d’ajjo o ddua sott’a li panni, &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#000099;"&gt;m’hanno da rispettà ccome un Ziggnore.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;15 marzo 1834&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;em&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TCM_GeEeBFI/AAAAAAAACWA/3KPhryNTb_A/s1600/Festa+San+Giovanni+con+bambini+fontana+fuochi+fiori+aglio+(E.Roesler+Franz).jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5486298151450969170" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 283px; CURSOR: hand; HEIGHT: 350px" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TCM_GeEeBFI/AAAAAAAACWA/3KPhryNTb_A/s400/Festa+San+Giovanni+con+bambini+fontana+fuochi+fiori+aglio+(E.Roesler+Franz).jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Versione&lt;/em&gt;. San Giovanni di giugno (San Giovanni Battista). Domani è San Giovanni? Ebbene, figlio mio, questa notte coloro che esercitano il mestiere di streghe, stregoni e fattucchiere e per i quali il demonio è il loro dio, si trasformano in bestie, e ti dico anche che la fisionomia di queste fiere, quantunque tutte quante nere nere, rassomiglia a più di un giudeo [gli ebrei, nell’immaginario dell’ignorante popolino romano, passavano per abilissimi incantatori]. E poi vanno tutti a San Giovanni che è il loro santo protettore da almeno seimila anni. Ma a me con uno scopiglio al giustacuore e una o due teste d'aglio sotto i panni, mi devono rispettare come un signore [alla scopa e all'aglio si attribuivano facoltà protettive contro streghe e stregonerie].&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;In un altro sonetto, " La strega", il Belli approfondisce il tema delle streghe, che si manifestano durante la notte di San Giovanni, e abitualmente si riuniscono con i diavoli per il sabba sotto il noce di Benevento.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#000099;"&gt;LA STREGA&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#000099;"&gt;Sta vecchiaccia cqua in faccia è er mi’ spavento: &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#000099;"&gt;nun fa antro che incanti e inciarmature, &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#000099;"&gt;fattucchierie, stregonerie, fatture, &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#000099;"&gt;sortileggi e mmaggie, oggni momento.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#000099;"&gt;Smove li fattijjoli a le crature, &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#000099;"&gt;e oggni notte, sopr’acqua e ssopr’a vvento &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#000099;"&gt;er demonio la porta a Bbenevento &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#000099;"&gt;sotto la nosce de le gran pavure. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#000099;"&gt;Llí cco le streghe straformate in mostri &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#000099;"&gt;bballa er fannango, e jje fanno l’orchestra &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#000099;"&gt;li diavoli vestiti da Cajjostri. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#000099;"&gt;Tutte le sere, io e lla Maestra, &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#000099;"&gt;ar meno pe ssarvà lli fijji nostri, &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#000099;"&gt;je mettémo la scopa a la finestra. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;3 febbraio 1833&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;em&gt;Versione&lt;/em&gt;. La strega. Questa vecchiaccia qua di fronte mi mette paura: non fa altro che incantesimi, inciarmature e fattucchierie (tre parole con lo stesso significato) stregonerie, fatture, sortilegi e magie in ogni momento. Fa ammalare i bambini di convulsioni (infantijoli. voce popolare dell' Umbria), e ogni notte, sopracqua e sopr' a vento (formula di scongiuro delle streghe al diavolo) il demonio la trasporta a Benevento sotto l'albero di noce delle grandi paure( dove si crede abbia luogo il sabba infernale). Li con le streghe trasformate in esseri mostruosi balla il fandango e gli fanno da orchestra i diavoli vestiti come Cagliostri ( Giuseppe Balsamo, detto il Cagliostro, era ritenuto dal popolino l'incarnazione del diavolo). Tutte le sere io e la maestra, almeno per salvare i nostri figli, mettiamo una scopa alla finestra( la scopa era creduta una protezione contro le streghe).&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;. .&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TCJBRjHVcxI/AAAAAAAACVg/2ztLrM7-ITw/s1600/Sabba+delle+streghe+(Goya).jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5486019065830273810" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 283px; CURSOR: hand; HEIGHT: 294px" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TCJBRjHVcxI/AAAAAAAACVg/2ztLrM7-ITw/s400/Sabba+delle+streghe+(Goya).jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="color:#990000;"&gt;&lt;strong&gt;La caccia alle donne sapienti, ovvero le "streghe"&lt;/strong&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Il Belli si abbandona in questi sonetti alla credenze popolari più lugubri in tema di streghe e stregonerie. Aiutato in questo dalla Chiesa cattolica, che ancora oggi attribuisce ad alcune figure del clero, gli esorcisti, poteri di contrasto alle forze del male, per allontanare il diavolo che si sia impossessato delle persone. All'epoca del potere temporale dei Papi, le donne riconosciute come streghe venivano interrogate dalla Santa Inquisizione, per conoscere il loro rapporto con il demonio, torturate come era l'uso, per far confessare i presunti peccati e poi condannate a morte e arse sul rogo. Ai tempi del Belli, in effetti, era molto diffusa la pratica, antichissima, riconducibile agli sciamani di epoca protostorica, di rivolgersi a persone sensitive per incantesimi ed altre attività esoteriche. I maghi o presunti tali, sappiamo tutti, esistono anche oggi, ma non vengono più bruciati vivi, al massimo passano qualche periodo nelle patrie galere per abuso di credulità popolare, circonvenzione di incapace, truffa ecc.&lt;br /&gt;Ma sulla festa di San Giovanni Battista diamo la parola a Giggi Zanazzo, un altro grande del romanesco. Le sue cronache ci raccontano le scampagnate, le mangiate di lumache, il libero sfogo dell' erotismo e della sessualità che tradizionalmente accompagnavano una festa, ufficialmente religiosa, ma in realtà festa della luce – è il giorno più lungo dell'anno – della gioia e della riconciliazione con il prossimo &lt;em&gt;(Paolo Bordini)&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TCJGKpj5oMI/AAAAAAAACVw/6MXifHHGo-A/s1600/Piazza+San+Giovanni+in+Laterano+nel+1860.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5486024444859752642" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 300px; CURSOR: hand; HEIGHT: 253px" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TCJGKpj5oMI/AAAAAAAACVw/6MXifHHGo-A/s400/Piazza+San+Giovanni+in+Laterano+nel+1860.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="color:#990000;"&gt;&lt;strong&gt;La cronaca dal vivo di un vero "romanesco"&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:78%;color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;"La viggija de San Giuvanni, si usa la notte d’annà, come sapete, a San Giuvanni Latterano apregà er Santo e a magnà le lumache in de l’osterie e in de le baracche che se fanno appostatamente pe’ quela notte. For de la Porta, verso la salita de li Spiriti, c’era parecchi anni fa, l’osteria de le Streghe, indove quela notte ce s’annava a céna. A tempo mio, veramente, non se faceva tutta ’sta gran babbilonia che se fa adesso. Ce s’annava co’ le torcie accese o cco’ le lenterne, perchè era scuro scuro allora, pe’ divozzione davero, e pe’ vedè le streghe. Come se faceva pe’ vedelle? Uno se portava un bastone fatto in cima a forcina, e quanno stava sur posto, metteva er barbozzo drento a la furcina, e in quer modo poteva vede’ benissimo tutte le streghe che passàveno laggiù verso Santa Croce in Gerusalemme, e verso la salita de li Spiriti. Pe’ scongiuralle bastava de tienè in mano uno scopijo, un capodajo e la spighetta cor garofoletto. S’intenne che prima d’uscì’ da casa, de fôra de la porta, ce se metteva la scopa e er barattolo der sale. Accusì si una strega ce voleva entrà’ nu’ lo poteva, si prima che sonasse mezzanotte nun contava tutti li zeppi de la scopa e tutte le vaghe der sale. Cosa che benanche strega, nu’ je poteva ariuscì’; perchè, si se sbajava a contà’ aveva d’arincomincià’ da capo. Pe’ non faccele poi avvicinà pe’ gnente, bastava mettere su la porta de casa du’ scope messe in croce. Come la strega vedeva la croce, er fugge je serviva pe’ companatico! Presempio, chi aveva pavura che la strega j’entrassi a casa da la cappa der cammino, metteva le molle e la paletta in croce puro là, oppuramente l’atturava cor setaccio della farina.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TCOYTM9ADaI/AAAAAAAACWg/3YEehD1Ryjc/s1600/Campanelli+di+terracotta+per+la+festa+di+S.Giovanni.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5486396226729414050" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 181px; CURSOR: hand; HEIGHT: 231px" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TCOYTM9ADaI/AAAAAAAACWg/3YEehD1Ryjc/s400/Campanelli+di+terracotta+per+la+festa+di+S.Giovanni.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Un passo addietro. Er giorno se mannava in parocchia a pijà’ una boccia d’acqua santa fatta da poco, perchè l’acqua santa stantia nun è più bôna; e prima d’uscì da casa o d’annassene a letto, ce se benediveno li letti, la porta de casa e la casa. Prima d’addormisse se diceva er doppio credo, ossia ogni parola der credo si repricava du’ vorte: Io credo, io credo, in Dio padre, in Dio padre, ecc., e accusì puro se faceva de l’antre orazzioni. Nun c’è antra cosa come er doppio credo pe’ tienè’ lontane le streghe! Ammalappena, poi se faceva ggiorno, er cannone de Castel Sant'Angelo, che aveva incominciato a sparà’ da la viggija, sparava diversi antri cólpi, e allora er Papa, in carozza de gala, accompagnato da li cardinali e dar Senatore de Roma, annava a pontificà’, ossia a dì’ mmessa in de la chiesa. Detta messa, montava su la loggia che dà su la piazza de San Giuvanni Latterano, dava la benedizzione, e poi buttava una manciata de monete d’oro e d’argento. Quanno er giorno de San Giuvanni sorge er sole, s’arza ballando. A tempo mio, er giorno de San Giuvanni, usava de fa’ un pranzo fra li parenti, ossia fra compari e commari pe’ fa’ in modo che si c’era un po’ de ruggine fra de loro s’arifacesse pace co’ ’na bôna magnata de lumache" &lt;em&gt;(G. Zanazzo, Usi, costumi e pregiudizi del popolo di Roma).&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;color:#ffffff;"&gt;. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TCOUSEz13fI/AAAAAAAACWY/KZWYbOWUyzo/s1600/Venditrici+di+lumache+alla+Festa+di+San+Giovanni+(24+giugno).jpg"&gt;&lt;span style="color:#990000;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5486391809317133810" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 350px; CURSOR: hand; HEIGHT: 231px" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TCOUSEz13fI/AAAAAAAACWY/KZWYbOWUyzo/s400/Venditrici+di+lumache+alla+Festa+di+San+Giovanni+(24+giugno).jpg" border="0" /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="color:#990000;"&gt;&lt;strong&gt;Ma le "corna" a quei tempi erano una cosa più seria.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Quello che già il giorno prima della festa spiccava subito all'occhio erano i tanti banchetti di venditrici di lumache. La tradizione di mangiare le lumache, che hanno gli occhietti su lunghe protuberanze prese dal popolino per "corna", aveva in origine il significato di cancellare i tradimenti e i dissapori, non solo fra moglie e marito, ma con qualunque parente e socio. Insomma, tanti anni fa il significato delle corna era più ampio, e poteva includere dissapori con amici, parenti e vicini di casa. Mangiare le lumache significava eliminare queste "corna" e riconciliarsi col mondo.&lt;br /&gt;Un'altra tradizione della festa di San Giovanni era quella di scoprire chi avrebbero sposato le ragazze da marito. Questa la procedura secondo Zanazzo &lt;em&gt;(Paolo Bordini):&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;color:#ffffff;"&gt;. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#990000;"&gt;Alle ragazze: ecco come trovare il fidanzato nella notte di S.Giovanni.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;"Aspettate che arivi er giorno de la festa de San Giuvanni. Arivato quer giorno, voi a mezzoggiorno in punto, pijate un pezzo de piombo, squajatelo sur fôco, e poi quann’è squajato, buttatelo in d’una scudella piena d’acqua. Allora vederete che quer piombo, in der gelasse che farà, formerà un sacco de giôcarèlli de tutte le specie. Si fra queli giôcarèlli ce ne vederete quarchiduno che rissomija a uno de li tanti utensili, che uno de li vostri protennenti addopra in der su’ mestiere, allora, state certa che quer tale, propio lui, sarà quello destinato a sposavve. Si pe’ ccombinazzione però, er piombo sciorto, in der gelasse in dell’acqua, nun facessi gnisun scherzo de quer genere, allora pijate quella stessa acqua, spalancate la finestra, e bbuttatela pe’ strada. Er primo de li vostri pretendenti che passerà sopra a quell’acqua, sarà er fortunato o lo sfortunato che ve sposerà" &lt;em&gt;(G. Zanazzo).&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TCOAKQh08oI/AAAAAAAACWQ/-JSSYgj-Jww/s1600/Omnibus+a+cavalli+affollato+e+ressa+per+Festa+S.Giovanni+(da+Illustr.+It).jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5486369684791292546" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; CURSOR: hand; HEIGHT: 160px" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TCOAKQh08oI/AAAAAAAACWQ/-JSSYgj-Jww/s320/Omnibus+a+cavalli+affollato+e+ressa+per+Festa+S.Giovanni+(da+Illustr.+It).jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#990000;"&gt;Chiasso, tumulto e baldoria senza freni. Tra donne e uomini poteva accadere di tutto... &lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Grande era la partecipazione popolare, da piazza San Giovanni a Santa Croce in Gerusalemme era tutto un "gioioso baccanale" (Gregorovius, "&lt;em&gt;Passeggiate Romane&lt;/em&gt;"). Si mangiava, si beveva e si gozzovigliava a più non posso, tra grandi addobbi di fiori, musica, fuochi d’artificio, dolci, piatti di lumache, luci. Non solo i falò, ma anche i lumini, con cui era addobbata la via Appia appena fuori la Porta SanGiovanni.&lt;br /&gt;E si doveva far rumore con trombe, trombette, tamburelli, petardi e campanacci (si vendevano apposite campanelle di coccio), per allontanare le streghe e impedir loro di cogliere erbe che se sbocciate e còlte in quella notte erano la materia prima per pozioni magiche. Si accendevano falò intorno ai quali si ballava e si beveva. In questa allegria sfrenata, erano inevitabili risse e coltellate.&lt;br /&gt;Poi venne l’usanza di bagnarsi, nella notte di San Giovanni, dentro la fontana proprio sotto l’obelisco. Ma la gente esagerava, e i giovani non si limitavano a gettarsi nudi nelle fontane. Fin dal 1753 l’autorità ecclesiastica aveva proibito, ma senza risultati, "a qualsiasi persona dell’uno o dell’altro sesso, che in detta notte veruno ardisca accostarsi alle vasche, ai rigagnoli, alle fontane, togliendosi le brache ed accucciandosi sull’erba, pena gli uomini tre tratti di corda da darsi in pubblico e scudi 50 di multa, e per le donne tre colpi di frusta a posteriori in pubblico, e sia per gli uni come per gli altri senza alcuna remissione".&lt;br /&gt;Ma con la scusa di andare alla salita degli Spiriti, appena fuori porta, i giovani e le coppie di fidanzati andavano "per fratte" a sbaciucchiarsi o ad accoppiarsi. "Sotto lo specioso pretesto di prendere il bagno, uomini e donne unitamente, si recano fuori le porte, in luoghi reconditi, celandosi tra i cespugli o dietro le siepi, e liberamente compiono atti osceni…" (da un editto del Cardinal Vicario, 1744). Ma papa Benedetto XIV era di manica larga, e così rispose alle lamentele dei prelati: "Nasca quel che ha da nascere: nascerà qualche altro suddito allo Stato".&lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TCJA1oJVhvI/AAAAAAAACVY/t6US9vRrqSY/s1600/Porta+S.Giovanni.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5486018586144507634" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 270px; CURSOR: hand; HEIGHT: 230px" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TCJA1oJVhvI/AAAAAAAACVY/t6US9vRrqSY/s400/Porta+S.Giovanni.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Quando poi nel 1845 circolarono a Roma i primi omnibus a cavalli, carrozze pubbliche antenate dei nostri autobus e tram, nell'affollato pigia pigia dei passeggeri, potete immaginare se eccitati dalla festa di San Giovanni, giovani uomini e giovani donne (che allora erano la maggioranza della popolazione romana) non si concedessero tutte le libertà dalla "mano morta" in giù. "Tra donne e uomini - recita una didascalia che abbiamo trovato sotto una vecchia foto color seppia - accadeva di tutto". Tanto più, notano i cronisti maliziosi, che le donne popolane "per bene" ai tempi del Belli sotto l'ampia gonna non portavano mutande. A differenza delle prostitute di lusso. Questo vizio tipico dei luoghi bui o affollati, di palpeggiare le donne, che del resto accettavano volentieri, viene documentato dal Belli in più d’un sonetto come cosa frequente perfino in chiesa e addirittura dentro i confessionali (v. il sonetto "&lt;em&gt;L'Ingegno dell'omo&lt;/em&gt;", 18 dicembre 1832). Era talmente radicata l'idea che durante la notte di San Giovanni si potesse fare qualsiasi cosa che perfino nel '900, a festa ormai imborghesita, le cronache dell'epoca parlano di assembramenti corpo a corpo sul famoso omnibus a cavalli che portava il popolo festaiolo alla piazza della basilica. Nell'immaginario collettivo un po' morboso che aleggiò a lungo tra i romani, perfino il tram elettrico che dagli anni '20 sostituì l'omnibus fu abbinato ad epiche imprese erotiche, non si sa se reali o ingigantite dal ricordo degli anziani. Certo, doveva esserci qualcosa di vero se la serissima &lt;em&gt;Illustrazione Italiana&lt;/em&gt;, per sintetizzare la festa mise in copertina i suoi cinque elementi salienti: le tenerezze degli amanti, la facciata della basilica, i chioschi delle lumache, la banda popolare e, appunto, l'omnibus preso d'assalto dalla folla.&lt;br /&gt;Questo, insomma, era il grande baccanale della notte di San Giovanni nella Roma dei Papi. Ma poiché, si sa, tutti i salmi finiscono in gloria, la festa finiva all'alba quando il Papa dopo lo sparo del cannone di Castel S.Angelo celebrava la messa, e poi dalla loggia della basilica gettava monete d'oro e argento al popolo. Con altre inevitabili risse del popolino per accaparrarsele &lt;em&gt;(Nico Valerio).&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;color:#000099;"&gt;IMMAGINI. &lt;strong&gt;1&lt;/strong&gt;. Copertina della &lt;em&gt;Tribuna Illustrata&lt;/em&gt; dedicata alla notte di San Giovanni a Roma nel primo 900, quando ormai la festa era decaduta da decenni e imborghesita. Figuriamoci che baldoria dovesse esserci a metà '800. &lt;strong&gt;2.&lt;/strong&gt; La festa del 24 giugno vista dal grande Roesler Franz, che riunisce tutti i simboli: fiori di aglio e cipolla, trombette, fiaccole e petardi, l'acqua e sullo sfondo forse una processione religiosa e perfino la bandiera tricolore dell'Italia risorgimentale. &lt;strong&gt;3&lt;/strong&gt;. Il sabba delle streghe (Goya). &lt;strong&gt;4.&lt;/strong&gt; L'attuale piazza San Giovanni, come si presentava ancora nel 1860: pur essendo dentro le mura, era coperta da vigne, cespugli e alberi da frutto. Questo era l'ambiente al centro della Festa. &lt;strong&gt;5.&lt;/strong&gt; Campanacci e campanelli di terracotta, tipici della notte delle streghe. &lt;strong&gt;6.&lt;/strong&gt; I banchetti delle contadine venditrici di lumache erano così importanti da stare fin quasi sul sagrato della basilica. &lt;strong&gt;7.&lt;/strong&gt; L'assalto dei festaioli all'omnibus a cavalli già pieno era uno dei cinque classici elementi della tumultuosa festa di San Giovanni messi in copertina dalla &lt;em&gt;Illustrazione Italiana&lt;/em&gt;. &lt;strong&gt;8.&lt;/strong&gt; Porta San Giovanni. Da qui uscivano i giovani popolani in coppie per andare, con una scusa o un'altra, al monte degli Spiriti, opportunamente fuori mano e lontano da occhi indiscreti.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8095194306208351106-6870943345610107486?l=mondodelbelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://mondodelbelli.blogspot.com/feeds/6870943345610107486/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8095194306208351106&amp;postID=6870943345610107486' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8095194306208351106/posts/default/6870943345610107486'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8095194306208351106/posts/default/6870943345610107486'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://mondodelbelli.blogspot.com/2010/06/la-notte-delle-streghe-san-giovanni-e.html' title='La notte delle streghe a San Giovanni. E il popolo si scatena'/><author><name>Paolo Bordini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12371132796512240969</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TCJBuSB0znI/AAAAAAAACVo/wz3IEt0I0S8/s72-c/Festa+San+Giovanni+copertina+Tribuna+Illustrata+primo+Novecento.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8095194306208351106.post-8845417894622501456</id><published>2010-06-12T13:46:00.015+02:00</published><updated>2010-06-12T22:54:37.191+02:00</updated><title type='text'>La moltiplicazione di posti e pensioni, vero miracolo dei Papi</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TBOGYs5NbYI/AAAAAAAACVA/Ms68u5PHiTk/s1600/Governatore+del+Papa.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5481872930366123394" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 157px; CURSOR: hand; HEIGHT: 320px" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TBOGYs5NbYI/AAAAAAAACVA/Ms68u5PHiTk/s320/Governatore+del+Papa.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;COME "RISPARMIARE" MOLTIPLICANDO I POSTI. Sentite questa. Una legge istituisce a Roma 14 circoscrizioni comunali, insomma 14 municipi locali, corrispondenti ai rioni&lt;em&gt;.&lt;/em&gt; Sono troppi per il costo che hanno e per quello che fanno? E’ vero: ecco che qualche anno più tardi arriva un’altra legge che accorpandoli a due a due riduce i municipi a 7. E’ un bel risparmio, direte voi.&lt;br /&gt;Nient’affatto, perché gli impiegati delle 7 circoscrizioni soppresse continuano a fruire di stipendi, anzi di pensione.&lt;br /&gt;Ma non basta: un terzo Governo ci ripensa e ripristina la situazione &lt;em&gt;quo ante&lt;/em&gt; dei 14 municipi locali.&lt;br /&gt;E va be’ - sbufferete, cominciando a perdere la pazienza - almeno siamo sicuri che saranno richiamati in servizio quei 7 funzionari già messi a riposo.&lt;br /&gt;Ma neanche per sogno, si vede che venite dalla luna: il nuovo Governo, state pur sicuri, per motivi clientelari ed elettoralistici, assumerà 7 apparati burocratici del tutto nuovi, che addestrerà nuovamente da zero e pagherà con altri lauti stipendi. Eppure, avrebbe potuto utilizzare quelli in esubero che già pagava. Invece, così saranno a carico dello Stato ben 21 funzionari. "E’ il bello dell’impiego pubblico, bellezza!"&lt;br /&gt;Insomma, è una legge inesorabile: il numero dei burocrati, qualunque siano le "riforme" o i "tagli" per risanare il bilancio, insomma qualsiasi cosa accada, tenderà sempre ad aumentare. Un po’ come il prezzo della benzina, che in mano agli oligopolisti del petrolio, nello zig-zag di rincari-riduzioni-rincari, tende comunque a salire.&lt;br /&gt;Una storia d'oggi? Macché, è un sonetto del Belli, attuale come pochi, in tempi di crisi economica, di velleitari "risparmi", di lotta puramente verbale e populistica agli sprechi pubblici, di tagli alle burocrazie elefantiache e parassitarie più minacciati che reali (e, se reali, effettuati in modo stupido). Insomma, l’eterno Gattopardo amministrativo: tutto cambia, perché nulla cambi. Ma leggiamo il sonetto:&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color:#000099;"&gt;LI SPARAGGNI&lt;br /&gt;Vivenno papa Pio messe uguarmente&lt;br /&gt;a Rroma un Presidente per urione.&lt;br /&gt;Come fu mmorto lui, papa Leone&lt;br /&gt;ristrinze oggni du’ urioni un Presidente.&lt;br /&gt;Ma a li sette scartati puramente&lt;br /&gt;je seguitò a ffà ddà la su’ penzione.&lt;br /&gt;Poi venne un antro Pio d’antra oppiggnone&lt;br /&gt;c’arimesse cuer ch’era anticamente.&lt;br /&gt;Però li sette Presidenti novi,&lt;br /&gt;lui nu li ripijjò da li levati,&lt;br /&gt;e pperò st’antri musi oggi sce trovi.&lt;br /&gt;Nun c’è mmejjo che cquanno se sparaggna!&lt;br /&gt;E accusí da cuattordisci pagati&lt;br /&gt;mó ssò vventuno, e oggnun de cuesti maggna.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Roma, 3 dicembre 1832&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Versione. I risparmi. Papa Pio (Pio VI) durante il suo pontificato mise a Roma un presidente per ognuno dei [quattordici] rioni (quartieri). Ma morto lui, papa Leone (Leone XII ) pose il limite di un presidente per ogni due rioni. Senonché ai sette presidenti scartati continuò a far versare la pensione. Poi arrivò un altro papa Pio (Pio VIII) , che aveva un’opinione diversa, e tornò al vecchio sistema. Però i sette presidenti nuovi non li ripescò da quelli messi a riposo. Fatto sta che oggi ci trovi queste altre facce. Non c’è cosa migliore che quando si risparmia! E così da quattordici pagati, ora sono diventati ventuno, e ognuno di loro mangia.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;-&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TBNz0FodzQI/AAAAAAAACU4/a4Pt0b65KKw/s1600/Rione+Pigna.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5481852510142319874" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 241px; CURSOR: hand; HEIGHT: 173px" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TBNz0FodzQI/AAAAAAAACU4/a4Pt0b65KKw/s400/Rione+Pigna.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;CARRIERE LAMPO: DA BARBIERE A "MARITO DELLA MOGLIE DEL PAPA", A SCRITTORE. Le cariche municipali capitoline della Roma dei Papi sono poco note ai più. Ce ne parla il Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica del 1841, lavoro collettivo a cura della stessa Curia romana, ma materialmente raccolto e compilato da quel famoso Gaetano Moroni che era stato beneficato da papa Gregorio XVI con elargizioni di denaro e con la carica di cameriere segreto, perché "marito della propria amante", come scrisse Stendhal, allora console francese a Civitavecchia. Il Belli allude al Moroni e alla di lui moglie, "puttana santissima", in alcuni sonetti: ne parliamo in altro &lt;a href="http://mondodelbelli.blogspot.com/2010/03/una-professione-doro-il-marito-della.html"&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;&lt;strong&gt;articolo&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;. Fatto sta che, ex giovane barbiere di Sua Santità, il Moroni fa una folgorante carriera, divenendo non solo ricco ma anche discretamente erudito. Tanto che ora siamo costretti a citare il "suo" dizionario.&lt;br /&gt;CAPORIONI DI IERI E CAPORIONI DI OGGI. Dunque, fin dal ‘400 i caporioni (poi presidenti dei rioni, le 14 tradizionali circoscrizioni di Roma) fecero i Conservatori nel Palazzo del Campidoglio. Esistevano anche un Priore dei caporioni, 14 vicepresidenti o capitani, 14 segretari, ispettori e portieri, più commessi e addetti (o esploratori). Tutti dipendevano dal Governatore di Roma, il cardinale camerlengo. E, altro che "auto blu": i caporioni di allora, ben diversamente dai caporioni di oggi, vestiti di anonimo blu come tanti autisti e senza decorazioni, ostentavano sull'abito da cerimonia del magistrato una croce di cavaliere con lo stemma d’oro del rione (p.es, quella del rione Pigna nella nostra immagine).&lt;br /&gt;I caporioni avevano diversi incarichi: ordine pubblico, controllo amministrativo e sul buoncostume, e consiglieri del cittadino (quasi degli &lt;em&gt;ombundsman&lt;/em&gt; di quartiere), perfino giudici conciliatori fino a vertenze del valore di 5 scudi. Ogni caporione era assistito da vari constabili o capotori, con compiti di polizia urbana.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;m&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TBOHjA6p8PI/AAAAAAAACVI/HxrkJQUEZu4/s1600/Nobile+del+Papa2.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5481874207051215090" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 164px; CURSOR: hand; HEIGHT: 320px" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TBOHjA6p8PI/AAAAAAAACVI/HxrkJQUEZu4/s320/Nobile+del+Papa2.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;LA NOBILTA' DOVEVA ACCONTENTARSI DELLE FONTANE. Era la numerosa nobiltà disoccupata che viveva a Roma a dover prestare la &lt;em&gt;corvée&lt;/em&gt; di caporioni e Priore dei caporioni, oltre alle più prestigiose cariche di Senatori e Conservatori in Campidoglio. Per esempio, solo per limitarsi ai marchesi Caucci, Lorenzo fu priore dei Caporioni nel 1805, e prima di lui Giovanni Battista era stato Conservatore nel 1725, 1749 e 1755.&lt;br /&gt;Questi incarichi municipali avevano un certo prestigio, e ne restano tracce, stranamente, sui bordi delle fontane monumentali. Su quella ora in piazza delle Cinque Scole, in Ghetto (1593, G. della Porta), p.es, sono scolpiti gli stemmi dei Conservatori e del Priore dei caporioni. Anche alla fontana di piazza S. Simeone, ugualmente del della Porta (in origine a piazza Montanara), modificata nel 1829, furono aggiunti gli stemmi dei magistrati capitolini (o conservatori), ed è proprio questo che ci ha permesso l'esatta datazione della modifica. Per la cronaca erano: Odoardo de’ Quintili, Paolo Carandini, Paolo Maretinez, Pietro de’ Vecchi (priore dei Caporioni).&lt;br /&gt;LA PROCESSIONE PER LIBERARE I DETENUTI. Come retribuzione, &lt;em&gt;more solito&lt;/em&gt; dei Papi, caporioni e priori avevano molto fumo e poco arrosto. Nel fumo c’era la prestigiosa messinscena barocca della processione in tempi di Sede vacante, cioè dopo la morte del papa, quando in pompa magna, preceduti da mazzieri e dall'intero capitolo dei capotori (oggi sarebbero i vigili urbani), a tamburo battente e col notaio capitolino, i caporioni di Campitelli e Regola, su incarico dei Senatori, si recavano a liberare i carcerati per reati lievi rinchiusi in Campidoglio e alle Carceri nuove di via Giulia. Non chiedeteci la ragione di tutto questo: ci sfugge. Anche perché era poi vanto demagogico di ogni papa appena eletto elargire condoni e liberare prigionieri. Insomma, anche allora, ogni pretesto, dal bianco al nero, era buono per svuotare le carceri affollate, luride e disumane.&lt;br /&gt;PROVINCE, LEGAZIONI E CONSIGLI (NOMINATI). Se questa era, per sommi capi, l’organizzazione amministrativa e di ordine pubblico a Roma, figuratevi la complicazione e il sovrannumero delle cariche amministrative fuori Roma, sul territorio del Regno Pontificio. I mali attuali c’erano già tutti. La riforma del cardinal Consalvi aveva diviso il Regno in 20 province, 5 delle quali (Roma, Bologna, Ferrara, Ravenna e Forlì) governate da cardinali ("legazioni"), le altre 15 da monsignori ("delegazioni"). Per "risparmiare", il numero delle province fu poi ridotto. Ogni provincia era suddivisa in mandamenti, detti "governi", retti da un governatore. Ogni governo comprendeva diversi comuni retti da consigli comunali. Non certo eletti come in democrazia liberale, ma nominati dai cardinali legati o monsignori delegati tra i maggiorenti della città. A Roma, il comune era retto in Campidoglio da un senatore e 8 conservatori.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;color:#ffffff;"&gt;.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TBOHqV8f8lI/AAAAAAAACVQ/GUjavAo0quk/s1600/Nobile+del+Papa.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5481874332955177554" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 169px; CURSOR: hand; HEIGHT: 320px" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TBOHqV8f8lI/AAAAAAAACVQ/GUjavAo0quk/s320/Nobile+del+Papa.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;UN'ECONOMIA DELL'ELEMOSINA. La Roma dei Papi, priva di industrie e di borghesia, ma zeppa di conventi e chiese, brulicante di preti, frati, monache, aristocratici ignoranti e nullafacenti, diseredati e questuanti, e per di più sede del Papato, era la città meno produttiva e più parassitaria d’Italia, come hanno scritto gli storici dell’economia. Lo Stato della Chiesa, il più arretrato d’Europa, aveva questa singolare caratteristica: quasi tutti i sudditi, in un modo o nell’altro, dai più poveri ai ricchi, vivevano di stipendi, rendite, elargizioni, prebende, spogli, regalie, elemosine e pensioni, spesso immeritate, elargite dalla Chiesa. Perfino il re del Portogallo, o meglio il pretendente al Regno rifugiato a Roma per questioni dinastiche, aveva conquistato il sua lauto assegno papale. Del che il popolino romano si lamentava, come riporta il Belli in un sonetto.&lt;br /&gt;LE DUE PENSIONI DEL BELLI. Lo stesso Belli, pur sfortunato nel lavoro, ebbe però qualche piccolo, insperato colpo di fortuna, dovuto alle sue amicizie ecclesiastiche nella Curia. Si direbbe, anzi, assistito da un sindacalista geniale. E sì, perché aveva lavorato pochi anni in modo precario negli uffici statali (Spogli ecclesiastici e Demanio, da cui uscì nel 1810 con una pensione, sia pure irrisoria). Dal 1816 lavorò nell'Ufficio Bollo e Registro per essere collocato a riposo su sua richiesta nel 1826. "E' del 1841 la riammissione del Belli negli impieghi pontifici e del '42 la sua nomina a Capo della Corrispondenza." Ma ecco che "nel 1845, per diretta volontà del Papa, viene giubilato con una buona pensione" (L.De Bellis, Letteratura italiana). Fu poi anche censore teatrale, severissimo. Ma intanto, anche se piangeva spesso miseria, aveva lucrato due pensioni...&lt;br /&gt;E I TEMPI NOSTRI? GLI SPRECHI DEGLI ENTI LOCALI. Insomma, la nostra attuale difficoltà a fare pulizia nel sottobosco delle rendite parassitarie e dei privilegi di questa o quella categoria, assemblea, provincia, regione, viene da lontano. Come per i capo-rioni o presidenti dei rioni del tempi del Belli, così ai giorni nostri neanche gli impiegati statali, le circoscrizioni comunali, i comuni stessi, le province, le regioni e gli enti inutili (o meglio, utili solo ai loro dirigenti e impiegati), si riesce ad eliminare o ridurre. Un esempio tra mille: la nuova provincia di Lecco, staccatasi da quella di Milano, doveva assorbire in teoria solo i preesistenti impiegati milanesi. Macché, di fronte all’offerta di un centinaia di impiegati provinciali meneghini, sta nicchiando. E’ chiaro che vuole scegliersi i propri, anche per far vedere alla popolazione locale che la nuova provincia serve a qualcosa: cioè ad impiegare qualche cittadino del luogo. Ecco a che servono in pratica gli enti locali. A creare una finta economia assistenziale e centralistica da stipendi, prebende e pensioni pubbliche. Che smentisce, oltretutto, qualsiasi localismo. Perché se davvero dobbiamo andare verso le autonomie locali – in un Paese così piccolo come l’Italia, che già è una piccola provincia dell’Europa (quindi è davvero "autonomia locale") – che almeno questi enti locali siano davvero autonomi e autosufficienti. Vedremmo allora veramente che cosa sanno fare da soli, senza l’assistenza pubblica, cioè lo sfruttamento dei cittadini delle altre privince o regioni. Ma saprebbero fare poco o nulla. Come, appunto, ai tempi dei Papa-Re.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:verdana;font-size:78%;color:#3333ff;"&gt;IMMAGINI. Governatore, nobili papalini, e stemma del rione Pigna.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8095194306208351106-8845417894622501456?l=mondodelbelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://mondodelbelli.blogspot.com/feeds/8845417894622501456/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8095194306208351106&amp;postID=8845417894622501456' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8095194306208351106/posts/default/8845417894622501456'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8095194306208351106/posts/default/8845417894622501456'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://mondodelbelli.blogspot.com/2010/06/miracoli-dei-papi-ecco-la.html' title='La moltiplicazione di posti e pensioni, vero miracolo dei Papi'/><author><name>Nico Valerio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TBOGYs5NbYI/AAAAAAAACVA/Ms68u5PHiTk/s72-c/Governatore+del+Papa.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8095194306208351106.post-9176391852740802712</id><published>2010-06-04T19:02:00.021+02:00</published><updated>2010-06-09T18:20:38.922+02:00</updated><title type='text'>La bottega del calzolaio: un po’ commercio e un po’ teatro</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TAv9w7oZDcI/AAAAAAAACUo/OYFYpDfsPcc/s1600/Bottega+ciabattino+calzolaio+(tagliata)+(A.Pinelli).jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5479752388708994498" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 400px; CURSOR: hand; HEIGHT: 220px; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TAv9w7oZDcI/AAAAAAAACUo/OYFYpDfsPcc/s400/Bottega+ciabattino+calzolaio+(tagliata)+(A.Pinelli).jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Roma, prima metà dell'800, una bottega di calzolaio, dove si prendono gli ordini, si misura, si scelgono i materiali, si lavorano, si provano scarpe, stivali e alla fine si consegnano al cliente, che resterà più o meno soddisfatto. In caso di alti prelati o grandi aristocratici tutto questo si svolge a domicilio del committente di prestigio, che va assolutamente soddisfatto.&lt;br /&gt;Ma il cliente normale, che non dispone di altro potere che quello dei soldi per pagare le scarpe, viene spesso gabbato da "mastro Grespino" (Crispino), nome proverbiale di calzolai e ciabattini, a quanto scrive in una nota il Belli, smentito però dal La Stella (&lt;em&gt;Antichi mestieri di Roma&lt;/em&gt;, ed. Newton Compton, 2005, p.103), la cui lista di calzolai del 1864 non riporta neanche un Crispino. Insomma, deve essere accaduto come a mastro Titta, il più famoso boia di Roma, nome divenuto poi leggendario e appioppato a tutti i carnefici.&lt;br /&gt;"Però il cliente faccia attenzione, perché "calzolari e ciavattini ingannan molte volte con la robba che ti danno, perché son buoni da venderti un montone per un vitello, o darti per una scarpa nuova una ciavatta rinnovata", e addirittura "nel cucire tengono i punti larghi a posta" (La Stella, citando lo storico Garzoni).&lt;br /&gt;Alla stregua del barbiere, dell'oste, un po' anche del farmacista, mastro Grespino è una piccola autorità, la sua bottega è un punto di riferimento di sfaccendati di quartiere, minenti, bulli (B.Rossetti, &lt;em&gt;I bulli di Roma&lt;/em&gt;, ed. Newton Compton, 2006, didascalia p.133) e, ci scommettiamo, qualche paino, magari di origine popolana.&lt;br /&gt;Questo luogo di ritrovo, oltre che di operosa attività artigianale, ce lo lascia intravedere il Belli in una coppia di divertenti sonetti, dove mastro Grespino, forse davanti a una piccola platea, magnifica il frutto della sua attività, gabellando i difetti per improbabili qualità delle sue calzature. E dando al cliente anche qualche fregatura, cioè sempre a proposito di suole vecchie messe come nuove, la classica "sòla", come si dice oggi a Roma. La voce è citata per la prima volta da Pasolini (&lt;em&gt;Una vita violenta&lt;/em&gt;, 1959), come riporta il linguista P. D'Achille (Roma Tre).&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#000099;"&gt;MASTRO GRESPINO I&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#000099;"&gt;Stretti?! Ma gguardi llì, stanno attillati &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#000099;"&gt;che jje fanno un piedino ch’è un piascere. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#000099;"&gt;Sòle schiette, se sa, ppelle sincere: &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#000099;"&gt;sò stivali, e nno zzànnoli de frati. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#000099;"&gt;Che ccosa se ne fa, ssor cavajjere &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#000099;"&gt;de quelli fanfaroni squatrassciati &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#000099;"&gt;che ddoppo un’ora o ddua che ll’ha ccarzati &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#000099;"&gt;je diventeno un par de sorbettiere? &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#000099;"&gt;Sbatti er piede, accusí, ffacci de questo: &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#000099;"&gt;ma ggià, er vitello come sente er callo &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#000099;"&gt;cede da lui medémo e ppijja er zesto. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#000099;"&gt;Oggi e ddomani ar piú cche sse li mette, &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#000099;"&gt;lei sti stivali cqui pposso accertallo &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#000099;"&gt;che jj’anneranno sú ccom’e ccarzette.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;30 novembre 1836&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;em&gt;Versione&lt;/em&gt;. Mastro Crispino 1. Stretti? Ma guardi lì, sono attillati che le fanno un piedino che è un piacere. Suole di qualità, si sa, pelle vera: sono stivali e non sandali di frati. Che cosa se ne fa, signor cavaliere, di quelle scarpe goffe e larghe che dopo un'ora o due che le ha calzate le diventano un paio di sorbettiere? Sbatta il piede cosi, come faccio io, perchà la pelle di vitello come sente il caldo cede da sola e si assesta sul piede. Oggi o domani al massimo che se li mette, questi stivali, glielo garantisco, le andranno su come calzette.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color:#000099;"&gt;MASTRO GRESPINO II&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#000099;"&gt;Larghi sti bbordacchè?! Llavoro a ttanti &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#000099;"&gt;e oggnuno li vò ggranni ppiú de quelli. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#000099;"&gt;Quanno lei commannava du’ bbudelli, &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#000099;"&gt;sor Conte mio, poteva dillo avanti. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#000099;"&gt;Questi ar meno je vanno com’e gguanti &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#000099;"&gt;senza che cce se sforzi e ss’appuntelli: &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#000099;"&gt;nun c’è ar meno bbisoggno de mettelli &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#000099;"&gt;a ffuria de sapone e de tiranti. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#000099;"&gt;Nu la sente che ppasta de gammàle? &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#000099;"&gt;La prim’acqua che vviè cquesto aritira; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#000099;"&gt;e, ssi strozza, o nun j’entra o jje fa mmale. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#000099;"&gt;Carzi commido, carzi: er tropp’è ttroppo. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#000099;"&gt;Eppoi pe ffà er piedino se sospira &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#000099;"&gt;co li calli e ssoprossi e sse va zzoppo. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;30 novembre 1836&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;em&gt;Versione&lt;/em&gt;. Mastro Crispino 2. Larghi questi borzacchini? (brodequins - stivaletti con tomaia grigia in pelle di daino usati per passeggio) Li faccio per tanti clienti e tutti li vogliono più grandi di questi. Se lei voleva avere due budelli, signor conte mio, lo poteva dire prima. Almeno questi le vanno come guanti, senza che si sforzi e si impegni (per infilarli): non c'è alcun bisogno di metterli a forza di sapone e di calzanti. Non la sente che tipo di pelle è il gambale? La prima acqua che prende, questo si ritira; poi, se è stretto, o non entra o le fa male. Calzi comodo, calzi, il troppo è troppo. Poi per fare il piedino si soffre con i calli e i soprossi (deformazioni articolari da scarpe strette) e si cammina zoppo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Insomma mastro Grespino un po' la fa cotta un po' la fa cruda, a seconda dei casi, dei clienti e degli errori dei suoi calzolai. Le scarpe ai tempi del Belli erano il caval di San Francesco per la gran parte del popolo e dovevano calzare bene e fare tanta strada, ma non sempre il mastro Grespino di turno ci azzeccava.&lt;br /&gt;Il Belli ha composto un buon numero di sonetti su questo mestiere. Leggiamo in nota al sonetto &lt;em&gt;Er carzolaro dottore&lt;/em&gt;: "In Roma i calzolai e i barbieri sono i dottori del volgo". Le loro affermazioni erano pertanto difficilmente contestabili dagli avventori. Ma per i ricconi e l’alto clero il discorso era un po' diverso e le loro esigenze, come oggi, erano per calzature belle e alla moda.&lt;br /&gt;Comunque anche per loro l'arrivo del calzolaio per consegnare o provare a domicilio le scarpe era un avvenimento importante che poteva giustificare l'interruzione di udienze o affari di Stato. Nel sonetto &lt;em&gt;La risposta de Monziggnore&lt;/em&gt; (10 ottobre 1835) l'arrivo improvviso del calzolaio per consegnare o provare le scarpe di Monsignore è un giustificato motivo per interrompere brutalmente l'udienza di un povero postulante:&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#000099;"&gt;Ner mejjo der discorzo, er calzolaro&lt;br /&gt;venne a pportajje un par de scarpe nove,&lt;br /&gt;e mme mmannòrno via com’un zomaro.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;- &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;color:#cc0000;"&gt;IMMAGINE. La bottega di calzolaio ai tempi del Belli era anche un affollato luogo di ritrovo e pettegolezzo per eleganti paini, minenti arricchiti, sfaccendati di quartiere e bulli senza arte né parte (stampa di A. Pinelli).&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8095194306208351106-9176391852740802712?l=mondodelbelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://mondodelbelli.blogspot.com/feeds/9176391852740802712/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8095194306208351106&amp;postID=9176391852740802712' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8095194306208351106/posts/default/9176391852740802712'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8095194306208351106/posts/default/9176391852740802712'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://mondodelbelli.blogspot.com/2010/06/la-bottega-del-calzolaio-un-po.html' title='La bottega del calzolaio: un po’ commercio e un po’ teatro'/><author><name>Paolo Bordini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12371132796512240969</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/TAv9w7oZDcI/AAAAAAAACUo/OYFYpDfsPcc/s72-c/Bottega+ciabattino+calzolaio+(tagliata)+(A.Pinelli).jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8095194306208351106.post-6793243053824461</id><published>2010-05-24T13:52:00.018+02:00</published><updated>2010-06-14T23:18:34.714+02:00</updated><title type='text'>Vizi capitali. I frati e la gola: il cioccolato come lasciapassare</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/S_pplTsU8-I/AAAAAAAACTg/Otq_pPNSleY/s1600/Monaci+che+bevono.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5474804386684531682" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 250px; CURSOR: hand; HEIGHT: 358px" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/S_pplTsU8-I/AAAAAAAACTg/Otq_pPNSleY/s400/Monaci+che+bevono.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="color:#000099;"&gt;Casti legumi, minestre di pane, zuppe di verdure da poverelli, diete vegetariane? Macché, questo esiste solo nei racconti per bambini, o nell’ingenuo immaginario popolare indotto dal calendario di Frate Indovino&lt;/span&gt;&lt;span style="color:#000099;"&gt;. La realtà storica e psicologica è un’altra.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Frati e monache, per tacere dei preti secolari, avevano ed hanno tuttora fama di ghiottoni senza pentimento e senza speranza. Basta ricordare nomi legati al cibo come strozzapreti e il "boccon del prete". La gola, insomma, succedaneo di altri vietati piaceri, compensazione dei sacrifici del sesso e della libertà.&lt;br /&gt;Fatto sta che gli stessi formaggi, le uova, i legumi, e addirittura i pesci prelibati, sono cibi ormai venuti a noia nei conventi fin dal povero Medioevo. Le monache, si sa, stravedono per dolci e tagliatelle fatte a mano, ma i monaci? Diciamo che pensano ai più concreti e allusivi piaceri della carne. Lo hanno scoperto e provato accurate ricerche:&lt;br /&gt;“Maiali arrostiti o lessati, grasse giovenche, conigli e lepri, oche sceltissime, galline ed ogni tipo di quadrupedi e di volatili domestici riempiono la mensa dei santi monaci”. Non basta? No: "il monaco non si sente pieno &lt;em&gt;(e siamo nel Medioevo, NdR)&lt;/em&gt; se non può mangiare capre selvatiche, cervi, cinghiali, orsi. Perciò si perlustrano i boschi, si ricerca l’aiuto dei cacciatori, si uccellano fagiani, pernici, tortore, perché il servo di Dio non muoia di fame” &lt;em&gt;(M.Montanari, Alimentazione e cultura nel Medioevo, Laterza 1988, p.73).&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;Le cose sono continuate più o meno così, solo con meno carne già ai tempi del Belli, e non perché si trattava di monaci, ma perché si scoprì che l’eccesso di carne favorisce la gotta, e oggi anche molte altre malattie.&lt;br /&gt;La golosità e l’avidità di frati, monache e preti era ed è comunque cosa nota, e colpisce negativamente il popolo, che specialmente in tempi e aree di povertà diffusa, come la Roma del Belli, immaginava e tuttora immagina i religiosi come persone diverse, più virtuose della gente comune, e perciò non è disposto a perdonar loro neanche i vizi, come appunto quello della gola, che all’uomo della strada neanche verrebbero contestati.&lt;br /&gt;La cioccolata e il cioccolato, bevanda o tavoletta che siano, storicamente sono “il conforto dei religiosi”: furono i preti cattolici ad importare per primi il cacao, istituendo il primo monopolio in nome della cattolicissima regina di Spagna. “Bevanda dell’anima”, fu definita dai Gesuiti, nonostante che quella originaria non fosse neanche dolce, ma puro cacao amaro in acqua bollente. Basta dire che il cioccolato e il caffè - guarda caso, le bevande dei preti - per decisione delle autorità ecclesiastiche “non interrompono il digiuno” per la comunione. Perché “&lt;em&gt;liquidum non frangit jejunum&lt;/em&gt;”. Interesse privato in atti ecclesiastici? “Loro se la suonano e loro se la cantano”, commentava il popolino.&lt;br /&gt;In un perfido sonetto del ’36 &lt;em&gt;(La carità ddomenicana),&lt;/em&gt; il Belli descrive addirittura il Grande Inquisitore domenicano che mentre aizza i confratelli ad aumentare le torture al povero disgraziato, intinge cinicamente i biscotti nella sua bevanda preferita: il caffè con la cioccolata, a Roma popolarmente chiamato “mischio”.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color:#000099;"&gt;Llì a sséde intanto er gran inquisitore,&lt;br /&gt;che li fa sfraggellà ppe llòro bbene,&lt;br /&gt;bbeve ir suo mischio e ddà llòde ar Ziggnore.&lt;br /&gt;“Forte, fratelli”, strilla all’aguzzini:&lt;br /&gt;“Libberàmo sti fijji da le pene&lt;br /&gt;dell’inferno”; e cqui intiggne li grostini.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/S_p-CaFRIrI/AAAAAAAACTw/G_5zj83olsk/s1600/Frate+(Pezzin).jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5474826876848513714" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 190px; CURSOR: hand; HEIGHT: 264px" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/S_p-CaFRIrI/AAAAAAAACTw/G_5zj83olsk/s320/Frate+(Pezzin).jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Versione&lt;/em&gt;. Lì a sedere, intanto, il Grande Inquisitore che li fa flagellare per il loro bene, beve il suo caffè con la cioccolata e dà lode a Dio. “Forte, fratelli”, urla agli aguzzini, “liberiamo questi figli dalle pene dell’inferno”; e a questo punto intinge i biscotti.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Insomma, la cioccolata e il cioccolato erano per eccellenza “robba da preti”. Perciò non meraviglia che in un gustoso sonetto il Belli usi il cioccolato, in questo caso solido, come passepartout che apre ogni porta, soprattutto quella del convento, se il frate portinaio appare riluttante e il frate richiesto si fa negare perché “sempre impegnato”. Ma un certo deteriore costume italiano tocca tutti. Basta sostituire al frate portinaio la segretaria d’un qualsiasi deputato, assessore, professionista o giornalista, per avere un quadretto analogo: il regalino, goloso o no, apre tutte le porte.&lt;br /&gt;Sul piano linguistico, infine, incuriosiscono gli efficacissimi “dico” e “dice” (“disce”) più volte ripetuti. Lo stesso Belli spiega in nota ai non romani che “rappresentano nel discorso volgare le transizioni dall’uno all’altro interlocutore”. Come un microfono che passa da una persona all’altra.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#000099;"&gt;LA PORTERIA DER CONVENTO&lt;br /&gt;Dico: "Se pò pparlà ccor padr'Ilario?"&lt;br /&gt;Disce: "Per oggi no, pperché cconfessa." -&lt;br /&gt;"E ddoppo confessato?" - "Ha da dì mmessa." -&lt;br /&gt;"E ddoppo detto messa?" - "Cià er breviario."&lt;br /&gt;Dico: "Fate er servizzio, fra Mmaccario,&lt;br /&gt;d'avvisallo ch'è ccosa ch'interressa."&lt;br /&gt;Disce: "Ah, cqualunque cosa oggi è ll'istessa,&lt;br /&gt;perché nnun pò llassà er confessionario." -&lt;br /&gt;"Pascenza," dico: "j'avevo portata,&lt;br /&gt;pe cquell'affare che vv'avevo detto,&lt;br /&gt;ste poche libbre cqui de scioccolata..."&lt;br /&gt;Disce: "Aspettate, fijjo bbenedetto,&lt;br /&gt;pe vvia che, cquanno è ppropio una chiamata&lt;br /&gt;de premura, lui viè: mmó cciarifretto."&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;30 dicembre 1832&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;em&gt;Versione&lt;/em&gt;. La portineria del convento. Dico: "Si può parlare con padre Ilario?" Dice: "Per oggi no, perché confessa." - "E dopo aver confessato?" - "Deve dire messa." - "E doppo la messa?" - "Ha il breviario." Dico: "Fate il favore, fra Macario, di avvisarlo che è cosa importante." Dice: "Ah, qualunque cosa oggi è lo stesso, perché non può lasciare il confessionario." - "Pazienza", dico: "gli avevo portata, per quell'affare che vi avevo detto, queste poche libbre qui di cioccolata..." Dice: "Aspettate, figlio benedetto, perché, quando è proprio una chiamata di premura, lui viene: ora ci rifletto."&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;color:#000099;"&gt;IMMAGINI. 1. Frati beoni in una vignetta umoristica. 2. Frate guardiano (dis. di Pezzini).&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8095194306208351106-6793243053824461?l=mondodelbelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://mondodelbelli.blogspot.com/feeds/6793243053824461/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8095194306208351106&amp;postID=6793243053824461' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8095194306208351106/posts/default/6793243053824461'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8095194306208351106/posts/default/6793243053824461'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://mondodelbelli.blogspot.com/2010/05/vizi-capitali-i-frati-e-la-gola.html' title='Vizi capitali. I frati e la gola: il cioccolato come lasciapassare'/><author><name>Nico Valerio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/S_pplTsU8-I/AAAAAAAACTg/Otq_pPNSleY/s72-c/Monaci+che+bevono.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8095194306208351106.post-6217908699020917434</id><published>2010-05-21T20:38:00.021+02:00</published><updated>2010-05-25T00:05:12.213+02:00</updated><title type='text'>“Mastai coi liberali o contro?” Pio IX, tragico sor Tentenna</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/S_fW4SM2nkI/AAAAAAAACTY/6Vh94iNjz5Q/s1600/Papa+Pio+IX+appena+eletto+(incisione).jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5474080134538894914" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 250px; CURSOR: hand; HEIGHT: 255px" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/S_fW4SM2nkI/AAAAAAAACTY/6Vh94iNjz5Q/s320/Papa+Pio+IX+appena+eletto+(incisione).jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;SOVRANO "MODERNO": LA VISITA DI SORPRESA ALLA VEDOVA.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#000099;"&gt;Giovanni Maria Mastai Ferretti e Giuseppe Gioachino Belli erano coetanei, il primo del 1792, il nostro poeta del 1791. Il futuro papa Pio IX aveva dimostrato le sue inclinazioni liberali durante i moti del 1831 quando, delegato straordinario a Spoleto e Rieti, trattò un accordo fra gli insorti e le truppe pontificie, impedendo un massacro a Spoleto e concedendo un lasciapassare ai liberali che avevano deposto le armi.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Eletto Papa nel conclave del giugno 1846 fu osteggiato fino all'ultimo dall'Austria, che aveva per questo inviato a Roma il vecchissimo cardinale von Gaisruck, arrivato però troppo tardi, quando Pio IX era ormai stato eletto.&lt;br /&gt;Le idee liberali del nuovo Papa produssero profondi rinnovamenti nella struttura dello Stato pontificio. Quando nel 1848 scoppiarono moti insurrezionali in tutta Italia, concesse una forma di Costituzione e si spinse fino ad inviare un corpo di spedizione di regolari pontifici al comando del generale Giovanni Durando, insieme a una brigata di volontari del generale Andrea Ferrari, per combattere insieme ai piemontesi ed altri reparti militari inviati dal Regno di Napoli e dal Granducato di Toscana contro gli austriaci, già impegnati dagli insorti lombardi (Cinque Giornate di Milano).&lt;br /&gt;A questo punto un colpo di mano della Curia, con una speciale commissione cardinalizia, impose a Pio IX lo sganciamento dal movimento patriottico italiano e l'annullamento della guerra all'Austria. Da notare che l'atmosfera risorgimentale era cosi forte che gran parte delle truppe pontificie scelsero di non obbedire al contrordine e parteciparono alle operazioni militari contro l'Austria. Il Durando fu sconfitto a Vicenza e, costretto alla resa, passò poi al servizio dei Savoia. Questa era l'aria che si respirava durante il primo biennio di pontificato del nuovo Papa.&lt;br /&gt;Anche il Belli resta un po' sconcertato e un po' affascinato dal nuovo corso, dedicando a Pio IX numerosi sonetti. Incitandolo prima a essere più deciso con le riforme, che venivano osteggiate dai cardinali reazionari, proteggendolo poi dalle critiche che lo dipingevano come un posapiano e rinunciatario: ("&lt;em&gt;e in quanto a Papa Pio nostro sovrano, lassamoje aggiustà cosa per cosa. Chi va piano va sano e va lontano&lt;/em&gt;") nel sonetto "Li vivoli in saccoccia" . E schierandosi poi dalla sua parte contro il clero reazionario nell'altro sonetto: "Er papa e li frati" ("&lt;em&gt;Er Zanto-Padre è un bon fijolo; ma li frati a forza de tiranne giù, ve lo fariano crede un Berzebbù&lt;/em&gt;").&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color:#000099;"&gt;UNA VISITA DE NOV'IDEA&lt;br /&gt;Ar terzo momoriale ecco una sera&lt;br /&gt;sente sonà a la porta er campanello,&lt;br /&gt;opre, e vvede du’ abbati, uno arto e bbello,&lt;br /&gt;l’antro ppiú bbasso e de grazziosa scera.&lt;br /&gt;Allora er primo, co bbona maggnera,&lt;br /&gt;la salutò ccacciannose er cappello:&lt;br /&gt;"È llei, disce, la vedova di quello&lt;br /&gt;che llegava le ggioglie? È llei che spera...".&lt;br /&gt;Ma cqui, mmentre l’abbate, bbono bbono,&lt;br /&gt;seguitava a pparlà cco ttant’amore,&lt;br /&gt;’na fijjetta strillò: "Mamma, è Ppio nono!".&lt;br /&gt;Cosa vòi! quela povera pezzente&lt;br /&gt;stette guasi llì llì ppe avé l’onore&lt;br /&gt;de morijje d’avanti d’accidente.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;28 gennaio 1847&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;M&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;em&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/S_fWnbZNm3I/AAAAAAAACTQ/TxTEwb7IBxY/s1600/Pio+IX+santino+d"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5474079844948876146" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 182px; CURSOR: hand; HEIGHT: 300px" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/S_fWnbZNm3I/AAAAAAAACTQ/TxTEwb7IBxY/s320/Pio+IX+santino+d%27epoca+a+colori.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Versione&lt;/em&gt;. Una visita inconsueta. Dopo aver inviato la terza supplica (memoriale) ecco una sera sente suonare il campanello della porta, apre e vede due abati, uno alto e bello l'altro più basso e di grazioso aspetto (cera). Allora il primo, con buone maniere la salutò levandosi il cappello: è lei, dice, la vedova di quello che incastonava le pietre preziose (gioie)? E' lei che spera... Ma qui mentre l'abate, buono buono, seguitava a parlare, con tanto amore, una bambina gridò: mamma è Pio nono! Cosa vuoi! quella povera pezzente stette quasi per avere l'onore di morirgli davanti d'un colpo al cuore.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Questo è uno degli ultimi sonetti del Belli, meno "romaneschi" e più vicini alla lingua italiana. Il nostro poeta sta per divorziare dalla sua grande e geniale invenzione, il suo "monumento alla plebe romana". Abbiamo scelto da questa ultima fase della sua produzione una lirica dolce e carezzevole su uno stupefacente, per i tempi, fatto di cronaca: la visita improvvisa e non preannunciata del Papa Pio IX a casa di una povera donna inferma.(&lt;em&gt;Paolo Bordini&lt;/em&gt;)&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;IL "PAPA TENTENNA" E IL RISORGIMENTO.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Debole, incostante, di scarsa cultura e personalità, Pio IX illuse a lungo gli Italiani. I cattolici liberali, che furono la spina dorsale del Risorgimento, sperarono a lungo in lui come possibile presidente d’una Federazione Italiana, secondo l’utopia di Gioberti. A Roma e in tutt’Italia non si contarono le manifestazioni popolari al grido di "Viva Pio IX". Ma anche politici e intellettuali sbagliarono a prenderlo sul serio. Il presidente del Consiglio del Regno di Piemonte, Ricasoli, e perfino Mazzini e Garibaldi, gli inviarono appelli e lo guardarono con simpatia. Ma era tutto un equivoco: Papa Mastai si contraddiceva in continuazione, e come se non bastasse era condizionato da una Curia vaticana conservatrice. Basti dire che due giorni dopo aver promulgato una Costituzione, un condono e leggi più permissive sulla libertà di parola e di stampa, premiò le guardie che avevano represso nel sangue i moti liberali. Nel ’48 inviò un contingente di truppe a combattere gli Austriaci insieme coi liberali, ma subito dopo lo richiamò indietro. Tanto che il Segretario di Stato, Gizzi, si dimise affermando non essere possibile a nessun ministro collaborare per più di sei mesi con un uomo di così patologica "incostanza". E infatti, da presunto o immaginario "moderato liberale" divenne alla fine un effettivo duro reazionario, capace di far giustiziare patrioti per futili motivi, scomunicare tutti i liberali e i politici del Regno di Piemonte, compreso il re Vittorio Emanuele, ed equiparare in un’enciclica il liberalismo al comunismo. Tale fu l’odio dei liberali traditi, che ai suoi funerali alcuni esagitati tentarono di gettare il suo cadavere nel Tevere. (&lt;em&gt;Nico Valerio&lt;/em&gt;)&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:verdana;color:#3333ff;"&gt;IMMAGINI. Pio IX dopo la sua elezione (incisione) e, in basso, un "santino" popolare con l'immagine del Papa a colori.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8095194306208351106-6217908699020917434?l=mondodelbelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://mondodelbelli.blogspot.com/feeds/6217908699020917434/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8095194306208351106&amp;postID=6217908699020917434' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8095194306208351106/posts/default/6217908699020917434'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8095194306208351106/posts/default/6217908699020917434'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://mondodelbelli.blogspot.com/2010/05/mastai-coi-liberali-o-contro-pio-ix.html' title='“Mastai coi liberali o contro?” Pio IX, tragico sor Tentenna'/><author><name>Paolo Bordini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12371132796512240969</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/S_fW4SM2nkI/AAAAAAAACTY/6Vh94iNjz5Q/s72-c/Papa+Pio+IX+appena+eletto+(incisione).jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8095194306208351106.post-3487517231708264213</id><published>2010-05-14T16:01:00.013+02:00</published><updated>2010-05-25T00:08:23.243+02:00</updated><title type='text'>Potenti corrotti? Certo, ma (almeno, ieri) attenti a coprirsi</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_pt6PDs-AOug/S-1dWpkmaZI/AAAAAAAAACg/zMPCyU18qT0/s1600/Monsignore+e+cardinale+corrotti.+Vignetta+satirica+(NV+2010).jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5471131766022891922" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 280px; CURSOR: hand; HEIGHT: 274px" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_pt6PDs-AOug/S-1dWpkmaZI/AAAAAAAAACg/zMPCyU18qT0/s400/Monsignore+e+cardinale+corrotti.+Vignetta+satirica+(NV+2010).jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="color:#000099;"&gt;L'esercizio del potere ha sempre visto il proliferare dei reati di corruzione e concussione. La corruzione è l' offerta di denaro o altri beni a un potente per indurlo a compiere favori illeciti. La concussione è la richiesta da parte del potente di una prebenda per favorire qualcuno, ma talvolta anche per far "camminare" una pratica perfettamente legale, che altrimenti resterebbe fraudolentemente bloccata.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Il Belli usava per questo fenomeno criminoso il termine popolare romanesco "strozzo": prezzo di corruttela o prevaricazione, come si legge in una nota al sonetto "La scala de li strozzi", che ironizza sul modello comportamentale dei corruttori dell'epoca: la Roma dei Papi. Anche Dante, nell'Inferno, si occupava di questa categoria, chiamando "barattieri" i pubblici amministratori sensibili al fascino del denaro sporco.&lt;br /&gt;Ma veniamo ai giorni nostri, con la cronaca che sta scoperchiando un vaso di Pandora, con inchieste e sospetti sui potenti di tutte le razze: dai politici ai membri di Governo, pubblica amministrazione e giornalisti, che senza molte cautele sembra abbiano ceduto alla suggestione di questo antichissimo e fraudolento sistema di fare soldi. E' vero che il modo di fare gli "strozzi" si è aggiornato con il passare dei tempi, ma non sempre in termini migliorativi.&lt;br /&gt;Alla corte pontificia dei primi dell'800 si usavano cautele oggi sconosciute, come racconta il seguente sonetto.&lt;br /&gt;Intanto, era assolutamente improponibile tentare di corrompere direttamente un "capoccione", cioè colui "che tiè in mano la penna ar Cardinale", e se qualche sprovveduto ci voleva provare - dice il Belli - "c'è d'abbuscasse un carcio a li cojoni", cioè c'è da rimetterci le penne.&lt;br /&gt;Oggi i potenti sono molto più disinvolti, e sembra siano propensi a trattare lo "strozzo" direttamente, con poca o nessuna cautela, rischiando però di abbuscare loro stessi un "carcio a li cojoni", magari dal magistrato di turno. Tornando ai tempi del Belli, "Qua pe sti giri ce so le su scale, come da le suffitte a li portoni", insomma c'è una rigorosa trafila di persone da corrompere. S'intende che il "suggetto prencipale", cioè il Capo, rispetta un preciso codice che gli vieta assolutamente di trattare il prezzo della corruttela. Il corruttore doveva partire dal basso, dal segretario del segretario del segretario: "e la strozzata s'ha da spigne all'inzù de mano in mano".&lt;br /&gt;Così, il potente dell'epoca si teneva perfettamente al riparo da ogni mala lingua, perchè con tanti passamani, tutti di estrema e collaudata fiducia, poteva sempre dire che nulla sapeva e non aveva avuto niente. Al massimo, se la tresca veniva scoperta, qualche straccio, qualche pesce piccolo, andava per aria, o veniva trasferito ad altro convento, come era l'uso.&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_pt6PDs-AOug/S-1dFTDIKqI/AAAAAAAAACY/NHhZr5LaigA/s1600/prete+di+Botero.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5471131467919141538" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 172px; CURSOR: hand; HEIGHT: 320px" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_pt6PDs-AOug/S-1dFTDIKqI/AAAAAAAAACY/NHhZr5LaigA/s320/prete+di+Botero.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Un tempo si parlava di "zecchini e dobboloni" [dobloni, NdR], accettando volentieri il concetto dell' imperatore Vespasiano che soleva dire "pecunia non olet", il denaro non puzza. Già, purchè segua la "scala degli strozzi". Oggi, forse perchè l' odore del denaro da fastidio ai nostri potenti, si preferisce accettare valori di diverso genere, prodotti finiti, al riparo dal rischio di svalutazione e sopratutto legati all'edilizia, di immediata fruizione, ma anche di facilissima tracciabilità. Sono obsoleti i tempi dei rotoli di banconote nascosti e trasportati nelle mutande dei galoppini di turno, trucco troppo nauseabondo e rischioso. Il malloppo potrebbe puzzare e andare perso, e poi chi si fida più dei mezzani di oggi, autisti, portaborse, comprese le fidanzate di turno, facili voltagabbana se qualche cosa va storto? E' vero che oggi le fidanzate, mogli e sorelle della mala stanno assumendo ruoli sempre più importanti nella gestione delle cosche. Ma la cronaca degli ultimi anni ha mostrato la inaffidabilità delle fidanzate pro-tempore dei potenti, moderna trasposizione delle "etére", leggiadre fanciulle che si dedicavano a sollazzare i sensi dei Saggi dell' Antica Grecia.&lt;br /&gt;Dunque? I potenti corrotti di oggi, che ricevono regali molto più puzzolenti del denaro, si espongono al già citato "carcio a li cojoni" e al pubblico ludibrio, anche attraverso la gogna di impietosi mass-media. E' la giusta punizione, in attesa di quella dei giudici.&lt;br /&gt;E a proposito di punizioni, Dante poneva all' Inferno canto XXI, cerchio ottavo dei fraudolenti, bolgia quinta, i barattieri, cioè i corrotti e corruttori, immersi nella pece bollente e arpionati e scuoiati dai diavoli capeggiati da Malebranche.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#000099;"&gt;LA SCALA DE LI STROZZI&lt;br /&gt;Caro lei, va a ttentà li capoccioni,&lt;br /&gt;e ffiotta poi si jj’arïessce male?!&lt;br /&gt;Cqua ppe sti ggiri sce sò le su scale&lt;br /&gt;come da le suffitte a li portoni.&lt;br /&gt;Offerenno zecchini e ddobboloni&lt;br /&gt;addrittura ar zoggetto prencipale&lt;br /&gt;che ttiè in mano la penna ar Cardinale,&lt;br /&gt;c’è dd’abbuscasse un carcio a li cojjoni.&lt;br /&gt;Er Zegretàr-de-Stato ha er zù mezzano:&lt;br /&gt;questo ha er zuo: l’antro un antro; e la strozzata&lt;br /&gt;s’ha da spiggne a l’inzú dde mano in mano.&lt;br /&gt;Er piú ggrosso, se sa, nnaturarmente&lt;br /&gt;se vò ssempre tené a la riparata&lt;br /&gt;de poté ddí cche nnun ha avuto ggnente.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;26 aprile 1834&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;color:#ffffff;"&gt;.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;em&gt;Versione&lt;/em&gt;. La scala della corruttela. Caro signore, lei prova a corrompere i potenti e si lamenta se non ci riesce? Qua per questi intrighi ci sono le opportune scale, come dalle soffitte ai portoni. Offrendo zecchini e dobloni addirittura al soggetto principale che tiene in mano la penna del Cardinale c'è da ricevere un violento e netto diniego. Il Segretario di Stato ha il suo mezzano, questo ha il suo: l'altro ne ha un altro; e la corruttela deve spingersi in sù, di mano in mano. Il potente, si sa, naturalmente si vuole sempre tenere al sicuro, in modo da poter dire che non ha avuto niente.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:68%;"&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:verdana;color:#3333ff;"&gt;IMMAGINI. 1. &lt;strong&gt;L'obolo di S.Pietro&lt;/strong&gt;. Vignetta satirica creata per l'occasione, con un monsignore segretario e un cardinale dei tempi del Belli che commentano l'ennesima fonte di reddito disonesto caduta come manna dal Cielo (disegno di N.Valerio). &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:verdana;color:#3333ff;"&gt;2. &lt;strong&gt;Un prete di Botero&lt;/strong&gt;. L'ombrellino è perfetto per il sonetto del Belli: come si cautelano (anzi, cautelavano) i segretari dei segretari dei segretari, in tonaca nera o in doppiopetto grigio, pur di coprire il Capo dalla responsabilità della corruzione!&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8095194306208351106-3487517231708264213?l=mondodelbelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://mondodelbelli.blogspot.com/feeds/3487517231708264213/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8095194306208351106&amp;postID=3487517231708264213' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8095194306208351106/posts/default/3487517231708264213'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8095194306208351106/posts/default/3487517231708264213'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://mondodelbelli.blogspot.com/2010/05/potenti-corrotti-certo-ma-almeno-ieri_14.html' title='Potenti corrotti? Certo, ma (almeno, ieri) attenti a coprirsi'/><author><name>Paolo Bordini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12371132796512240969</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_pt6PDs-AOug/S-1dWpkmaZI/AAAAAAAAACg/zMPCyU18qT0/s72-c/Monsignore+e+cardinale+corrotti.+Vignetta+satirica+(NV+2010).jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8095194306208351106.post-6438881031030390860</id><published>2010-05-11T11:31:00.018+02:00</published><updated>2010-05-12T21:05:58.366+02:00</updated><title type='text'>Il culmine dell’eros: “Geltrude tutta sorca, io tutt'uscello”</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/S-m9cAv4leI/AAAAAAAACRo/Vv-J7p5F5yg/s1600/B.Pinelli+stampe+erotiche+2.jpg"&gt;&lt;span style="color:#000099;"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5470111511353005538" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 235px; CURSOR: hand; HEIGHT: 319px" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/S-m9cAv4leI/AAAAAAAACRo/Vv-J7p5F5yg/s400/B.Pinelli+stampe+erotiche+2.jpg" border="0" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="color:#000099;"&gt;Poesia, non poesia? Arte o non-arte? Se c’è il sesso di mezzo, il sospetto è che dilemmi del genere vengano in mente quando si vuole censurare, cioè vietare anche agli altri ciò che non piace a noi, forse perché risveglia oscuri sensi di colpa.&lt;br /&gt;Si può scrivere un sonetto su due amanti aggrovigliati sul letto? Altroché, la letteratura ne è piena. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Ma l’uomo comune che si disinteressa di estetica e d’arte, e alle volte perfino un critico, si pone questo quesito arte-non arte, guarda caso, solo quando un quadro, una foto o un sonetto – come questo famoso del Belli che descrive con somma maestria un raptus erotico, un violento scontro di corpi e di sensi, insomma una "scopata selvaggia" – tocca la realtà d’ogni giorno, cioè la Vita. Mai che si ponga raffinati quesiti del genere quando l’opera d’arte, quasi sempre con esiti sottoculturali e dolciastri, riguarda, che so, la "luna", un "tramonto", un "amore infranto", un "sogno", una "fantasia", o anche una "serenata", un "pianoforte nella notte", una "rosa". Questi, secondo il popolino, sarebbero temi tipici da poesia, mentre gli altri, come quelli legati alle funzioni del corpo, per dirne una, sarebbero tutt’al più indicati per la prosa, e anche la più deteriore.&lt;br /&gt;Insomma, siamo all’ "estetica" della casalinga, alla "critica" dell’impiegato. Che però contano, perché anche i poeti devono vendere e vivere. Senza contare che sul loro "pensiero", non su quello degli intellettuali, si fonda il concetto giuridico di "comune senso del pudore" che in passato, non solo ai tempi dei Papi-re e del Belli, ma anche in democrazia, ha fatto da supporto alla censura.&lt;br /&gt;Molti, quindi, perfino tra commentatori e critici, hanno guardato con sospetto ai tanti sonetti erotici o osceni del Belli, così come a certe liriche o satire di Aretino e Apollinaire, Catullo e Baffo, Verlaine, Porta e infiniti altri. Sfugge all’uomo-massa che l’espressione artistica riguarda, anzi può, deve, riguardare ogni aspetto della vita. Anche quelli che un insopportabile e falsissimo romanticismo deteriore – che sublima la vita in un comodo nulla di vezzi scontati e moine stilizzate – ha deciso che non sarebbero adatti agli "alti sentimenti".&lt;br /&gt;Così non è, invece. L’arte nacque come fotografia della vita, e ha il compito di descrivere la realtà, com’è vista dall’artista, s’intende. E anzi, l’oggetto è secondario, mentre sono il modo, la forma, la musicalità, il ritmo, la pregnanza, la potenza espressiva, la capacità di trasmettere a tutti il messaggio, a distinguere semmai l’arte dalla non arte, la poesia dalla non poesia. La capacità, per dire, di sintetizzare in pochissime parole, altamente pregnanti, cioè cariche di significati e sfumature (ecco l’abilità ulteriore del poeta, sia pure satirico, rispetto al prosatore), i caratteri, le situazioni, i contrasti, i concetti, i sentimenti, che in realtà sono di tutti.&lt;br /&gt;Il Belli, poi, aggiunge di suo alla magistrale descrizione realistica di situazioni e caratteri eterni nell’Uomo, il gusto onomatopeico della parola o delle lunghe sequele di parole. Arte in cui è maestro.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;L'incisciature,&lt;/em&gt; è fra i primi sonetti scritti a Morrovalle, a casa dell’amica contessa, nel 1831. E’ "uno dei sonetti apparentemente piú spinti", scrive Giorgio Vigolo nel "Saggio sul Belli" in prefazione ai &lt;em&gt;Sonetti&lt;/em&gt;. Ma "si vedrà come nonostante lo specifico erotismo dell'argomento, tutto vi si risolva in una risentita orchestrazione verbale col gusto tipicamente belliano per i crescendo ritmici e fonici, i consonantismi, gli elenchi di parole ribattuti e martellanti, nel gusto di un mottetto; come infine questo sonetto valga principalmente, dal primo all'ultimo verso, quale l'onomatopea di un calorosissimo amplesso". A cominciare dall’incipit geniale:&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;em&gt;Che sscenufreggi, ssciupi, strusci e ssciatti...&lt;/em&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;sciolilingua tipico d’un raffinato studioso e ironico cultore della parola, linguista prima ancora che poeta satirico, qual era il Belli:&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;color:#ffffff;"&gt;.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color:#000099;"&gt;L’INCISCIATURE&lt;br /&gt;Che sscenufreggi, ssciupi, strusci e ssciatti!&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#000099;"&gt;Che ssonajjera d’inzeppate a ssecco!&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#000099;"&gt;Iggni bbotta peccrisse annava ar lecco:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#000099;"&gt;soffiamio tutt’e dua come ddu’ gatti.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#000099;"&gt;L’occhi invetriti peggio de li matti:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#000099;"&gt;sempre pelo co ppelo, e bbecc’a bbecco.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#000099;"&gt;Viè e nun viení, fà e ppijja, ecco e nnun ecco;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#000099;"&gt;e ddajje, e spiggne, e incarca, e strigni e sbatti.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#000099;"&gt;Un po’ piú che ddurava stamio grassi;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#000099;"&gt;ché ddoppo avé ffinito er giucarello&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#000099;"&gt;restassimo intontiti com’e ssassi.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#000099;"&gt;È un gran gusto er fregà! ma ppe ggodello&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#000099;"&gt;più a cciccio, ce voria che ddiventassi&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#000099;"&gt;Giartruda tutta sorca, io tutt’uscello.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Morrovalle, 17 settembre 1831&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;em&gt;Versione&lt;/em&gt;. Le scopate. Che esplosione di colpi, strusci e lamenti, che batteria di inzeppate a secco! Ogni botta, per Cristo, andava a segno. Soffiavamo tutti e due come gatti. Gli occhi invetriti peggio dei matti: sempre pelo contro pelo, bocca a bocca. Venire e non venire, fa e piglia, ecco e non ecco; e dagli, e spingi, e incalca, e stringi, e sbatti. Se durava un po’ di più stavamo freschi! Perché dopo aver finito il giochetto restammo immobili come sassi. E’ un gran gusto scopare! Ma per goderlo appieno bisognerebbe che diventassimo, Gertrude mia, tu tutta fica, io tutt’uccello.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;Notava il critico Enzo Siciliano: "A Belli piacevano gli elenchi. Elencava nomi, sinonimi: li metteva in fila, ritmandoli in splendidi endecasillabi, disegnandoli nell'arco di un sonetto che – scrisse Gadda – "sgorga di vena e chiude di necessità" (&lt;em&gt;Corriere della Sera, 15 marzo 1984&lt;/em&gt;).&lt;br /&gt;C’è grande abilità tecnica, molta erudizione (gli esperti hanno colto varie citazioni di precedenti autori erotici), ma il tutto è servito in questo sonetto con una sintesi geniale, che anzi non ha nessuna di quelle cadute che deludono in una quartina o all’ultima terzina come in altri sonetti. No, questo sonetto è perfetto. Difficile, anche da leggere, come sempre i sonetti belliani: bisogna leggerlo ad alta voce, come facevano gli Antichi, due o tre volte, per apprezzarlo appieno.&lt;br /&gt;Il lettore comune può essere disorientato, avverte il Vigolo: "Certo, di fronte a un innegabile gusto della turpitudine e della enormità della turpitudine che molte volte appaia il Belli a Rabelais o a Marziale, ci si torna a chiedere fin a quale limite il potere di riscatto della parola e del metro possa valere sul lezzo della materia".&lt;br /&gt;"Ora, la risposta a questa dubbiosità (e insieme la piú ampia assolutoria del Belli) – prosegue il Vigolo – è che questo riscatto avviene costantemente, perché anche nella oscenità piú sfrenata non avverti mai il prurito di una immaginazione libidinosa o di una viziosa vogliosità (che il comico stesso basterebbe ad eliminare) ma sempre il genio prepotente della rappresentazione e della parola. Tale genio si manifesta qui nel caratterismo estremo di quella commedia di maschere elementari che sono i simboli sessuali, quasi feticci di una idolatria primordiale, rozzi idoli della fantasia popolare: in essi la parola non si è ancora distaccata dal corpo, e al tempo stesso nei nomi turpi vorrebbe distaccarsene, portando alla espressione "le vergogne" di ciò che non si nomina.&lt;br /&gt;"Il lato geniale dei sonetti del Belli in tale campo è di avere compiuto una esplorazione inedita nel linguaggio di quei simboli, di quegl'idoli, di quei feticci e delle loro affabulazioni piú inverosimili; non solo, ma di avere poi immesso con risultati singolarissimi nel fatto verbale, metrico, plastico quella violenza espressiva, quel continuo abbrivo della parola come scagliata contro il limite della decenza".&lt;br /&gt;"In realtà è proprio in questi sonetti – conclude Vigolo – che il Belli aveva massimamente attuato, nel modo piú totale e originario, la fondamentale aspirazione e ispirazione della sua poesia: la rivolta contro l'ipocrisia del costume, contro il "ceremoniale dell'incivilimento" e il gioioso, a malgrado tutto, panico e salutare ritorno alla Natura".&lt;span style="font-size:78%;color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;font-size:78%;color:#3333ff;"&gt;IMMAGINE. Bartolomeo Pinelli: una tavola erotica.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogg
